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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2015

Palestina: uno Stato, due Stati, nessuno Stato? Piuttosto pretendiamo il rispetto dei diritti umani

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Palestina: uno Stato, due Stati, nessuno Stato? Piuttosto pretendiamo il rispetto dei diritti... Non mi sorprende il doppio voto del Parlamento Italiano di ieri. Corrisponde perfettamente alla doppia... ilfattoquotidiano.it Ricercatrice e docente di Diritto penale internazionale Non mi sorprende il doppio voto del Parlamento Italiano di ieri. Corrisponde perfettamente alla doppia faccia che la politica italiana mostra riguardo alla questione palestinese.
La vicenda peraltro è totalmente assurda. Come è stato già ben scritto da altri il governo italiano si era già espresso sulla questione nel 2012, quando ha votato sì in sede di Assemblea Generale dell’Onu alla “promozione” della Palestina  da mero osservatore a Stato osservatore-non membro. Un risultato niente affatto scontato allora, che pare essere stato dimenticato, o rimosso, dalle discussioni oggi. Ma si sa la coerenza non è il nostro forte.
Lo scandaloso risultato di oggi, ossia l’approvazione contemporanea …

Parlamento clown sulla Palestina

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Parlamento clown sulla Palestinahttp://www.famigliacristiana.it/blogpost/parlamento-clown-sulla-palestina.aspx
Riconoscere lo Stato di Palestina? Si o no? Per l’Italia sì e no. Perché la Camera è riuscita ad approvare la mozione presentata dal Pd per il riconoscimento tout court della Palestina (300 voti a favore e 45 contro) ma anche quella presentata da Ncd, Udc e Scelta Civica che rinvia il riconoscimento e invita Palestina e Israele a proseguire la trattativa per arrivare a due Stati per due popoli (237 voti a favore e 84 contro). L’ambasciata di Israele esulta e dice che il riconoscimenti della Palestina non è passato, anche se a rigor di calcolatrice i voti per il riconoscimento immediato sono più di quelli per il rinvio. E infatti molti deputati del Pd sostengono che ad essere stato approvato il riconoscimento. Le opinioni sono tutte legittime, quelle di chi vuole riconoscere lo Stato palestinese fin da subito come quelle di chi chiede altro tempo. Ma non è questo che …

Ilan Baron |: Israele sta distruggendo le comunità ebraiche

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Sintesi personale

Quando si tratta di Israele gli ebrei della Diaspora devono percorrere un cammino difficile  : da un lato  sostenere  il solo stato ebraico del mondo ,dall' altra  parte   parlare quando Israele agisce in modi moralmente discutibili.
Negli ultimi 20 o 30 anni  qualcosa di più drammatico è avvenuto .
Le politiche di sicurezza di Israele hanno reso sempre più difficile per le comunità della diaspora di avere una voce unitaria riguardo allo Stato ebraico .Non è raro trovare comunità ebraiche   dove  gli ebrei sono  preoccupati nel dibattere pubblicamente su  Israele  o dove  i rabbini sono preoccupati di fare affermazioni critiche  su Israele  rispetto   ai diritti umani  o alle  sue tattiche militari.
Dopo la costituzione dello Stato ebraico  Israele è diventata una parte importante della identità  ebraica. Per l' stituzione ebraica americana   essere un sionista voleva dire essere un buon Ebreo e sulla distanza  per la diaspora il sionismo è diventato…

Ilan Baron |: Israel is tearing Jewish communities apart

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srael is tearing Jewish communities apart - Opinion Diaspora Jews want to have it both ways: keep our ties with Israel without being held accountable for its policies. haaretz.com



When it comes to Israel, Diaspora Jews have to tread a difficult path. On the one hand, we are largely expected to support the world’s only Jewish state. Having our own state is something to be proud of, and it provides our people with an important voice in international affairs. On the other hand, Diaspora Jews find themselves wanting to speak up when Israel acts in ways they find morally questionable.
It used to be that Diaspora Jews were expected to support Israel. There were the occasional critical voices that emphasized the cultural and ethical values of living in the Diaspora as opposed to having control over the apparatuses of v…

Mozione e rimozione

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Mozione e rimozione Ieri l’Italia ha riconosciuto la Palestina per quasi cinque minuti, il tempo intercorso tra la mozione favorevole del Pd e quella irta di distinguo dei suoi alleati di centro, entrambe approvate dalla maggioranza dei parlamentari con il sostegno entusiasta del governo. Poi uno si chiede come ci vedo… lastampa.it massimo gramellini Ieri l’Italia ha riconosciuto la Palestina per quasi cinque minuti, il tempo intercorso tra la mozione favorevole del Pd e quella irta di distinguo dei suoi alleati di centro, entrambe approvate dalla maggioranza dei parlamentari con il sostegno entusiasta del governo. Poi uno si chiede come ci vedono all’estero. Così. Nei secoli infedeli. Adulteri esistenziali, incapaci di rispettare un patto e di finire una guerra dalla parte in cui l’hanno incominciata. Il Paese degli inciuci e dei distinguo, delle leggi dove il secondo comma contraddice sistematicamente il primo. Di un primo ministro (Berlusconi, ma Andreotti non f…

L'Italia araba: un viaggio nella storia (e dentro noi stessi)

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L'Italia araba: un viaggio nella storia (e dentro noi stessi)
Alessandro Vanoli, storico medievista, riscopre le tracce turche e arabe di un paese che oggi le disconosce, non le vede o non vuole ricordarle. “Andare per l’Italia araba” è un libro che tutti dovrebbero leggere. “Questa storia molti l’hanno scritta e ripetuta ma ben pochi la conoscono davvero. Ed è curioso se si pensa al tanto, troppo, che sull’Islam si è detto in questi ultimi decenni. In ogni caso, ci piaccia o no, con questa storia bisogna che impariamo ormai a fare i conti. Perché non è più fatta di memorie lontane, di palazzi antichi o di suggestioni esotiche. Questa storia è la nostra”. E’ questo un passaggio cruciale del libro “Andare per l’Italia araba” dello storico medievista Alessandro Vanoli (tra le sue pubblicazioni, sullo stesso tema, spiccano “La reconquista” e “La Sicilia musulmana”). Perché ribadisce in modo chiaro quanto viene chiarito sin dall’inizio: “La penisola, infatti, reca tracce profond…

Studenti palestinesi bloccati a Gaza. La speranza disattesa

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Roma, 26 febbraio 2015, Nena News –

 A differenza di quanto era stato annunciato il 18 febbraio in un documento del Coordinatore Israeliano delle Attività di Governo nei Territori (COGAT), Israele non rilascerà a 50 studenti di Gaza il permesso per andare a studiare in Cisgiordania. Ad annunciarlo è la Ong israeliana Gisha, che si batte per la difesa della libertà di movimento dei palestinesi. La sera dello stesso giorno, il COGAT ha infatti contattato Gisha comunicando che vi era stato un “errore amministrativo” nel documento sulle condizioni per il rilascio dei permessi (Closure Permissions Status), e che, al contrario di quanto vi era stato pubblicato, nessun permesso sarebbe stato rilasciato agli studenti per viaggiare dalla Striscia di Gaza alla Cisgiordania. Il documento del Cogat include dettagli sulle restrizioni al movimento di beni e persone da e verso i territori palestinesi. Rimosso dalla rete, esso dichiarava che il Cogat avrebbe permesso a studenti di Gaza di uscire da…

Una colata di cemento attende la Cisgiordania e Gerusalemme Est

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Una colata di cemento attende la Cisgiordania e Gerusalemme Est



IL  governo israe­liano, se ricon­fer­mato dal voto del 17 marzo, conta di costruire in Cisgior­da­nia 48 mila dei 279 mila appar­ta­menti pre­vi­sti dai pro­getti che tiene pronti nei cas­setti. Altre 15 mila unità abi­ta­tive saranno edi­fi­cate nella zona araba (Est) di Geru­sa­lemme, non certo per gli abi­tanti pale­sti­nesi. E’ un immensa colata di cemento in un ter­ri­to­rio occu­pato, in con­ti­nuità con il 2014, l’anno-record in cui il governo israe­liano ha lan­ciato più gare d’appalto, nell’ultimo decen­nio, per espan­dere le colo­nie. Con in tasca que­sto regalo del mini­stro dell’edilizia Uri Ariel, uno dei super­fal­chi del governo, il 3 marzo Benya­min Neta­nyahu pro­nun­cerà il suo con­tra­verso discorso davanti al Con­gresso Usa. Il pre­mier israe­liano a Washing­ton non punta solo con­dan­nare la linea del dia­logo con Teh­ran por­tata avanti da Barack Obama. L’appuntamento di cui si parla da…

Padre Yako: "Il cuore ferito dei cristiani iracheni"

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Fulvio Scaglionefulvioscaglionefulvioscaglione Mons. Nona: "Vogliono far sparire i cristiani"Gli articoli del dossier Padre Yako: "Il cuore ferito dei cristiani iracheni"Emergenza kurdistan
ridiamo il sorriso ai bambini perseguitati dall'Isis
Focsiv, «Azioni semplici che cambiano la loro vita» Qaraqosh, Bartallah... Nomi poco familiari, sui quali però un giorno studieremo una delle grandi tragedie di questo secolo: il tentativo, da parte degli islamisti dell’Isis, di cancellare la presenza cristiana in Iraq.  Sono i nomi dei villaggi  della piana di Niniveh, i centri occupati dalle milizie dopo la presa di Mosul, diventata la “capitale” del califfato. Ma sono anche i luoghi in cui si esercitava la missione di padre Jalal Yako, religioso rogazionista nato proprio in quella zona dell’Iraq, formatosi in Italia (è stato anche vice-parroco a Padova) e nel 2012 tornato con altri confratelli in patria per seguire l’appello a non abbandonare i cristiani d’Oriente…

Gaza, tra i bambini senza casa, ora li uccide anche il freddo", di Fabio Scuto.

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Testata: La Repubblica
Data: 27 febbraio 2015
Pagina: 51
Autore: Fabio Scuto


Omar se ne torna dalla scuola dell'Unrwa di Shejaia con uno zainetto stinto sulle spalle, come tutti i ragazzini del mondo alla fine delle lezioni. Cammina con la testa bassa, deve traversare mezzo di questo quartiere fatto adesso di collinette alte otto-dieci metri, sono le macerie delle case distrutte nella guerra di questa estate. I ragazzini di questa zona, li riconosci subito. Portano le scarpe senza calzini, anche se la temperatura sfiora appena i sei gradi. Dalle rovine di casa sono state strappate coperte e poco altro. Calze niente, perché non sono una priorità. La notte la temperatura è gelida, i neonati sono quelli che spesso pagano il prezzo più alto. Si moltiplicano i casi di polmonite, ma anche di congelamento. »E diventato blu,dice con dura semplicità Munir Khassi, il nonno di un bimbo di 5 mesi morto nel sonno nel gelo notturno della sua casa sventrata a Khan Younis. Dieci anni e …

Riconoscimento Palestina, Moni Ovadia: “Politici vigliacchi, rimpiango Andreotti”

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Riconoscimento Palestina, Moni Ovadia: "Politici vigliacchi, rimpiango Andreotti" - Il Fatto... Moni Ovadia, scrittore e drammaturgo ebreo, da sempre attento alle istanze del popolo palestinese. Oggi l'aula della Camera ha votato sul riconoscimento de ilfattoquotidiano.it

Moni Ovadia, scrittore e drammaturgo ebreo, da sempre attento alle istanze del popolo palestinese. Oggi l’aula della Camera ha votato sul riconoscimento dello Stato di Palestina. La maggioranza ha presentato due mozioni: quella del Pd prevedeva esplicitamente il riconoscimento, quella di Ncd no. Sono state votate entrambe.
“È una vergogna. C’è da vergognarsi, veramente da vergognarsi di essere cittadini di un paese da burletta come questo. Siamo in una situazione normalmente italiana: domani i palestinesi diranno che sono stati riconosciuti, gli israeliani diranno di no e l’Italia farà la solita figuraccia. Non mi stupirei che fosse uno di quegli accordicchi alla nostra maniera, per non scont…

Oxfam: Ricostruire Gaza potrebbe richiedere più di 100 anni se Israele mantiene il blocco

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Palestinesi portano i loro oggetti dopo di loro recupero dalla loro casa distrutta nella città pesantemente bombardata di Beit Hanoun, nella Striscia di Gaza, vicino al confine israeliano, 1 agosto, 2014.Photo by AP Sintesi personale
Gaza ha bisogno di più di 800.000 camion carichi di materiali da costruzione per riparare le infrastrutture danneggiate nella guerra 2014 con Israele , ma meno di un quarto dei materiali necessari sono entrati a Gaza negli ultimi tre mesi.
Cinquanta giorni di conflitto tra Hamas e le forze israeliane hanno ucciso più di 2.100 palestinesi e 73 israeliani e ridotto in macerie  l'  enclave mediterranea di 1,8 milioni di palestinesi.
Israele ha imposto un blocco sulla Striscia di Gaza dopo che il movimento islamico Hamas ha preso ll potere  nelle elezioni nel 2006   ed ora Egitto e Israele mantengono sotto stretto controllo la circolazione delle merci e delle persone dentro e fuori il territorio.
Più lungo è il blocco , più vite saranno a rischio,…

Oxfam: Rebuilding Gaza could take more than 100 years if Israel maintains blockade

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Palestinians carry their belongings after salvaging them from their destroyed house in the heavily bombed town of Beit Hanoun, Gaza Strip, close to the Israeli border, Aug. 1, 2014.Photo by AP  complete, unless an Israeli blockade restricting imports of construction materials into the Gaza Strip is lifted, aid agency Oxfam said on Thursday.
Gaza needs more than 800,000 truckloads of building materials to repair infrastructure damaged in the 2014 war with Israel, yet less than a quarter of one percent of the materials needed have entered Gaza in the last three months, Oxfam said.
Fifty days of conflict between Hamas and Israeli forces in July and August last year killed more than 2,100 Palestinians and 73 Israelis, and left swaths of ruins in the Mediterranean enclave of 1.8 million Palestinians.
Israel imposed a blockade on the Gaza Strip after the Islamist movement Hamas won power there in elections in 2006, and both Egpyt and Israe…

Ex-Mossad chief Meir Dagan to headline anti-Netanyahu rally

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Ex-Mossad leader Meir Dagan.Photo by Moti Milrod

Sponsored by the Million Hands grassroots campaign and other social movements, the rally will take place under the banner "Israel wants change."

Dagan sharply criticized Prime Minister Benjamin Netanyahu in a recent statement, saying that he "senses that the continuation of the Zionist dream is in danger" under Netanyahu's leadership.

"As someone who has served Israel in various security capacities for 45 years, including during the country's most difficult hours, I feel that we are now at a critical point regarding our existence and our security," Dagan said.

"I have no personal issue with the prime minister, his wife, his spending and the way he conducts himself – I'm talking about the country he leads."

Dagan described Netanyahu's policies as "destructive to the future and security of Israel."

"As someone who has raised his children here, and now his …

Palestina, ok del Parlamento a 2 mozioni: ma una sola è per riconoscimento

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Stato di Palestina, ok del Parlamento a due mozioni: ma una sola è per il riconoscimento

Il governo si dichiara favorevole, ma la maggioranza si presenta divisa alla Camera. Nel giorno in cui l’aula di Montecitorio è chiamata a votare sul riconoscimento dello Stato di Palestina, Partito Democratico e Nuovo Centrodestra hanno presentato due documenti diversi: la mozione Ap e Ncd non prevede espressamente il riconoscimento, a differenza di quella del Pd. Ed entrambe sono state approvate da Montecitorio. Una votazione accolta favorevolmente dall’ambasciata israeliana a Roma, soddisfatta della “scelta del Parlamento italiano di non riconoscere lo Stato palestinese e di aver preferito sostenere il negoziato diretto fra Israele e i palestinesi, sulla base del principio dei due Stati, come giusta via per conseguire la pace”.
“Il governo valuta favorevolmente l’impulso parlamentare a promuovere il riconoscimento di uno stato palestinese e a fare tutti gli sforzi per riprendere il negoz…