lunedì 31 dicembre 2007

dal 27 giugno al 28 ottobre: 155 civili uccisi di questi 57 erano bambini

1Un terzo dei Palestinesi uccisi dall' 'IDF nella striscia di Gaza è costituita da minori , secondo il nuovo rapporto preparato dall'associazione per i diritti dell'uomo, che verrà pubblicato mercoledì.
Fra il 27 giugno ed il 28 ottobre, 247 Palestinesi, compresi 155 civili (63 per cento) sono stati uccisi dall'IDF. Fra i civili uccisi, 57 erano minori. Il rapporto inoltre sostiene che dei 996 Palestinesi feriti circa un terzo, 337, sono bambini.
Haaretz
2
L'associazione israeliana per la difesa dei diritti umani B'Tselem ha pubblicato oggi il rapporto relativo al 2007. Il numero di palestinesi uccisi delle forze di difesa israeliane, secondo i loro dati, sarebbe diminuito del 54 per cento, passando dai 657 morti del 2006 ai 373 del 2007, 270 nella sola striscia di Gaza. Sarebbero 131 le vittime innocenti degli scontri e 53 i minori ad aver perso la vita sotto il fuoco dei militari. Il numero dei palestinesi morti nel corso dell'anno in lotte intestine è però in aumento, attestandosi per questo anno a quota 344. Sono sette i civili e sei i militari israeliani morti in attacchi suicidi o bombardamenti palestinesi. Nel rapporto di fine anno è messo in evidenza anche il decremento del tasso di crescita della popolazione ebraica delle colonie: si è passati da un +5,8 per cento nel 2006 ad un +4,5 nel 2007, comunque più alto del 1,5 per cento medio per le zone interne di Israele.

Commento: viene meno la teoria della destra sugli scudi umani usati dai palestinesi: evidentemente ora c'è un maggior controllo, cmq il numero dei civili è sempre alto
allegato

venerdì 28 dicembre 2007

Ilan Pappe : pulizia etnica e ideologia sionista


1Lo storico Ilan Pappe: il processo di pace significa quale altro pezzo di Palestina debba annettersi Israele e quale bantustan dare agli arabi CONTINUA



che Israele sta attuando una politica di genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, mentre continua la pulizia etnica della Cisgiordania. Ho affermato che la politica di genocidio è il risultato di una mancanza di strategia. L’argomento è il seguente: poiché la classe dirigente politica e militare non sa come gestire la Striscia di Gaza, essa ha scelto una reazione automatica consistente nell’uccisione massiccia di cittadini ogni volta che questi osano protestare per forzare [in qualche modo] il loro strangolamento e il loro imprigionamento.
.Continua qui


“I giovani israeliani vengono istruiti a pensare che oggi come nel 1948 combattono un nemico barbaro. Non gli vengono dati gli strumenti per capire per quale motivo un palestinese si fa esplodere, perché l'Olp combatteva Israele o perché Hamas lancia i razzi Qassam". Intervista allo storico israeliano che insegna all'Università di Exeter, in Inghilterra. Ad Haifa, non gli è stato rinnovato il contratto

5Sarah Stricker,ILAN PAPPE SILENZIATO A MONACO Lo storico antisionista prof. Ilan Pappe, uno dei più importanti “nuovi storici”, era stato invitato a parlare lo scorso fine settimana all’Istituto Pedagogico di Monaco. Ma una lettera proveniente dall’”associazione israeliano-tedesca” di Monaco, secondo cui la conferenza di Pappe si sarebbe risolta in uno “show propagandistico anti-israeliano”, ha indotto il comune di Monaco ad annullare l’evento.Il comune alla fine non ha permesso a Pappe l’uso della sala, affermando che la sua decisione era dovuta alla paura di scontri violenti che si sarebbero potuti verificare nella zona. La polizia di Monaco aveva sostenuto che non c’erano pericoli per la sicurezza del pubblico.Il sindaco di Monaco si è rifiutato di commentare la questione nonostante gli appelli dei media tedeschi. I colleghi di Pappe alla fine hanno predisposto una sala non di proprietà delle autorità e la conferenza ha avuto luogo come previsto.“Non vogliamo criticare Israele[2], ma solo avere una discussione informativa e scientifica, ha detto uno dei colleghi.Il prof. Pappe ha scritto una lettera aperta al sindaco, affermando che “negli anni ’30 mio padre, un ebreo tedesco, venne silenziato in modo analogo, e sono rattristato dallo scoprire la stessa censura nel 2009”.Pappe ha osservato nella sua lettera di non aver sperimentato prevaricazioni, o un desiderio così forte di silenziare le sue opinioni, in nessun altro paese europeo. Ha detto che “una manciata di persone” ha cercato di intimorire il sindaco, “persone che si considerano rappresentative del popolo ebreo e dei disastri che tale popolo ha subìto in Europa”.I partiti di sinistra tedeschi, i verdi e l’associazione ATTA si sono schierati in difesa di Pappe e hanno criticato il sindaco per aver ceduto all’associazione ebraica.I verdi hanno parlato della mossa del sindaco come di “un atto di codardia politica”. La branca locale di Die Linke (un partito di sinistra) ha detto che sebbene debba esserci sensibilità verso gli interessi ebraici in Germania, “il tentativo di difendere Israele contro le critiche impedendo che la gente sia informata è impensabile”.Pappe ha espresso a Ynet la sua contrarietà per l’incidente: “la conferenza si è tenuta in Germania in un luogo differente, e non dove avrebbe dovuto inizialmente aver luogo, in una sala del comune. Sono sorpreso dal fatto che è stato il comune a invitarmi e che una lettera inviata da qualcuno, e non ho idea se tra costoro c’erano anche degli israeliani oppure no, abbia indotto una cancellazione dell’ultimo minuto”, ha detto.Secondo il professore, “è molto strano che una conferenza venga impedita dalla paura delle critiche a Israele. La ragione è questa, lo sanno tutti, ma perché cancellarla? Le parole non uccidono ma aprono la mente.“Se volevano, perché non hanno portato qualcuno dell’ambasciata a rappresentare il punto di vista opposto e a contraddire le mie osservazioni? Tutto ciò non mi era successo neppure in Israele, così la cosa è persino curiosa”.http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3804084,00.htmlhttp://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3284752,00.html

6 di Ilan Pappe:Soltanto lasciando alle spalle l’ideologia sionista ci sarà una vera possibilità per la paceCredo che soltanto quando la società israeliana e lo Stato israeliano si lasceranno alle spalle l’attuale ideologia, che disumanizza i palestinesi, e che non prevede nessun posto per i palestinesi in Palestina, soltanto quando questa ideologia razzista sarà scomparsa ci sarà una vera possibilità per la pace e la riconciliazione. Se noi ci limiteremo a condannare Israele per questa o altre politiche non cambierà nulla e nel prossimo futuro assisteremo ad un nuovo ciclo di violenze.Soltanto lasciando alle spalle l’ideologia sionista ci sarà una vera possibilità per la pace, di Ilan Pappe/Mila Pernice* [2 - 02 - 2009]


mercoledì 26 dicembre 2007

Tom Segev: Kafr Qasem ,la tragedia palestinese e la responsabilità storica di Israele


SINTESI(punti essenziali)
Il 29 ottobre 1956, dopo le 5 P.M., parecchi residenti di Kafr Qasem stavano tornando a casa dal lavoro, ignari che fosse stato decretato il coprifuoco per l'inizio della guerra del Sinai . I soldati li fecero allineare e cominciarono a sparare : 47 (compresi donne e bambini) arabi israeliani furono uccisi.Un piano ,in realtà, "di emergenza "per espellere gli arabi in Giordania. La risonanza in Israele di questa tragedia determinò la consapevolezza che fosse lecito rifiutare disobbedire agli ordini di un superiore ,se questo presupponeva l'uccisione di civili ,Tuttavia l'IDF non sta facendo abbastanza per consolidare nei militari l'obbligo di rifiutare ordini illegali : migliaia di palestinesi innocenti sono stati uccisi a Gaza e in Cisgiordania ,così come alcuni dimostranti arabi , cittadini di Israele che, ancora oggi non godono gli stessi diritti dei cittadini ebrei, anzi Israele insiste nella formula "stato ebraico e democratico"Tuttavia le scuse di Peres lasciano sperare in un primo passo verso la riconciliazione tra ebrei e Palestinesi .La maggior parte degli Israeliani disconosce la responsabilità storica di Israele nell'aver originato sia la tragedia palestinese sia il problemi dei rifugiati. Questa rimozione è molto nociva, ostacola la "correzione" delle ingiustizie ,ma: chiedere perdono, non danneggia

HAARETZ:

 Quote Of The Day For 29 October: Safsaf And Kafr Qasim

martedì 25 dicembre 2007

G: Levy: la calma della Cisgiordania non durerà a lungo se persisterà la disumanità dell'occupazione

Haaretz
Non lasciatevi ingannare dalla quiete: è immaginaria. Mentre tutti gli sguardi sono rivolti a Gaza, si è creata l'impressione, con l'ausilio dei media che chiudono un occhio, che la Cisgiordania sia tranquilla. Visto che qui comandano i “bravi ragazzi”, quelli con cui siamo andati ad Annapolis, quelli che riceveranno il denaro dai Paesi donatori, e la vita è splendida, così sembra.Bene, non è il caso. Anche in Cisgiordania la vita dei Palestinesi è intollerabile, anche lì viene versato il sangue. Per l’esercito israeliano si tratta delle solite faccende, con un dito sul grilletto spaventosamente veloce. Lo spirito di Annapolis e le elevate parole del primo ministro qui non persuadono. Continua qui

domenica 23 dicembre 2007

Natale a Gaza tra timori e sanzioni, sperando di poter recarsi a Betlemme

La Comunità cristiana di Gaza , costituita da 3000 persone, sta mantenendo un profilo basso durante il Natale Centinaia di Cristiani sperano di potersi recare a Betlemme per festeggiare il Natale I rapporti tra musulmani e cristiani sono stati generalmente cordiali e si sono incrinati in seguito all'uccisione di Rami Ayyad, membro della chiesa Battista, Hamas ha provato a calmare i cristiani promettendo di punire i colpevoli ,e tentando di convincerli che il crimine non è scaturito da motivazioni religiose.
I capi della Comunità dicono che un numero senza precedente di famiglie cristiane sta andandosene da Gaza -per le tensioni religiose eper le dure resrizioni imposte da Israele
Manuel Musallem, membro della chiesa cattolica di Gaza, sa di sette famiglie che hanno venduto le loro proprietà mentre altri 15 sono in procinto di fare lo stesso e ha incolpato di ciò sia le sanzioni israeliane sia la violenza eccessiva che rende invivibile Gaza. Israele concederà a 400 Cristiani di recarsi a Betlemme e ,privatamente, alcuni di loro hanno prospettato l'ipotesi di restare in Cigiordania pur sapendo che sarebbero considerati residenti illegali . L'atmosfera di paura viene bene espressa da questo episodio
Nazek Surri, un cattolico, è uscito dopo la Messa con il copricapo musulmano per evitare "incidenti"

sabato 22 dicembre 2007

Le donne di Khan Younis::Nella città più conservatrice della Striscia, una donna importa Libero Pensiero


Scendendo verso il sud della Striscia di Gaza, prima di Rafah, vicino al confine egiziano, c'è Khan Younis. È la seconda città della Striscia e probabilmente la più conservatrice.Al di fuori di questa normalità, c’è sicuramente Majda, 38 anni, master a Londra in antropologia, che in un territorio chiuso e tradizionalista come questo si è inventata l’associazione “Libero pensiero”, per aiutare le donne a prendere consapevolezza dei loro diritti.CONTINUA qui

G: Levy: la tragica storia di Salah ,ucciso per errore dall'IDF

SINTESI(punti per me essenziali)
Questa è una storia tragica che simboleggia l'arroganza israeliana verso i Palestinesi.E' una storia che non sarebbe dovuta accadere . E' la storia di Mohammed Salah .Aveva deciso di diventare poliziotto dell'Anp, non poteva più continuare a lavorare nella costruzione di Ma'aleh Adumim a causa del mal di schiena
Nulla più giustificare il comportamento brutale di una dozzina di soldati israeliani, dal volto coperto . I militari guidavano un furgone commerciale per le vie di Betlemme , come se fosse loro la città.A un certo punto si sono fermati ,hanno sparato e ucciso un poliziotto innocente, che non metteva in pericolo la loro vita, voleva solo controllare se trasportavano merce rubata o illegale.Hanno continuato a sparare anche quando è caduto per terra.
"abbiamo pensato che fosse un automobile palestinese-racconta Anati, il comandante del reparto di Betlemme i cui uomini avevano cercato di fermare il veicolo.
La versione dell'IDF "ha aperto il fuoco contro di noi" è stata smentita da numerosi testimonianze(,riportate con nome e cognome da G. Levy ).Il comandante Anati e i suoi 200 uomini controllano sia il contrabbando delle merci sia la scadenza dei prodotti commenstibili . Israele vende la propria immondizia ai commercianti palestinesi : pollame ammalato, carne marcia ,caramelle e cioccolata scaduta I soldati israeliani spesso umiliano i poliziotti davanti alla gente, costringendoli a togliersi la divisa e il berretto . Se arrestano commercianti israeliani, colpevoli di vendere merce avariata, sono costretti a liberarli subito ORA i poliziotti, dopo quanto è avvenuto, hanno paura a fermare automobili sospette. Il comandante della divisione di Samaria e di Judea, il brigadier il General Noam Tivon e il brigadier il General Yoav Mordechai, si sono messi in contatto con i loro colleghe palestinesi sia per evitare il ripetersi di simili "incidenti" sia per creare una commissione mista di indagine
Noi arriviamo nel villaggio di Dar Salah, insieme a Suha Zeyd ed a Karim Jubran, ricercatori di B'Tsem e ci rechiamo nella casa del poliziotto ucciso. Ci sono gli uomini del villaggio, la vedova con i suoi quattro bambini, mancano i genitori, in pellegrinaggio alla Mecca , nessuno ha avuto il coraggio di avvertirli. Un amico di infanzia ci chiede: " Che cosa fareste voi ,se uno entrasse a Betlemme e uccidesse senza motivo"
La sua domanda rimane senza risposta fra le tazze di caffè amaro e i datteri.
ARTICOLO

domenica 16 dicembre 2007

Gaza feriti tre attivisti di Hamas ,razzi su Sderot

Nulla da aggiungere a quanto detto più volte
PS: una "trappola" che non si fermerà con il sangue degli innocenti
EDITORIALE DI HAAREZ

The rain of Qassam rockets on Sderot and other communities in the western Negev has developed into a dangerous routine. This is not just because of the harm to people and property, but because of the growing feeling that Israel sees this strip of land's fate as sealed. To repel this feeling, and especially the accusation that the state is doing nothing to defend its citizens, the Israel Defense Forces and government are disseminating a counterthreat. For weeks, they have been saying that a major assault on Gaza is nearing - a huge blow that will end the Qassam plague once and for all. This Israeli threat is also supposed to serve as a forceful response to those who demand Sderot be fortified. It argues that the IDF is not a defensive army, but an offensive one, as Finance Minister Roni Bar-On said in an interview with Channel 1 television. The "broad, deep operation" has also worked its magic on the media, which has never ceased guessing when it will come. It is thereby pushing the IDF and government to prove their military mettle. So in a short time, the public has become convinced that a major military operation is indeed the appropriate solution. There is no dispute that a country is obligated to protect its citizens, and sometimes it is even justified to go to war to do so. The condition is that there is no other solution, no alternative to a military conflict. Does Gaza meet this criterion? Qassam rockets were fired at Israel even when it controlled Gaza completely. The smuggling of arms and explosives took place under its nose even when IDF patrols controlled the Philadelphi route on the Gaza-Egypt border. The claim that the Qassam attacks began only after the withdrawal from Gaza has no basis. Nor has Israel refrained from using its military might to try to stop attacks. A temporary reoccupation of northern Gaza, targeted killings, aerial bombings, penetrations into Gaza, total closures, sealing the border crossings - all these are part of a military repertoire aimed at thwarting attacks on Israeli soil. In other words, the claim that the IDF has been sitting on its hands is also false. The military option is not a plan that has been gathering dust on the shelf; it has been extensively employed - and has failed. A wider war does not promise anything better. Therefore, it would be better to reexamine the alternative. Hamas understands that Qassam rockets cannot destroy the State of Israel, but they can certainly block diplomatic progress - because stopping the fire is Israel's first and most important demand of the Palestinian Authority, and without this, there will be no negotiations. What is needed is a courageous Palestinian stance to spur renewed cooperation between Fatah and Hamas, and the formation of a new Palestinian national unity government. Such a joint leadership would be able to propose a real cease-fire and institute civilian cooperation. Israel should not fear such a development - especially when the military option appears dubious.

sabato 15 dicembre 2007

La notte della vendetta dei settler: assalto a un villaggio palestinese


articolo
Sintesi (solo punti per me essenziali)
I pannelli di marmo frantumati della fabbrica di Hashalom ,testimoniano gli eventi della notte e la vendetta dei coloni . Piange Naama Masalha, ha dovuto nascondere i suoi bambini in giovane età ,nella stanza da bagno mentre i settlers stavano fracassando i vetri delle finestre con la collaborazione, secondo alcune testimonianze, dei soldatiNel piccolo villaggio di Al Funduq ,sulla strada di Qalqilyah-Nablus dove i settlers vivono tranquillamente ,ora stanno valutando i danni.
Omar Jaber, elenca : danneggiament oalla fabbrica - NIS 111.000; alle automobili - NIS 76.000; alle sedi - NIS 6.000; ai negozi - NIS 10.000 E' convinto che nessuno risarcirà i residenti . Forte è il timore, la furia e la frustrazione . Funduq ha pagato il prezzo dell'uccisione del settler Ido Zoldan, abitante aShavei Shomro. Due giorni dopo è stato segnalato dall'IDF che i responsabili dell'omicidio erano tre palestinesi di Kadum . I settler sono andati anche là.Un gruppo di giovani israeliani ha occupato una casa palestinese abbandonata e ora getta sassi alle automobili arabe che passano lì vicino .I terrificanti buldozer spianano la strada per creare un nuovo posto di blocco ,isolando la strada non l'avamposto Questa è la giustizia israeliana
Circa 500 persone vivono in Al Funduq. È un villaggio che non ha creato alcun problema agli israeliani Cinque giorni dopo che Zoldan è stato ucciso, il villaggio è stato sottoposto a coprifuoco totale. I settlers devono essere tranquillizzati
Zakariyah Asade, coordinatore dell'organizzazione "rabbini per i diritti dell'uomo, afferma che i soldati hanno illuminato la zona con le loro torce per "facilitare"il lavoro dei settler. E' l'IDF che dà loro tanto potere. Racconta un palestinese:"Non so chi abbia ucciso il colone, ma la punizione collettiva dell'intero villaggio non è giusta . Ogni giorno si parla del processo di pace ,ma quando la mia casa viene demolita, il mio trattore e la mia automobile danneggiati che cosa dovrei fare ? "
Il proprietario dei trattori, Shari, avverte:"quando i bambini cresceranno e diventeranno adulti, come reagiranno ?"
Nella sua drogheria Sakr Bar valuta danni causati dal coprifuoco :NIS 3.000. Ha un taccuino sul quale elenca tutti i debiti contratti dai settlers . Pagano una volta ogni mese o due, ma il debito, dall'inizio della seconda intifada, è di NIS 34.000 . I suoi clienti vengono dagli stabilimenti di Kedumim, Shavei Shomron, Elon Moreh, Ariel, Emanuel, Karnei Shomron ed Einav.
Naama Masalha, vestita di nero è estremamente depressa: urla ogni volta che ricorda quella notte di incubo. Quando i settlers sono arrivati , suo marito, Akram, era ancora al lavoro, stava caricando le casse di verdura da inviare in Israele. Mentre rientrava a casa ,ha visto la strada bloccata dai settler,dai militari e dalla polizia. Qui gli è giunta la notizia che i settler stavano attaccando, con bastoni e pali di ferro, la sua abitazione ,dove la giovane moglie e i figli erano bloccati all'interno. Li ha salvati il fratello . Egli ha attivato, inoltre, il dispositivo di registrazione del cellulare per testimoniare quanto accaduto.Grida una donna in ebraico : "Cancelliamo questa casa, Soffrirete, cancelleremo questo villaggio,uscite. " Si sentono colpi di spranga e di bastoni contro le finestre , rumori indistinti .A un certo punto la donna avverte di fare attenzione ai militari Solo a questo punto si ode l'ingiunzione, rivolta dai soldati ai settler ,di andarsene . Intanto si continua a costruire un altro blocco stradale in difesa dei coloni
Tutti gli articoli di G.Levy (sintesi)
Allegato

sabato 8 dicembre 2007

Franco Apicella,Le diverse interpretazioni del National Intelligence Estimate




Secondo la più recente valutazione del National intelligence council (organismo che si avvale del contributo di tutte le agenzie di intelligence Usa) l’Iran avrebbe interrotto i suoi programmi di sviluppo di armi nucleari nel 2003. Il documento è la ormai nota National intelligence estimate (Nie) pubblicata il 3 dicembre, proprio mentre in Russia si annunciava il trionfo del partito del presidente Putin alle elezioni parlamentari. I contenuti della Nie sembrano contraddire le posizioni sostenute dal presidente Bush che solo qualche settimana fa, il 17 ottobre, parlando del programma nucleare iraniano agitava lo spettro della terza guerra mondiale.

Il documento si presta a essere letto in tanti modi. Bush per esempio sostiene che l’Iran continua a rappresenta un pericolo e che occorre mantenere la pressione della comunità internazionale per evitare che acquisisca l’arma nucleare. Nella conferenza stampa tenuta all’indomani della pubblicazione della Nie un giornalista ha chiesto al presidente se il 17 ottobre nessuno dei suoi collaboratori gli avesse anticipato i contenuti del documento per evitargli di fare una dichiarazione così drastica. Bush si è tratto d’impaccio con una risposta tecnica, dicendo che la verifica dei dati acquisiti è continuata fino a una settimana prima della pubblicazione.

Più che l’accuratezza dei dati, contano le reazioni che ci sono state alla pubblicazione del documento. Il trionfalismo di Ahmadinejad, che ora può proclamare di essere dalla parte della ragione, era scontato; una certa prudenza si nota invece nella dichiarazione ufficiale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) secondo cui la Nie “dovrebbe indurre l’Iran a lavorare attivamente con l’Aiea per chiarire specifici aspetti del suo programma nucleare passato e presente”. La Russia, attraverso il suo ministro degli Esteri, ha sottolineato che bisognerà tenere conto di questo documento qualora si dovessero discutere all’Onu nuove sanzioni contro l’Iran.

La pressione sull’Iran sembra dunque essersi alleggerita ma rimane la cautela della comunità internazionale per un programma nucleare dichiarato pacifico e perseguito da un Paese che al momento non è certo in carenza di energia. Si può obiettare che altri Paesi della regione hanno già dichiarato di volere sviluppare programmi nucleari, ma non li hanno associati a intenzioni provocatorie nei confronti di Israele e dell’occidente. Disinnescare l’atomica iraniana alla fine fa comodo a tutti, visto che Ahmadinejad non sembra preoccuparsi di alcuna minaccia e che l’Iran non è poi così isolato nel panorama internazionale come Bush vorrebbe.

La Nie è il prodotto di un nuovo corso della amministrazione Bush, quello dell’era Gates, segretario alla Difesa che sembra dare più ascolto ai vertici militari. Esasperare il confronto con l’Iran avrebbe significato essere pronti a una opzione militare credibile, che obiettivamente non è al momento nelle disponibilità neppure della macchina bellica Usa. E’ pur vero che Bush anche dopo la pubblicazione del rapporto continua a dire che tutte le opzioni sono sul tavolo e quindi implicitamente anche quella militare. Ci vuole poco tuttavia a immaginare che si tratta di dichiarazioni di facciata, volte tra l’altro a rassicurare il governo israeliano indispettito dai contenuti della Nie.

Le forze armate Usa sono saturate dagli impegni in Afghanistan e in Iraq. In Afghanistan la Nato fa quello che può con i contributi dei vari Paesi, ormai stabilizzati sugli attuali livelli. Gli Usa e i pochi alleati più combattivi (per alcuni di questi potrebbero esserci dubbi sulla conferma dell’impegno) devono continuare nel contrasto armato ai Talebani se non si vuole che le condizioni del Paese regrediscano ulteriormente. In Iraq la strategia del generale Petreus dà buoni frutti ma esige perseveranza per tempi anche lunghi. Un’altra operazione militare su ampia scala sarebbe solo un’avventura; questo i vertici militari lo sanno bene e per una volta forse il presidente, comandante in capo, ha deciso di ascoltarli.

Poi ci sono le possibili valutazioni di politica interna, valutabili con il metro del “cui prodest?”. A meno di un anno dalla fine del suo mandato Bush non ha alcun interesse a creare una nuova situazione conflittuale che gli verrebbe rinfacciata per sempre e finirebbe per rovinare la sua immagine già incrinata. E’ molto più proficuo presentare i risultati di una politica ragionevole che faciliti al suo successore un possibile riavvicinamento a Teheran; alla fine potrebbe anche arrogarsene il merito. A questo servirebbe la Nie. Certo non si può pretendere che Bush ne dia oggi una interpretazione ottimistica; bisogna concedergli la possibilità di salvare la faccia dichiarandosi pronto a ogni opzione. Il resto dovrà farlo il suo successore.



venerdì 7 dicembre 2007

G. Levy: rifugiati del 1948 ora di nuovo espulsi


SINTESI
Le vecchie rovine possono ancora essere viste fra i cactus nei campi del kibbutz Beit Guvrin. Le nuove rovine si ergono vicino all'enorme posto di controllo vicino all'incrocio di Tarqumiya.
Al-Halim Natah di Abd era un bambino quando la sua famiglia fu costretta ad abbandonare il villaggio di Beit Jubrin, ed oggi è un uomo anziano che ,ancora una volta, deve lasciare la sua casa con i suoi bambini e le sue pecore a causa del posto di blocco in costruzione Ora vive in un rifugio provvisorio ,esposto al freddo ,al vento senza elettricità e senza corrente in attesa di una nuova abitazione. Non è solo. Con lui vivono 150 uomini ,donne ,anziani,bambine , provenienti dal villaggio di Qasa evacuato da Israele . Nessuno si è preoccupato di dare a loro un alloggio alternativo, nessuno si è interessato al loro destino, nessuno si è preso cura delle loro pecore, le uniche proprietà che virtualmente possiedono .
"che cosa uscirà da Annapolis?" chiede Jamal Temaini, sindaco della città di Idna. La maggior parte degli evacuati si sono diretti verso questa città, ad ovest di Hebron.I bambini frequentano la scuola grazie all'autobus regalato dall'Unicef
Questa è la storia di Al-Halim Natah di Abd, di 63 anni, Nel 1948 era un ragazzo piccolo. I primi cinque anni ,dopo la prima espulsione ,ha vissuto in un piccolo villaggio ,non lontano da Qasa . .Nell'aprile del 2006, un uomo chiamato Hamudi, è venuto a Qasa dicendo ai residenti che dovevano andarsene. Inutilmente i Palestinesi hanno chiesto chiarimenti sulla loro sorte, nessuno ha risposto,nessuno li ha aiutati. Alcune settimane fa i funzionari del CA sono tornati,ingiungendo loro di evacuare la zona entro tre giorni, al quarto giorno sono arrivate le squadre di demolizione danneggiando ogni cosa. I sacchi, contenenti il mangime per le pecore,sono stati strappati ,calpestati distrutti. Gli abitanti sono stati costretti a dormire all'aperto, in mezzo alle rovine , il giorno seguente si sono diretti a piedi verso est con i loro materassi ,con i loro contenitori di acqua, con i loro sacchi e il loro gregge di pecore
Che cosa farete? Chiedo Natah. La sua risposta è una domanda: "che cosa possiamo fare ?"
ARTICOLO

giovedì 6 dicembre 2007

Sale a 16 il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza. L'IDF sta usando armi non convenzionali.(fonti palestinesi)

1Sale a 16 il drammatico bilancio delle vittime palestinesi dei bombardamenti israeliani effettuati da sabato scorso a oggi.CONTINUA qui)(informazione palestinese)
2
Le forze israeliane uccidono un giovane palestinese di Jabaliya.
3
Le 'Gorgoni' israeliane aggrediscono contadini palestinesi.
4
Occupazione israeliana, torture contro i minorenni palestinesi.
5
Border police accidentally kill Palestinian policeman
6
Assedio di Gaza, sale a 29 il numero delle vittime.
GAZA - Tre palestinesi sono stati uccisi e altri cinque sono rimasti feriti ad opera di soldati israeliani questa mattina nel nord della striscia di Gaza, vicino alla città di Beit Lahiya. Continua qui
Gaza, 3 dic. (Adnkronos/dpa) - Soldati israeliani hanno ucciso quattro militanti di Hamas in due diverse sparatorie alle prime ore di stamane nel nord della Striscia di Gaza, presso il confine con Israele. Un primo militante e' morto nell'area di Shajiya, mentre gli altri tre sono stati uccisi in una sparatoria presso Beit Lahia.

mercoledì 5 dicembre 2007

L'occupazione sta determinando l'inquinamento ambientale

Sintesi
Due membri del consiglio stanno davanti al deposito dell'immondizia di Beit Liqia . Qui la gente brucia l'immondizia ,producendo dense e puzzolenti nuvole nere . Intorno ci sono boschetti di olive che nessuno raccoglie più È impossible accusare i membri del consiglio - Hassan Mfarja di Beit Liqia e Naji Jamhur di Beit Anan - di non conoscere che cosa accade alle falde acquifere, avendo partecipato a corsi di formazione sull'eliminazione dei rifiuti.Il loro sogno è quello di creare un deposito lontano dalle case per proteggere, così ,l'ambiente Ma la gestione civile ha pavimentato il sentiero e ha confiscato il camion,in quanto zona C(sotto il controllo israeliano ) e i villaggi,che Israele spera di inglobare, sono inclusi in questo settore (comeil 60%della Cisgiordania) L'ipotesi di giudaizzazione è a rischio ,vista l'espansione palestinese nel territorio. Per questo Israele non permette ai Palestinesi nè di costruire sulla propria terra ,facendo assomigliare i villaggi ad un accampamento di rifugiati,nè di collegare i villaggi con una rete idrica Per 4 anni i Palestinesi hanno condotto sfibranti trattative con l'IDF per poter avere un un efficiente deposito,finanziato dalla Germania, e poter smaltire ,così,i rifiuti nel distretto di Ramallah,Alla fine le autorità hanno acconsentito che venisse costruito nella zona C,ma non nella zona B(controllo amministrativo palestinese e controllo militare israeliano)Tutto questo avverrà non prima del 20010-2011
E che cosa accadrà fino ad allora? Nel distretto di Ramallah, una superficie di 960 chilometri quadrati, prima del 2000, ci erano 45 depositi . Il numero si è raddoppiato a causa della molteplicità dei blocchi stradali e delle barriere con conseguente "suicidio" finanziario per i Palestinesi I comuni non hanno reddito
sia a causa della proibizione di costruire nella zona C sia per l'impoverimento generale derivanti dalle restrizioni.Per il governo israeliano l'occupazione conta molto di più della qualità dell'ambiente
Articolo

lunedì 3 dicembre 2007

Moni Ovadia : venite a Ramallah a vedere Ramzi




Guido Barbieri, Oscar Pizzo ed io il 4 settembre siamo partiti con destinazione Ramallah per avviare il progetto di un'opera di teatro musicale ispirata ad una storia palestinese. L'atterraggio all'aeroporto David Ben Gurion di Tel aviv per me è stato uno shock. L'ultima volta che ero stato in Israele era il 2000, l'aerostazione appariva come quelle nostre di una media città del sud nei primi anni sessanta, a distanza di soli sei anni come se il tempo fosse imploso mi sono trovato di colpo nell'ipermodernità di un aeroporto da capitale orientale. Allora l'emozione che provavo era quella della familiarità, Israele era governata da Barak e Arafat era ancora vivo. Molti si crogiolavano nella falsa promessa di una pace a buon mercato. Questa volta guardo l'edificio con ammirazione architettonica ma con un senso di indifferenza, al momento di ripartire per l'Italia andrà meglio. Il viaggio in macchina verso Ramallah per noi scorre senza soste forzate al check point, siamo fortunati. All'arrivo a Ramallah, appena il tempo di appoggiare i bagagli e ci rechiamo al nostro primo incontro con la gente di Al Kamandjati. Al Kamandjati è una scuola di musica per bambini. Non è una di quelle scuole o conservatori privati per ricchi o privilegiati, ma per i bambini normali che in Palestina significa poveri. Il suo fondatore è Ramzi, un violista di grande talento che suona nelle grandi orchestre dell'Occidente. La storia di Ramzi è il fil rouge del nostro progetto e per sommi capi questa è la sua storia:

Ramzi vede morire, ucciso dall'esercito israeliano il suo compagno di giochi, sconvolto, per istinto afferra una pietra e la scaglia contro un tank di Tsahal. Un fotografo presente riprende il gesto, quella foto farà il giro del mondo, sarà il simbolo della prima Intifada, la rivolta delle pietre contro i carrarmati, le mitragliatrici e gli elicotteri. Ramzi bambino non saprà mai di essere un'icona, lo scoprirà da adulto. La sorte e il talento tracceranno per lui un altro cammino grazie ad uno zio violinista e ad un'insegnante di violino francese che ne coglierà l'estro musicale, gli darà la possibilità di studiare in Francia e farà di lui un musicista di prim'ordine. Ma Ramzi non può dimenticare la sua gente e così nasce Al Kamandjati. I maestri di musica di Al Kamandjati portano l'insegnamento anche nei campi profughi e il giorno seguente al nostro arrivo li seguiamo a Qalandiya, un campo a ridosso di Ramallah. La nostra guida è Nicola Perugini un giovane antropologo italiano che collabora con la scuola e parla bene l'arabo, prima di entrare nel campo andiamo a guardare il muro che è a poche decine di metri da lì. Questo è il mio commento: chiunque voglia parlare della questione israelo-palestinese venga qui a dare un'occhiata, e questo è anche quello che ho da dire del campo profughi. Per raccontare la storia di Ramzi nella trama di altre storie palestinesi ci affidiamo allo sguardo di una testimone, Amira Hass, del resto i suoi scritti pubblicati in Italia da Internazionale, uno dei più importanti osservatori di stampa del nostro paese, sono all'origine del progetto ideato da Guido Barbieri e Oscar Pizzo. Amira Hass è una scrittrice e giornalista di altissima caratura ed è un essere umano di grande statura morale. È nata in Israele da genitori sopravvissuti alla Shoà. Da oltre dieci anni vive nei territori occupati, prima a Gaza oggi a Ramallah. La sua visione è adamantina, mai ideologica, racconta il dramma palestinese attraverso storie e fatti. Amira non fa sconti a nessuno, non è diplomatica perché non ha bisogno di esserlo in quanto parla di ciò che vede e vive: «il muro è osceno e perverso e l'occupazione e la colonizzazione espropriano i palestinesi della loro identità, delle tradizioni, delle topografie esistenziali, del futuro». Per la nostra ultima sera Amira ci regala un «occupation tour» condito di spunti umoristici e sarcastici e ci mostra il delirio del tracciato del muro che spunta da ogni parte per rendere la vita dei palestinesi un incubo insieme alle mille vessazioni come il contingentamento indiretto dell'acqua che arriva attraverso condutture di 1/3 del diametro di quelle che la portano alle colonie insediate a pochi metri di distanza. Il nostro ultimo incontro è all'aeroporto Ben Gurion con Mohammed Bakri e con suo figlio. Mohammed è il più celebre attore palestinese ed è cittadino israeliano per questo può stare lì. L'intensità dell'incontro con loro ha bisogno di altro tempo per essere tradotto in parole, il progetto a cui abbiamo dato avvio parlerà per noi.

Moni Ovadia – L'UNITA' – 09/09/2006


domenica 2 dicembre 2007

G:Levy: con un ministro come Yishai ci allontaniamo dalla pace

SINTESI
Il Ministro Eli Yishai in un intervista ha detto : "niente emergerà da Annapolis." diventando il punto di riferimento della destra al governo insieme a Avigdor Lieberman, fondatore di un partito razzista.Il partito di Yishai era stato fondato da un moderato ShasAryeh Deri.Ora Yishai sta guidando un numero sempre maggiore di persone al razzismo, al nazionalismo estremo, all'odio verso gli arabi.I suoi punti di vista sono quindi disastrosi ,recentemente ha parlato di un "farmaco "per l'omosesualità,dichiarandosi contrario alle unioni civili e concordando pienamente con il suo mentore spirituale : il rabbino Ovadia Yosef. Preferisce l'opzione militare al negoziato suggerendo ,nella seconda guerra libanese, di cancellare i villaggi libanesi e opponendosi all'evacuazione dei settler ad Hebron .Ultimamente ha proposto di liberare i prigionieri ebrei che hanno "anima araba sulle loro mani." Nella sua cecità non si accorge che solo la pace potrà essere d'aiuto ai segmenti più deboli della popolazione ,ma questo a lui non interessa, è solo un vigliacco populista ,sa che è molto più facile incitare il debole contro gli arabi e spingerlo ad opporsi ad ogni processo di pace Se Olmert crede a quanto ha detto ad Annapolis ,non deve attendere che Yishai e Lieberman -attuino la minaccia di abbandonare il governo Ora è il momento di allontanarli ,tanto più che Israele ha chiesto ad Abu Mazen di non formare il governo di unità nazionale con Hamas . Con ministri come Eli Yishai, non stiamo andando verso la pace.

ARTICOLO

EILAND alla radio militare israeliana: riconoscere Hamas



M.O.: CAPO STATO MAGGIORE ISRAELE, UTILI CONTATTI HAMAS Il Capo di stato maggiore israeliano ha sollecitato di recente la necessita' di ristabilire i contatti con il movimento islamista Hamas, interrotti da quando questo prese il potere con un golpe. Nuovi contatti, avrebbe confidato Gabi Askhenazi in un vertice con il governo, sono indispensabili per lo Stati ebraico affinche' "si arrivi al rilascio" di Gilad Shalit, il caporale israeliano rapito nel giugno del 2006, e "si fermi il lancio di razzi" sul territorio israeliano. Torino la Repubblica.it | M.O.: CAPO STATO MAGGIORE ISRAELE, UTILI ...