
mercoledì 29 ottobre 2008
Il Rabbinato militare

martedì 28 ottobre 2008
B. Michael racconta la storia del malato di Gaza in attesa del permesso di raggiungere un ospedale israeliano
Ho raccontato, più di una volta, la storia di malati la cui richiesta di lasciare i territori palestinesi per ricevere un trattamento medico salvavita era stata rifiutata dallo Shin Bet. Malgrado la gravità della malattia, e benché fossero assolutamente indifesi, erano stati definiti “rischi per la sicurezza”: le richieste erano state respinte.
Tuttavia, alla fine dei conti, alcuni riescono in conclusione ad avere approvata la richiesta. Ecco una di queste storie.
L'anno scorso, a Muhammad Abu-Amro, di 58 anni, era stato trovato un cancro all'intestino; la detestabile malattia si era diffusa ad altre parti del corpo. Gli ospedali di Gaza non sono in grado di trattare casi così gravi di cancro: mancano degli apparecchi e della specializzazione necessaria. Muhammad, di conseguenza, era stato indirizzato urgentemente dai medici all'ospedale Ichilov di Tel Aviv, che ha le attrezzature, le capacità e le conoscenze necessarie. Questo nel marzo 2008.
Muhammad aveva presentato, come d'uso e come necessario, una richiesta alle autorità competenti per poter arrivare a Tel Aviv e ricevere il trattamento in grado, forse, di salvargli la vita – certamente, di prolungarla e renderla migliore.
La richiesta è stata rifiutata. Per motivi di sicurezza, naturalmente. Lo Shin Bet ha deciso che Muhammad, l'uomo e il cancro, costituivano un rischio per la sicurezza dello Stato di Israele. La famiglia ha ripresentato assai di frequente la richiesta – che, con la medesima frequenza, è stata respinta.
Intanto, il tempo ed il cancro hanno compiuto il loro lavoro. Tuttavia, benché la malattia peggiorasse, pare che non si riducesse il “rischio securitario” inerente a Muhammad. La richiesta continuava ad essere respinta. Dei parlamentari hanno compiuto seri tentativi, fonti internazionali hanno esercitato pressione, il gruppo dei Medici per i Diritti Umani ha supplicato... ma nulla è servito.
E così, sono passati sette mesi. Il cancro ha continuato a corrodere Mohammed, le cui condizioni continuavano a peggiorare. Tuttavia, lo Shin Bet insisteva: non gli permetteremo di entrare. L'uomo appena capace di stare in piedi era ancora un “rischio per la sicurezza”.
Sembrava che tutte le speranze fossero perdute, ma poi è arrivato il grande giorno: il 13 ottobre 2008. Rappresentanti dell'esercito hanno annunciato, tramite il gruppo dei Medici per i Diritti Umani, che la richiesta di Muhammad era stata approvata. Ha il permesso di uscire dalla prigione di Gaza, di arrivare all'ospedale Ichilov, e di ricevere il trattamento necessario. Chi ci avrebbe mai creduto? Sette mesi di pressione e di attesa hanno finalmente dato frutto, e grandi sono stati i festeggiamenti.
Solo un piccolo dettaglio li ha smorzati: otto giorni prima, il 5 ottobre 2008, Muhammad Abu-Amro era passato a miglior vita. Spirato. Morto.
Ed ecco che l'efficienza burocratica dà il meglio di sé: è appena passata una settimana da quando Muhammad Abu-Amro ha smesso di costituire un “rischio per la sicurezza”, ed ha già ricevuto il permesso dello Shin Bet di vedere un medico. Non è entusiasmante?
Questa è anche una lezione importante per tutti i malati della Striscia di Gaza, che cercano di lasciarla per ottenere un trattamento medico: volete che le richieste siano considerate in modo rapido ed efficiente? Siate per cortesia così gentili da morire in fretta. Questo renderà veramente più semplice approvarle.
Testo inglese: http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-3612822,00.html
Traduzione di Paola Canarutto
La burocrazia israeliana dà il meglio di sé 2 lo Shin Bet sta rifiutando a un un uomo di 21-, ammalato gravemente di cancro , di farsi curare in Israele,nonostante il parere favorevole dell'Esecito. . A Mahmoud Abu Taha è stato diagnosticato un cancro nel mese di agosto del 2007. Il trattamento ricevuto a Gaza non ha dato esito positivo e ha perso un terzo del suo peso corporeo. In più, non sta assumendo tutte le vitamine di cui ha bisogno a causa della scarsità di farmaci negli ospedali di Gaza. Ricevuta l'autorizzazione dell'IDF il padre con il figlio ammalato ha guidato un ambulanza fino a Erez. Qui hanno atteso per due ore ,poi è stato comunicato loro il divieto di accedere in Israele . Non solo ma il padre è stato arrestato per sospetta partecipazione ad attività di terrorismo. La versione ufficiale è questa : "Abu Taha è arrivato all'incrocio di Erez proprio nel momento che si temeva un attacco da parte dei terroristi"Haaretz aggiornamento: è morto 3 Shin Bet "se vuoi un dottore, dicci chi sono i terroristi : lo afferma un rapporto che sarà pubblicato oggi |
Gideon Levy: : Notte di preghiera
Ali Jabarin è solo più un'ombra di quel che era. Dal fermo e dal pestaggio non lavora, dorme poco, soffre spesso di mal di testa, capogiri ed incubi, ed i timpani a pezzi non gli lasciano tregua. Tutto questo per i pugni degli agenti della Polizia di Frontiera, che l'hanno fermatato mentre si recava alla funzione di preghiera per commemorare Laylat al-Qadr, la notte in cui Mohammed ha ricevuto il Corano dal Cielo. Quella notte, sul pellegrino Jabarin – che abita a pochi minuti da Gerusalemme ma che ha il divieto di andarci, anche per le preghiere più sacre - sono piovuti colpi e calci. |
lunedì 27 ottobre 2008
Sconfiggere il terrorismo dei coloni: edtoriale di Haaretz
domenica 26 ottobre 2008
Gideon Levy: Sì è odio
| Yes, hate | |
Sì, ci sono israeliani che non vogliono vedere i loro concittadini mentre distruggono i vigneti e bruciano campi palestinesi Sì, ci sono israeliani che non vogliono vedere le truppe di coloni mascherati picchiare anziani pastori con i bastoni . Sì, ci sono israeliani che non vogliono vedere altri israeliani liberare i loro cani e forare il tappo idei pneumatici dei soldati che li proteggono. Sì, ci sono israeliani che sono imbarazzati perchè migliaia dei loro concittadini israeliani vivono su terreni di proprietà privata estorti e rubati alla luce del sole o con la complicità delle tenebre E sì, ci sono israeliani convinti che i settler hanno determinato una tragedia che durerà per generazioni. e con le loro azioni hanno causato guerre e spargimento di sangue favorendo il degrado morale della società Senza di loro oggi noi non occuperemo più terre non nostre e ,come in Libano, ci saremmo ritirati. Sì, ci sono israeliani che tutto questo odiano La colpa è collettiva: noi anche se disgustati li finanziamo con le nostre tasse Non ci sono avamposti illegali e legali :sono tutti illegali, in base al diritto internazionale e alla giustizia universale, senza bisogno di ricorrere a sofismi giuridici. Chi sceglie di vivere nei TO non è un moderato. Alcuni hanno denunciato il comportamento violento di altri settler, ma sono stati costretti ad abbandonare l'insediamento per timore di una vendetta E c'è chi giustifica la loro reazione violenta"per ragioni di sicurezza": la sicurezza dei coloni naturalmente e nel profondo del loro cuore, li approva perchè osano realizzare ciò che altre precedenti generazioni non hanno fatto
Da Hisham Nafa ' Il divertente termine 'convivenza'
giovedì 23 ottobre 2008
“Lettera al di là del muro”. I bambini profughi palestinesi si raccontano

I bambini e le bambine dei campi profughi palestinesi si raccontano in “Lettera al di là del muro”. Il libro contiene le lettere più belle e toccanti, raccolte e selezionate da educatori locali e italiani nei campi profughi di Shu’fat e Qualandia alle porte di Gerusalemme. I bambini scrivono ai loro coetanei israeliani e italiani, nati “dalla parte fortunata del muro”, affinchè non ci sia più bisogno di muri, ma solo di ponti. “La mia colpa è essere palestinese? Essere bambina costretta a vivere in questo posto occupato? O forse la mia colpa è non riuscire a togliermi di dosso questa occupazione?” si chiede Marah, 14 anni. “La pace sia con voi... invio questa mia lettera a chi ha un cuore che possa sentire il problema della Palestina occupata”. (Rana, 12 anni).
Il libro nasce dall’esperienza degli operatori di Vento di Terra Onlus in Palestina, impegnati nel supporto ai centri educativi dei campi profughi dell’area di Gerusalemme Est. Ha una sezione introduttiva sulla questione palestinese che attinge a fonti Onu, Unrwa e di Organismi internazionali. Contiene anche una sezione fotografica in bianco e nero dove i protagonisti sono sempre i bambini.
Obiettivo del libro: arrivare in Israele. Gli autori e l’editore stanno lavorando perché il libro possa essere tradotto in ebraico e in arabo (in futuro, in inglese) e distribuito in Israele, per contribuire ad aprire uno squarcio sulla questione irrisolta del rispetto dei diritti umani e dell’occupazione militare illegale, in una società, quella israeliana, che probabilmente vede quasi esclusivamente l’aspetto della propria sicurezza.
sabato 18 ottobre 2008
L'arcivescovo Fouad Twal,: "SE VOGLIAMO ALTRO ODIO CONTINUIAMO L'ASSEDIO
Cosa può dirci della situazione dei cristiani nei Territori?I Territori palestinesi sono ancora sotto occupazione con centinaia dicheck-point e posti di controllo: la vita è dura, durissima e il fatto di non vedere una soluzione, un futuro chiaro in questo presente così difficile peggiora le cose. E questo malgrado l'arrivo di tanti pellegrini, ai quali siamo molto grati. Ma a causa di motivi politici, economici, di ricongiungimento familiare in tanti continuano ad emigrare anche adesso: la nostra minoranza cristiana rimane minoranza.Che cosa sa della parrocchia di Gaza? Gaza è una catastrofe: non c'è altro modo di definirla. Gaza è una vera, bella fabbrica di odio, di rancore, di sfiducia. Se vogliamo ancora più violenza, continuiamo con questo modo di fare: opprimiamo un intero popolo! Anche se alcuni «responsabili» possono scegliere un comportamento irresponsabile, deve essere chiaro che schiacciare un milione e mezzo di persone con questo atteggiamento non avrà altro risultato che alimentare l'odio e la violenza. E non credo che sia il modo migliore di portare la pace: né agli arabi né agli israeliani né agli europei... Al contrario: è il modo più sicuro per far aumentare l'odio, il rancore e la violenza. Penso soprattutto ai bambini: a questa generazione di piccoli che stanno crescendo senza scuola, senza cibo... come maialini chiusi in gabbia, cresciuti in questa atmosfera sporca da ogni punto di vista, e siamo noi tutti che stiamo preparando con questa indifferenza una generazione che ama la violenza perché è stata allevata senza nessun altro mezzo che la violenza.articolo completo qui
Zeev Sternhell : sionismo coloniale
| Se i territori non saranno evacuati, saranno gli insediamenti a determinare un quadro politico comune per tutti coloro che vivono tra la Giordania e il Mediterraneo, creando così una multi-nazione ,una multi-cultura ,in una realtà androgena , trasformando il sionismo in un episodio. Continuna in inglese qui |
1967 Fuga degli ebrei italiani da Tripoli: testimonianza
Ali Waked : famiglia palestinese intrappolata nella propria casa dall'IDF

Sintesi personale
La Mitzvah di questo giorno festivo richiede alle famiglie di risiedere nella loro sukkah per sette giorni, ma per alcuni palestinesi Sukkot significa essere costretti a vivere in una piccola stanza per giorni,come è accaduto a a una famiglia palestinese di Hebron, sottoposti ad un trattamento vergognoso."Un soldato stanziava nel corridoio vicino alla camera e non potevamo chiudere la porta. Egli non ha tenuto conto del fatto che abbiamo bisogno di dormire, o che vi sono donne in casa. Non si respirava più , iMia figlia piccola si è sentita male e mi è stato impedito di farle prendere un po' d'aria sul balcone. Non ci hanno permesso neanche di dissetare la pecora in cortile. Sono stati tre giorni di inferno l'IDF ha negato
giovedì 16 ottobre 2008
Lahore, Conferenza degli Ulema: gli attacchi suicidi sono “non-islamici”
Lahore, Conferenza degli Ulema: gli attacchi suicidi sono “non-islamici Un conferenza che raduna accreditati dottori islamici pakistani, riunita a Lahore, ha dichiarato ieri che gli attentati suicidi sono “non-islamici e vietati”, ricordando che solo lo Stato ha l’autorità di proclamare il jihad (guerra santa), non anche individui o gruppi.Il Consiglio Muttahida degli Ulema, durante la conferenza a Jania Naeemia, ha persino lanciato unanime una fatwa (editto) contro la recente ondata di attentati esplosivi suicidi che hanno ucciso centinaia di persone nel Paese.L’arcivescovo Lawrence John Saldanha, presidente della Conferenza episcopale cattolica pakistana, ha plaudito e sostenuto questa fatwa. Ad AsiaNews ha spiegato che “nessuna religione approva il terrorismo e le esplosioni suicide”.Anche Malik Rehman, consigliere del Primo ministro per gli Interni, ha lodato questa fatwa e ha auspicato che possa dissuadere gli estremisti suicidi.I chierici sono, però, critici verso il governo che – dicono – con il pretesto della lotta al terrorismo, persegue gli obiettivi degli Stati Uniti. Lo sollecitano a sospendere le operazioni militari nelle aree tribali e a cercare soluzioni negoziate con quelle popolazioni. Hanno anche deciso di inviare una loro delegazione a Bajaur e Swat, zone di guerra civile, per accertare l’esatta situazione.Il gruppo Tehreek-e Taliban Pakistan e vari politici hanno chiesto che i cosiddetti terroristi possano intervenire in parlamento per esporre il loro punto di vista.Richiesta criticata da mons. Saldanha, che non ritiene utile simile intervento di gente abituata a propagandare idee estremiste e affermare le idee con le armi.Il prelato si dice “ottimista” che le “sessioni a porte chiuse in corso nel parlamento possano permettere la scelta delle migliori politiche per il Paese”.
Akiva Eldar : Israele i Balcani sono arrivati
E’ difficile immaginare che un politico di mestiere e un brillante avvocato come Ehud Olmert non abbia capito che, una volta che il primo ministro di Israele abbia apertamente puntato il timone in direzione di un accordo con i palestinesi entro i confini del 1967, nessun dirigente palestinese si accorderà per qualcosa di meno. Come la sua probabile erede, Tzipi Livni, Olmert sa che non ha alcun senso continuare a mercanteggiare. Entrambi sono giunti alla conclusione che il vecchio gioco dell’ interminabile processo di pace che non conduce a nulla è ormai arrivato alla fine. Il ‘mantra’ che recita “se faranno delle concessioni, otterranno qualcosa in cambio, se non faranno concessioni, non otterranno niente”, che Benjamin Netanyahu ha ripetuto con arroganza di fronte ai palestinesi, ha cambiato direzione: se Israele lascia i territori, tutti i territori, otterrà uno stato ebraico. Se Israele non concede i territori, inclusa Gerusalemme Est, otterrà in cambio ‘i Balcani’.Ma Olmert e la Livni, per non parlare della sinistra sionista, non sono riusciti a trasmettere alla gente la loro preoccupazione per il rischio di perdere l’opzione dei due stati. Il terrificante scenario dipinto dalla destra, con i palestinesi pronti a lanciare missili sulle case di Kfar Sava e sugli aerei che atterranno all’aeroporto Ben Gurion, spaventa la gente molto più del pericolo di un solo stato per due popoli; vale a dire, della perdita dell’identità ebraica dello stato. In realtà, gli israeliani hanno vissuto per 41 anni in una realtà binazionale, ma il governo – e questo è ciò che conta per loro – è rimasto saldamente unitario.Il numero di arabi che vivono a cinque minuti dalle case degli israeliani, tra gli insediamenti e le basi militari, non li preoccupa. Per alleggerire la propria coscienza, la maggior parte degli israeliani ( il 55%, secondo lo Steinmetz Peace Index dello scorso marzo) definisce la Cisgiordania “territorio liberato” e solo il 32% ha adottato il termine “territorio occupato”. Finché Israele non annette i territori e non assegna ai loro abitanti i diritti civili, la “minaccia demografica” è solo una statistica che vale quanto una tigre di carta. Persino la “pressione internazionale” per giungere ad un accordo non ha prodotto che momentanei titoli sui giornali, accompagnati il giorno dopo dalla notizia di un nuovo insediamento, e due giorni dopo dall’invito ad un’altra conferenza di pace.Sembra dunque che, oltre alla soluzione di ‘uno stato per due popoli’, vi sia un’altra alternativa a lungo termine alla soluzione dei due stati: uno stato ebraico e democratico ad ovest della Linea Verde (la linea dell’armistizio del 1949 fra Israele ed i paesi arabi, che di fatto separa Israele dalla Cisgiordania e da Gaza (N.d.T.) ), e un dominio ebraico non democratico ad est. L’Autorità Palestinese, che era stata designata come soluzione temporanea fino alla creazione di uno stato indipendente, è divenuta una foglia di fico a coprire la nudità di una ‘lussuosa’ forma di occupazione. Il contribuente europeo, piuttosto che quello israeliano, paga gli stipendi di insegnanti e medici nella Cisgiordania. E la polizia di Mahmoud Abbas è finita a lavorare in subappalto per le forze di sicurezza israeliane.
In un’intervista rilasciata al quotidiano ‘Haaretz’ la scorsa settimana, il Generale Gadi Shamni, capo del Comando Centrale delle Forze di Difesa Israeliane, ha lodato la polizia palestinese per le sue incursioni nelle moschee e per gli arresti di diversi imam. Le voci della società civile palestinese, come quella del professor Sari Nusseibeh che aveva chiesto ad Abbas di porre fine al ‘teatro dell’assurdo’ dei colloqui diplomatici, di smantellare l’Autorità Palestinese e di iniziare una lotta internazionale per l’uguaglianza dei diritti in tutta la Palestina mandataria, sono divenute silenziose. L’esperto di sondaggi Khalil Shikaki ha rilevato che solo il 25% degli abitanti della Cisgiordania appoggia la soluzione di uno stato unitario.I palestinesi conoscono ormai la comunità ebraica, e sanno che non accetterà di rinunciare al suo dominio basato sulla forza a favore di una coesistenza egualitaria con la comunità palestinese. Il loro appoggio nei confronti di Hamas non deriva da una perdita di consenso della soluzione dei due stati basata sui confini del 1967 – nasce da un calo di fiducia nella possibilità di far ritornare Israele a quei confini senza dover combattere.
Ma la distorta realtà che consiste nel non avere né due stati né uno, né pace né guerra, non può durare. Abbas e il suo piccolo gruppo rappresentano il punto debole nell’argine che impedisce al ‘diluvio’ islamico di Gaza di inondare anche la Cisgiordania. L’attacco al Professor Ze’ev Sternhell (storico israeliano, noto per le sue posizioni pacifiste e per la sua opposizione all’occupazione israeliana dei territori palestinesi; il 25 settembre scorso è stato leggermente ferito da un ordigno rudimentale posto vicino alla sua casa; la polizia israeliana sospetta che i responsabili siano estremisti della destra ultra-ortodossa (N.d.T.) ) ci ha fatto ricordare, per un attimo, che il fanatismo nazionalista-religioso non conosce confini. Coloro che sono indifferenti all’annullamento dei diritti fondamentali dei loro vicini – come il diritto ad avere uno stato – non sono liberi nel loro stesso paese.
Foto di un palestinese ucciso dall'esercito : 1947-48
Tel Aviv, 16 ottobre - L'Ansa riferisce che il quotidiano israeliano Yedioth Ahronot pubblica oggi due foto dell'esecuzione sommaria di un anziano palestinese scattate tra il 1947-48. Non si conoscono né la data, né il luogo esatto dell'episodio.Nella prima, l'uomo, bendato e legato, viene scortato da due miliziani ebrei verso l'esecuzione. Nella seconda, l'anziano si appoggia col mento su un bastone mentre sta per essere passato per le armi.
Il giornale ha annunciato che domani pubblicherà l'immagine che ritrae il cadavere dell'anziano in una pozza di sangue. Le foto sarebbero state proprietà di un ex alto ufficiale delle forze armate israeliane deceduto di recente. Palestinesi fucilati, stop alle immagini. La Nakba ritorna tabù Leggi tutto... |
mercoledì 15 ottobre 2008
PAOLA CARIDI :I frutti amari di Acco
Acco, per ora, sembra calma. Ma attorno ad Acco la tensione cresce: ieri l’ala militare del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, le brigate Abu Ali Mustafa, ha minacciato di assassinare Avigdor Lieberman, il capo del partito Ysrael Beitenu, uno degli esponenti più in vista della destra israeliana. Lieberman è salito agli onori della cronaca per affermazioni sugli arabo-israeliani bollate come razziste dalla minoranza palestinese d’Israele. Ha anche parlato della possibilità di trasferimenti di popolazione araba da Israele verso i Territori. Lieberman aveva fatto parte anche della coalizione del governo di Ehud Olmert, che peraltro era intervenuto sulla questione più ampia degli arabo-israeliani la scorsa domenica (“There is no doubt that for many years there has been discrimination against the Arab population that stemmed from various reasons”, aveva detto ai rappresentanti della minoranza palestinese d’Israele. Grazie, Andrea)Se questo è il retroterra, le minacce di ieri hanno il diretto aggancio alla cronaca degli scontri ad Acco, che stanno scatenando reazioni anche dentro altre fazioni palestinesi. Alcuni deputati arabi della Knesset hanno, poi, reagito severamente per l’arresto dell’abitante palestinese di Acco, che due giorni fa è stato arrestato perché ha “urtato la sensibilità religiosa”: aveva guidato la sua macchina durante Yom Kippur, per andare a casa, in un giorno in cui non c’è divieto formale, ma c’è un divieto di fatto a prendere l’automobile. Il suo arresto potrebbe provocare altri scontri, dicono alcuni dei deputati, che – come Ahmed Tibi - considerano l’arresto un piegamento agli hooligans che sono scesi in piazza a cavallo dello Yom Kippur e una violazione della libertà individuale. “Mi chiedo – ha detto Tibi – se da ora la polizia comincerà ad arrestare ebrei che mangiano e bevono durante il ramadan”. E anche dal mondo arabo cominciano ad arrivare reazioni dure, come quella siriana, contro quello che si definisce il tentativo di giudaizzazione di Acco.La questione, peraltro, non rimane conchiusa ad Acco, in questi giorni, ma arriva sino a Gerusalemme. Dove la tensione si è di nuovo alzata dopo l’inaugurazione di una sinagoga a poco più di 50 metri dalla moschea di Al Aqsa, nel luogo più sensibile della Città Vecchia, dove la storia ha già insegnato che o si prendono decisioni condivise dalle comunità religiose, o il rischio di lutti è molto alto. L’esempio ormai divenuto classico è quello dell’apertura del tunnel asmoneo, durante il premierato di Bibi Netanyahu, che scatenò nel 1996 gli scontri più duri, allora, dal 1967. E a conferma che la tensione viene considerata pericolosa ben oltre il mondo arabo, è l’ultima dichiarazione di Ban Ki Moon, generalmente molto più moderato dei suoi predecessori nelle posizioni assunte in Medio Oriente, riguardo ai lavori condotti dagli israeliani vicino ad Al Aqsa: “the Secretary General said in his letter that he was well- aware of the circumstances surrounding the excavations and the planned building near al-Magharebah Gate and that he understands Jordan’s concerns in this respect,” ha detto il ministero degli esteri giordano.Ban said he planned to write to the Israeli prime minister “to underscore the importance of Jerusalem as a sensitive issue for Arabs and Muslims and one of the final status questions to be discussed by Palestinians and Israelis.”"The UN secretary general urged Israel to refrain from any unilateral acts that could change the stamp of the holy city and to comply with the relevant UN Secretary Council resolutions,” which consider East Jerusalem an occupied city, the statement said.”He also urged Israel to work in a transparent manner with (UN cultural organization) UNESCO and the World Heritage Committee to arrive at a solution acceptable to both Israel and Jordan while taking into account the Palestinian viewpoint,” it added.articolo
video Acre sees worst violence in years as Jews and Arabs resume clashes Jewish, Arab leaders to renounce violence in bid to end Acre riots Gideon Levyn Poor showing
sabato 11 ottobre 2008
La terra delle arance tristi (G. Kanafani; 1958)

Entrai furtivamente nella stanza, inosservato, e il mio sguardo cadde sul viso di tuo padre che mostrava ancora le tracce della sua rabbia e della sua impotenza. Vidi sul tavolino la rivoltella nera e, accanto, un'arancia: era rinsecchita e dura. continua qui
mercoledì 8 ottobre 2008
di Eitan HaberIsraele – Il declino dell’Occidente ci mette in pericolo
La storia sta prendendo forma proprio sotto i nostri occhi; possiamo anche chiamarla una tragedia. Il mondo occidentale, di cui Israele fa parte, sta perdendo il suo potere politico, militare ed economico. Sebbene sia ancora forte, la direzione che ha imboccato è quella che porta al collasso ed alla disintegrazione.
George W. Bush lascerà la Casa Bianca a gennaio, e farebbe bene a non incontrarsi con gli storici nel prossimo futuro. Lo farebbero a pezzi.
Nelle attuali circostanze, possiamo dire che, almeno per il momento, il dibattito su cos’è che plasma la storia – la realtà o le persone – è giunto ad una conclusione. In questo caso, non vi sono praticamente dubbi: le persone. E soprattutto, il leader del mondo libero occidentale, il quale merita molte lodi per il suo vigoroso appoggio ad Israele, passerà alla storia come uno sciocco.
Possiamo sfregarci gli occhi per l’incredulità: non molto tempo fa l’America era al culmine della sua potenza politica, militare ed economica. Gli Stati Uniti erano i signori del mondo, di fronte ad un impero sovietico che stava andando in pezzi, i cui responsabili militari vendevano missili in cambio di cibo e sigarette. La grande Europa era divisa e lacerata, ed i paesi dell’Asia orientale deridevano il gigante russo che li aveva oppressi per generazioni.
Nel frattempo, l’economia americana era in piena ascesa. Lehman Brothers (il colosso finanziario americano che ha annunciato l’apertura della procedura di fallimento lo scorso 15 settembre (N.d.T.) ), Merrill Lynch (una banca di investimenti con sede a New York ed attività in oltre 40 paesi; dopo aver annunciato forti perdite, è stata venduta alla Bank of America (N.d.T.) ), ed altri prendevano ormai il posto degli antichi templi. Eppure, dove sono oggi? E, cosa ancora più importante, dove siamo noi?
Gli ebrei stanno facendo bene, in questi giorni: il mondo è in subbuglio, i ‘gentili’ si combattono l’un l’altro, e noi ce la stiamo passando assolutamente bene nel nostro piccolo angolo di mondo. La situazione della sicurezza è migliorata, la situazione diplomatica rimane integra, inalterata, e noi abbiamo addirittura potuto scegliere fra Tzipi, Shaul, Avi, e Meir (rispettivamente Tzipi Livni, Shaul Mofaz, Avi Dichter, e Meir Sheetrit, i quattro candidati alla leadership del partito Kadima (N.d.T.) ). Che bello!
Un mondo spietato
Anni fa, all’inizio degli anni ’90, abbiamo avuto alcuni leader che dissero che si era aperta per noi una ‘finestra di opportunità’: l’Unione Sovietica (la ricordate?) era nella polvere, l’America era fra le nuvole, e noi eravamo il ‘Braccio di Ferro’ del mondo. Sentivamo di poter fare tutto ciò che volevamo.
Eppure soltanto un sordo o uno sciocco non noterebbe che si sta avvicinando un uragano, e non comprenderebbe che un mondo occidentale debole e sconfitto è una ricetta sicura per il disastro, per uno stato come Israele che fa affidamento sull’armonia e sulla condivisione di valori con l’America.
Con un mondo occidentale debole, un presidente venezuelano può permettersi di denigrare un presidente americano, Putin può inviare i suoi aeroplani in Sud America, la Cina può violare ogni consuetudine del mondo degli affari – e c’è qualcuno che ancora crede che noi saremo gli unici ad avvantaggiarci da questa situazione, potendo fare quello che ci pare?
Coloro che la pensano così sbagliano – sbagliano terribilmente. Verrà un giorno – a quanto sembra, non molto lontano – in cui anche noi diventeremo parte del processo mondiale di auto-riflessione. E come sappiamo, questo mondo non mostra pietà.
Eitan Haber è un giornalista e saggista israeliano, esperto di questioni militari e di sicurezza
Titolo originale:
