domenica 31 agosto 2008

L'acqua in Palestina e in israele


Ogni estate i palestinesi soffrono la sete, per districarsi fra notizie di siccità e propaganda politica il Dott. Massimiliano Fanni Canelles, medico dell'Azienda Ospedaliera Friulana, che da anni si prodiga in prima persona in molti teatri di guerra fra cui la Striscia di Gaza e la West Bank, spiega come spesso viene strumentalizzato l'accesso all'acqua. continua qui

Altri articoli:

Palestina
qui: acqua ma non per tutti
Amira Hass: la mancanza di combustibile ed elettricità renderà inquinata l'acqua potabile
Israele

sabato 30 agosto 2008

I palestinesi la minoranza più a rischio in Iraq



Sintesi personale
I palestinesi ,circa 11000 , restano uno dei gruppi più vulnerabili, ha dichiarato Daniel Endres, l'inviato del Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati in Iraq.Essi non hanno alcun peso politico e quasi nulla da fare, pochi sono i paesi disposti ad offrire asilo politico (Cile, Svezia, Islanda, Brasile) - una dura lezione per i 3000 palestinesi che restano bloccati nelle tendopoli delle Nazioni Unite sulla frontiera iracheno-siriano Gaza e la Cisgiordania sono controllate da Israele che raramente concede . il rientro dei profughi Qualcosa si sta muovendoA partire il mese prossimo, i palestinesi avranno nuove carte d'identità, in sostituzione di quella ottenuta ai tempi di Saddam.,in modo da essere considerati a tutti gli effetti cittadini iracheni. Molti iracheni provano diffidenza nei loro confronti sia perchè sunniti, sia per l'appoggio dato a Saddam e per questo sono oggetto di attacchi da parte della popolazione e dell'esercito. Migliaia sono fuggiti. La Siria e la Giordania hanno chiuso i confini, dopo averne accolti migliaia nel 1948 e nel 1967 Nei campi profughi gestiti dall'ONU cibo e acqua sono razionate, il generatore di energia elettrica funziona 10 ore al giorno, la scuola è frequentata da circa 400 bambini                            Palestinians remain persecuted minority in post-Saddam Iraq 

2 Obama apre le porte ai palestinesi in fuga dall'Iraq  La decisione non è priva di rischi, dal punto di vista della stabilità internazionale e della chiarezza delle posizioni degli Stati Uniti: l’apertura verso i palestinesi iracheni potrebbe essere interpretata come un segnale di cambiamento dell’atteggiamento verso l’alleato storico. La mossa rischia di essere vista come “un complotto per liquidare la questione dei rifugiati palestinesi”, ammonisce Ziad Asali, presidente della Task Force americana per la Palestina, un gruppo d’appoggio di Washington: molti leader arabi vedono infatti nelle politiche di integrazione di palestinesi un’occasione di limitare la possibilità che venga concessa la creazione di uno Stato indipendente.......

I palestinesi sono arrivati in Iraq principlamente dopo i conflitti arabo-israeliani del 1948 e del 1967 e la comunità è cresciuta fino a raggiungere i 35mila membri: mai visti di buon occhio dalla popolazione irachena, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein sono stati oggetto di violenze che li hanno spinti a fuggire e cercare rifugio nei campi. Finora, in Medio Oriente, solo la Giordania ha accettato di accogliere i profughi e garantito loro la cittadinanza.
articolo
allegati
PeaceReporter - Profughi due volte
Aspettando di essere uccisi
Medarabnews » Blog Archive » La tragedia dei palestinesi in Iraq

venerdì 29 agosto 2008

Gideon Levy:Colto da una cinepresa

1Questa, in parole povere, è la giustizia israeliana: il Ten. Col. Omri Burberg, il comandante di battaglione sospettato di aver impartito l'ordine, assolutamente illegale, di sparare a un palestinese legato, gira libero; si valuta se assegnargli una posizione nell'addestramento superiore delle Forze di Difesa di Israele (IDF). Intanto Jamal Amira, il padre di Salam, l'operatrice di telecamera dilettante che ha filmato lo sparo, ha trascorso 26 giorni in un carcere israeliano, fino a che un giudice militare, la scorsa settimana, non ha avuto la cortesia di rilasciarlo su cauzione.continua qui

Colto da una cinepresa


Libano - Hezbollah definisce ''tragico incidente'' l'abbattimento dell'elicottero libanese

Il giorno dopo l'incidente di un elicottero dell'esercito libanese, colpito da colpi d'armi da fuoco mentre sorvolava il sud del paese, il partito sciita Hezbollah emette un comunicato in cui parla di un "tragico e molto doloroso incidente". Non si tratta però di un'ammissione di responsabilità. Molti in Libano accusano il movimento sciita filoiraniano, sostenendo che miliziani inesperti avrebbero aperto il fuoco contro il velivolo, ritenendolo israeliano. Hezbollah si affida comunque alla commissione di inchiesta libanese a cui promette la massima collaborazione.

Haaretz

Esce dai confini nazionali la vicenda dell’elicottero dell’esercito libanese abbattuto


giovedì 28 agosto 2008

Halper: ho la cittadinanza palestinese e ho avuto paura solo nel carcere israeliano

" ho ottenuto la cittadinanza palestinese Lunedì", ha detto Halper. " Martedì, sono in un carcere israeliano.". Ha aggiunto di non aver subito maltrattamenti in carcere, ma di essere stato minacciato dagli altri detenuti per le sue attività a favore dei palestinesi.
"Durante tutto questo viaggio a Gaza, l'unica volta che ho provato paura è stato nel carcere israeliano",Blockade-busting boats leave Gaza Strip for Cyprus

lunedì 25 agosto 2008

Gideon Levy: raid notturno

Ha il corpo tutto coperto di croste, che sanguinano e suppurano; attorno, volano mosche. Faccia, gambe e mani sono tutte ricoperte di piaghe e tagli; una è particolarmente grande. Due settimane fa Musa, che ha 10 anni, e come i suoi fratelli soffre della stessa malattia cutanea ereditaria, è stato ferito mentre scappava per salvare la pelle. Quel sabato, coloni armati di bastoni hanno fatto irruzione nell'accampamento della sua famiglia, e per Musa, consumato dalle piaghe, è stato difficile scappare. È inciampato ed ha una vasta ferita alla coscia, che ci mostra. Ha i capelli biondi, è vestito di stracci scoloriti, fra cui una camicia logora, con le parole “Don't worry”1; già prima la sua era una vita infelice, ostracizzato a scuola, come se avesse la lebbra. Ora è anche spaventato a morte: ha paura che i coloni assalitori ritornino.

Raid notturno

Di Akiva Eldar. i settler chenon vogliono andarsene, restino ,come minoranza, nel futuro Stato Palestinese

Sintesi personale


La questione che gli elettori di Kadima devono porsi, non è la guerra iraniana(verrà decisa eventualmente dagli Usa), ce n'è un'altra dieci volte più difficile e non meno importante : l'evacuazione dei 110 insediamenti in Cisgiordania.

Un funzionario del Consiglio Yesha , ha definito come " triumvirato del male ": Peace Now, l'Unione europea, che finanzia il gruppo e la High Court of Justice, che ha legiferato contro i coloni. BennyKashriel, il sindaco di Ma'aleh Adumim, è molto irritato con il governo : la sua città si estende per 49 chilometri quadrati, e ha 32000 residenti, quasi come Tel Aviv (51 chilometri quadrati, con 390000 abitanti). ma non gli bastano i 4 Km quadrati concessagli dal governo (un quarto della superficie diRamallah: 16 chilometri quadrati e 125000) abitanti ). Né ha cessato di lamentarsi, anche dopo che il governo ha approvato l'inclusione di Ma'aleh Adumim"all'interno del recinto" (ad un costo di 800 milioni di NIS).,vuole altri quattro Km (spesa prevista più di 100 milioni di euroE 'giunto il momento di informare Harel Kashriel che le regole del gioco sono cambiate. Le terre dei TOnon sono di proprietà dello Stato d'Israele, fanno parte dello Stato di Palestina, ogni dunam di terra ,sottratta all ' West Bank, sarà compensata con la terra di Israele Oggi, è ancora possibile, forse, convincere i palestinesi di scambiare Ma'aleh Adumim con il Negev occidentale, ma , l'annessione diAriel, una città di 14-chilometro quadrato città con una popolazione di 16600 non è favorevole a una soluzione a due Stati. Nel corso di un seminario che ha avuto luogo nel dicembre scorso a Tel Aviv, Hesdai Eliezer, stima che almeno il 70 per cento di coloro che vivono al di fuori di "blocchi di regolamento" accetterebbero il risarcimento .Quelli tra i 115000 coloni che vivono al di fuori "blocchi" (come definiti dall' Iniziativa di Ginevra) che rifiutano di tornare a casa possono rimanere in Palestina.Yasser Arafat era disponibile a concedere ai coloni ebrei la doppia cittadinanza e a fornire loro pieni diritti e una giusta ripartizione dell'acqua e delle terre Noi dobbiamo garantire alla minoranza ebraica in Palestina, gli stessi diritti degli Arabi in Israele

Let them stay in Palestine - Haaretz Daily Newspaper | Israel News

PA: Settlers can become Palestinian citizens - Haaretz Daily ...

domenica 24 agosto 2008

Jeff Halper:Perché io, ebreo israeliano, sono su quelle barche


L'obiettivo è spezzare l'assedio israeliano - un assedio assolutamente illegale che ha costretto un milione e mezzo di palestinesi in condizioni sciagurate: prigionieri nelle loro stesse case, esposti ad ogni violenza militare, privati delle necessità basilari per vivere, spogliati di ogni fondamentale diritto umano e della dignitàLa nostra iniziativa vuole smascherare la falsità delle dichiarazioni israeliane, che sostengono che non c'è alcuna occupazione in atto, o che l'occupazione si è conclusa con il «disimpegno delle forze armate» o che l'assedio non ha nulla a che vedere con la questione «sicurezza».Continua qui

Akiva Eldar: trasferimento dei palestinesi lungo la Linea Verde

[Image]Sulla strada principale 55, che non segnala i confini fra Israele e il West Bank, il blocco stradale delle forze di difesa israeliane (Iof – israeli occupation force). Nessun segno contrassegna la strada non asfaltata che avvolge fra le baracche di latta e le poche case di mattone, da cui intonaco e colore si sono staccati, il villaggio palestinese di Arab a-Ramadin.Né qui né là. La piccola collina tra Qalqilyah a nord, Kfar Sava a ovest e Alfei Menashe a est. La decisione del governo israeliano di avvicinare il muro di separazione a est di Alfei Menashe, per portarlo più vicino a Israele, ha allontanato i 300 beduini residenti di Arab a-Ramadin dal West Bank – centro delle loro vite. Ci sono 7.000 Palestinesi che vivono come loro, nella zona cuscinetto – né qui né là. La loro casa è a ovest e il loro cuore a est. Ora le autorità israeliane stanno offrendo loro una soluzione: fare i bagagli e spostarsi verso l’altro lato del muro, un atto volontario – o forse non così volontario – di trasferimento. Una mattina, poco più di due mesi fa, un lungo convoglio di veicoli militari è arrivato al villaggio. A capo dell’amministrazione civile, il generale di brigata Yoav Mordechai e un gruppo di ufficiali venuti a visitare il villaggio beduino. Non tutti i giorni il sindaco del villaggio Hassan Halil Shaour, 60 anni, riceve questi distinti ospiti. Da molti anni gli avvocati del villaggio stanno corteggiando le autorità, chiedendo i permessi di costruzione e un collegamento all’elettricità e alle condutture dell’acqua, ma gli sono sempre stati negati. In mancanza di permessi, un appartamento residenziale è stato trasformato in un asilo improvvisato. Più di due dozzine di bambini sono ammucchiati in una baracca di latta che la notte si trasforma in una camera da letto. I loro vicini ebrei hanno insegnato loro che nei territori ci sono leggi speciali (vedi il rapporto Sasson).Prima di costruire e dopo, qualunque cosa può accadere. Nel frattempo, gli ordini di demolizione si stanno accatastando negli uffici legali. E allora, improvvisamente, lo stesso capo dell’amministrazione civile della zona compare. Kasab Shaour, figlio maggiore del sindaco, descrive la visita dell’influente ebreo. Salam Hamad Abu Farda, 50 anni, sindaco del vicino villaggio beduino di Arab Abu Farda, si unisce a lui. “Il comandante ci ha spiegato che non riceveremo i permessi di costruzione in questo posto. Ha detto che dobbiamo trovare un altro posto oltre il muro, con acqua, elettricità e libertà di circolazione, movimento. Gli abbiamo detto che non saremmo andati via a nessun prezzo. Abbiamo documenti da cui risulta che questa è la nostra terra. Tutto è registrato nel Tabu (il registro delle terre)”, dice il più anziano Shaour attraverso suo figlio. Shaour racconta che è stato due volte un rifugiato e non lascerà che lo espellano una terza volta (nel 1948, la tribù fu spostata dal Monte Hebron e negli anni 50 acquistò l’appezzamento di 300 dunam – ndt.1 dunam equivale a 0.1 ettari – in cui ora vivono). Salman Abdullah continua: “La corte suprema ha approvato l’entrata del muro oltre la Linea Verde, nei territori. Non ha deciso di spostare la gente. Credo che Israele sia un paese che segue la norme di legge e che tenga inoltre conto delle leggi internazionali”; Abdullah assicura che il villaggio ha rapporti eccellenti con i vicini israeliani di Alfei Menashe, che impiegano molti giovani nei lavori di manutenzione, pulizia e costruzione. “Siamo qui dagli anni 50, sin dal tempo dei giordani e sono venuti solo nel 1982. Perché ora veniamo considerati? Perché devo passare un’ora nella mia automobile ed essere controllato a due blocchi stradali per andare a far spesa a Qalqilyah, a 10 minuti da casa mia? Così andrà bene per loro magari? Voi non ci volete qui così spostate il muro verso la Linea Verde e noi torniamo ad essere attaccati a Qalqilyah”.Ripulire. Alcuni giorni fa, come conseguenza della visita del comando israeliano, i paesani si sono rivolti all’avvocato Michael Sfard per un aiuto. Sfard li rappresenta da anni e in questa occasione ha inviato una lettera al generale Mordechai ricordandogli un passaggio di un ordine che il consulente legale della regione di Samaria e di Judea aveva trasmesso a Sfard nel novembre 2006, durante le udienze sull’itinerario del muro in quella zona. Il generale ha dichiarato: “Esiste la possibilità di offrire ai residenti beduini di Arab a-Ramadin e Arab Abu Farda una collocazione in un luogo oltre il muro”. Sfard ha risposto al generale Mordechai che ciò “sembra suggerire un trasferimento della popolazione, il cui obiettivo è piuttosto ‘ripulire’ la zona di sicurezza dai residenti palestinesi. Anche se credete che ci sia una grande differenza fra trasferimento forzato e volontario, la differenza è minima quando la gente indicata per l’espulsione dipende dai permessi dell’Amministrazione civile per ogni piccola cosa”. “Sapete – continua Sfard – che ci sono difficoltà in tutte le zone dove sono i residenti del villaggio, a meno che la gente non si conformi alla misericordia dell’esercito e dell’Amministrazione civile. In tutte queste zone avete limitato i diritti dei residenti, e occasionalmente, persino di esercitarli”. I paesani dicono che dal giorno della visita del generale Mordechai, i soldati ai blocchi stradali li hanno trattati ancora peggio, disprezzandoli e facendoli ritardare con i pretesti più stupidi. Recentemente, i soldati sono stati esigenti anche sui permessi per bambini vecchi d’un giorno. L’Amministrazione è avara con i permessi per parenti e amici che vogliono visitare il villaggio. In luglio, quando un residente ha sposato una donna di Hebron, l’Amministrazione ha permesso soltanto alla sposa e ai parenti di primo grado – più o meno una dozzina – di assistere alla cerimonia nuziale nel villaggio. L’Amministrazione ha commentato: “L’Amministrazione desidera trovare una soluzione permanente, adatta e di qualità per i residenti e sta lavorando per il dialogo e con il loro consenso, tuttavia è impiegata a far rispettare le leggi di costruzione e progettazione nella regione. Il progetto pilota presentato all’unità amministrativa parecchi anni fa è stato riesaminato per vari motivi di sicurezza e progettazione, ed è stato comunicato al rappresentante dei residenti. Le zone in questione difettano a livello di progettazione poiché tutte le costruzioni sono illegali, quindi non possono essere agganciate legalmente all’acqua e all’elettricità, né possono le strade essere costruite. Allo stesso tempo e per concedere ai residenti una normale e ragionevole vita, nessuna decisione è stata presa per quanto riguarda l’acqua ed il collegamento di elettricità, o la strada provvisoria. L’Amministrazione civile lavora in completa coordinazione con i membri della tribù e permette che parenti e amici entrino nella zona di sicurezza, in conformità con le richieste dei rappresentanti e le procedure stabilite. Non ci sono stati cambiamenti recenti in questa materia”.Ripulire. Alcuni giorni fa, come conseguenza della visita del comando israeliano, i paesani si sono rivolti all’avvocato Michael Sfard per un aiuto. Sfard li rappresenta da anni e in questa occasione ha inviato una lettera al generale Mordechai ricordandogli un passaggio di un ordine che il consulente legale della regione di Samaria e di Judea aveva trasmesso a Sfard nel novembre 2006, durante le udienze sull’itinerario del muro in quella zona. Il generale ha dichiarato: “Esiste la possibilità di offrire ai residenti beduini di Arab a-Ramadin e Arab Abu Farda una collocazione in un luogo oltre il muro”. Sfard ha risposto al generale Mordechai che ciò “sembra suggerire un trasferimento della popolazione, il cui obiettivo è piuttosto ‘ripulire’ la zona di sicurezza dai residenti palestinesi. Anche se credete che ci sia una grande differenza fra trasferimento forzato e volontario, la differenza è minima quando la gente indicata per l’espulsione dipende dai permessi dell’Amministrazione civile per ogni piccola cosa”. “Sapete – continua Sfard – che ci sono difficoltà in tutte le zone dove sono i residenti del villaggio, a meno che la gente non si conformi alla misericordia dell’esercito e dell’Amministrazione civile. In tutte queste zone avete limitato i diritti dei residenti, e occasionalmente, persino di esercitarli”. I paesani dicono che dal giorno della visita del generale Mordechai, i soldati ai blocchi stradali li hanno trattati ancora peggio, disprezzandoli e facendoli ritardare con i pretesti più stupidi. Recentemente, i soldati sono stati esigenti anche sui permessi per bambini vecchi d’un giorno. L’Amministrazione è avara con i permessi per parenti e amici che vogliono visitare il villaggio. In luglio, quando un residente ha sposato una donna di Hebron, l’Amministrazione ha permesso soltanto alla sposa e ai parenti di primo grado – più o meno una dozzina – di assistere alla cerimonia nuziale nel villaggio. L’Amministrazione ha commentato: “L’Amministrazione desidera trovare una soluzione permanente, adatta e di qualità per i residenti e sta lavorando per il dialogo e con il loro consenso, tuttavia è impiegata a far rispettare le leggi di costruzione e progettazione nella regione. Il progetto pilota presentato all’unità amministrativa parecchi anni fa è stato riesaminato per vari motivi di sicurezza e progettazione, ed è stato comunicato al rappresentante dei residenti. Le zone in questione difettano a livello di progettazione poiché tutte le costruzioni sono illegali, quindi non possono essere agganciate legalmente all’acqua e all’elettricità, né possono le strade essere costruite. Allo stesso tempo e per concedere ai residenti una normale e ragionevole vita, nessuna decisione è stata presa per quanto riguarda l’acqua ed il collegamento di elettricità, o la strada provvisoria. L’Amministrazione civile lavora in completa coordinazione con i membri della tribù e permette che parenti e amici entrino nella zona di sicurezza, in conformità con le richieste dei rappresentanti e le procedure stabilite. Non ci sono stati cambiamenti recenti in questa materia”.Haaretz

articolo




sabato 23 agosto 2008

Gideon Levy: io respinto come un cane

Nelle colline a sud di Hebron, dove non vale alcuna legge, la situazione, come al solito, è senza controllo: i coloni continuano ad attaccare i figli dei pastori con mazze e pietre, per rubare le pecore e rendere loro la vita impossibile, mentre la Polizia di Israele continua a trattare male chiunque tenta di presentare un reclamo contro i coloni in questione.

'Respinto come un cane'
Seth Freedman - "Comment is free" - the Guardian - "Settlers are colonisers, just as the IDF is a force engaged in occupation, and any attempt to try to paint the scenario otherwise is both disingenuous and deceitful."

Per le donne palestinesi in Israele il prezzo dell'onore è ancora troppo alto


L’11 marzo 2008 una ragazza di 19 anni veniva quasi uccisa da suo fratello, nel suo villaggio di Na’ura, vicino ad Afula in Galilea. L’omicidio era stato pianificato da tempo ma, per fortuna, la ragazza si è salvata la vita fingendosi morta dopo essere stata ferita alla testa da una pallottola. Il fratello, preso in consegna dalla polizia, è stato applaudito e lodato per la sua coraggiosa azione dalla famiglia e dalle persone presenti alla scena. Il 16 marzo 2008 Sara Abu Ghanem 40 anni, è stata ferita in un altro tentato omicidio a Jawarish, quartiere di Ramla vicino a Tel Aviv. Aveva divorziato dal marito e voleva rendere ufficiale la sua relazione con un altro uomo, di religione ebraica. In sei anni Sara è la nona vittima d’onore nella famiglia Abu Ghanem. 8 donne prima di lei sono state uccise. Entrambe le storie testimoniano gli ultimi crimini d’onore registrati nel 2008 tra la comunità palestinese in Israele. Continua qui

venerdì 22 agosto 2008

M.O./ Gaza, polizia di Hamas distrugge droga per 4 mln dollari

2STREETANTIPRO07 | Palestina: hamas e la droga


L'organizzazione palestinese Hamas ha distrutto centinaia di kg di marijuana, sequestrata nelle ultime due settimane.
Ihab Ghussain, portavoce del Ministro dell'interno, ha mostrato alla stampa e ai cittadini di Gaza tavoli ricoperti di marijuana, hashish, cocaina e pillole di ecstasy frutto di due settimane di intensa attivita' antidroghe, e ha dichiarato che nell'operazione sono stati arrestati 115 tra spacciatori e coltivatori, sequestrati 200 kg di marijuana, 34 pacchetti di hashish e confiscate 2,340 piante di marijuana, per un valore di 4 milioni di dollari. Droga arrivata a Gaza dall"Egitto. "Abbiamo chiuso le gallerie attraverso le quali la droga e' arrivata", ha dichiarato Ghussain, senza pero' rivelarne il numeroGhussain ha anche incolpato l'organizzazione Fatah che consente la coltura e la diffusione dell'erba a Gaza, accusandola anche di collaborare con Israele per distruggere la gioventu' palestinese. "Non mostreremo alcuna pieta' per coloro che sono coinvolti nel mercato della morte", ha concluso.Anche se Gaza e' una societa' mussulmana conservatrice, tra i giovani uomini e' diffuso il consumo di droghe, mentre l'alcol, proibito dalla religione, e' quasi impossibile da trovare.
Sintesi personale
In occasione di una conferenza organizzata a Rafah per discutere il fenomeno del contrabbando , Hamas ha chiarito di voler aumentare la sorveglianza nelle 200 gallerie già esistenti per impedire lo sfruttamento dei minori e il traffico di droga e ha accusato l'Egitto per gli incidenti mortali accaduti ai palestinesi che "stavano operando"" nelle gallerie. Circa 4000 palestinesi sono occupati per questo tipo di attività ed il profitto mensile si aggira sui $ 20 milioni. Hamas riceve un'imposta dai proprietario del tunnel e per la merce contrabbandata : armi, bestiame, droga ,apparecchiature elettriche , sigaretta ,abbigliamenti, giocattoli ecc.E' funzionante un gasdotto tra Gaza ed Egitto

3 Palestina, Hamas pensa a pena di morte per narcotrafficanti Lo fa sapere il procuratore generale del governo, Mohammed Abed Hamas potrebbe introdurre la pena di morte per combattere il narcotraffico nella Striscia di Gaza. Lo ha detto Mohammed Abed, il procuratore generale del governo dei Territori occupati. L'esempio da seguire secondo Abed sarebbe quello del codice penale egiziano, più adatto a combattere la diffusione delle droghe perché prevede la pena capitale. Proprio dall'Egitto arriva la droga diffusa in Palestina, passando attraverso i tunnel usati per il contrabbando. Un terzo dei detenuti di Gaza sono condannati per reati connessi alle sostanze stupefacenti, ma le attuali misure penali non sembrano in grado di contrastare il narcotraffico.La diffusione di droghe nella Striscia è dovuta, secondo gli psicologi, alle difficili condizioni della società palestinese, che portano a depressione, conflittualità, noia e incapacità di concentrazione

Andre Steiner, salvò migliaia di ebrei in Slovacchia compie 100 anni

Quando la Cecoslovacchia fu invasa dai nazisti, fu chiesto a Stiner di collaborare a un progetto di costruzione della città. Accetto, sperando di poter migliorare la condizione di vita degli ebrei. La situazione cambio nel 1942, infatti iniziò in Slovacchia la deportazione degli ebrei nei campi di concentramento polacchi Uno dei membri del gruppo di Bratislava , Rabbi Michael Dov Weissmandl, venne a sapere che un ufficiale nazista, in cambio di denaro contante, avrebbe evitato agli ebrei questo atroce destino. Stiner allora cominciò a pagare tangenti a funzionari locali e a ufficiali utilizzando il denaro raccolto in Europa e in America, Migliaia di ebrei si salvarono Ora vive negli Usa

Telecom cancella Israele:la solita "trappola" mediatica

1 Questo gossip è un esempio di come viene montata una notizia dai "soliti" pronti ad attaccare l'Islam, i Palestinesi pur di non rinunciare a mezzo millimetro della terra di Israele Il loro scopo non è quello di informare più o meno correttamente, ma di creare risse, infiniti dibattiti per poi lanciarsi nelle solite accuse o creare nubi per svicolare dal vero problema: settler, confini e Gerusalemme
2 una attenta e superficiale analisi dimostra che non c'è nella lista alcun paese occidentale: evidentemente è un'offerta per immigrati,ma faceva comodo non dire che oltre a Israele non ci sono Australia, Stati Uniti, Giappone, Canada e praticamente tutti i paesi La società ha fatto sapere che «esistono ovviamente offerte commerciali che riguardano Israele come è facilmente verificabile consultando il sito internet. La carta Welcome Home è semplicemente una offerta cosiddetta â etnicaâ che si rivolge cioè ad una specifica comunità con una numerosa presenza nel nostro Paese».
3 che cosa ha dato loro fastidio,? Il fatto che sia stata nominata la Palestina, uno stato che per la maggioranza di loro nè esiste nè deve esistere: tanto per capirci
" Non e' la mancanza di israele che non ha emigranti ma e' la presenza di un paese inesistente che fa arrabbiare".
PS: naturalmente se qualcuno avesse sostituito Palestina con TO : litania usuale sul fatto che i territori non sono occupati ecc. e quindi



Karim Sadjadpour: attacco all'Iran aggraverebbe la situazione politica, economica

Sintesi personale (solo elementi essenziali)

Karim Sadjadpour: Iran doesn't want to bomb Israel, just vote it out of existence

1

)Una conoscenza approfondita della figura di Ali Khamenei ed del suo punto di vista verso lo Stato ebraico , dovrebbe dissuadere i leader israeliani all'’uso della forza contro l’Iran. il conflitto Israele-palestina caratterizza la maggior parte dei suoi discorsi,ed ha come elemento centrale, oltre il disprezzo verso lo Stato ebraico, il concetto della resistenza armata come preludio di una soluzione politica "I sionisti non hanno rinunciato neanche a un solo metro quadrato di territorio occupato e non potranno mai farlo in futuro." e questo giustifica il suo sostegno Parlando a un gruppo di musulmani religiosi, due anni fa, Khameneini ha dichiarato , "Noi crediamo che non sia nè logico nè ragionevole gettare gli ebrei in mare, né mettere a ferro e a fuoco il territorio palestinese Abbiamo suggerito che tutti i nativi palestinesi, siano essi musulmani , Cristiani o ebrei, possano partecipare a un referendum generale davanti agli occhi del mondo e decidere in merito a un governo palestinese. Qualsiasi governo risulterà da questo referendum sarà un governo legittimo ".Un attacco israeliano : La vUalutazione di tale strategia dovrebbe costringere Israele a porre in discussione l’opzione militare in quanto un attacco:1 aumenterebbe il prestigio iraniano presso il mondo musulmano,sarebbe visto come l’ unico Stato che coraggiosamente sfida il Grande Satana e il piccolo Satana. e,anche hamas e gli hezbollah ne uscirebbero rafforzati 2 determinerebbe conseguenze nefaste sull’economia. Quando il vice primo ministro Shaul Mofaz si dichiarò favorevole alla guerra iraniana,il prezzo del petrolio salì vertiginosamente e l’Iran guadagnò circa 10 miliardi3 radicalizzerebbe gli elementi più estremisti della società iraniana Con il pretesto della sicurezza nazionale ogni opposizione sarebbe repressa, mentre ,allo stato attuale, le ambizioni nucleari sono ambigue, in caso di attacco le ali più fanatiche potrebbero usare il deterrente del nucleare4 ci sarebbero ripercussione anche sull’opinione pubblica che finora non ha prestato molta attenzione al conflitto israeliano-palestinese L'Iran non ha confini con Israele, nessun problema di profughi palestinesi, ha una lunga storia di tensioni con il mondo arabo, e la più grande comunità ebraica del Medio Oriente vive in questo stato Si creerebbe ,conseguentemente, un sentimento popolare di ostilità nei confronti di Israele che 29 anni di propaganda non sono riusciti a creare. Ahmad Batebi, un leader di spicco tra gli studenti, fuggito negli Usa, ha dichiarato che in caso di guerra , egli potrebbe tornare a difendere il suo paese



2 Iran; Generale Usa: attacco Israele avrebbe conseguenze gravi

Washington, 8 lug. (Ap) - Un attacco militare israeliano contro l'Iran per bloccare le velleità di Teheran sull'arma nucleare è sempre all'ordine del giorno ma potrebbe avere conseguenze gravi ed imprevedibili, ha ammonito il capo degli stati maggiori riuniti statunitense, ammiraglio Mike Mullen. "La risposta di un paese attaccato mi preoccupa", ha affermato Mullen. "E' veramente una strada da non imboccare, da evitare con tutti i mezzi possibili", ha aggiunto l'ammiraglio, spiegando che l'Iran potrebbe dotarsi dell'arma nucleare nel giro di tre anni. Domenica, il vicepresidente americano Joe Biden aveva dichiarato che gli Stati uniti non avrebbero posto ostacoli ad Israele se il governo dello stato ebraico avesse giudicato necessaria un'azione militare per eliminare la minaccia nucleare iraniana. Ma ieri interpellato dalla Cnn per sapere se gli Stati Uniti avessero dato il via libera a Israele per un eventuale attacco contro l'Iran, il presidente degli Stati uniti Barack Obama ha risposto "assolutamente no. E' molto importante, sono quanto più chiaro possibile" su questo argomento. "Il vicepresidente Joe Biden lo ha detto categoricamente: non possiamo dettare ad altri Paesi la condotta da tenere in materia di sicurezza", ha sottolineato l'inquilino della Casa Bianca, da Mosca. Fcs
Iran; Generale Usa: attacco Israele avrebbe conseguenze gravi

Commento: finalmente qualcuno che ragiona

3 Ex capo del Mossad: attaccare l'iran avrebbe ripercussioni su di noi per almeno 100 anni

Sintesi personale solo elementi essenziali L'ex capo del Mossad , Ephraim Halevy ,in un'intervista al Time, ha dichiarato che un attacco israeliano contro l'Iran" potrebbe avere un impatto su su di noi per i prossimi 100 anni "mentre un attacco iraniano avrebbe conseguenze minime visto che i missili possono essere intercettati dal sistema difensivo antimissile. Secondo alcuni funzionari che invitano alla cautela, bombardare una moltitudine di obiettivi nascosti in Iran comporta enormi rischi e ricompense incerto Report: Ex-Mossad chief says strike on Iran could 'affect us for 100 years'

Report: Ex-Mossad chief says strike on Iran could 'affect us for 100 years'


lunedì 18 agosto 2008

Avi IssacharoffPerché Hamas condanna la scarcerazione di 200 detenuti

Sintes
iLa condanna, domenica, da parte di Hamas della decisione israeliana di scarcerare altri duecento detenuti palestinesi come gesto di buon volontà verso il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) si spiega con le difficoltà che tale scelta pone all’organizzazione jihadista palestinese sia di fronte alla sua opinione pubblica, sia nei negoziati con Israele sull’ostaggio Gilad ShalitL’opinione pubblica palestinese vedeva nel sequestro di Shalit un’azione eroica che avrebbe condotto alla liberazione di centinaia di detenuti dalle prigioni israeliane. Quel sequestro ha anche causato, però, centinaia di morti e feriti negli scontri che ha scatenato a varie riperse in questi due anni tra Israele e striscia di Gaza. La promessa ufficiale di Hamas di ottenere una svolta nei negoziati sui detenuti si è rivelata vana. Il blocco attorno alla striscia di Gaza è stato tolto, ma solo parzialmente e l’economia in quel territorio continua a decadereIntanto il presidente Abu Mazen ottiene la scarcerazione di centinaia di detenuti palestinesi – 400 qualche mese fa, altri 200 oggi – senza sequestro di ostaggi, senza ammazzamenti e anzi senza concedere realmente nulla in cambio. Sebbene i palestinesi considerino la mossa di Israele una manovra per mettere alle strette Hamas, in fin dei conti la popolarità di Abu Mazen ne risulta rafforzataD’altra parte, la decisione israeliana limita i margini di manovra di Hamas nei negoziati su Shalit. Se Abu Mazen è riuscito a liberare 600 detenuti – compresi un paio che si sono personalmente macchiati di reati di sangue – con semplici negoziati, Hamas sarà costretta a pretendere da Israele il rilascio di decine di detenuti di questo tipo: il prezzo che Gaza e i palestinesi hanno già pagato è troppo alto per accettare di meno.

domenica 17 agosto 2008

Marco Morselli :Il Messia di Scholem


Il Messia di ScholemSecondo il Rebbe di Berditchev, quando il Signore vide che l’anima d’Israele era malata, l’avvolse nel lino bruciante dell’esilio. Fece poi scendere un sonno letargico per aiutarla a sopportarne le sofferenze. Ma perché questo sonno non la distrugga, di tanto in tanto la risveglia con una falsa speranza messianica. E così Israele riesce a superare la notte, fino alla venuta del Messia.1. Nel suo libro di memorie Da Berlino a Gerusalemme Scholem ricorda l’emozione provata nella primavera del 1913 (aveva allora 16 anni) quando lesse per la prima volta una pagina delTalmud e ascoltò la spiegazione che Rashi elabora dei primi versetti del Genesi. Fu, egli scrive, il primo incontro con la sostanza ebraica della Tradizione: «Ciò che mi affascinò allora, la forza di una tradizione plurimillenaria, era abbastanza forte da determinare la mia vita, e da indurmi a passare da una dedizione nel modo dello studio e dell’apprendimento a un’attività di ricerca e riflessione nella quale sprofondarmi».[1]. Il contatto con la profondità della Tradizione creò una trasformazione: «Ciò che allora credevo di poter cogliere e afferrare, e su cui ho riempito alcuni quaderni della mia giovinezza, si trasformò in quest’atto di prensione, e il concetto cui tendevo divenne qualcosa che riluttava tanto più energicamente ai concetti, man mano che passavano gli anni, in quanto liberava una vita misteriosa della quale dovevo riconoscere l’impossibilità di essere tradotta in concetti, e appariva tale da poter essere soltanto rappresentata sotto forma di simboli».[2].Per molti anni Scholem cercò di avvicinarsi alle forme dalla vita ortodossa, e tuttavia alla fine non si decise a farle proprie. Scelse invece di orientarsi verso il sionismo: «Se esisteva una qualche prospettiva di un rinnovamento essenziale in cui l’ebraismo avrebbe potuto realizzare pienamente il suo potenziale intrinseco, ciò sarebbe potuto accadere solo dove l’ebreo avesse incontrato se stesso, il suo popolo e le sue radici». Egli non era tanto interessato all’aspetto politico del sionismo, quanto al suo aspetto spirituale, culturale, anche sociale «Mi ero proposto di legare la mia esistenza alla costruzione di una nuova esistenza ebraica in Eretz Israel. Sion era per me il simbolo che collegava la nostra origine e il nostro scopo utopico, in un senso piuttosto religioso che geografico».[3].Poi, dapprima con esitazione, intorno al 1915 incominciò a leggere scritti sulla Qabbalah. Provò a cimentarsi con i testi originali, il che comportava non poche difficoltà, perché vi erano allora in Germania talmudisti, ma non cabbalisti: «Ben presto si destò il mio interesse per laQabbalah, probabilmente attivato dall’unione di motivi molto diversi. Forse – come avrebbero detto i cabbalisti – nella “radice della mia anima” avevo un’affinità con questa sfera; forse concorse il mio bisogno di comprendere il mistero della storia ebraica – e l’esistenza degli ebrei attraverso i millenni è un mistero, checché ne dicano le “spiegazioni” offerte con dovizia».[4].Così dovette cercare di imparare da solo a leggere tali fonti. Si comprò un’edizione dello Zohar,l’opera di Molitor, e alcuni testi del chassidismo. Tra il 1915 e il 1918 riempì molti quaderni di estratti, riassunti, traduzioni e riflessioni. Nella primavera del 1919 prese la decisione di abbandonare gli studi naturalistici per dedicarsi a uno studio scientifico della Qabbalah.Nel 1923 compì la sua alyiah, insieme ai duemila volumi della sua biblioteca, e andò ad abitare a Gerusalemme. Dopo essersi sposato, andò ad abitare in via Abissinia, non lontano dal quartiere ortodosso di Meah Shearim, a pochi minuti dalla Biblioteca Nazionale: «La Gerusalemme nella quale arrivai mi era stata destinata dal cielo, per così dire […] Dopo gli anni della Prima guerra mondiale era impregnata di vecchi libri ebraici come una spugna di acqua. Già allora venivano di continuo a Gerusalemme molti ebrei da tutte le parti del mondo, per lo più con i loro libri, per pregare, studiare e morire».[5].2. Le circa novecento pagine che Scholem dedica a Shabbatai Tzewi, definito nel sottotitolo dell’opera il Mesia mistico, intendono non solo offrire un contributo per far meglio conoscere un movimento che ha scosso la Casa d’Israele fino alle sue fondamenta, ma anche rivelare la natura profonda, pericolosa e distruttiva dell’ideale prematuramente messianico.[6].Il sabbatianesimo, ossia l’eresia messianica scaturita da Shabbatai Tzewi (1626-1676), è stato il più vasto, significativo, importante movimento messianico nella storia ebraica dopo la distruzione del Secondo Tempio e la rivolta di Bar Kokhba. Si diffuse dalla Terra d’Israele allo Yemen, alla Persia, all’Inghilterra, all’Olanda, alla Polonia, alla Russia.La terribile catastrofe che aveva colpito l’ebraismo polacco nel 1648-49 non era, secondo Scholem, sufficiente a spiegare l’esplosione sabbatiana. Sullo sfondo si stagliava la Qabbalahlurianica, che a sua volta era strettamente connessa al trauma della fine dell’ebraismo spagnolo.La Qabbalah era l’eredità spirituale comune a tutte le Comunità ebraiche e aveva fornito un’interpretazione della storia e un insieme di idee e di pratiche rituali senza le quali il sabbatianesimo sarebbe stato impossibile. Nel mondo chiuso nel quale era confinata la vita ebraica, l’utopia messianica rappresentava la possibilità di qualcosa di meraviglioso e di radicalmente differente. Latente era la radicale contrapposizione tra autorità rabbinica e autorità messianica. La stessa contemplazione cabbalistica si presentava come un’anticipazione individuale di un messianismo escatologico. Il messianismo era entrato nel cuore dellaQabbalah.A una generazione per la quale le realtà dell’esilio e della precarietà dell’esistenza diventavano sempre più opprimenti e crudeli, la Qabbalah, con la profondità e la larghezza delle sue visioni, offriva risposte di incomparabile valore, che illuminavano il senso dell’esilio. Già di per sé la diffusione dello studio della Qabbalah diveniva un fattore che affrettava l’avvento della Redenzione.Viveva a Gaza un giovane di intelligenza profonda e vivace, che aveva la vocazione di rivelare ai penitenti che lo desiderassero quale fosse la radice della loro anima. Egli poi indicava a ciascuno le istruzioni per il suo tiqqun, per la sua guarigione e il suo ristabilimento nello stato originario. Fu dall’incontro tra Shabbatai e Natan, nella primavera del 1665, che nacque il movimento sabbatiano.Shabbatai era nato a Smirne nell’agosto del 1626, forse il 9 di Av, il che si accorderebbe con la tradizione rabbinica secondo la quale la data della distruzione del Tempio coincide con la data di nascita del Messia. Negli anni di formazione alternava gli studi rabbinici a periodi di solitudine. Le sue letture preferite erano i cinque volumi dello Zohar e i due volumi del Qana, un libro sul significato mistico delle mitzwot, dei seicentotredici comandamenti.A Smirne acquistò la reputazione di uomo ispirato e un gruppo di giovani si raccolse intorno a lui. Si bagnavano ritualmente nelle acque del mare e si spingevano nei campi per consacrarsi ai misteri della Torah. Viveva periodi di esaltazione che si alternavano a periodi di tristezza, e Scholem non esita a diagnosticare una nevrosi maniaco-depressiva.Nel 1662 Shabbatai arriva in Israele, vive per un anno a Yerushalayim, soggiorna forse a Tzfat, prega a Hebron sulle tombe dei Patriarchi, poi scende in Egitto, dove sposa Sara. Avuta notizia delle attività di Natan, si reca a Gaza alla ricerca del tiqqun e della pace della sua anima. Quando Natan lo vede, si getta ai suoi piedi e riconosce in lui il Messia.Nei giorni seguenti Natan ascoltava Shabbatai raccontargli la sua vita, la sua malattia, le sue sofferenze, i suoi sogni, e Natan inseriva tutti i dettagli nello schema cosmico e divino che aveva elaborato in seguito alle visioni che aveva ricevuto. Si recarono insieme nei luoghi santi di Yerushalayim e di Hebron, pregarono insieme sulle tombe dei santi rabbini e nel deserto.Un grande risveglio messianico ha inizio e si diffonde in Israele e nella Diaspora. I più entusiasti dei suoi sostenitori si trovavano nelle Comunità di Istanbul, Salonicco, Livorno, Amsterdam e Amburgo.Shabbatai ritorna a Smirne, circondato dal fervore di centinaia di seguaci, e inizia a compiere azioni proibite. Viene proclamato Re d’Israele, Messia del D. di Yaakov. Si festeggia il I anno del rinnovamento dalla Profezia e del Regno. Tra visioni, profezie e perplessità rabbiniche viene fissata la data della rivelazione della Redenzione per il 15 siwan 5426 (18 giugno 1666).Le voci su Shabbatai giungono fino alle autorità turche, le quali lo arrestano e lo conducono a Istanbul. Viene poi trasferito a Gallipoli, vicino ai Dardanelli, in una sorta di onorevole confino. Lettere e opuscoli sabbatiani continuano a tenere alta la tensione messianica, condivisa anche dai millenaristi cristiani. Teshuvah e manifestazioni di gioia si alternano, si diffondono devozioni notturne, digiuni, bagni rituali. Molti mettono in vendita le loro proprietà per essere pronti a raggiungere la Terra Santa. L’entusiasmo si diffonde tra sefarditi e askenaziti, tra orientali e occidentali. Anche la prigionia di Shabbatai riceve una spiegazione mistica: il Messia è prigioniero delle qelippot, delle forze del male.Nel settembre 1666 Shabbatai viene condotto alla presenza del Sultano. Gli viene offerta la scelta tra la conversione all’Islam e la morte. Shabbatai sceglie l’apostasia.Lo scandalo, lo smarrimento, la delusione furono enormi. Per più di un anno i credenti avevano vissuto l’esperienza del rinnovamento messianico e le loro vite erano entrate in una nuova dimensione spirituale. Dovevano ora riconoscere di essersi sbagliati, il Redentore era in effetti un impostore?Una nuova spiegazione dell’accaduto venne formulata. Natan difese l’apostasia del Messia: egli stava raccogliendo le scintille divine disperse nell’Islam. Erano scintille che solo il Messia poteva redimere, e per far questo doveva immergersi nel Regno delle qelippot. Apparentemente si sottometteva al loro dominio, ma in realtà portava avanti la parte più delicata e importante della sua missione riparatrice, del tiqqun. Il Messia prendeva su di sé la vergogna di essere chiamato traditore del suo popolo, prima di rivelarsi in tutta la sua gloria sulla scena della storia. Natan aveva così posto le basi di una teologia sabbatiana che ebbe seguaci per un secolo e mezzo, oltre la morte (l’occultamento, o l’ascensione) di Shabbatai (1676) e dello stesso Natan (1780).Credere in un Messia apostata significava costruire la propria speranza su un’asse di paradossi e di assurdità. Le diverse dottrine sabbatiane permisero ai credenti di continuare a vivere nella tensione esistente tra la verità interiore e la realtà esteriore: la storia non era ancora redenta, ma nella loro anima i credenti vivevano già la realtà della Redenzione.Scholem osserva che la crisi causata dall’apostasia del Messia fu un momento tragico della storia d’Israele, ma la tragedia portava con sé i germi di una nuova coscienza ebraica. Quel sentimento di autentica liberazione che i «credenti» avevano provato, cercò altre vie per esprimersi. Poiché era fallito il tentativo di rivoluzionare la vita degli ebrei sul piano storico e politico, ci si ripiegò all’interno, preparando quella disposizione intellettuale da cui sarebbero scaturite l’Haskalah, l’emancipazione, la Riforma.Nelle novecento pagine del suo libro, neppure una volta Scholem definisce Shabbatai come falso Messia. La sua chiave interpretativa è presente già nel sottotitolo: il Messia mistico.3. Se si esamina la struttura de Le grandi correnti della mistica ebraica [7] si rimane colpiti dalla straordinaria importanza accordata al sabbatianesimo. Il libro contiene un capitolo introduttivo sui caratteri fondamentali della mistica ebraica, tre capitoli sulla Qabbalahmedievale (la Merkavah, il chassidismo renano, Abraham Abulafia), due capitoli sullo Zohar, mentre tutta la parte moderna è incentrata sul sabbatianesimo, di cui la Qabbalah luriana costituisce una premessa e il chassidismo polacco una sorta di conseguenza. Dopo aver saltato a piè pari l’Ottocento, così Scuole conclude l’opera: «Questa è la situazione nella quale oggi ci troviamo di fronte alla mistica ebraica. Ma le storie non sono ancora morte, non sono divenute ancora “storia”. La loro vita segreta può ancora risorgere, oggi o domani, in me o in voi. Sotto quali aspetti questa invisibile corrente sotterranea della mistica ebraica possa di nuovo rispuntare alla superficie, non ci è dato prevedere. […] Parlare del cammino mistico che – nella grande catastrofe che in questa generazione ha colpito il popolo ebraico, così profondamente come mai prima nella sua lunga storia – può ancora esserci tenuto in serbo dal destino, è compito del profeta, e non da professori: anche se io personalmente credo che un tale cammino sia ancora aperto davanti a noi».[8].Ogni esperienza religiosa successiva alla Rivelazione non può che essere mediata dalla Tradizione. Scholem non ha ricevuto la Tradizione, né in Germania né in Israele. Ha dunque scelto di trasformarsi in uno storico della Qabbalah. In questo modo ha riscoperto una parte pressoché dimenticata della storia ebraica, disprezzata e rinnegata come oscurantista dallaWissenschaft des Judentums. Ma la tensione presente nella sua opera è spia di un interesse diverso da quello dello studioso.[9] Avvicinandosi la fine dei tempi, la rivelazione dei segreti della Qabbalah progredisce. E Scholem, a suo modo, è stato un rivelatore dei segreti dellaQabbalah.Il suo interesse crescente per il sabbatianesimo, negli anni Trenta, negli anni in cui andava preparandosi la Shoah, e in cui lui viveva la sua alyiah, nascondono e rivelano il suo timore che il sionismo potesse essere una sorta di sabbatianesimo, ossia un’anticipazione messianica destinata al fallimento. Egli temeva ad esempio che la rinascita della lingua ebraica comportasse in qualche modo il rischio di una “magia pratica” incontrollata, dagli effetti devastanti.L’interesse per il messianismo è costante. Questo tema, come è stato osservato, attraversa l’insieme della sua opera. Scholem oscilla tra anarchismo religioso e sionismo religioso. Löwy sostiene che l’anarchismo religioso sarebbe la fonte del suo interesse per i movimenti messianici eretici del XVII e XVIII secolo (Shabbatai Tzewi e Jakob Frank).[10] Secondo Biale «è difficile evitare la conclusione che Scholem abbia tentato di trovare un precursore per la sua teologia anarchica nell’antinomia sabbatiana».[11]Tuttavia, con il trascorrere dei decenni, l’«anarchismo religioso» di Scholem si trasforma in qualcosa di diverso. I due grandi avvenimenti della metà del XX secolo hanno radicalmente trasformato la situazione: «Ci troviamo in una situazione di incipit quale non si conosceva dalla distruzione del Tempio».[12] «Sono persuaso che il sionismo, dietro una facciata profana e secolare, celi contenuti potenzialmente religiosi, e che questo potenziale sia molto più forte di quei contenuti attuali che trovano espressione nel “sionismo religioso” dei partiti politici».[13]«Lo choc subito in epoca hitleriana da ogni ebreo conscio della propria identità e da moltissimi non altrettanto consci, ha colpito tutti i centri della vita ebraica. Con quale profondità, oggi è difficile valutare, anche se è lecito supporre che le onde lunghe e i riflessi di quell’avvenimento stiano dietro a tutto ciò che ora accade, o perlomeno lo influenzino».[14] Questi passi, contenuti in una conferenza del 1970, mostrano accenti ben diversi da quelli dell’anarchismo o del nichilismo religiosi. L’ebraismo viene definito «una realtà vivente che è andata trasformandosi nei vari stadi della sua storia, ha operato scelte concrete e ha scartato parecchi fenomeni, molto vivi in un certo periodo entro il mondo ebraico. Avendo scartato questi fenomeni, l’ebraismo ha delegato a noi la questione se quanto è stato scartato storicamente debba essere scartato dagli ebrei odierni o dall’ebreo futuro che desideri identificarsi con il passato, il presente e il futuro del suo popolo».[15]Scholem, con timore e tremore, sembra quasi farsi araldo di un nuovo livello religioso, di una nuova ispirazione: «Con il ritorno del popolo ebraico alla sua storia e alla sua terra, per quasi tutti l’ebraismo è diventato un organismo aperto, vivente e non ben definito, un fenomeno che cambia e si trasforma».[16] Egli consiglia di tenere aperti i cuori, le menti, le orecchie alle nuove forze che cercano di esprimersi e ascoltare con attenzione «la Voce che forse sta assumendo forma e espressione, quella Voce in cui – se si crede in Dio come ci credo io – possiamo riconoscere la continuazione di ciò che chiamiamo: la Voce proveniente dal Sinai».[17]