sabato 31 maggio 2008

Un messaggio ICQ: "vediamoci per mandare via gli arabi" Adolescenti attaccano due ragazzi arabi ...

Sintesi personale(solo elementi essenziali

Decine di adolescenti da Gerusalemme hanno ricevuto lo stesso messaggio ICQ: "Stiamo per porre fine a tutti gli arabi di 'Pisga' [Pisgat Ze'ev] :fischiano alle ragazze, minacciano i più piccoli . Chiunque è ebreo dovrebbe essere al Burger Ranch(centro commerciale) alle 10 PM, e aggiungere il suo nome a questo messaggio." E' il 30 aprile, vigilia di Holocaust Remembrance Day. Decine di ragazzi giungono da tutte le parti della capitale : a piedi,in autobus ecc.. Sono armati di coltelli, di bastoni e vogliono punire gli arabi in quanto tali All'ingresso, la banda incontra due ragazzi del campo profughi di Shuafat e li pugnala , dopo averli picchiati .Pochi giorni fa, una requisitoria è stata presentata al Tribunale distrettuale di Gerusalemme contro gli 11 adolescenti di età compresa tra 15-19. La loro testimonianza dimostra che l'attentato è stato perpetrato in una società dove la violenza contro gli arabi è vista come un legittimo e necessario mezzo attraverso il quale ripristinare l'' egemonia ebraica del quartiere. (Segue trascrizione verbale polizia in inglese)Il sopraintendente Eyal Goren, incaricato delle indagini, spiega . "non abbiamo mai visto un attacco così organizzato e violento. I più giovani hanno commesso i crimini più gravi ", Due giorni fa, la Corte suprema ha deciso di liberare tutti coloro che erano agli arresti domiciliari Pochi deplorano quanto è accaduto: un uomo non nasconde la sua soddisfazione: "la polizia non fa nulla , era ora che qualcuno si ribellasse."Intanto il ragazzo arabo sta male,si sveglia di notte gridando ed ha paura

Articolo

video 2
Video 3
Commento: se fossero stati gli arabi ad attaccare gli ebrei. cosa sarebbe successo ? Questi giovani prestano servizio militare nei TO? Chi ha inviato il messaggio? Anche nella nostra civile Italia le ronde fanno prefigurare un tale scenario? penso di sì Internazionalizzare Gerusalemme: scelta obbligata . E' solo questione di tempo
Tag : Gerusalemme

i 20 anni dell'associazione israeliana: "medici per i diritti umani"


Sintesi personale (solo elementi essenziali



Il Dr Ruchama Marton ei suoi colleghi si sono recati a Shifa Hospital nella Striscia di Gaza e sono rimasti sconvolti da quello che hanno visto .I medici vanno una volta al mese nei Territori Occupati con la loro "clinica mobile ed hanno curato circa 11280 palestinesi ,ma la situazione sta peggiorando a causa del muro di separazione e degli infiniti blocchi stradali. "Non siamo Medici senza frontiere, noi siamo coinvolti nelle violazioni di cui Israele è responsabile", ha dichiarato il presidente PHR Danny Filk Dr.,condannato nel 2004 per aver rifiutato di prestare servizio militare nei TO -"non siamo un 'organizzazione filantropica,.Offriamo servizi a una popolazione che lo stato ha classificato come non avente diritti ed è stata esclusa dalla società israeliana". Infatti l'organizzazione soccorre anche i lavoratori stranieri e i profughi. Filk racconta la storia di un bambino di 10 anni ,figlio di lavoratori colombiani. La compagnia di assicurazione non ha coperto le spese della sua malattia e la famiglia è stata costretta a lasciare il paese .Ran Cohen, non ha dimenticato la donna dalle Filippine ,giunto in clinica con la foto del figlio che non vedeva da 15 anni: ammalata di cancro ,non lo potrà salutare per l'ultima volta "Oggi assistiamo i i rifugiati, richiedenti asilo, privi di documenti , i detenuti per motivi di sicurezza , i criminali israeliani ai quali non viene garantita un'adeguata assistenza medica . La nostra è anche una lotta per cambiare la politica israeliana ,appellandoci all'Alta Corte Uno degli ultimi casi riguarda una ragazza beduina ,residente in uno dei villaggi non riconosciuti del NEGEV. Ha bisogno di aria condizionata per alleviare la sua sofferenza e di un frigorifero per i farmaci Questo richiede energia elettrica, ma il suo paese non è collegato alla rete. L'Alta Corte ha accusato i genitori perchè continuano a vivere in una situazione di illegalità aggiungendo di pregare per la sua salute. Un 'altra ragazza beduina ha bisogno del respiratore, anche lei abita in un villaggio non riconosciuto. Non è stata trovata alcuna soluzione Una recente ricerca ha sottolineato che il 30 % delle persone non possono comprare le medicine di cui hanno bisogno: sono ebrei e neanche i più poveri tra i poveri

lunedì 26 maggio 2008

Video: mercenario israeliano coinvolto formazione squadroni della morte in Colombia

1Giovedi scorso, la Corte suprema russa ha confermato la decisione di estradare in Colombia il mercenario israeliano Yair Klein. (ex ufficiale dell'IFD)Klein è stato condannato nel paese sudamericano in contumacia per aver addestrato gruppi paramilitari e milizie dei signori della droga negli anni 1980.

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Un mercenario israeliano, accusato dalla Colombia di aver addestrato squadre paramilitari negli anni Ottanta, ha vinto l'appello alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo contro l'estradizione dalla Russia. Gal Yair Klein è stato processato in contumacia nel 2001 per aver addestrato gli "squadroni della morte" usati da Gonzalo Rodriguez Gacha e Pablo Escobar, leader del cartello di Medellin. Tra il 1999 e il 2000, Yair Klein ha scontato anche sedici mesi di reclusione in Sierra Leone per aver contrabbandato armi alla guerriglia del Revolutionary United Front (Ruf).

3 Israele:ricercati dall'Interpol tre israeliani:

addestrarono squadre della morte in Colombia

Bogotà, 4 aprile - L''Interpol ha emesso un mandato di cattura nei confronti di tre cittadini israeliani, residenti pare nello Stato ebraico, accusati di aver addestrato delle squadre della morte in Colombia e di aver preparato gli eserciti privati di due grandi narcotrafficanti locali. Uno dei tre, un tal Yair Klein, ex tenente colonnello delle forze armate israeliane, intervistato lo scorso mese da un'emittente tv colombiana in Israele, ha negato ogni relazione con i narcotrafficanti, ma ha ammesso di aver preparato squadre della morte ad affrontare la guerriglia di sinistra

.Haaretz



US prof. dona premio israelianoin denaro all'Università palestinese


Sintesi personale articolo Il matematico americano David Mumford, co-vincitore nel 2008 del Premio Wolf in Matematica, ha annunciato di voler donare il denaro del premio alla Bir Zeit University, vicino a Ramallah,e all'associazione Gisha, una organizzazione israeliana che difende la libertà di movimento. dei palestinesi
"Ho deciso di donare la mia quota del Premio Wolf per consentire alla comunità accademica della Palestina occupata a sopravvivere e a prosperare,. Io sono molto grato per il premio, ma credo che gli studenti palestinesi i dovrebbero avere la possibilità di andare altrove per acquisire un'istruzione. Gli studenti della West Bank d di Gaza oggi non hanno questa opportunità . Il sistema scolastico sta lottando per vivere e la libertà di movimento è molto limitata"Haaretz

domenica 25 maggio 2008

I Cristiani sionisti e la loro influenza sulla politica della destra israeliana



1 aspetto poco noto del conflitto israelo-palestinese è il massiccio coinvolgimento delmovimento cristiano fondamentalista, statunitense o di derivazione statunitense (questo fenomeno è noto in italiano sotto vari nomi: cristiano-sionismo, cristianosionismo, sionismo cristiano). Un coinvolgimento che si è intensificato con la crescente politicizzazione della "destra religiosa" a partire dagli anni '70, ma che risale a molti decenni fa: «[la creazione di Israele] semplicemente non avrebbe avuto luogo senza il sostegno e gli incessanti sforzi deiCristiano-sionisti durante l'ultimo secolo e questo. È stato questo sodalizio che ha reso possibile lo Stato di Israele e una Gerusalemme unificata.»(3Benyamin Netanyahu, allora capo dell'opposizione, si rivolse con queste parole a una platea di cristiani a Gerusalemme nel 1995.

vedere anche
Marco D'Eramo - I sionisti evangelici, ''Il manifesto'' 10-9-2002
Frammenti vocali in MO:Israele e Palestina:
IL SIONISMO CRISTIANO

2L'Evangelista americano John Hagee ha annunciato una donazioni di $ 6 milioni di euro per Israele, ma Gerusalemme deve restare unita e sotto il controllo ebraico Nel suo viaggio, insieme a centinaia di fedeli, è stato accolto da Benjamin Netanyahu Inoltre ha promesso che parte del finanziamento sarà devoluto per creare ad Ariel,un centro congressi.Yossi Alpher analista politico ha aggiunto, "Gli i estremisti di destra stanno danneggiando il processo di pace".
originale



3 La donazione degli Evangelisti è inquietante

SINTESI(elementi essenziali)
Fin dalla sua istituzione ,nel 1929, l'Agenzia Ebraica ha svolto un ruolo cruciale per la nascita e lo sviluppo dello Stato di Israele ,mantenendo vivo il rapporto con gli ebrei della diaspora .. Sono stato sorpreso di scoprire quindi, non molto tempo fa, che l'Agenzia ha deciso di inserire Eckstein nel Consiglio di amministrazione., Egli è un rabbino di provata onestà, fondatore dell' FCJ(associazione di ebrei e cristiani) distintasi per l'ingente raccolta di fondi Non ho nulla di personale contro il Rabbino Eckstein e non dubito della sua sincerità e devozione. Non condivido, però, che un'organizzazione come l'Agenzia Ebraica, con la sua gloriosa tradizione, scelga un rappresentante del suo Consiglio di amministrazione per le donazioni ottenute. Non è da sottovalutare che il denaro proviene da evangelici, di cui le finalità sono, purtroppo ben noteIn un sondaggio condotto qualche tempo fa da Time / CNN, oltre un terzo dei 40-50 milioni di cristiani evangelici, ha precisato che il loro sostegno ad Israele scaturisce dalla convinzione che solo quando tutta la Terrà Santa apparterà allo Stato Israeliano, Cristo potrà tornare.Per questo si oppongono ad ogni progetto di pace con i Palestinesi, finanziando e sostenendo gli estremisti israeliani



Il dilemma ebraico di accettare il sostegno Evangelico


50 milioni di americani seguono Israele al 100 per cento, senza se e senza ma .
Come descritto nel documentario impressionante "Waiting for Armageddon", questi sostenitori sono i cristiani evangelici .Essi sono convinti che ogni centimetro di Israele appartenga agli ebrei. "Vogliono che i musulmani siano sfrattati dagli ebrei per ricostruire il Tempio di Salomone e così Cristo tornerà ", spiega un' analista del film. Il sostegno finanziario della comunità si aggira sui 75 milioni di dollari all'anno,inoltre, è importante il loro peso politico come lobby. Ma tutto questo ha un prezzo: il giorno dell'arrivo del Mssia, se gli ebrei non lo accetteranno, moriranno

Guerra all'Iran
SINTESI ARTICOLO
L'ambasciatore di Israele negli Stati Uniti, Sallai Meridor, ha detto, davanti a una platea di cristiani (Cufi), che Israele e il mondo libero sono sotto l'attacco dell'Iran , un mixer di fanatismo, terrorismo , un pericolo simile a quello degli anni 30 ."dobbiamo evitare questo incubo", "il mondo deve agire e agire ora". Meridor ha detto che Israele farà qualsiasi passo necessario per assicurare che l'Iran non sviluppi una bomba nucleare. " tutte le opzioni sono possibili pur di fermare quest'ipotesi ". CUFI è un'organizzazione che raggruppa tutti i cristiani americani pro-Israel . L'organizzazione è stata creata nel 2006 dal Pastore del Texas John Hagee, deciso a costituire un movimento nazionale favorevole ad Israele. I responsabili di tutti i 50 stati erano presenti all'evento di mercoledì." è come il 1938 , ha detto Hagee. "l'Iran è la Germania, Ahmadinejad è Hitler ed egli sta parlando di uccidere gli Ebrei". "l'unico modo per evitare una guerra nucleare è essere sicuri che non inizi mai ".Il summit ha sollecitato il boicottaggio economico dell'Iran,
La gente mi chiede perché sosteniamo Israele", ha detto Hagee. "la risposta è perché siamo cristiani Bible-believing". "è la verità, la verità intera e soltanto la verità"..Meridor ha finito il suo discorso garantendo che Gerusalemme sarà capitale eterna di Israele
http://www.haaretz.com/hasen/spages/883947.html
Focus U.S.A / Whatever happens, Israel can always count on U.S. evangelicals




L'islamofobia  negli Stati Uniti e la destra, ceppo Likudnik del sionismo, sono inestricabilmente legati: un gruppo cristiano sionista sta aiutando a finanziare una causa legale contro la costruzione di una moschea a Murfreesboro, Tennessee,  sostenendo che l'Islam non è una religione   .Il sionismo  cristiano è una tossica  ideologia che sostiene lo Stato di Israele perché credono che uno Stato ebraico affretterà  il ritorno di Gesù Cristo e la fine dei tempi-. Essi sostengono attivamente e finanziano  gli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Sono  incredibilmente ostili  all'Islam e ai musulmani e  considerare il loro tentativo di fermare la costruzione di una moschea in Tennessee  un tassello in più  nella loro guerra contro l'Islam.

sabato 24 maggio 2008

Or Yehuda-il rogo del Nuovo Testamento e le lacrime di coccodrillo


1 la notizia è stata riportata dal Jerusalem post  e da Haaretz . Vedere qui:
2 quando i sionisti evangelici facevano comodo alla destra nazionalista , finanziando le colonie e appoggiando ,più a destra della destra israliana,la politica israeliana nessuno di coloro  che ora accusano i giornali ,i blog  di aver montato la notizia  si scandalizzava del loro operato ,vero? anzi...un po' tardi per arrampicarsi sugli specchi: ancora una volta la vera responsabilità morale e spirituale e di quanti hanno appoggiato i settler accusando di antisemitismo chi  denunciava  l'occupazione  e l'espansione: sono loro che hanno creato questo Golem rovesciato e Netanyahu  e Sharon non hanno  nulla da dire ? visto che hanno allevato e nutrito una serpe in seno appoggiando per fini  di politica interni i messianici  ;facile gridare al Lupo ora....

Perchè meravigliarsi: video? Basta scorrere il tag: Hebron    e Gerusalemme dove ho riportato alcuni episodi di scontri tra sionisti evangelici e ortodossi (e siamo solo all'inizio) per capire che  quanto sta  ora accadendo: il fanatismo incendia  e acceca. Troppo tardi ora per lavarsi le mani accusando gli altri...troppo tardi


Aggiornamento corretto di haaretz

venerdì 23 maggio 2008

la Siria preoccupata dell'abbraccio con l'iran

Fonti vicino al presidente Mahmoud Ahmadinejad hanno riferito la delusione e la sorpresa del Presidente per l colloqui israeliani e siriani "Le due parti hanno concordato di incontrarsi regolarmente. Il prossimo appuntamento sarà a Istanbul tra una settimana o 10 giorni," ha detto un funzionario del governo turco, Ehud Mark Regev,portavoce di olmert , ha confermato

210 la Siria preoccupata dell'abbraccio con l'iran

giovedì 22 maggio 2008

Di Jeff Halper : i Ripensando a Israele dopo 60 anni


Solamente a condizione di saper riconciliare la nostra celebrazione con la perdita palestinese possiamo finalmente avviarci sulla strada della gestione della presenza “nel nostro paese” di altre persone con rivendicazioni e con diritti altrettanto degni di considerazione, e con ciò aprire la via ad una pace giusta, alla riconciliazione e al conseguimento, quale che ne sia la forma politica, di una presenza nazionale ebraica nella Terra di Israele.
Continua qui
Tag: 1948 brutti ricordi

mercoledì 21 maggio 2008

reportage I ragazzi dei missili: nonna, vado a sparare


Questo è tutto». Negli ultimi tre anni i missili Qassam hanno fatto dieci morti tra gli israeliani (l’ultima vittima una set timana fa). Nello stesso periodo, secondo i dati diffusi dallo Shin Bet, gli organi di sicurezza di Tel Aviv, le rappresaglie dell’esercito con la stella di David hanno cau sato nella Striscia di Gaza oltre mille morti. Lo dico ai ragazzi della Jihad: più lanciate razzi e più vi massacrano, che guerra è mai la vostra? «Lo sappiamo, loro sono più forti – ri spondono –. Con i Qassam non vogliamo vincere la guerra, bensì inviare un messaggio: voi israeliani ci avete rinchiusi in una grande prigione ma non pen sate di essere al sicuro. Ogni notte i nostri bambini piangono durante i raid aerei. Ebbene, provate an che voi la paura»................................
  Ma c’è chi non vi trova nulla da ridere. «Loro fuggo no dopo aver tirato i razzi e l’esercito israeliano spa­ra addosso a noi», si lamenta Ramis Al-Athamna, la cui famiglia è stata decimata dalle bombe nel no­vembre del 2006. Ha perso moglie, figli, nonni e co gnati; 18 morti le cui foto compaiono su un grande cartellone là dove sorgeva la casa, ora ridotta in ma cerie dai colpi di mortaio. Un errore, si è scusato l’e­sercito israeliano, senza risarcire nulla. I..«Potrò maivedere il mio Paese in pace?», dice quasi supplicando Ramis, con gli occhi pieni di lacrime  Se non la pace, almeno una tregua, spera la gente di Gaza. «Noi siamo pronti – conferma il portavoce di Hamas, al-Nonu –. Se Israele mette fine all’assedio ed apre i valichi noi fermeremo il lancio di razzi». Il cessate il fuoco potrebbe cominciare già tra qualche giorno, grazie alla mediazione egiziana portata a­vanti dal capo degli 007, 
Tag: copione libanese Gaza-Sderot

Hamas condanna l'Olocausto

entre il popolo palestinese commemora il 60° anniversario della Nakba (“catastrofe”), cioè l’espulsione della maggior parte del nostro popolo da questa terra, coloro che sono rimasti in Palestina stanno subendo aggressioni, uccisioni ed arresti, la pulizia etnica, e l’assedio. Ma invece del sostegno e della solidarietà dei media occidentali, assistiamo a continui tentativi di difendere ciò che è indifendibile, o di attaccare i palestinesi stessi.

Di recente sta prevalendo un atteggiamento che sembra far parte di un tentativo più vasto di isolare la leadership palestinese democraticamente eletta: si tende ad imputare a Hamas e agli abitanti della Striscia di Gaza sentimenti anti-ebraici, piuttosto che la semplice ostilità all’occupazione e al dominio sionista della nostra terra. Un recente articolo apparso sulla prima pagina dell’International Herald Tribune ha seguito questa linea, come anche un articolo uscito su questo giornale, a proposito di una trasmissione televisiva del canale satellitare “al-Aqsa” riguardante l’Olocausto commesso dai nazisti.

In realtà, il canale “al-Aqsa” è una televisione indipendente che spesso non rappresenta né l’opinione del governo palestinese guidato da Ismail Haniyeh né quella di Hamas. Il canale, regolarmente, dà ai palestinesi di diverse convinzioni politiche la possibilità di esprimere pareri che non sono condivisi dal governo palestinese o da Hamas. Nel caso specifico, l’opinione espressa da Amin Dabbur sul canale “al-Aqsa” è solo sua, e lui ne è l’unico responsabile (Amin Dabbur dirige un centro di ricerca a Gaza (N.d.T.) ).

D’altra parte, ci sorprende abbastanza il fatto che vi sia così poca o addirittura nessuna attenzione, da parte dei media occidentali, a ciò che viene regolarmente trasmesso o scritto nei media israeliani da politici e scrittori che esigono il totale sradicamento o “trasferimento” del popolo palestinese dalla sua terra.


I media israeliani e la stampa occidentale filo-israeliana sono pieni di commenti che negano o cercano di giustificare fatti storici ben documentati, compresa la Nakba del 1948 e i massacri compiuti a quell’epoca dall’Haganah, dall’Irgun e dal LEHI (organizzazioni paramilitari ebraiche costituitesi in Palestina a partire dal 1920 (N.d.T.) ) con l’obiettivo di costringere i palestinesi e a un esodo di massa.

Ma bisognerebbe mettere in chiaro che né Hamas né il governo palestinese di Gaza negano l’Olocausto nazista. L’Olocausto non fu solo un crimine contro l’umanità ma anche uno dei crimini più ripugnanti della storia moderna. Noi lo condanniamo alla stregua di ogni violenza contro l’umanità e ogni forma di discriminazione su basi religiose, razziali, sessuali o nazionali.

Ma nel condannare senza riserve i crimini compiuti dai nazisti contro gli ebrei d’Europa, ci opponiamo categoricamente anche al modo in cui i sionisti sfruttano l’Olocausto per giustificare i loro crimini e ottenere l’approvazione internazionale della campagna di pulizia etnica e dell’oppressione che stanno conducendo contro di noi. Si è arrivati al punto che il vice-ministro della difesa israeliano Matan Vilnai ha minacciato di compiere un “olocausto” contro gli abitanti di Gaza.

In 24 ore, 61 palestinesi—più della metà erano civili e un quarto di essi erano bambini—sono stati uccisi in una serie di incursioni aeree. Nel frattempo, si continua a perpetrare un orribile delitto contro l’umanità nei confronti della popolazione di Gaza: un assedio di due anni imposto dopo che Hamas ha vinto le elezioni legislative nel gennaio del 2006, un assedio che sta provocando grandi sofferenze. A causa di una seria mancanza di medicine e di viveri, molti palestinesi hanno perso la vita.

Non è giusto che gli europei in generale, e gli inglesi in particolare, facciano passare quasi sotto silenzio quello che i sionisti stanno facendo ai palestinesi, o tanto meno che sostengano o giustifichino le loro politiche oppressive, con il pretesto di mostrare compassione per le vittime dell’Olocausto.Il popolo palestinese aspira alla libertà, all’indipendenza e alla convivenza pacifica con tutti i suoi vicini. Oggi ci sono più di sei milioni di profughi palestinesi. A partire dal 1967, non meno di 700.000 palestinesi sono stati detenuti almeno una volta dal governo di occupazione israeliano. A tutt’oggi, centinaia di migliaia sono stati uccisi o feriti. Tutto ciò non sembra destare molta preoccupazione, come non sembra destarla la costruzione di un muro da “apartheid” che ha inglobato più del 20% del territorio della Cisgiordania, o le colonie pesantemente armate che annettono voracemente il territorio palestinese in palese violazione del diritto internazionale.

La condizione in cui si trova il nostro popolo non è il prodotto di un conflitto religioso fra noi e gli ebrei in Palestina o in altri luoghi: gli scopi e le posizioni politiche odierne di Hamas sono stati ripetutamente ribaditi dai suoi capi, come per esempio nel programma governativo del 2006. Il conflitto è di tipo puramente politico: fra un popolo che si è venuto a trovare sotto occupazione e un governo occupante oppressivo.

Il nostro diritto a resistere all’occupazione è riconosciuto da tutte le convenzioni e le tradizioni religiose. Per noi gli ebrei sono il popolo di un libro sacro che ha sofferto la persecuzione in terra europea. Quando cercavano rifugio, le terre musulmane e arabe hanno offerto loro un asilo sicuro. In mezzo a noi, hanno goduto di pace e di prosperità; molti di loro hanno ricoperto cariche importanti in paesi musulmani.

Dopo quasi un secolo di oppressione sionista coloniale e razzista, alcuni palestinesi trovano difficile immaginare che alcuni dei loro oppressori siano i figli e le figlie di coloro che sono stati a loro volta oppressi e massacrati.

I palestinesi non avevano niente a che fare con l’Olocausto, ma si trovano a essere puniti per il delitto di qualcun altro. Tuttavia noi ne siamo ben consapevoli, e accogliamo calorosamente l’esplicito sostegno ai diritti palestinesi da parte degli attivisti israeliani ed ebrei che lottano per i diritti umani in Palestina e in tutto il mondo.

Noi speriamo che i giornalisti occidentali comincino ad assumere un atteggiamento più obiettivo quando seguono gli avvenimenti in Palestina. I palestinesi vengono uccisi ogni giorno dalla macchina di distruzione israeliana. Ciò nonostante, noi vediamo che i media occidentali sono ancora chiaramente prevenuti a favore di Israele.

Gli europei sono direttamente responsabili di quanto sta accadendo oggi ai palestinesi. La Gran Bretagna fu l’autorità mandataria che consegnò la Palestina all’occupazione israeliana. La Germania nazista ha compiuto i più atroci e scellerati crimini contro gli ebrei, costringendo i sopravvissuti ad emigrare in Palestina per mettersi al sicuro. Perciò, noi ci aspettiamo che gli europei scontino le loro colpe storiche, riequilibrando in qualche modo la risposta inumana e unilaterale che a livello internazionale è stata data alla tragedia del nostro popolo.

Bassem Naeem è ministro della salute e dell’informazione nel governo Hamas a Gaza

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Raggiuto a Doha un accordo che mette fine a 18 mesi di crisi politica in Libano

Dopo cinque giorni di intensi colloqui tra maggioranza e opposizione riunite a Doha, in Qatar, con la mediazione del segretario dell Lega Araba, Amr Moussa, le parti hanno raggiunto un accordo che potrebbe mettere fine alla crisi politica iniziata 18 mesi fa. Gli estremi dell'accordo sono stati annunciati dal premier del Qatar Hamad bin Jassem al Thani, che ha spiegato che il primo passo sarà l'elezione del presidente, il maronita capo dell'esercito Michel Suleiman. La nomina del sostituto di Emile Lahoud, il cui mandato è scaduto lo scorso mese di novembre, è stata inizialmente annunciata entro 24 ore, ma è stata poi rimandata alla seduta parlamentare di domenica prossima.Continua qui
Tag: guerra libano

domenica 18 maggio 2008

Amos Harel: perchè è stato disconnesso il sistema difensivo ad Ashkelon ad

 UN  Katyusha ha colpito un centro commerciale ad  Ashkelon ,ma l' 'attacco, non è stata preceduta da alcun avvertimento  anche se la città è collegata  al sistema di  allarme . In seguito alla protesta  dei residenti, l'IDF ha spiegato che il  sistema difensivo era stato disconnesso per paura di falsi allarmi Continua qui  

Tag;  strategia della tensione?


Amos harel: i colloqui con Hamas rompono un tabù

SINTESI PERSONALE In una lettera al Primo Ministro Ehud Olmert, a Ehud Barak e al Ministro degli Affari Esteri Tzipi Livni, i dettagli sono stati rivelato Venerdì, personalità politiche e militari premono per colloqui indiretti con Hamas .Tra i firmatari :MK Yossi Beilin (Meretz), i ex capo dello Shin Bet capo Ephraim Halevi, coinvolto nei colloqui con Hamas negli ultimi mesi l'ex capo di stato maggiore Amnon Lipkin-Shahak eil generale di brigata (res.) Shmuel Zakai, Comandante di divisione. Ciò che era tabù fino a due anni fa ,ora non lo è più Un importante militare, ha dichiarato: "Hamas non parteciperà ai negoziati, perché è in declino. Il suo regime non cadrà se il blocco continueràNella prossima settimana inizieranno i colloqui tra Egitto e Hamas, e Martedì ci sarà un incontro tra il Presidente egiziano Hosni Mubarak e Barak a Sharm al-Sheikh. Ma senza un accordo che includa significativi progressi verso la liberazione del soldato rapito Gilad Shalit, Israele propende a una grande operazione militare nella striscia di Gaza,nonostante i dubbi espressi da ministri e generali Haaretz



Leonardo Coen: effetti collaterali palestinesi

L’esercito israeliano ha mitragliato e cannoneggiato con un carro armato una casa nel nord della Striscia di Gaza mentre una famiglia stava facendo colazione: il bilancio è agghiacciante, una strage. Quattro bimbi non vivono più: avevano da uno a cinque anni. La loro mamma è in condizioni disperate. Forse è morta anche lei, mentre sto scrivendo queste righe. Ho visto la foto che ritrae i corpi di queste creature, ed è un’immagine che non può lasciare indifferenti. Per loro, solo scarse parole di circostanza. Vittime di serie C. Anzi, di serie P. P come palestinesi. Adesso qualcuno obietterà: è un modo fazioso di raccontare le cose. Dovrei avere la stessa pietà per le vittime israeliane. Israele si difende. Hamas vuole distruggere Israele e cacciar via gli ebrei. Il terrorismo palestinese deve essere sconfitto, bisogna colpire alle sue radiciE’ vero: gli attentati kamikaze sono ingiustificabili sotto ogni punto di vista, le bombe dei kamikaze hanno ucciso indiscriminatamente civili innocenti, e tra questi anche bambini. L’indignazione per la loro morte è pari a quella che ho per l’ingiustificabile tiro a segno omicida contro le case dei palestinesi e i loro abitanti, “colpevoli” di vivere ammassati in una terra miserabile e in condizioni miserabili, a fianco di coloro che gli israeliani ritengono “terroristi” o guerriglieri. Una contiguità sociale e politica condanna centinaia di migliaia di palestinesi ad essere bersagli di cecchini e cannoni, missili e mortai. Le loro sono morti dovute a “effetti collaterali”. Dall’inizio della seconda Intifada, ci hanno rimesso la vita in migliaia. Una spaventosa percentuale riguarda i bambini. Tutto quello che sto scrivendo lo ha già scritto, per esempio, uno dei pochi giornali israeliani che non si benda gli occhi: Haaretz.Anche ieri, come in infinite altre occasioni, Tsahal, l’esercito d’Israele, ha ammesso la responsabilità del massacro, sia pure indirettamente. Lo ha “giustificato”. Un portavoce dei militari israeliani ha infatti confermato che le truppe stavano operando a Beit Hanoun, un villaggio della parte settentrionale della Striscia, dal quale spesso militanti palestinesi lanciano razzi. Forse è stata una risposta “asimmetrica”…I soldati israeliani stavano sparando verso un gruppo di uomini armati che li aveva assaliti ma – ha aggiunto il portavoce – non avevano mirato a nessuna casa. La bomba che ha cancellato dalla disgraziata terra in cui viveva la sventurata famiglia palestinese deve essere piovuta dal cielo: “Stavano mangiando e sono stati colpiti”, ha detto un vicino. Ricordo, comunque, che i militanti islamici di Hamas hanno offerto a Israele la scorsa settimana una tregua di sei mesi se lo stato ebraico allenterà l’embargo sul territorio da loro controllato.

http://coen.blogautore.repubblica.it/2008/04/28/cronaca-familiare/

venerdì 16 maggio 2008

Gideon Levy: il palestinese americano

Sintesi personale (solo elementi essenziali per me)
Nel remoto villaggio di Tarrameh, non lontano dal Adurayim vive un cittadino statunitense, un ex marinaio e sommozzatore, un ingegnere elettronico che ha combattuto in Vietnam , il figlio è in servizio nei Marines degli Stati Uniti. Le braccia sono tatuate ,ha perso tre dita della sua mano sinistra in circostanze che non è disposto a rivelare.Sayyal Ghanam aveva lasciato questo villaggio a 12 anni di età, dopo la morte dei suoi genitori . Egli ha vissuto in Alabama per decenni, è stato sposato con due donne americane ed ha avuto tre bambini americani. Circa sei anni fa, egli ha deciso di tornare al suo villaggio nativo per costruirvi una casa Ora egli è sposato e ha due figli piccoli palestinesi, ma il suo cuore resta in Occidente, lontano da qui, "L'America è mia madre e mio padre", Ascolta musica country, hard rock, Phil Collins e gli altri gruppi e cantanti che ama. Quando la nostalgia per l'America diventa forte, va a Beersheba e mangia uno Big Mac in memoria di quei giorni. Egli è un sostenitore di Barack Obama.Ha 61 anni, un corpo atletico, il volto bruciati dal sole., sta studiando la lingua araba che ha dimenticato Di recente, uomini mascherati sono venuti a casa sua nel cuore della notte, ed egli è convinto che fossero i palestinesi .Per questo vuole chiedere a Israele il permesso di portare armi per la sua autodifesa "Sono tornato nel mio villaggio per iniziare una nuova vita. Non mi interesso di politica e i miei figli, nati in Palestina, hanno la cittadinanza americana Ora vuole acquistare un piccolo buldozer per coltivare il terreno che ha comperato .Parla in inglese con i suoi figli e vuole insegnare loro a non odiare nessuno Questo l'ho imparato in America
haaretz





A Gaza malnutrizione cronica a causa del blocco israeliano

Il blocco continuo della Striscia di Gaza ha esacerbato una già spaventosa situazione umanitaria, con problemi di ordine sanitario e fognario, povertà e malnutrizione per i suoi 1,5 milioni di abitanti. L'offensiva militare israeliana lanciata alla fine di dicembre ha portato le condizioni sull'orlo della catastrofe umanitaria. Anche prima di allora, l'economia locale risultava paralizzata dalla mancanza di prodotti di importazione e dal divieto di esportare. La carenza di disponibilità dei beni di prima necessità ha alimentato l'aumento dei prezzi, rendendo circa l'80% della popolazione dipendente dagli aiuti internazionali. Le Nazioni Unite e altre organizzazioni di aiuti e di assistenza umanitaria si sono confrontate con ulteriori restrizioni che hanno ostacolato la loro capacità di fornire assistenza e servizi alla popolazione di Gaza e ne hanno accresciuto i costi operativi. I progetti di ricostruzione delle Nazioni Unite per fornire alloggi alle famiglie le cui abitazioni erano state distrutte dall'esercito israeliano negli anni precedenti sono stati sospesi a causa della mancanza di materiali da costruzione. Pazienti in condizioni gravi che necessitavano di cure mediche non disponibili a Gaza e centinaia di studenti e lavoratori che desideravano studiare o viaggiare per lavoro all'estero sono rimasti intrappolati a Gaza a causa del blocco; un numero relativamente esiguo ha potuto lasciare la zona su autorizzazione delle autorità israeliane. Diversi pazienti cui era stato negato il passaggio al di fuori di Gaza sono in seguito deceduti.

mercoledì 14 maggio 2008

Uccisi 5 palestinesi (3 civili): la reazione i razzi del pomeriggio

Sono diventate 5 le vittime dei raid aerei israeliani che hanno colpito questa mattina la Striscia di Gaza. Fonti mediche locali riferiscono che si tratta di 2 miliziani palestinesi che si trovavano nei pressi di Khan Younis, di un civile diciottenne che si stava spostando in bicicletta nel campo profughi di Jabalya e di altri 2 civili palestinesi vittime di un attacco nella zona nord della Striscia. L'esercito israeliano ha reso noto che il raid è stato organizzato
in risposta all'offensiva di un gruppo palestinese, che ha aperto il fuoco contro il soldati vicino al confine con Israele.

Tag: palestinesi uccisi

Il 60° anniversario dello Stato d'Israele raccontato da una giornalista israeliana

Quest'anno nel Giorno dell'Indipendenza i giornali abbondano di articoli sui prossimi sessant'anni. Io sono più preoccupato per l'anno prossimo o, al massimo, per i prossimi due. Se non troviamo un modo per abbandonare il controllo sui Palestinesi nel prossimo anno o due, fra dieci o vent'anni celebreremo l'indipendenza dello stato che nascerà da spargimenti di sangue e combattimenti – uno stato molto differente. Non sarà uno stato Ebraico, non sarà uno stato Sionista. Non sarà uno stato in cui gli Ebrei saranno la maggioranza.Continua qui

Dario Navarra : questa non è la mia Israele


Io ho contribuito a costruire un Paese e, nonostante non sia fiero di come è oggi, credo non sia una cosa da poco. D’altra parte, qui ho seppellito un figlio, qui ho comprato le tombe, qui ho vissuto per sessant’anni. Ora che si celebra il sessantesimo anniversario, mi piace ricordare le conquiste culturali, civili, sociali e agricole del Paese. Non certo quelle militari. La cartiera che ho diretto lavorava mille tonnellate di carta, ora supera le 150.000. Di questo sono orgoglioso. Lo sono meno, quando vedo in televisione i soldati impegnati in operazioni di polizia, di oppressione o peggio. In questi casi mi prende sconforto e rabbia. Non sono cieco di fronte agli attentati, ma non è per questo che abbiamo bonificato le paludi, piantato aranceti, uliveti e orti meravigliosi. Non abbiamo lavorato per allevare una generazione di coloni fanatici, di politicanti che rifacendosi a Dio vogliono distruggere, cancellare un passato glorioso di illuminismo, di pensiero filosofico, di saggezza profetica, di splendida cultura.Continua  qui
Tag: 1948   brutti ricordi

4 dicembre 1948: letteraintllettuali ebrei sul massacro di Deir Yassin


 della comunità Un esempio scioccante è stato il loro comportamento nel villaggio Arabo di Deir Yassin. Questo villaggio, fuori dalle strade di comunicazione e circondato da terre appartenenti agli Ebrei, non aveva preso parte alla guerra, anzi aveva allontanato bande di arabi che lo volevano utilizzare come una loro base. Il 9 Aprile, bande di terroristi attaccarono questo pacifico villaggio, che non era un obiettivo militare, uccidendo la maggior parte dei suoi abitanti (240 tra uomini, donne e bambini) e trasportando alcuni di loro come trofei vivi in una parata per le strade di Gerusalemme. La maggior parte della comunità ebraica rimase terrificata dal gesto .....Ma i terroristi, invece di vergognarsi del loro atto, si vantarono del massacro, lo pubblicizzarono e invitarono tutti i corrispondenti stranieri presenti nel paese a vedere i mucchi di cadaveri e la totale devastazione a Deir Yassin.  Continua qui    Allegati: haaretz      sito

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martedì 13 maggio 2008

Bradley Burston: dobbiamo ai palestinesi uno stato e rispetto

Sintesi solo punti essenziali per me

Sintesi solo punti essenziali per me
E 'fin troppo facile per noi decidere che non dobbiamo nulla ai Palestinesi, considerarli stranieri, brutali usurpatori. Esattamente come loro vedono noi . Non vogliamo accettare questa verità: ci assomigliano troppo per poter andare di accordo. Essi sono ostaggio dei loro estremisti, esattamente come noi lo siamo dei nostri: i coloni che minacciano l'inferno se vogliamo mandarli via Riteniamo di essere moralmente superiori. perché noi vediamo le nostre operazioni militari , come auto-difesa..non diversamente da loro .Definiamo incontestabile,il nostro diritto alla terra in base alla nostra storia antica, all' amarezza del nostro recente passato, ai sacrifici attuali. Anche per loro è cosìL'alternativa all'estremismo è guardare il nostro passato e il nostro presente con onestà,Dopo 60 anni, è giunto il momento per noi di i cessare di essere uno Stato coloniale. Dopo 60 anni, è il momento di smettere di cercare soluzioni di facciata .

Irene Sandler


Irene Sandler, salvò 2.500 bambini dal ghetto ebraico di varsavia. E' morta all'età di 99 anni

E lei va con la mente alle tante, troppe volte, in cui, il mattino dopo, li vide da lontano sul luogo di raccolta, i bambini per mano a poveri genitori, che non avevano avuto la forza di separarsene e che ora cominciavano tutti insieme l’ultimo viaggio verso Treblinka. «Mio padre me lo ripeteva sempre: se uno annega, devi tendergli la mano», dice Irena Sendler, rannicchiata in una poltrona del suo appartamento, nel vecchio centro di Varsavia. Ha 93 anni, un volto di seta aggrinzita e una memoria popolata di fantasmi.
Ma nessun rimorso può cancellare la sua storia e l’onore fatto a quell’insegnamento: la signora Sendler, quella mano, l’ha tesa migliaia di volte.
Duemilacinquecento, per l’esattezza. Tanti furono i bambini ebrei che grazie a lei, cattolica polacca, vennero strappati a forza dal gorgo dell’Olocausto, in una delle più straordinarie e meno conosciute operazioni di salvataggio nella storia della Shoah. Non c’è stato alcun film da Oscar sulla vicenda di Irena Sendler, rimasta per anni discretamente nell’ombra, discriminata dal regime comunista di Varsavia che, senza ammetterlo, le rimproverava di aver salvato degli ebrei. Ma oggi anche la sua lista, due volte più lunga di quella di Oskar Schindler, è custodita allo Yad Vaschem, il memoriale dell’Olocausto in Israele, che nel 1965 l’aveva insignita della medaglia dei giusti, anche se poi ha dovuto aspettare 18 anni per andare a Gerusalemme, a piantare il suo albero.
Raccontarne la storia significa raccontare anche la storia dei suoi bambini. Quelli come Elzbieta Ficowska, che oggi ha 61 anni e che Irena portò via dal ghetto di Varsavia, nascosta in una cesta di biancheria, nel luglio del 1942, quando aveva appena cinque mesi. Si chiamava Elzunia Koppel, allora, figlia di Israel e Henia, che vennero annientati poco dopo. Lei cambiò nome, cambiò madre, cambiò religione e si salvò: «Senza Irena Sendler non sarei viva», dice la signora Ficowska, che soltanto a 17 anni avrebbe saputo la verità. «Il trauma più grande - racconta - fu scoprire che la madre che conoscevo e che amavo, Stanislawa Bussold, non era la mia madre naturale». Oggi, Elzbieta si occupa a tempo pieno di Irena, che lei considera la sua terza mamma.
Non ha neppure trent’anni, la signora Sendler, in quel settembre del 1939, quando la Wehrmacht hitleriana invade la Polonia. Le leggi antisemite entrano subito in vigore, la separazione fisica della comunità israelita dalla società polacca segue appena possibile. Il ghetto di Varsavia, con i suoi 350 mila ebrei, un quarto della popolazione cittadina, viene chiuso definitivamente nell’ottobre 1940. Irena Sendler è assistente sociale nell’amministrazione comunale.
Tutto il primo anno dell’occupazione, si è fatta in quattro per aiutare le famiglie ebraiche più bisognose. Ma la chiusura del ghetto fa precipitare la situazione, i viveri scarseggiano, i bambini sono malnutriti, le malattie diventano epidemiche: «Era un inferno, grandi e piccoli morivano in strada a centinaia, sotto lo sguardo silenzioso del mondo intero».
Irena capisce che non c’è altro tempo da perdere. Grazie a un suo vecchio professore, ora a capo dell’Ufficio Sanitario del Comune, si procura permessi d’entrata da infermiera, per sé e un gruppo di amiche. La via del ghetto è aperta. I nazisti hanno paura delle epidemie e lasciano volentieri ai polacchi i controlli sanitari all’interno. Ma Irena fa molto di più, organizza una rete di soccorso: usando i fondi del Comune e quelli delle organizzazioni umanitarie ebraiche, porta dentro cibo, generi di conforto, carbone, vestiti. Poi, quando nell’estate del 1942 comincia a prendere corpo l’«operazione Reinhard», la deportazione di tutti gli ebrei del ghetto di Varsavia nei campi della morte, la signora Sendler decide che è il momento di osare di più. «Cercammo gli indirizzi delle famiglie con bambini e andammo da loro, proponendo di portare i piccoli fuori dal ghetto, per affidarli a famiglie polacche o a degli orfanotrofi sotto falso nome». «Ma si salveranno?», è la domanda che si sente ripetere cento e cento volte Jolanta, il nome con cui Irena si presenta nel ghetto. Ma lei non sa neppure se riuscirà a salvare se stessa. Fra scene strazianti, liti tra madri che accettano e padri che si rifiutano, urla, lacrime, il grande salvataggio ha inizio. La maggior parte dei bambini viene portata via in ambulanza. Li nascondono sul fondo, coperti di stracci insanguinati o li chiudono dentro dei sacchi. Altri sfuggono alla morte nel carro della spazzatura. Molti bambini sono neonati, c’è il rischio che scoppino a piangere all’improvviso. Sarebbe la fine per tutti. «L’idea venne a Antoni Debrowski, l’autista dell’ufficio sanitario, senza il cui coraggio non avremmo avuto successo. Mise il suo cane accanto a lui, sul sedile anteriore. Appena avvertiva il pianto di un bimbo, gli pestava il piede e quello abbaiava coprendo il rumore». Una volta fuori, i bambini vengono affidati alle famiglie polacche contattate in precedenza. Ricevono una nuova identità, nuovi documenti, spesso vengono battezzati perché la finzione sia perfetta, mentre Irena Sendler compila con diligenza la sua lista: sono foglietti minuscoli, dove ogni bambino è registrato con le vere generalità ebraiche e quelle per l’emergenza. Nasconde i foglietti in un barattolo di vetro, che poi verrà seppellito nel cortile di un’amica. Va avanti fino all’ottobre del 1943. E’ arrivata a quota 400, quando qualcuno la tradisce. Viene scoperta e catturata. La torturano, spezzandole anche un braccio. Ma non dice una parola. E’ condannata a morte. Sono i foglietti a salvarla. «Dovevo vivere, solo io sapevo dov’era la lista con i nomi: senza di me, dei bambini si sarebbe perduta ogni traccia». Così, poco prima che la fucilino, l’organizzazione ebraica Zegota, con cui collabora, paga una barca di soldi a un ufficiale della Gestapo. Irena Sendler è libera, ufficialmente data per morta. Ora anche lei ha una falsa identità. Non potrà più entrare nel ghetto, ma diventerà attiva nella resistenza armata e continuerà a dirigere e coordinare il salvataggio dei piccoli ebrei. Altri 2000 di loro verranno sottratti al mostruoso ingranaggio, messo in moto da Heinrich Himmler, capo delle SS e architetto dell’Olocausto. Finita la guerra, Irena consegna la lista ai leader della comunità ebraica. Molti bambini e ragazzi vengono ritrovati, affidati a brefotrofi polacchi o mandati in Palestina. Ma la maggior parte rimane nelle famiglie polacche, nel frattempo così attaccate ai piccoli che fanno di tutto per tenerseli. Irena Sendler non si considera un’eroina. «Ho fatto quello che bisognava fare e non ho avuto paura. I veri eroi non siamo stati noi, che abbiamo dato una mano, ma i bambini e i genitori, che dovettero separarsi in modo così crudele». Eroina ai suoi occhi è Elzbieta Ficowska, che oggi guida la sezione polacca dell’«Associazione dei bambini dell’Olocausto» e che, da quando adolescente ha scoperto la verità, non ha mai smesso di occuparsi delle conseguenze, spesso terribili, di quell’atto d’amore. Dei traumi di chi ha saputo soltanto tardi, a 40 o 50 anni, di essere nato ebreo. O delle lacerazioni vissute da personaggi come padre Roman Waskinzel, prete cattolico nato Jakub Wechsler, oggi instancabile nell’assicurare assistenza morale e psicologica ai sopravvissuti. «Quante madri si possono avere?», aveva chiesto un giorno a Irena Sendler un bambino ebreo salvato dal ghetto. Lo stava per consegnare a un’altra famiglia, dopo che aveva vissuto per qualche mese in un orfanotrofio, accudito da una suora. La risposta di Elzbieta Ficowska è che lei, di madri, ne ha avute tre e che le ha amate tutte con lo stesso amore. «In fondo - dice - posso considerarmi fortunata».

Paolo Valentino