AMIRA HASS - LA STORIA VITTORIOSA DI 30 ANNI DI CONQUISTE ISRAELIANE A GAZA

 


La storia vittoriosa di 30 anni di conquiste israeliane a Gaza - Invictapalestina

Fonte: english version

Di Amira Hass – 25 Maggio 2021

Questo articolo è stato scritto partendo dal presupposto che in Israele non siano stupidi. Che i leader di questo Stato “Ebraico” sanno e capiscono quello che stanno facendo quando torturano i palestinesi di Gaza, trasformando così Mohammed Deif e Abu Obeida in eroi nazionali. Anche prima che la miserabile aggressione a Gaza si placasse, il Ministro della Difesa Benny Gantz ha promesso ai suoi residenti più sofferenze del tipo che Israele eccelle nel causare, non meno di quanto eccelle negli attacchi militari postmoderni.

Gantz ha promesso di continuare la detenzione di massa senza data di rilascio nella più grande e isolata colonia penale a cielo aperto del mondo, la cui acqua non è potabile e il cui terreno è saturo di acque reflue e residui tossici di armi sofisticate. Abbiamo già sentito le dichiarazioni rilasciate domenica da Gantz ai media: “Un livello umanitario al limite della sopravvivenza”, “un meccanismo di aiuto che aggira Hamas”, “Fino a quando gli israeliani trattenuti non saranno restituiti”, “per rafforzare i moderati”. Cosa dice di questi leader che continuano a ripetere continuamente le stesse politiche?

Prima di tutto, significa che questo non è solo un modo astuto per contrastare lo sforzo di Yair Lapid di diventare Primo Ministro. La politica di rinchiudere i residenti di Gaza non è nata con il sospetto criminale Benjamin Netanyahu o Gantz, che stanno cercando di liberarsi dalla loro etichetta di cialtroni. Stanno portando avanti una politica stabilita dai loro predecessori nei partiti Likud e Laburista.

Ripetere la stessa politica di isolamento e soffocamento di Gaza significa che, in generale, ha successo. Una chiusura serrata, rilasciata leggermente, rafforzata di nuovo, poi un blocco: Israele ha iniziato questa politica nel 1991, prima che Hamas avesse un esercito e quando il movimento di maggioranza, Fatah, ha promesso al suo popolo l’indipendenza in uno Stato che copre il 22% della Palestina storica. Trent’anni dopo l’esercito di Hamas è ammirato, mentre il movimento di Fatah è diviso, corrotto e odiato, e Israele sceglie tra i vari accordi solo ciò che promuove gli insediamenti.

È vero, Israele ha subito una grande sconfitta: come dimostrato in queste ultime settimane, nonostante tutte le tecniche di divisione che usa, e non solo a Gaza, i palestinesi tra il fiume e il mare, così come quelli della diaspora e dell’esilio, stanno dimostrando la loro unità come popolo, il cui legame con la sua patria non fa che rafforzarsi. Ma nel mentre, il tempo è un fattore importante, i successi israeliani stanno affondando radici più profonde.

Bambini palestinesi tra le macerie di un edificio distrutto da attacchi aerei a Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, questa settimana Credito: Mahmud Hams / AFP

Senza ignorare i fallimenti e le colpe del sistema politico palestinese, la scissione geografico-politica e l’esistenza di due non-governi palestinesi ostili e rivali sono il risultato diretto del disimpegno unilaterale da Gaza guidato da Ariel Sharon. Questa divisione politica è dirompente per la lotta palestinese ed è un esplicito risultato israeliano. Eccone alcuni altri: la chiusura e la negazione della libertà di movimento disperdono le forze e i talenti creativi e produttivi. Questi vengono investiti in campagne di logoramento burocratico per portare i prodotti più essenziali nella Striscia, per guadagnarsi da vivere e per ottenere il permesso di partire per cure mediche o studi. I talenti sono sprecati, erosi  o incanalati nella produzione di droni e razzi e in un’illusione di potere inebriante.

Ai residenti di Gaza vengono negate esperienze umane come viaggi, conoscere altre culture, spontaneità, incontri con famigliari e amici, opportunità di istruzione superiore e capacità di pianificare il prossimo anno, o anche solo il prossimo mese. La chiusura e il blocco delle esportazioni e delle importazioni provocano una continua disoccupazione e povertà. Tutti i talenti e lo spirito di lotta e di unità non cancellano l’umiliazione provata da centinaia di migliaia di abitanti di Gaza che devono richiedere assistenza e sono oggetto di commiserazione. Tutta la solidarietà internazionale degli ultimi 13 anni non ha cambiato questi fatti.

Così i giovani, per i quali Israele ha bloccato qualsiasi futuro nella loro terra natale, si trovano di fronte a tre diversi percorsi: povertà e annullamento, arruolarsi nell’esercito di Dio per diventare martiri, o emigrazione. E l’emigrazione, o il pensiero di essa, di migliaia di giovani promettenti e prestanti, è presumibilmente volontaria, ma in realtà è un’espulsione camuffata. Come non vedere questo come una vittoria sionista?

 

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.

 

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org


Amira Hass: "Vi racconto i trent'anni di 'successi' di cui Israele si è macchiato a Gaza"

Allegati  


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La divisione della Palestina: un successo israeliano - Osservatorio Iraq


This piece is being written on the assumption that they are not stupid. That the leaders of this most Jewish state know and mean what they are doing when they torture Gaza’s Palestinians, thus turning Mohammed Deif and Abu Obeida into national heroes. Even before the pitiable victory rejoicing had subsided in Gaza, Defense Minister Benny Gantz promised its residents more suffering of the kind that Israel excels in causing, no less than it excels in post-modern military attacks.
Gantz promised to continue the mass detention with no release date in the penal colony detached from the outside world, whose water isn’t fit to drink and whose land is saturated with sewage and the remains of sophisticated weaponry. We’ve already heard the declarations Gantz made Sunday to the media: “A basic humanitarian level,” “an aid mechanism that circumvents Hamas,” “Until the missing are returned,” “to strengthen the moderates.” What does it say about these leaders who keep repeating the same policies over and over again?

After Gaza, an Israeli-Palestinian struggle for identity: Aluf Benn, Noa Landau and Anshel Pfeffer

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First of all, it means that this is not just a shrewd way to thwart Yair Lapid’s effort to become prime minister. The policy of locking up Gaza’s residents wasn’t born with criminal suspect Benjamin Netanyahu or Gantz, who is seeking to free himself from his bungler label. They are continuing a policy that was set by their predecessors in Likud and Labor.
Repeating the same policy of separation and suffocation of Gaza means that by and large, it’s successful. A tight closure, released slightly, tightened again, then a blockade – Israel began this policy in 1991, before Hamas had an army and when the majority movement, Fatah, promised its people independence in a state covering 22 percent of historic Palestine. Thirty years later, the Hamas army is admired, while the Fatah movement is diluted, corrupt and hated, and Israel picks from the various agreements only what promotes the settlements.
True, Israel suffered one big defeat: As demonstrated these past few weeks, despite all the divisive techniques it uses, and not just in Gaza, the Palestinians between the river and the sea as well as those in the diaspora and exile are demonstrating their unity as a people, whose link to its homeland is only strengthening. But meanwhile – and time is an important factor – the Israeli successes are sinking deeper roots.
Palestinian children amid the rubble of a building destroyed by airstrikes in Beit Hanoun in the northern Gaza Strip, this week.
Palestinian children amid the rubble of a building destroyed by airstrikes in Beit Hanoun in the northern Gaza Strip, this week.Credit: Mahmud Hams / AFP
Without ignoring the failures and faults of the Palestinian political system, the geographic-political split and the existence of two hostile and rival Palestinian non-governments are a direct result of the unilateral disengagement from Gaza led by Ariel Sharon. This political split is disruptive to the Palestinian struggle and is an explicit Israeli achievement. Here are a few more: Closure and denying freedom of movement dilute creative and productive forces and talents. These are invested in bureaucratic attrition campaigns to bring the most essential products to the Strip, to make a meager livelihood and to get permission to leave for medical care or for studies. Talents are wasted, eroded. Or translated into the production of drones and rockets and an illusion of intoxicating power.
Human experiences like trips, getting to know other cultures, spontaneity, encounters with family and friends, opportunities for advanced education and being able to plan for the coming year – or even the coming month – are denied to Gaza residents. The closure and the blockage of exports and imports cause ongoing unemployment and poverty. All the talents and the spirit of struggle and unity do not erase the humiliation that hundreds of thousands of Gazans require assistance and are objects of pity. All the international solidarity over the past 13 years hasn’t changed these facts.
So young people, for whom Israel has blocked any future in their native land, are confronted with three different paths: Poverty and boredom, joining the army of God to become martyrs, or emigration. And emigration, or the thought of it, by thousands of promising, robust young people, is supposedly voluntary, but is in fact camouflaged expulsion. How can one not see this as a Zionist achievement?



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