domenica 30 novembre 2008

Gideon Levy: la mia famiglia è morta

Sintesi personale
L'appartamento nella città di Dura, a sud di Hebron, è spaziosa , ma Osama Rasras ci vive da solo. La sua casa è elegante ,pulita, ma vuota .Lui ha imparato a riciclare se stesso. Sua moglie Sonya e i suoi piccoli sono a Rafah, a un'ora di distanza, irraggiungibiliDalal, 18 mesi di età, è nata con microcefalia ,ha bisogno di urgenti interventi chirurgici non disponibili a Gaza; la sua condizione si sta aggravando : è spastica, paralizzata , muta e strabica L'errore della moglie è stata quella di recarsi a Gaza ,un anno fa, per vedere il padre morente e ora non può uscire dalla Striscia Con un sorriso triste Obama dichiara: "il padre non è morto, ma la nostra famiglia sì"Il funzionario di polizia ha risposto alle nostre domande affermando di non aver ricevuto alcuna richiesta, ma ha assicurato che il caso riportato dall'articolo rientra sicuramente nei casi umanitari :12000 palestinesi hanno avuto l'autorizzazione di farsi curare negli ospedali di Samaria, Giudea, Giordania e Israele. Il tempo passa e la bimba sta sempre più male,le sue crisi sono sempre più frequentiSoniya è disperata. Pochi mesi fa decise di provare a raggiungere Israele attraverso Erez. Sperava ingenuamente di poter ottenere l'autorizzazione per Daai. Attese 6 ore, poi rientrò a casaIl fatto che l'Ospedale di San Giuseppe abbia programmato un'operazione chirurgica per la bimba a luglio , non scuote l'indifferenza dell'autoritàDue volte al giorno, mattina e sera, Osama parla a sua moglie e a suo figlio. Ogni conversazione è sempre più deprimente . Questa estate ha avuto un attacco di cuore e Soniya nello stesso periodo, ha cercato un giocattolo per il piccolo Ahmed, ma non ha trovato nulla , a causa della assedio: Israele consente solo materie prime di base per "scopi umanitari" nella Striscia di Gaza. Un giocattolo per un bambino che viene tenuto lontano da suo padre non fa parte dell'elenco .'Our family has died'

Come il servizio segreto israeliano ha ostacolato i piani nucleari dell'Iran

Fonte israeliana
Sono state create "società di paglia" internazionali per vendere macchinari difettosi atti a danneggiare il programma nucleare iraniano. Alcuni uomini d'affari svizzeri e ill l dottor Abdul Khader Khan, pakistano , erano agenti della CIA. Queste società possono anche vendere adeguati dispositivi per creare fiducia, e diventare cavalli di Troia. Per questo motivo Ali Ashtari, che ha fornito apparecchiature per la Guardia rivoluzionaria iraniana ( responsabile del programma nucleare), è stato impiccato la settimana scorsa Si può presumere che non c'è fumo senza fuoco, ed è certamente possibile che gli uomini catturati siano davvero agenti Mossad. In ogni caso, ciò che sappiamo è solo la punta di un iceberg che vede coinvolti israeliani e occidentali In depth / How Is

Teheran, 30 novembre - Il comandante in capo delle Guardie rivoluzionarie iraniane, generale Mohammad Ali Jaafari, ha affermato all'agenzia Fars che il recente smantellamento di una rete spionistica israeliana in Iran non significa che lo Stato ebraico si prepari a un'imminente aggressione armata ai danni delll'Iran. Stando a Jaafari, i membri della rete di spionaggio disponevano di un equipaggiamento estremamente sofisticato e avevano alle spalle un addestramento di alto livello.


sabato 29 novembre 2008

Uri Blau : licenza di uccidere da parte dell'IDF

Sintesi personale
L'annuncio fatto dalle Forze di Difesa israeliane il 20 giugno 2007 è stata standard: "Due terroristi armati appartenenti alla Jihad islamica sono stati uccisi la scorsa notte, nel corso di una attività congiunta delle IDF e di una speciale corpo di Polizia a nord-ovest di Jenin. I due terroristi, Ziad Subahi Mahmad Malaisha e Ibrahim Ahmed Abd al-Latif Abed, hanno aperto il fuoco . In risposta i militari hanno sparato contro di loro uccidendoli. È stato inoltre scoperto che i terroristi erano coinvolti nella pianificazione di attentati suicidi contro israeliani". Il laconico annuncio ignora un importante dettaglio: Il destino di Malaisha era stato deciso alcuni mesi prima da Yair Naveh. L'ultimo assassinio effettuati dalla IDF in Cisgiordania è avvenuto nel mese di agosto del 2006; alla fine dello stesso anno la High Court of Justice ha imposto criteri rigorosi per quanto riguarda la politica degli omicidi nei territori.
L' inchiesta di Haaretz rivela per la prima volta incontri e discussioni che hanno determinato il destino di persone innocenti in apparente violazione della High Court : l'IDF ha deciso assassinii nella West Bank, anche quando sarebbe stato possibile arrestare gli uomini, approvando in anticipo e per iscritto, eventuali "effetti collaterali" . Inoltre, si è scoperto che un omicidio programmato è stato rinviato a causa della visita di un alto funzionario americano Il Prof Mordechai Kremnitzer dell' Università Ebraica ha dichiarato "Il pensiero che ci siano persone che siedono dietro una scrivania e decidono che qualcuno è destinato a morire è un pensiero terribile". Il portavoce dell' IDF si rifiuta di fornire cifre precise sul numero di omicidi mirati effettuati dopo l'inizio della Intifada nel 2000:. secondo B'Tsele , l' IDF ha assassinato 232 palestinesi tra l'inizio della intifada e la fine del mese di ottobre 2008, e 154 civili Dopo la sentenza dell'Alta Corte 19 palestinesi sono stati uccisi e 36 civili, vicino all'obiettivo mirato, sono stati colpiti nella striscia di Gaza"Risulta che in totale contraddizione con la sentenza dell' Alta, Corte è stato dato l'ordine di assassinare qualcuno quando era possibile arrestarlo", afferma David Kretchmer, professore di diritto internazionale. "Dare l'approvazione di uccidere i civili rende ciò ancora peggiore . Il principio di proporzionalità non si applica quando l'attacco è illegale . Rinviare l'operazione decisa per ragioni diplomatiche dimostra che l'obiettivo non stava attuando operazioni pericolose per Israele"Continua in inglese: in sintesi i soldati ammettano che nella prima intifada sparavano a chiunque si muovesse e se c'è in giro la Rice si evitano gli omicidi mirati
Continua in inglese: in sintesi i soldati ammettano che nella prima intifada sparavano a chiunque si muovesse e se c'è in giro la Rice si evitano gli omicidi mirati

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Palestina: Gli abusi dell’Idf finiscono in tribunale solo nel 6 per cento dei casi
Secondo il rapporto dell’organizzazione umanitaria Yesh Din, i soldati israeliani sono stati chiamati in giudizio solo nel 6 per cento di tutte le indagini per sospette violazioni nei confronti dei palestinesi portate avanti negli ultimi anni.
L’organizzazione, fondata nel 2005 per denunciare le violazioni dei diritti umani subite dai cittadini palestinesi dei Territori occupati, ha analizzato le documentazioni e i dati relativi al periodo 2001-2007, dimostrando che - su 1.246 indagini svolte a partire dalla seconda Intifada palestinese - solo in 78 casi si è giunti ad una incriminazione degli imputati.
continua qui

Allegato:



Ethan Bronner I coloni che vorrebbero lasciare la Cisgiordania

Molti considerano gli insediamenti in Cisgiordania come uno fra i maggiori ostacoli alla pace in Palestina. Eppure, se è vero che la maggior parte dei coloni è determinata a rimanere, esiste una elevata percentuale che sarebbe disposta ad andarsene, se il governo israeliano desse loro la possibilità di ricominciare da capo, all’interno dei confini di IsraeleRimonim, Cisgiordania – Circondati dall’ostilità, vivendo su una terra che la maggior parte del mondo vuole restituire ai palestinesi affinché vi creino un loro stato, si incontrano silenziosamente in insediamenti ebraici come questo, pianificando il futuro. Ma questi coloni assediati della Cisgiordania, ampiamente considerati come un ostacolo alla pace, sorprendentemente vogliono solo una cosa: andar via.Mentre la stragrande maggioranza dei coloni dichiara di non voler assolutamente abbandonare il cuore della storica patria ebraica – queste antiche colline di una desolata bellezza i cui nomi biblici sono Giudea e Samaria – migliaia di altri coloni affermano di voler tornare entro i confini di Israele antecedenti al 1967.Dicono che il progetto di colonizzazione della Cisgiordania – almeno nella parte che si trova al di là della barriera di separazione che Israele sta costruendo – è destinato al fallimento, e che le loro vite sono in pericolo. Molti dicono anche qualcos’altro: l’occupazione israeliana delle terre rivendicate dai palestinesi è sbagliata, e loro non vogliono avere alcun ruolo in essa. Ma le loro case non hanno alcun valore, e dunque si trovano bloccati. Vogliono aiuto.”Sono venuto qui 25 anni fa, a vivere in campagna ed a crescere la mia famiglia”, ha detto David Avidan mentre sedeva nel soggiorno di un vicino, una sera di pochi giorni fa, per discutere una strategia per andarsene. “Volevamo colonizzare di nuovo tutta la terra di Israele”, ha aggiunto. “Ma ora, quando vedo come i nostri soldati trattano i palestinesi ai checkpoint, mi vergogno. Voglio che ce ne andiamo di qui. Voglio due Stati per due popoli. Ma non posso ottenere denaro in cambio della mia casa, e non posso andarmene”.Ci sono 280.000 coloni in Cisgiordania (oltre ai più di 200.000 ebrei israeliani che vivono a Gerusalemme Est, anch’essa presa nel 1967), e la stragrande maggioranza è fermamente determinata a rimanere, e ad opporsi ad uno Stato palestinese in queste terre. Ma 80.000 di essi vivono al di là della barriera, e i sondaggi indicano che molti vorrebbero andarsene. Se lo facessero, altri potrebbero seguirli volontariamente.

“Abbiamo fatto un sondaggio tre anni fa, e di nuovo uno lo scorso anno, ed i risultati sono stati gli stessi”, ha detto Avshalom Vilan, un parlamentare del partito di sinistra Meretz. “La metà dei coloni al di là della barriera è motivata ideologicamente, e non vuole andarsene. Ma circa il 40% di essi è pronto ad andar via ad un prezzo ragionevole”Vilan è uno dei leader di un movimento chiamato ‘Bayit Ehad’, o ‘One Home’, che vuole una legge che stanzi 6 miliardi di dollari per acquistare le case di 20.000 famiglie, in modo da permettere loro di ricominciare da capo all’interno dei confini di Israele. Gran parte della dirigenza di Kadima – il partito centrista al governo – insieme al Partito Laburista, più orientato a sinistra, sostiene la legge in linea di principio, e il governo ha ascoltato diverse presentazioni di questa legge.Ma la leadership al potere ha smesso bruscamente di appoggiarne l’approvazione, per paura di creare una spaccatura esplosiva nella società israeliana. Vi è anche la preoccupazione che un passo del genere equivalga a dar via una risorsa senza ottenere nulla in cambio dai palestinesi – un atto unilaterale simile al ritiro da Gaza di tre anni fa, che ha rafforzato il gruppo militante islamico di Hamas, e che è considerato in Israele come un fallimento.

I sostenitori della legge dicono che quella del ritiro da Gaza è una falsa analogia, perché un ritiro dei coloni dalla Cisgiordania rafforzerebbe l’Autorità Palestinese (ANP) sotto la guida del Presidente Mahmoud Abbas. L’ANP sta cercando di convincere l’opinione pubblica palestinese che due Stati sono possibili.I sostenitori della legge aggiungono che il punto principale è quello di avviare il trasferimento rapidamente, al fine di incoraggiare altri a fare altrettanto, dando inizio ad un processo ordinato per compiere un’impresa che è politicamente ed emotivamente complessa.Non succederà nulla prima delle elezioni di febbraio, ma i sostenitori della legge sperano che, se il ministro degli Esteri Tzipi Livni, di Kadima, otterrà un numero di voti abbastanza consistente per formare il prossimo governo, deciderà di andare avanti con rapidità. La Livni ha dichiarato che non appena vi saranno le condizioni per una soluzione a due Stati, sarà disposta a prendere maggiormente in considerazione l’idea di far passare la legge.I coloni che hanno preso posizione a favore di un tale passo dicono che la vita è ormai difficile.Benny Raz, 55 anni, che ha vissuto con la sua famiglia nell’insediamento di Karnei Shomron a partire dalla metà degli anni ‘90, negli ultimi anni ha cominciato a chiedere una via d’uscita, invitando il governo ad acquistare la sua casa e quelle dei coloni suoi compagni.“I miei vicini di casa mi guardavano come se fossi un traditore, o come se venissi da un altro pianeta”, ha raccontato. Ha detto di essere stato licenziato dal suo posto di lavoro come responsabile dei conducenti di autobus dell’insediamento, e che il chiosco di panini di sua moglie è stato boicottato e fatto fallire.”Ho ricevuto telefonate minacciose in cui mi dicevano che mi avrebbero ammazzato”, ha detto. “Oggi, porto con me una pistola, perché ho paura degli ebrei, non degli arabi”.Herzl Ben Ari, sindaco di Karnei Shomron, ha detto che il signor Raz è stato licenziato per incompetenza, e che il chiosco di panini ha avuto problemi igienici, due questioni estranee alla sua attività politica. Dani Dayan, presidente del Consiglio dei coloni, ha detto che, se gli immobili di alcune comunità hanno perso valore, la maggior parte delle case negli insediamenti in Cisgiordania ha ancora prezzi elevati”Questa legge è psicologica”, ha detto in riferimento alla proposta di legge. “Vogliono far pressione su di noi e sull’opinione pubblica israeliana per dare l’illusione che il nostro destino sia già segnato. A loro piace dire che tutti sanno che, alla fine, queste comunità non esisteranno più. Io dico il contrario. Sempre più persone, qui e all’estero, stanno iniziando a capire che non ci sarà nessuno Stato palestinese su queste terre”. Alcune case, abbandonate dai coloni che non erano disposti a rimanere, sono state occupate da giovani famiglie religiose che pagano un affitto minimo, e che sono state indirizzate in questi luoghi dalla leadership dei coloni. Vilan, il parlamentare di sinistra, ha detto che, con la sua legge, traslocare nelle case degli insediamenti acquistate dal governo sarebbe un reato punibile con una pena fino a cinque anni di reclusione.‘One Home’ ha tenuto decine di incontri in giro per gli insediamenti in Cisgiordania, invitando coloro che vogliono andarsene a diventare attivi nel movimento.Nel corso di un incontro qui a Rimonim, molte persone hanno detto di aver paura che ciò che è accaduto a Benny Raz possa accadere anche a loro.Una fra coloro che Benny Raz ha contribuito a convincere, durante una precedente riunione, è Monika Yzchaki dell’insediamento di Mevo Dotan che, come l’insediamento del signor Raz, è nella metà settentrionale della Cisgiordania, e si trova dall’altra parte della barriera. Vi si è trasferita 16 anni fa con suo marito e i bambini piccoli.”Siamo venuti qui per avere una casa che potessimo mantenere, in una buona situazione”, ha detto per telefono. “Molti non capiscono che ci sono molti di noi che non sono né estremisti né pazzi. Ora devo mostrare il passaporto alla barriera per poter tornare a casa. Ora vivo in Palestina. Era normale che io pensassi che questo fosse il mio paese, e che loro pensassero che fosse il loro. Oggi è evidente che questo è il loro paese.” Poi ha aggiunto: ”Sono in grado di elencare 40 famiglie che vogliono andarsene, ma hanno paura di dirlo ad alta voce.”Interpellata su quale fosse il suo punto di vista riguardo ad uno Stato palestinese, ha detto: “Credo che dovrebbe esserci una soluzione a due Stati. Non si può vivere con persone che non hanno l’indipendenza. Devono imparare la loro lingua, insegnare ai loro figli il loro patrimonio culturale. Ma questo è il loro problema. Il mio problema è che il mio governo mi ha abbandonato”.Ethan Bronner è direttore degli uffici di Gerusalemme del New York Times; in precedenza ha lavorato nell’unità investigativa del giornale, occupandosi degli attacchi dell’11 settembre; tra il 1985 ed il 1997 aveva lavorato per il Boston Globe, del quale era stato a lungo corrispondente per il Medio Oriente, da Gerusalemme; questo reportage è apparso sul New York Times il 14/11/2008

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giovedì 27 novembre 2008

E' ora di passare dalla circoncisione di Amir a quella della Luce


 il serpente non è all'esterno,ma all'interno ed è sempre più subdolo: passare dalla circoncisione di Amir alla circoncisione della luce, far entrare i Re magi dall'Oriente se si vuole salvare Israele da un destino che ll Golem rovesciato sta creando: e molti lo sanno, molti lo sanno e tessano veli per nascondere la Vergogna, la sete di potere e l'avidità in una Terra che ha sempre punito chi ha cercato di conquistarla con   la violenza, la sete di potere. Il Cristo ebraico indica il cammino e dall'Oriente arrivarono i Re magi: l'unica strada per salvare il destino di due poli uniti dalla stessa catena e dalla stessa autodistruzione: questo silenzio avvolge 'oscurità malvagia di una fortezza che deve essere smantellata: uccidere il padre per trasfigurare  se stessi ed evitare il ciclo perenne  e infinito di un passato che ritornerà,temo,  se il passaggio spirituale del Mar Rosso non verrà realizzato. Il nemico non è all'esterno è nell'oblio dello sguardo

domenica 23 novembre 2008

M. O.:"COME ANIMALI IN GABBIA", RACCONTI DALLA STRISCIA DI GAZA


(AGI) - Gaza, 23 nov. - "Come animali in gabbia". Cosi' si descrivono gli abitanti della Striscia di Gaza: senza corrente elettrica, senza scorte alimentari, senza latte per i propri figli dopo la nuova chiusura delle frontiere da parte di Israele che impedisce l'arrivo degli aiuti umanitari. Dal 5 novembre anche la stampa internazionale e' bandita dalla Striscia: Israele ne impedisce l'accesso ufficialmente per ragioni di sicurezza Ma un giornalista palestinese che abita a Gaza, Sameh Habeeb, ha raccontato all'AGI la situazione di questi giorni, attraverso le testimonianze degli abitanti. "Non ne possiamo piu', mi sembra di essere un animale in gabbia", ha raccontato Khalil Barakat, 50 anni, che vive nella colonia di Al Shati "Ho paura per la vita di mio figlio, ha solo 11 mesi", ha riferito una giovane mamma, "siamo senza corrente elettrica e giro tutto il giorno per trovare del cibo per il mio bambino Sono stata in alcuni negozi e non ho trovato nulla, tutto deserto". La donna ha raccontato che e' diventato impossibile trovare alcuni prodotti "come il latte, la carne, i pannolini...". Nella Striscia c'e' chi pero' cerca di resistere, chi e' ottimista e spera che la situazione possa migliorare. E' il caso di Hatem Shurab che sta programmando un concerto insieme ai suoi amici. "Sto tentando di far conoscere la sofferenza della gente attraverso la musica", ha raccontato, "cerchiamo di mettere fine all'assedio con le nostre voci e a mostrare a coloro che non vogliono sapere cosa avvenga qui, cosa sta accadendo". Hatem ha quindi annunciato che il 27 novembre suonera' insieme al suo gruppo a Gaza: "faremo un vero concerto", ha detto una delle poche persone che ha ancora la forza di sorridere.

Israele elegge il suo Bush

 Sintesi personale
Benjamin Netanyahu sarà il prossimo Primo Ministro, così affermano i sondaggi  In un momento in cui il mondo intero, compresa  Israele, è stupito e commosso per la elezione di Barack Obama, Israele è sul punto di eleggere George Bush. facendo così  un passo indietro  e mostra  il suo vero volto: quello di una  società belligerante e nazionalista,desiderosa che gli arabi spariscano  lasciandola tranquilla Il messaggio per il  mondo arabo sarà:
"Dimenticatevi la pace, l'iniziativa saudita, un giusto compromesso storico, il rafforzamento del moderati tra di voi,negoziati basati  su  un autentico, sincero desiderio di raggiungere la pace. Nella prossima legislazione  otterrete la menzogna dell''  "economia della  pace" e la  "grande operazione",  a Gaza. In sintesi la fine di ogni negoziato . Il mondo arabo sta ripetutamente bussando  alle porte di Israele  per risolvere il problema palestinese e  giungere alla pace, il presidente della Siria ha fatto dichiarazioni simili a quelle di  Anwar Sadat e non viene ascoltato , e ,intanto,   si profila la dirigenza di Hamas non solo a Gaza, ma  nella West Bank; proprio mentre Olmert ha capito l'impossibilità di attuare la Grande Israele e molti coloni sono disposti a rinunciare agli insediamenti in cambio di una giusta compensazioneNetanyahu sarà ancora una volta un  inganno, Obama sarò impegnato a risolvere problemi più urgenti,il fuoco divamperà di nuovo Questo  è ciò che si vuole, questo ciò che si attuerà. La vittoria della Likud strapperà il velo mostrando  al mondo  che Israele non vuole l pace

Eyad al-SERRAJ : Non sono ammessi fiori a Gaza


Sintesi personale
Al popolo di Gaza non è permesso nè vivere nè pensare normalmente.Il nostro diritto alla terra, alla libertà ,alla giustizia ,alla salute sono sistematicamente violentati . L'obiettivo è quello di distruggere ciò che è rimasto - la nostra identità. È la nostra identità che fa paura : la nostra umanità, il nostro attaccamento alla famiglia ,alla santa Gerusalemme, al falafel ,alla musica di Fairuz e alle donne con i loro abiti tradizionali. Ho trascorso tre mesi in attesa di un permesso medico o di un permesso di viaggio. Tutti i tentativi sono falliti fino a quando non è intervenuta Uri Hadar e ,così ,ho ottenuto il permesso di un giorno per recarmi dal mio medico a Tel Aviv Questi razzi sono moralmente sbagliati e strategicamente insensati. E tuttavia il blocco che Israele ha imposto al milione e mezzo di palestinesi di Gaza è una punizione collettiva che colpisce uomini, donne e bambini che obiettivamente non hanno il potere di fermare chi lancia i razzi. Più che mettere i residenti contro Hamas, l’effetto dell’assedio è una catastrofe umanitaria che aliena gli abitanti di Gaza, giovani e vecchi, da Israele e dall’Occidente. Io stesso, che pure pratico la psichiatria da decenni e da tempo sono impegnato per la coesistenza tra palestinesi e israeliani, affronto con fatica crescente la durezza delle condizioni in cui viviamo. Viaggiare è cruciale per me, non solo per motivi medici, ma per ragioni di salute direi elementare. Io ho bisogno di vedere amici, di rivedere il mondo, di respirare aria nuova e soprattutto di rassicurare i miei sensi che ci sono cose e persone ‘normali’ fuori dai confini debilitanti di Gaza. L’ultima volta che ho lasciato Gaza, prima di quest’ultimo permesso medico, era stato ormai diversi mesi fa… Al checkpoint Erez, dove ho lasciato Gaza assieme ad altri quattro pazienti, i soldati israeliani ci hanno urlato di aprire le borse, dall’alto delle loro postazioni, da cui ci guardavano attraverso delle macchine fotografiche. Quando la donna accanto a me ha fatto una domanda, il soldato le ha intimato di svuotare la borsa, è stata così costretta all’umiliazione di mostrare alla macchina fotografica la propria biancheria intima, io ho dovuto passare tre volte attraverso la macchina a raggi X, nonostante avessi spiegato quanto questo poteva essere pericoloso per le mie condizioni… Quando i soldati si sono avvicinati, armati e corazzati, come psichiatra non ho potuto evitarmi la domanda: ‘Chi è spaventato qui?’ - perché io non lo ero, ero furioso, ma non spaventato.Quando ho attraversato il confine, ho visto la BBC e pochi giornalisti in attesa di recarsi a Gaza, ma Israele ha continuato a negare l'autorizzazione alla stampa Lo stesso giorno venti diplomatici europei sono state bloccati . Lo stesso giorno Israele ha deciso di tagliare la fornitura di combustibile a Gaza e di chiudere le frontiere alle Nazioni Unite per il rifornimento di cibo. Lo stesso giorno l'esercito israeliano ha ucciso quattro palestinesi a Gaza, pur sottolineando la propria adesione alla tregua.Al ritorno ho deciso di comprare dei fiori, il soldato ha dichiarato : "Non sono ammessi i fiori"`Flowers Are Not Allowed`: At the Erez Crossing

Eyad El-Sarraj è uno psichiatra palestinese che, ormai parecchi anni fa, lasciò il lavoro a Londra per tornare a Gaza, dove c’era e c’è una carenza drammatica di specialisti nel campo della salute mentale, specie per i bambini, e dove ha fondato il Gaza Community Mental Health Program. Il dottor El-Sarraj, democratico e militante per i diritti umani, consulente a Camp David, è stato anche arrestato da Arafat per le sue posizioni critiche (l’abbiamo intervistato nel n. 116 di Una Città, ottobre 2003).Oggi Eyad El-Sarraj è malato, soffre di mieloma multiplo, una neoplasia che interessa il midollo osseo. A Gaza non può ricevere il trattamento medico di cui ha bisogno. Ma a Tel Aviv sì. Nonostante abbia in tasca anche un passaporto britannico, ci ha messo tre mesi a ottenere il permesso per vedere il suo dottore. Le sue richieste infatti sono state ripetutamente negate, fino a quando un amico israeliano, docente a Tel Aviv, è riuscito in qualche modo a sbloccare la situazioneNel Los Angeles Time del 14 dicembre, è apparsa una drammatica lettera del dottor El-Sarraj, che oltre a spiegare le proprie traversie, denunciava la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza -ben prima dunque che Israele intervenisse via aria e ora via terra.

sabato 22 novembre 2008

Gideon Levy: la sinistra israeliana è nata nel peccato

"Non c'è una sinistra. Sono solo parole vuote. Quando l'unica manifestazione di protesta è quella degli studenti per i loro problemi interni, quando l’unica cosa di cui si discute nelle città e nei paesi riguarda lo spettacolo del Grande Fratello e le denunce più forti sono verso la corruzione e in particolare sui chilometri di viaggi aerei di Olmert, quando tutto questo potrebbe invece essere sostituito dall'interesse per i prigionieri palestinesi picchiati e sanguinanti– allora sappiamo per certo che non c’è un vero movimento per la pace in Israele oggi, nel 2008."Il movimento per la pace israeliano è nato nel peccato dell'occupazione ed è morto come figlio illegittimo della menzogna secondo cui “non ci sono partner” con cui negoziare da parte palestinese. Tra il settembre 1967 e l’ottobre 2000, ci sono stati 33 anni di scontro ostinato e determinato di una minoranza contro una maggioranza, i “traditori” contro i “patrioti”, i “profanatori” di Israele contro gli “amanti di Israele”, Davide contro Golia Continua qui


    Nato nel peccato

giovedì 20 novembre 2008

Il viaggio di Grossman nella terra della guerra


Il viaggio di Grossman nella terra della guerra

M.O./ Media internazionali protestano con governo israeliano


1Gerusalemme, 20 nov. (Ap) - I dirigenti dei principali organi di informazione mondiali hanno inviato una lettera di protesta al primo ministro israeliano, Ehud Olmert, per il divieto di ingresso nella Striscia di Gaza imposto ai giornalisti nelle ultime due settimane.


MO/ Media internazionali protestano con governo israeliano

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di Cherrie Heywood Gaza, disastro umanitario e blackout mediatico

Ramallah (Cisgiordania) - Israele ha imposto un blackout virtuale sulle notizie provenienti dalla Striscia di Gaza. Negli ultimi dieci giorni nessun giornalista straniero è potuto entrare nel territorio assediato per raccontare la crescente crisi umanitaria causata dalla chiusura totale delle frontiere di Gaza, voluta da Israele nelle due settimane passate.

Gaza, disastro umanitario e blackout mediatico

3Haaretz Editorial: Let journalists enter Gaza

lunedì 17 novembre 2008

amira Hass:Mani sporche di sangue

"Sha-looom", ha esordito la giovane voce al telefono. Ho capito subito che era l'assistente di qualche giornalista israeliano che voleva informazioni sui prigionieri palestinesi.


Ogni volta che il governo israeliano decide di rilasciarne qualcuno, i mezzi d'informazione cominciano ad agitarsi come popcorn in una pentola calda. E usano termini come "assassini" e "mani sporche di sangue".

La donna al telefono lavorava per un programma informativo di una tv israeliana. "Stanno per essere rilasciati due assassini", mi ha comunicato. I due fanno parte dei duecento detenuti che il nostro primo ministro ha deciso di liberare come gesto di buona volontà verso il debole presidente palestinese Abu Mazen.

"Ho saputo che lei ha scritto qualcosa su uno di loro". Sì, Said al Attabe, di Nablus, 57 anni, in carcere da 31. Pianificò due operazioni contro civili israeliani quando militava nel Fronte democratico per la liberazione della Palestina. Un cittadino israeliano fu ucciso, e la giovane assistente voleva sapere se era un uomo o una donna.

Le ho detto che non lo sapevo. Eravamo nella seconda metà degli anni settanta: erano passati meno di dieci anni dall'inizio dell'occupazione militare nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, e meno di trenta dallo smembramento della Palestina. I complici di Attabe, tra cui la persona che lanciò la bomba a mano, furono liberati nel 1985 in uno scambio di prigionieri. Attabe fu escluso dalla lista all'ultimo momento
Diciotto anni fa si schierò a favore dei negoziati di pace con Israele. Da allora sono stati rilasciati migliaia di prigionieri palestinesi, compresi molti che avevano ucciso sospetti collaborazionisti palestinesi, Questi non sono inclusi tra quelli con "le mani sporche di sangue", cioè "inadatti al rilascio".

Ma la mia interlocutrice non era interessata. Continuava a ripetere il termine "assassino". L'ho interrotta: "Ma lei sa quanti uomini che lavorano per la sua emittente hanno le mani sporche di sangue?". Era così sbigottita che non ha avuto la forza di rispondere. Spero che abbia capito cosa volevo dire: soldati e generali israeliani, per non parlare dei nostri primi ministri e ministri della difesa, hanno le mani molto più sporche di sangue di Said al Attabe e di altri ergastolani palestinesi.

Amira Hass :Hebron, Sudafrica

Se il prestigio morale avesse il suo peso, dieci giorni fa l'asfalto di Shuhada street, una strada deserta nella città vecchia di Hebron, si sarebbe incrinato. Zaki Achmet era sconvolto dalla vista delle case vuote, che i palestinesi avevano dovuto lasciare a causa degli abusi dei coloni e dei soldati israeliani.
Militante antiapartheid da quando aveva 14 anni, Achmet è il fondatore della Treatment action campaign (Tac), un movimento di base che si batte per assicurare la prevenzione e le cure contro l'aids per tutti i sudafricani. Anche lui contagiato, si è rifiutato a lungo di assumere i farmaci antiretrovirali: prima bisognava garantirli a tutti i malati di aids.
Perfino Nelson Mandela è andato a trovarlo, implorandolo di curarsi, ma lui ha rifiutato. Ha cambiato idea solo quando l'assemblea della Tac ha votato perché si lasciasse curare. Era l'agosto del 2003. Poco dopo il governo sudafricano ha reso gli antiretrovirali disponibili per tutti.
A Hebron c'era anche Barbara Hogan, che ascoltava il racconto di una caparbia donna palestinese, rimasta a vivere nella sua casa. I coloni le impediscono di percorrere a piedi la strada, così deve saltare di tetto in tetto e passare per i vicoli interni della città vecchia. La Hogan è stata condannata a dieci anni di carcere per aver aderito all'African national congress (Anc). Di origini ebraiche, oggi è deputata.
Il giudice dell'alta corte di giustizia Dennis Davis, membro attivo della comunità ebraica, osservava con stupore mentre un colono, armato di megafono, cercava di ostacolare la loro visita guidata. Lui e il suo collega della corte suprema di appello, Edwin Cameron, e gli altri giuristi e difensori dei diritti umani presenti nel gruppo, tutti vecchi avversari dell'apartheid, hanno visto con i loro occhi come funziona il sistema: la polizia israeliana è intervenuta per arrestare tre dei giovani militanti israeliani che guidavano il gruppo, permettendo invece al colono di continuare a minacciare i visitatori.
Gli attivisti antiapartheid non hanno avuto nessuna difficoltà a capire perché negli ultimi dieci anni decine di migliaia di palestinesi sono stati costretti a lasciare la città vecchia. Nozizwe Madlala-Routledge, ex viceministra della sanità, ha ascoltato attentamente mentre le spiegavano dove un palestinese può camminare e dove no.
Non ricordava misure così restrittive durante l'apartheid in Sudafrica. Questi 23 militantti sudafricani hanno chiesto di visitare la Cisgiordania per farsi un'idea della situazione. Quando i tre israeliani sono stati portati via su un furgone della polizia, alcuni membri della delegazione hanno chiesto di parlare con i rappresentanti dei coloni, abili a nascondersi dietro parole di miele. "Siete stati ingannati", ha detto uno di loro, riferendosi in particolare a Yehuda Shaul, uno dei tre arrestati.
Shaul è un ebreo ortodosso che, dopo aver prestato servizio a Hebron come soldato regolare, è rimasto sconvolto per le violazioni dei diritti umani dei palestinesi e ha fondato un'associazione chiamata Shovrim shtikat ("rompere il silenzio"). Poi ha cominciato a raccogliere le testimonianze dei soldati.
I membri della delegazione hanno capito subito che non aveva senso continuare la discussione. Incapaci di esprimere a parole il loro disappunto, hanno sollevato i pugni e intonato l'inno dell'Anc. Questo loro canto tranquillo e potente è stato trasmesso via cellulare a Shaul e ai suoi due compagni, che si trovavano già nella stazione di polizia di Hebron.articolo


Amira Hass:La chiusura ai mezzi d'informazione israeliani fa parte dell'assedio politico di Gaza

[Image]Al telefono Mustafa sghignazza. Gli ho appena detto che nel quartiere manca l'elettricità e che sto andando in un posto dove c'è un generatore, così potrò spedire il mio articolo.Dal 5 novembre, per ordine del ministro della sicurezza di Israele, tutti i punti di accesso a Gaza sono bloccati: non possono passare né beni né persone né carburante. La centrale elettrica di Gaza, che produce circa un terzo dell'elettricità che si consuma in città, è rimasta senza combustibile e ha dovuto chiudere."Hai tanto insistito per venire a Gaza", volevano dire le risatine del mio amico, "ed eccoti servita: black out che possono durare anche otto ore. E nessuno sa né quando cominciano né quando finiscono".È vero, ho insistito tanto. Da due anni l'esercito e i servizi segreti israeliani vietano ai giornalisti israeliani di entrare nella Striscia di Gaza. Ma mentre fino al giugno del 2007 la decisione aveva dei validi motivi di sicurezza, dopo che Hamas ha assunto il controllo della zona i rapimenti di stranieri da parte di sciacalli di ogni tipo e dei signori della guerra locali sono finiti.
La chiusura ai mezzi d'informazione israeliani – soprattutto ai giornalisti israeliani che sono dichiaratamente contrari all'occupazione – fa parte dell'assedio politico, oltre che economico, di Gaza. Ed è parte integrante della manipolazione e della distorsione dell'informazione.Due settimane fa ho saputo che una seconda nave aveva sfidato l'assedio israeliano ed era riuscita ad arrivare al porto di Gaza. Quando ad agosto era partita la prima nave, promossa dal Free Gaza movement, un'iniziativa nata due anni fa, nessuno pensava che ce l'avrebbe fatta. Invece era passata: l'esercito israeliano aveva capito che l'uso della forza avrebbe attirato molta più attenzione.La terza sfida, ho saputo poi, sarebbe stata il 7 novembre. Così, insieme a un gruppo di parlamentari – molti di loro britannici e irlandesi, oltre a un italiano, Fernando Rossi, di Ferrara – ho chiesto di essere ammessa a bordo.
Un po' affollata (22 passeggeri invece dei 15 che potrebbe portare), la nave è partita da Larnaca, a Cipro. Un mare piatto e tranquillo e quindici ore di navigazione mi separavano da un posto che per me è diventato una seconda casa, anche se non ci vivo più.Verso le 7.30 del mattino seguente, un ufficiale della marina israeliana ha chiesto, via radio, da dove venivamo, i nomi dell'equipaggio e quelli dei passeggeri. Gli è stato detto che i nomi dei passeggeri li poteva verificare sul sito internet dell'associazione e magari fare una donazione. Dopo circa cinque minuti la voce è ricomparsa e ci ha augurato una buona giornata.Alcuni dei miei amici mi aspettavano all'ingresso del porto. A parte i pescatori che ci sono venuti incontro in mare – salutandoci, gesticolando e applaudendo, in piedi sulle loro piccole barche – l'accoglienza è stata tranquilla e misurata. Ci è stato detto che così avevano voluto le autorità di Hamas.
Il posto era gremito di nervosi agenti di sicurezza dalle lunghe barbe, importanti deputati palestinesi di Hamas, molti giornalisti e alcuni dei primi organizzatori della campagna, membri dei circoli laici e progressisti di Gaza che sono poi stati relegati ai margini. Tutto sembrava ordinato, anche fin troppo per i miei gusti.I miei amici laici si sono fatti coraggio e mi hanno abbracciato e baciato davanti agli imbarazzati (e forse anche un po' disgustati) agenti di sicurezza. Uno dei deputati di Hamas, che avevo intervistato in passato, mi ha accolto con calore. "Perché ci hai messo tanto?", mi ha chiesto. "Avevo provato a passare da una galleria", ho risposto, "ma non ce l'ho fatta". Ridere e scherzare funziona sempre con gli abitanti di Gaza. È successo anche due giorni dopo con un altro agente dall'aria severa. Aveva la barba alla taliban, nera come carbone. Non voleva che lasciassi il gruppo e me ne andassi da sola per strade che conosco benissimo. Mica crederà a quello che sostengono gli israeliani, cioè che tutti i palestinesi sono pericolosi?", ho esclamato. L'uomo ha riso, rivelando due fossette che mostravano quanto fosse giovane. Da quel momento in poi ha sempre zittito i colleghi che volevano sapere chi era venuto a parlare con me nell'atrio dell'albergo, dove stavo andando, dove mi fermavo e perché.
La nave è ripartita nel pomeriggio dell'11 novembre, portando con sé altri otto passeggeri. Sono alcuni degli abitanti di Gaza bloccati qui, che non possono partire per andare a studiare o farsi curare altrove. Io invece sono rimasta. Mi tratterrò ancora per qualche settimana, esercitando il mio dovere, e non solo il mio diritto, di giornalista.Sempre l'11 novembre, in mattinata, la sicurezza mi ha comunicato che, vista la situazione tesa (l'Olp e Al Fatah non hanno avuto il permesso di tenere delle cerimonie di commemorazione per il quarto anniversario della morte di Yasser Arafat), dovrò essere accompagnata ovunque io vada, per motivi di sicurezza. Così, per un paio di giorni dovrò probabilmente fare i conti con questa richiesta impossibileLeggi tutto...

domenica 16 novembre 2008

Zvi Bar'el : Schiacciare il tahadiyeh

Sintesi personale
Un tunnel qui, una bomba sulla strada lì, bombe di mortaio, Qassams, chiusure dei confini, aperture delle frontiere,rapide ed efficaci operazioni", quattro uccisi, altri sei morti Tutte e due le parti sono attente a non dichiarare che il cessate-il-fuoco è finito , in quanto chi lo fa sarà denunciato come responsabile per la frantumazione della fragile costruzione. Ma la verità è questa: è già finito ed è tempo di preparare la prossima fase. Una vasta operazione nella striscia di Gaza sembra una decisione atta a sfruttare il periodo di transizione presidenziale negli Stati Uniti , anche se questo vuol dire porre in pericolo la vita di Shalit, Se questa npn è l'obiettivo dell'IDf e de governo ,per quale motivo la tregua è stata portata al punto di rotturaÈ il danno causato dai Qassams sulle comunità occidentale del Negev è meno importante di un eventuale carica esplosiva alla frontiera, o un tunnel scavato sotto di essa?

Sderot e Gaza

1 Ad ogni miliziano ucciso corrispondono lanci di razzo

2 Perchè Sderot non è stata mai fortificata?
haaretz : domande sulla mancata fortificazione

Quali sono gli interessi in gioco ?

4 Vivere a Sderot

4 militanti uccisi, razzi su Negev, ferito israeliano nel negev

nulla di nuovo purtroppo: la logica è rispettata, basta vedere il tag: copione libanese: Gaza e Sderot

sabato 15 novembre 2008

Con Gideon Levy : fuoco sui pescatori palestinesi


Sintesi personale
Il giovane pescatore è ora in ospedale, pallido e debole, con una gamba ingessata  e saldata con viti di ferro.  Soffre molto . Sua  madre non lascia  il suo capezzale. Un medico palestinese  cieco  gli fa fisioterapia e lo incoraggia  a camminare. Il dolore è insostenibile , lui chiede, quindi,  di tornare a letto In mare non c'è mai stata  una tregua, le forze israeliane continuano a sparare  sui  pescatori  di Gaza, che stanno cercando di strappare al mare il cibo . Circa  40.000 pescatori sono stati privati dei loro mezzi di sussistenza. Prima dell'assedio , essi pescavano  3.000 tonnellate di pesce l'anno; ora   solo 500 tonnellate.La stagione di pesca inizia con l'avvento dell' '  inverno, quando i  pesci migrano  dal delta del Nilo e   dalla  Turchia verso i Gaza. Ma pochi di essi restono  ora impigliati  nelle reti : la maggior parte del pesce si trova a circa 10 miglia , una  zona off -limits per i pescatori: sei miglia è il limite massimo imposto da Israele, L'assedio rende difficile ottenere carburante per i pescherecci, e anche il mare è inquinato da 50 milioni di litri di acque fognare  che   si riversano ogni giorno, dopo il crollo delle  infrastrutture nella Striscia di Gaza.I  mercati del pesce sono chiusi   in Israele  per i commercianti di  Gaza. Costanti sono gli attacchi alle  barche  come denuncia  il   Movimento di Solidarietà Internazionale (ISM)  Come tutti sanno, l'occupazione di Gaza è terminato, e la Striscia è stata completamente liberata.
Mohammed Masalah   ha 19 anni è  il figlio di un pescatore . Suo padre non va più in  mare  e così lui  va tre o quattro volte alla settimana a pescare di notte, perchè la mattina studia. Se va bene cattura 15 Kg di pesce , se va male 2 KG . Il punto di arresto è a 1800 metri dalla spiaggiaLa notte del mese di ottobre   i due giovani pescatori  hanno raggiunto il limite   territoriale consentito da Israele, senza oltrepassarlo, Improvvisamente  hanno  visto lampeggiare una luce rosse  e  , senza preavviso, la Marina israeliana ha incominciato  a sparare  ad una distanza di 70 metri  Masalah  è colpito ad una gamba, il dolore è straziante. Il cugino ha  iniziato  a remare velocemente per allontanarsi, La sparatoria è durata 20 minuti circa Finalmente sono giunti a riva.  Ricoverato all'ospedale  di  Khan Yunis.il medico ha riferito  a Masalah  di essere costretto ad amputargli la gamba. I familiari hanno chiesto di rinviare l'operazione  nella speranza di  ottenere il trasferimento in una struttura sanitaria israeliana. L'autorità palestinese ha rifiutato di pagare per questo  suggerendo  un ospedale a Gerusalemme Est  Ci sono voluti tre settimane per raccogliere tutte le autorizzazioni necessarie a lasciare Gaza  per un giornoOra  Masalah e sua madre  sono  "illegalmente presenti" a Gerusalemme est. Lui ha subito una sola operazione, ma ne sono necessarie altre due

giovedì 13 novembre 2008

Parroco di Gaza: è urgente fermare quest'assedio





Cristiani e musulmani uniti in preghiera per favorire il ritorno della pace nella Striscia di Gaza. E’ la proposta di padre Manawel Musallam, parroco della piccola comunità cristiana della Striscia che sottolinea come i fedeli delle due religioni condividano le stesse sofferenze a causa dell’assedio alla regione. Attraverso l’agenzia Sir il sacerdote lamenta “il silenzio delle istituzioni internazionali” sull’emergenza umanitaria che sta colpendo l’area, dove secondo il Comitato popolare contro l’assedio alla Striscia di Gaza, Israele ha chiuso da giorni i valichi di Erez, Abu Salem, Karni, Beit Hanoun e Sofa, e dove se gli stessi valichi non verranno riaperti la distribuzione di aiuti dell’UNRWA, l’agenzia ONU per l’assistenza ai rifugiati palestinesi, sarà compromessa. “Gaza deve vivere con dignità. E’ urgente fermare questo assedio per ridarle speranza e libertà” afferma padre Musallam, secondo cui la situazione per la popolazione è ulteriormente aggravata dall’emergenza sanitaria, che vede carenti i medicinali, e da quella igienica, che riduce la disponibilità d’acqua. Il sacerdote denuncia inoltre, la crisi occupazionale e l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, che mettono a dura prova soprattutto le fasce più deboli della popolazione ed in particolare i bambini, ed auspica infine l’arrivo sul posto di “vescovi, cardinali, sacerdoti, religiosi e religiose come anche semplici fedeli perché possano rendersi conto di persona di questa grave situazione e darne notizia all’esterno”. (C.D.L.)

http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=244533
allegato:

martedì 11 novembre 2008

bradley Burston : ora un premier arabo in Israele


L’articolo, a firma Bradley Burston, è apparso su Haaretz, il quotidiano di riferimento della sinistra israeliana e, già dal titolo, suscita un certo scompiglio: “Obama e il primo ministro arabo di Israele“. Una chiara provocazione: in pratica, scrive il columnist del quotidiano progressista, anche lo Stato ebraico dovrebbe un giorno compiere, nelle urne, quella rivoluzione che ha portato con sé l’elezione del primo presidente afroamericano della Storia americana affidando  la guida del Paese ebraico a un cittadino israeliano di origini arabe. Dai quasi trecento commenti postati a margine dell’articolo si capisce che i lettori sembra non averla presa troppo bene. Ma il columnist insiste, tira avanti per la sua strada e, dopo aver ricordato che gli arabo-israeliani sono 1 milione e 500 mila, ovvero il 20% della popolazione, conclude beffardo con aria di sfida: “Quando arriverà quel giorno, e un arabo diventerà primo ministro di Israele, voglio prendere parte alla celebrazione della vittoria. I razzisti  non mi perdoneranno, ma qualcosa mi dice che quando accadrà, come in America è accaduto la scorsa settimana, non riuscirò a smettere di sorridere  articolo

    Siria-Libano: creato un comitato congiunto per il controllo frontaliero

    Damasco, 11 novembre - Si è conclusa con la creazione di un comitato congiunto per il controllo frontaliero la visita in Siria del ministro degli Interni libanese Ziad Baroud. I due Paesi hanno gettato le basi per combattere il terrorismo e ogni altro tipo di crimine in coordinamento tra loro. Siria-Libano: creato un comitato congiunto per il controllo frontaliero

    domenica 9 novembre 2008

    Gideon Levy : speriamo che Obama non sia amico di Israele


    Sintesi personale
    La marcia del provincialismo è iniziata subito: l'unica domanda che Israele si pone è questa: Obama è un bene o un male per noi? Hanno parlato i politici, gli analisti con la cautela che la situazione richiede cercando di calmare tutti i timori e le preoccupazioni, accentuando l'importanza della nomina di un figlio dellI 'rgun, auspicando l'inserimento nell'amministrazione di Dennis Ross ,Dan Kurtzer e Martin Indyk, Ma sullo sfondo, una nube scura sovrasta tutto . Attenzione, pericolo. L'uomo che parla di diritti umani, che preferisce la diplomazia alla guerra, che vuole il dialogo con l'Iran, che auspica maggiori finanziamenti per i bisogni sociali degli americani, piuttosto che esportare armi, non può essere quell' ' "amico di Israele" che abbiamo imparato ad amare a Washington e al quale ci siamo abituatiQuando diciamo che qualcuno è un "amico di Israele" intendiamo con questo termine uno che è fan del suo linguaggio basato sulla forza, un sostenitore di tutti i suoi deliri regionali , pronto a dare al nostro Stato carta bianca per qualsiasi avventurismo e per continuare a respingere la paceLa verità è solo questo: il timore che questo Presidente incalzi Israele perchè ponga fine all'occupazioneIsraele è il più grande amico di i George W. Bush, Non vi è nessun altro paese dove questo uomo, che ha causato una serie di catastrofi, sia stato accolto con tanto rispetto. Solo in Israele. Bush è considerato con tanto prestigio perchè ha permesso l'inutile guerra in Libano, non ha impedito la costruzione degli avamposti, forse ,in segreto, ha incoraggiato Israele a bombardare l'Iran, non ha fatto pressioni per proseguire i colloqui di pace, non ha biasimato gli omicidi mirati , ha sostenuto l'assedio di Gaza , ha partecipato al boicottaggio di Hamas, eletto democraticamente Il Presidente che ci piace è quello che ci permette di fare ciò che vogliamo Questo è il classico amico di Israele, un amico che è un nemico : nemico della pace e nemico di Israele. Ora spero che Obama sia un vero amico di Israele in grado di impegnarsi per la soluzione del conflitto con i palestinesi, di risolvere la questione iraniana con il negoziato , così come con la Siria, di contribuire a porre fine all'assedio di Gaza e al boicottaggio di Hamas: la vera amicizia si dimostra nel criticare, quando è necessarioSe utilizzerà il suo potere per far cessare l'occupazione ,se ricorderà che i diritti umani e civili si applicano anche ai palestinesi, non solo ai neri americani ,allora potrà iniziare la pace in MO ,luogo dove si alimenta il fondamentalismo e ill terrorismo internazionale , e nel mondoUn vero amico di Israele ha bisogno di ricordare che Israele può essere "l'unica democrazia in Medio Oriente", ma non nel proprio cortile. Che accanto a Sderot, che ha visitato,c' è Gaza. Che "valori comuni" non devono includere una crudele occupazione. Che l'amicizia non significa sostenere automaticamente tutto ciò Quindi ci diano uno presidente americano che non sia un altro terribile "amico di Israele", uno che non segue ciecamente le posizioni della lobby ebraica e del governo israeliano. Lei ha promesso il cambiamento, o no i?

    Amira Hass: Hamas disposto ad accettare uno Stato palestinese entro i confini del 1967




    Il dirigente di Hamas nella Striscia di Gaza, Ismail Haniyeh, ha dichiarato ieri che il suo governo è disposto ad accettare uno Stato palestinese a fianco di Israele nelle frontiere del 1967. Si è espresso così durante un incontro con 11 parlamentari europei partiti da Cipro per la striscia di Gaza per protestare contro il blocco marittimo del territorio imposto da Israele. Haniyeh ha dichiarato ai suoi ospiti che Israele ha respinto la sua iniziativa.
    Clare Short, che ha fatto parte del governo dell'ex primo ministro britannico Tony Blair, ha chiesto ad Haniyeh di rinnovare la sua offerta. Egli ha risposto che il governo di Hamas ha deciso di accettare uno Stato palestinese sulle frontiere del ‘67 ed ha offerto a Israele una hudna o tregua a lungo termine, se Israele riconosce i diritti nazionali dei Palestinesi.
    In risposta ad una domanda sull’impressione della comunità internazionale che esistano due Stati palestinesi, Haniyeh ha dichiarato: «Noi non abbiamo Stato, né a Gaza né in Cisgiordania. Gaza é assediata e la Cisgiordana è occupata. Quel che abbiamo nella striscia di Gaza non è uno Stato, ma un regime di un governo eletto. Uno Stato palestinese sarà creato solo nei territori del ‘67 ".
    La delegazione parlamentare era guidata da Lord Nazir Ahmed, che è nato in Pakistan ed è membro della Camera dei Lord britannica. Ahmed, in Gran Bretagna il secondo musulmano eletto e l’unico nato musulmano, ha raccontato come, 10 anni fa, ha prestato giuramento alla Camera dei Lord su un Corano. "Ed ora, lei ci rappresenta», gli ha detto Haniyeh ieri.
    Ahmed ha interrogato Haniyeh sulle relazioni di Hamas con l'Iran e gli ha chiesto di rispondere alle affermazioni dei "nostri amici sionisti" che dicono che Hamas, come l'Iran, ha intenzione di distruggere lo Stato d'Israele e di buttare gli Ebrei a mare.
    "Le nostre relazioni con l'Iran sono come quelle con gli altri Stati musulmani. Un popolo assediato che attende con ansia una nave che viene dal mare vuol buttare gli Ebrei a mare? Il nostro conflitto non è con gli Ebrei, il nostro problema è con l'occupazione», ha detto Haniyeh.
    La nave di protesta, Dignity, ha accostato nel porto di Gaza ieri mattina, con 9 deputati inglesi e irlandesi a bordo, un deputato svizzero e un deputato italiano. I parlamentari hanno voluto esprimere la loro opposizione al blocco della striscia di Gaza e vedere i suoi effetti sulla popolazione di Gaza.
    Gli 11 parlamentari facevano parte di un gruppo di qualche decina di membri del parlamento europeo ai quali, circa 2 settimane fa, è stato proibito di entrare a Gaza al valico di Rafah dai dirigenti egiziani.
    Si è trattato del secondo viaggio in 10 giorni di Dignità tra Cipro e la Striscia di Gaza e del terzo viaggio in 3 mesi che l’organizzazione Free Gaza Movement ha organizzato come protesta e visita dalla Striscia di Gaza.
    Il momento più importante della prima giornata del gruppo nella striscia di Gaza è stato il loro incontro con Haniyeh nella sua residenza ufficiale situata a Rimal, un quartiere chic della città di Gaza – l’ex residenza di Yasser Arafat. L’incontro di due ore si è svolto in un ambiente amichevole, al termine del quale i parlamentari hanno potuto notare le buone maniere del loro ospite.
    “La vostra visita dimostra che il popolo palestinese non è solo nella sua lotta contro il blocco e che molti popoli del mondo libero e colto ci sostengono», ha dichiarato Haniyeh ai suoi invitati.
    Ha spiegato loro le ragioni per le quali Hamas ha boicottato i colloqui con Fatah che dovevano cominciare oggi al Cairo. «Avevamo 17 prigionieri politici [di Fatah, detenuti senza processo e senza accuse] che erano detenuti in condizioni difficili – Non ne sono fiero», ha detto Haniyeh. “Sono stati liberati. Ci aspettavamo una misura simile dai nostri fratelli di Ramallah, ma, purtroppo, la situazione non ha fatto che aggravarsi prima della riunione del Cairo."
    Secondo Haniyeh, circa 400 attivisti di Hamas sono detenuti nelle prigioni dell'Autorità Palestinese in Cisgiordania, e nessuna delle loro richieste di liberazione è stata accolta.
    Haniyeh ha dichiarato che le dichiarazioni del Presidente palestinese, Mahmud Abbas, alla segretaria di Stato americana, Condoleezza Rice, durante la sua visita provano che gli Stati Uniti non permettono che le due fazioni palestinesi giungano a riconciliarsi. Egli ha dichiarato che l'Autorità Palestinese doveva sbarazzarsi del "pugno americano" che la controlla.
    I politici europei avevano portato con loro una tonnellata di farmaci e 3 scanner utilizzati per le ferite alla colonna vertebrale, ha dichiarato Arafat Shoukri, 37 anni, un medico che risiede in Gran Bretagna.
    «Noi portiamo farmaci di base come paracetamolo ed analgesici. Siamo rimasti scioccati quando abbiamo avuto la lista del Ministero della Salute nella striscia di Gaza - ciò significa che non hanno niente», ha detto Shoukri.
    Le agenzie di aiuti internazionali, compreso il Comitato Internazionale della Croce Rossa, hanno detto che praticamente nessun farmaco entrava nella striscia di Gaza. (traduzione di marianita)
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