giovedì 31 maggio 2007

.Momigliano:servizio segreto israeliano tortura palestinesi


Il RiformistaData: 31 maggio 2007
Articolo QUI
Le accuse sono gravissime e, se confermate, farebbero pensare a una vera e propria Abu Ghraib israeliana: nove casi di torture pesanti su prigionieri palestinesi, incluso un episodio di violenza sessuale - un fatto, quest’ultimo, definito «insolito» quanto «choccante» dagli stessi attivisti per i diritti civili in Israele e in Palestina. Un altro prigioniero sarebbe rimasto paralizzato a causa delle percosse.
La denuncia arriva dal Comitato pubblico contro la tortura in Israele (Public Committee Against Torture in Israel), organizzazione israeliana che da più di 15 anni si batte contro gli abusi da parte delle forze di sicurezza e fornisce avvocati alle parti lese. Ieri ha pubblicato un ampio dossier che documenta otto casi di tortura di prigionieri in mano allo Shin Bet, i servizi di sicurezza interna «che sono coinvolti nel 99% delle violazioni di cui ci occupiamo», e uno sotto la custodia della polizia regolare.La denuncia è stata subito ripresa dai principali siti d’informazione israeliani, una copia del documento integrale (77 pagine) è consultabile sulla pagina inglese del quotidiano più diffuso del paese, Yediot Ahronot, ynetnews.com. La risposta dello Shin Bet non si è fatta attendere: «Gli interrogatori si svolgono sotto una supervisione legale e seguono le direttive della Corte suprema». L’ambasciata israeliana in Italia, pur ricordando che i servizi di sicurezza sono messi sotto pressione dalla minaccia costante di attentati terroristi in Israele, sottolinea che «non per questo si può considerare lo Shin Bet al di sopra della legge» e che, se necessario, saranno presi provvedimenti. Otto anni fa, racconta al Riformista la direttrice della Public Committee Against Torture Hannah Friedman, la Corte suprema ha dichiarato illegale anche le forme di «percosse leggere» che prima erano considerate legali. Comunque, il dossier (pubblicato grazie ai fondi UE) tratta di episodi molto più gravi. Per esempio, Luwaii Ashqar (capitolo 5), 29enne di Tulkarem, che sarebbe uscito dagli interrogatori con una frattura alla spina dorsale e una gamba paralizzata. Oppure un 24enne di Nablus indentificato come A. e accusato di fare parte della Jihad islamica (capitolo 9) che racconta di essere stato sodomizzato con un oggetto di metallo dalla polizia israeliana. I medici, anch’essi israeliani, hanno confermato segni di violenza sessuale. Le testimonianze, spiega Hannah Friedman, sono state raccolte direttamente dalle vittime dagli avvocati forniti dalla Commissione contro la tortura: «Ci preoccupiamo di verificarle, anche con pareri medici, prima di pubblicare».Amnesty International denuncia «il ricorso diffuso alla tortura» in tutto il Medio Oriente. In cima alla lista nera ci sono paesi come Iran, Libia, Siria ed Egitto. A differenza degli altri Paesi circostanti, però, Israele è una democrazia. Il che, da un lato, rende possibile che dossier come questo siano pubblicati ed abbiano tanta risonanza anche sulla stampa locale, ma dall’altro rende gli episodi documentati ancora più traumatici.

martedì 29 maggio 2007

Amira Hass: la guerra dei grattacieli



Visto che le autorità israeliane mi hanno impedito di entrare nella Striscia di Gaza, posso solo immaginare come sia stata vissuta quest'ultima esplosione di violenza.

Le cifre, 49 morti e alcune centinaia di feriti, non rendono tutto l'orrore. Per diversi giorni la gente è rimasta chiusa in casa, dopo che alcuni civili erano stati uccisi durante gli scontri in strada. Ma presto anche le case si sono rivelate poco sicure.

Alle violenze degli ultimi giorni, i palestinesi hanno dato un nome nuovo: Harb al Abraj, "la guerra dei grattacieli". Il riferimento è a quei palazzi, che per gli standard di Gaza sembrano altissimi, occupati dai miliziani delle fazioni in lotta e trasformati in postazioni di battaglia.

All'interno di questi edifici sono rimasti intrappolati per giorni vecchi e malati, senza poter uscire nemmeno per comprare le medicine. In casa nessuno osava avvicinarsi alle finestre e i negozi di alimentari avevano esaurito i generi di prima necessità. Per strada posti di blocco improvvisati impedivano qualsiasi spostamento. Alcune zone della città erano controllate da miliziani con il volto coperto, che sparavano, uccidevano, rapivano persone.

C'è chi dice che erano uomini di Al Fatah. Altri sostengono che Hamas ha agito nello stesso modo. Entrambe le fazioni hanno usato i computer per controllare l'identità degli uomini e verificare a quale partito appartenessero.

"Tra i due gruppi c'è solo odio", ha commentato il mio amico Abu Basel, che non appartiene a nessuna delle due fazioni. Abu Salah, attivista di Hamas, è convinto che la responsabilità sia di Al Fatah.

Ma si sente a disagio di fronte alle brutalità commesse dagli uomini del suo clan. Ultimamente si è accorto che la sua autorità sul figlio, che ha sei anni, sta svanendo. Quando a scuola è nato uno screzio tra compagni, si è offerto di fare da mediatore e di andare a parlare con gli altri bambini. "Non servirà a niente", gli ha detto il figlio, "non hai nemmeno un fucile".

domenica 27 maggio 2007

G.Levy:meglio essere orfani che avere Sharon



Ancora una volta nasce in noi il desiderio dell’ “ uomo forte.„ Da destra e da sinistra si sente dire:“Se Sharon fosse qui la guerra nel Libano si sarebbe conclusa diversamente,„ e “Sharon avrebbe posto fine al lancio dei Qassams .„ In realtà sia Hamas che gli Hezbollah dovrebbero essere molto grati a Sharon e alla sua politica
Coloro che ora auspicano il ricorso alla forza bruta dovrebbero ricordare che la responsabilità di quanto sta accadendo è di Sharon Fu lui ad intraprendere una guerra senza quartiere contro l’organizzazione palestinese laica a tutto vantaggio di un movimento fanatico e fondamentalista ,così come provocò lui la prima guerra libanese
E’ stato Sharon a ordinare all’esercito di distruggere tutte le istituzioni del fragile governo palestinese palestinese. Per quanto riguarda Yasser Arafat, l'unica persona con la quale noi potevamo negoziare un compromesso storico , lo abbiamo eliminato come capo senza domandarci cosa sarebbe accaduto dopo di lui . Abbiamo messo da parte Marwan Barghouti insieme ad una lista lunga di attivisti politici che hanno parlato di pace. Inoltre abbiamo negato al successore di Arafat, Mahmoud Abbas, il più moderato dei capi palestinesi, la possibilità di guidare il suo popolo e di lenirne la sofferenza


Sharon è responsabile di tutto il questo. Sotto di lui 'Israele ha parlato soltanto la lingua della forza , della strategia militare , della difesa, della separazione, dell’enclave . Siamo andati via da Gaza senza alcun accordo con i palestinesi, in modo razzista, senza dare loro alcuna speranza . Abbiamo trasformato Gaza in un carcere controllato da noi. La gente ,affamata e incarcerata, ha espresso la sua rabbia nell’anarchia e nella violenza . Hamas ha vinto ed il mondo ha imposto un boicottaggio economico crudele, continuato anche dopo la formazione di un governo di unità . E’ evidente che la reazione sarebbe stata: la guerra civile e il lancio dei qassam Se Sharon potesse comandare, l’IDF avrebbe già occupato Gaza seminando morte e distruzione come a Jenin e a Nablus , Forse sarebbero terminati per un po’ i lanci, ma sulle rovine della povertà e della disperazione sarebbe nata una nuova forma di resistenza molto più violenta Sharon avrebbe distrutto gli ultimi resti del governo palestinese di unità e perfino allora nessuno avrebbe chiesto che cosa sarebbe successo dopo . Anche ora ci stiamo comportando come bulli, ma Olmert si è astenuto dall’imitare Sharon. . Quanto piacevole è, relativamente e temporaneamente, essere orfan

www.haaretz.com vedere anche





sabato 26 maggio 2007

Sergio Luzzatto:origine sionismo nazionalista


dal Corriere della Sera del 26 maggio 2007

SERGIO LUZZATTO quattro angoli della diaspora ebraica, Berlino o Londra, Riga o Parigi, Roma o New York, Jabotinsky mise a punto la dottrina del cosiddetto «muro di ferro», che avrebbe fatto di lui il capostipite di una discendenza sionista di destra destinata a prolungarsi, attraverso uomini come Begin e Shamir, fino ad Ariel Sharon: che avrebbe fatto di lui, insomma, il padre putativo del Likud.Di contro al sionismo laburista di un David Ben-Gurion e al sionismo liberale di un Chaim Weizmann, Jabotinsky sostenne la teoria di una sostanziale incompatibilità fra gli ebrei e gli arabi in terra palestinese. Le successive ondate migratorie di sionisti dovevano garantire loro un primato demografico sugli arabi, e l'addestramento sistematico dei pionieri all'uso delle armi doveva garantirne il primato militare. In tal modo, imponendo unilateralmente la loro presenza ai vicini, gli ebrei avrebbero posto le premesse per la nascita di un Grande Israele esteso su entrambe le sponde del Giordano.Largamente minoritarie all'interno del movimento sionista, le teorizzazioni di Jabotinsky produssero comunque la nascita dapprima del Betar, poi dell'Irgun: l'uno, un gruppo giovanile ebraico ultranazionalista attivo soprattutto in Europa orientale, l'altra, una milizia clandestina di terroristi ebrei operativi nella Palestina degli anni Trenta. E quando certa stampa internazionale prese a parlare, con riferimento ai militanti del Betar e dell'Irgun, di «fascisti di Sion», i dinieghi di Jabotinsky non bastarono a tacitare le accuse di Weizmann e Ben-Gurion, che parlarono essi stessi di fascismo ebraico, e arrivarono a definire la versione di destra del sionismo come una forma larvata di «hitlerismo».Ma non era per questo che Jabotinsky si sentiva nato: per inquadrare milizie parafasciste di camicie brune quant'era bruna la terra di Israele, o per organizzare sanguinosi attentati dinamitardi sui mercati arabi. Il suo era stato, e restava, l'ideale di un nazionalista sui generis; un nazionalista cosmopolita, che nell'Odessa di tardo Ottocento aveva sognato un sionismo della fraternità tra nazioni, immaginando il concerto delle nazioni come un'orchestra del genere umano. Nel 1938, Jabotinsky denunciò il «desiderio di armi e di sangue» che rischiava di corrompere il sionismo fino a farlo marcire. E la morte, due anni dopo, gli risparmiò l'esperienza di tutto il resto: la distruzione degli ebrei d'Europa, sulle ceneri dei quali sarebbe sorto lo Stato di Israele.Chi voglia poi interrogarsi sulla continuità ideologica che tiene unite la dottrina di Jabotinsky sul «muro di ferro» e la decisione di Ariel Sharon di frapporre tra arabi ed ebrei la cosiddetta «barriera di sicurezza», un muro di cemento, di reti elettroniche, di filo spinato, lungo 750 chilometri , può leggere un altro libro, appena uscito da Einaudi: Il conflitto israelo-palestinese, dello storico americano James Gelvin. Altrettanto disincantato che utile, un compendio della moderna Guerra dei Cent'Anni.
Allegati :1quei primi ebrei russi
2testi di Jabotinsky
"Le popolazioni native, civilizzate o non civilizzate, hanno sempre resistito caparbiamente ai colonizzatori, senza curarsi del fatto che essi fossero civilizzati o selvaggi . "(citazione)

3 Libro: Avi ShlaimIl muro di ferro.Israele e il mondo arabo

venerdì 25 maggio 2007

Uri Avnery Guerra elettorale

Appena passata la mezzanotte, il network arabo Al Jazeera(1) stava trasmettendo un documento relativo a Gaza(2). Improvvisamente la telecamera si voltò verso il cielo scuro. Lo schermo era buio come la pece. Non si distingueva nulla, ma si poteva udire un suono: oltre al rumore degli aeroplani, uno spaventoso, un terrificante boato.

continua qui

martedì 22 maggio 2007

Uccisa israeliana a Gaza ....i razzi continuano e poi?

Uccisa una donna israeliana, vittima civile di una follia senza fine .
Come per la guerra libanese i razzi, e per me non a caso, continuano e continueranno: e poi? Troppi interessi in
gioco, troppo alta la partita...eppure Gaza è a ferro e fuoco, eppure Israele è dotata di strumenti tecnologici super avanzati, di un servizio segreto tra i più efficiente...eppure i razzi continuano saldando e rafforzando i falchi di entrambi gli schieramento e la popolazione civile,israeliana e palestinese, muore, soffre imprigionata in una catena di dolore, rabbia e odio Non è il caso di porsi qualche domanda? non è il caso di cominciare a chiedersi chi comanda a Tel Aviv come, tra le righe osserva Haaretz? La risposta?Militari e destra nazionalista e,come in Libano, i residui dei neo conservatori in rotta negli Usa. Cominciassero anche i palestinesi a porsi alcune domande.........chi sta giocando sulle macerie di Gaza e sulla loro pelle........rompendo entrambi gli schemi definiti : non è più tempo di schieramenti funzionali a chi vuole alimentare la strategia della tensione

domenica 20 maggio 2007

Bombardata Gaza: 24 morti da mercoledì:6civili

Anche oggi l'aviazione israeliana ha bombardato il nord della Striscia di Gaza in ritorsione per il lancio di razzi Qassam sul deserto del Negev. Un missile ha colpito nella notte un auto che si ritiene trasportasse munizioni, nel centro di Gaza. I 3 miliziani di Hamas che si trovavano a bordo sono stati uccisi. I missili israeliani hanno anche colpito due sospette fabbriche di ordigni. Tra le vittime dei bombardamenti di questa notte pare ci sia anche un comandante locale delle Brigate Ezzedin al Qassam, braccio armato di Hamas. Sale a 24 il numero delle vittime dei bombardamenti israeliani da mercoledì. Almeno sei di loro erano certamente
civili.
AGGIORNAMENTO: uccisi 8 palestinesi: Haaretz


Felicia Langer::ora poniamo fine all'occupazione

Roma, 17 mag. - (Aki) - ''Non si può ottenere la pace con l'occupazione, dobbiamo ritirarci dai Territori ed essere pronti ad avere uno stato palestinese indipendente come vicino'': a quasi 76 anni Felicia Langer - ebrea nata in Polonia nel 1930, emigrata in Russia per sfuggire ai nazisti e diventata quindi un noto avvocato per i diritti umani in Israele - non ha dubbi su quale sia la 'ricetta' per mettere fine alla spirale di violenza che oppone i due popoli. Una certezza che le viene dai suoi 25 anni passati in prima linea in difesa dei diritti dei palestinesi, a cominciare da quelli che nel 1967, all'indomani della guerra dei Sei Giorni e dell'occupazione di Gaza e Cisgiordania, affollavano il suo ufficio. E lei, appena laureatasi in legge, decise di difenderli. Una scelta quasi obbligata, spiega la stessa Langer ad AKI - ADNKRONOS INTERNATIONAL, ''quando nel 1967 ho visto le ingiustizie inflitte ai palestinesi dall'inizio dell'occupazione, ho capito che che quello era il mio posto per tentare di aiutarli''. Il suo impegno non si esaurisce nelle aule di tribunale, la Langer scrive numerosi libri, parla alle conferenze, per ''cercare di spiegare che la nostra gente ha bisogno della pace, ma questa non si può ottenere con l'occupazione, dobbiamo ritirarci dai territori e risolvere il problema dei rifugiati del 1948: in caso contrario, non ci sarà mai nessuna sicurezza, ma solo violenza e contro-violenza''. Per la Langer questo è un momento favorevole, ''c'è un nuovo piano di pace arabo'' avanzato dall'Arabia Saudita e sostenuto dai paesi arabi, che ''offre l'instaurazione di rapporti diplomatici con Israele e il suo riconoscimento da parte dei palestinesi in cambio della creazione di uno stato palestinese in Gaza e Cisgiordania con Gerusalemme Est come sua capitale, compreso il ritiro dalle Alture del Golan che appartengono alla Siria''. ''E allora - afferma convinta l'attivista israeliana - potremo avere la pace, e questo a beneficio non solo di israeliani e palestinesi, ma anche dell'Europa e del mondo intero''. Per questo, continua lei, l'Europa non può restare a guardare, ma ''deve convincere Israele che non c'è altra strada per arrivare alla pace, se non ritirandosi dai territori e applicando la soluzione 'due stati per due popoli'. E' necessario fare pressioni affinché lo Stato ebraico cambi politica, perché al momento esiste una situazione asimmetrica, con i palestinesi e i paesi arabi che vogliono tale soluzione e gli israeliani che si tirano indietro, continuando ad occupare e colonizzare i Territori''. Secondo la Langer, ''è un dovere per la comunità internazionale, non si tratta di fare un favore ai palestinesi ma di rispettare il diritto internazionale''. ''Bisogna cambiare la situazione'' che produce vittime da entrambe le parti, ''ma sfortunatamente - riconosce l'avvocato - l'unica parte che non vuole il cambiamento è Israele, nonostante si parli così spesso di pace''. Nel 1990 - dopo aver ricevuto numerosi premi internazionali, fra cui il prestigioso 'Right Livelihood Award', (il cosiddetto Nobel Alternativo) per il suo impegno a favore dei diritti dei palestinesi - la Langer ha chiuso l'ufficio e lasciato lo Stato ebraico ''per protestare contro il sistema legale israeliano e la situazione in cui versavano i palestinesi: avevo capito di aver esaurito le mie possibilità come avvocato, non potevo fare di più, il sistema legale esistente non me lo permetteva''. ''Oggi - sottolinea lei - c'è una nuova generazione di avvocati, ho molti sostenitori, sfortunatamente non così tanti, ma ci sono, e continuano a combattere per un sistema migliore''. E non sono soli: ''Anch'io, in prima persona, continuo a combattere, scrivendo libri, articoli, cercando di spiegare alla gente la sofferenza dei palestinesi, parlando della possibilità di vivere e morire insieme, israeliani e palestinesi, dando a questi ultimi i loro diritti. A quasi 76 anni faccio del mio meglio, anche dalla Germania, per far sì che si arrivi alla pace''.Articolo

sabato 19 maggio 2007

Gaza: strategia della tensione:la ragnatela dei falchi

IERI ;tratto da un documento del 2003"[b]Da quando è giunto al potere, Sharon ha fatto di tutto per portare al collasso Arafat e l'Autorità Palestinese. Se avrà successo, questo potrebbe o portare Hamas al potere o produrre il caos politico all'interno dei territori. [/b]
OGGI"
Questa strategia continua, guidata dai falchi di entrambe le coalizioni . L'ala politica di Hamas esiste ,ma è stata indebolita dal boicottaggio ,insapiente, europeo. Contemporaneamente le rappresaglie israeliane accentuano la crisi e , per me, rimane la domanda: come mai in un territorio controllato da un esercito dotato di armi sofisticate non si riesce a individuare la prigione dei due soldati, non si blocca il rifornimento e il lancio dei missili (artigianali) : storia non di adesso,ma di antica data. Quest'articolo tratto da un sito non certo di sinistra contribuisce a chiarire alcuni punti...ancora una volta, a spese dei cittadini israeliani e palestinesi i residui della destra americana, israeliana trovano validi collaboratori nei fondamentalisti arabi ARTICOLO(completo)
]La ragione principale per la quale Fatah non riesce ad avere la meglio non è quindi ascrivibile a motivi legati all'aspetto tattico-operativo ma va, ancora una volta, ricercato tra le pieghe della politica mediorientale. Nei combattimenti che da mesi insanguinano la Striscia di Gaza, Fatah sta impiegando solo parte delle sue forze e molti dei gruppi che sostengono il presidente palestinese vengono dissuasi dal partecipare agli scontri. Alcuni comandanti di Fatah avrebbero ammesso che parte della leadership sarebbe pronta a rinnegare coloro che prendono parte agli scontri, ritenendoli alla stregua di un massacro di innocenti. Che i legami tra Hamas e Fatah siano ancora forti lo conferma poi il fatto che gli stessi seguaci del consigliere alla sicurezza nazionale palestinese, Muhammad Dahlan sarebbero ritenuti i veri responsabili delle violenze scoppiate degli ultimi giorni. Buona parte del partito laico palestinese è convinta che Dahlan, con l'aiuto di Usa e Israele, stia usando le forze di sicurezza per trascinare Hamas in un confronto a tutto campo; una guerra civile che vedrebbe il movimento islamico sicuramente sconfitto.
Continua :http://www.paginedidifesa.it/2007/roscini_070518.html[/i]
ALLEGATI :http://frammentivocalimo.blogspot.com/search/label/Hamas%20-Israele:strategia%20della%20tensione





venerdì 18 maggio 2007

Amira Hass: la politica israeliana punisce solo i TO


Non passa settimana che un organismo internazionale non denunci la situazione di grave deterioramento economico nei TO causata dalla politica israeliana Il rapporto della Banca Mondiale attribuisce ciò alla limitazione dei movimenti inflitta ai Palestinesi. Tutto continuerà come prima se alle parole non seguiranno fatti da parte della comunità internazionale per fermare la politica di distruzione sociale ed economica di Israele nei TO
Nel 2002,
Nigel Roberts ha elogiato la capacità della società palestinese a resistere ad attacchi che avrebbero disgregato qualunque stato europeo.Dopo 5 anni l'economia palestinese è al collasso,il 50 % dei territori occupaci non è facilmente accessibile ai Palestinesi . Gli Usa e gli Europei sono riusciti a punire un popolo che ha democraticamente eletto i propri rappresentanti. Le donazioni sono state fornite come sussidio e non finalizzate a iniziative produttive come ha dimostrato l'economista Karim Nashashibi, un ex funzionario del Fondo monetario internazionale,intanto Israele continua a rubare i soldi della tasse . Si genera così una reazione a catena di impoverimento . i paesi occidentali che continuano a denunciare la situazione, continuano a comprare armi e manufatti israeliani
Ospitano gli ufficiali militari che sono direttamente responsabili dell'uccisione di centinaia di cittadini palestinesi . Invitano i ministri israeliani che sono responsabili dell'impoverimento di un'intera popolazione
I loro rappresentanti inoltre incontrano ministri che negano i diritti dei palestinesi e non ne riconoscono l'esistenza I paesi occidentali hanno scelto di punire l' occupato con mezzi molto concreti - ma non l'occupante, sintesi : ARTICOLO

giovedì 17 maggio 2007

Amira Hass: fuga da Gaza


Khalil, un avvocato che si è specializzato nella difesa dei ragazzi palestinesi presso i tribunali militari israeliani, è in Irlanda da nove mesi per seguire un master in difesa dei diritti umani e rappresentanza processuale.

Ha potuto farlo grazie a una borsa di studio, ma ha dovuto lasciare la moglie e i figli a Ramallah. Speravano di incontrarsi quest'estate in Irlanda e concedersi una piccola vacanza prima del suo ritorno allo straziante lavoro nei tribunali militari, dove la "giustizia" è un concetto sconosciuto.

Sua moglie ha presentato al consolato irlandese di Ramallah tutti i documenti necessari per ottenere il visto. Da allora sono passate molte settimane, in cui le hanno chiesto di portare altri documenti.

Poi, all'inizio di maggio, la richiesta di visto è stata ufficialmente respinta. Non è stata fornita nessuna motivazione per il rifiuto, ma è evidente: gli stati europei hanno paura che i turisti palestinesi possano chiedere asilo politico. Un'intera famiglia è sospettata a priori. Che vadano pure a cercarsi i boschi verdi e i torrenti limpidi in Giordania o in Arabia Saudita.

Le storie di persone che emigrano sono sempre più numerose. Il mio vicino ha ottenuto un buon posto di lavoro in un ministero palestinese, ma sta ancora cercando di trasferirsi in Canada con la famiglia. I proprietari del suo appartamento sono già emigrati in Canada. Il fratello di Khalil, esperto appaltatore, è emigrato a Dubai.

Lì potrebbe incontrare il mio amico Iyad, un ingegnere civile che se n'è andato l'anno scorso. Gli abitanti di Gaza stanno fuggendo, almeno i più ricchi e i professionisti che sono graditi al Cairo e ad Amman.

Fuggono dalle violenze tra le fazioni, dall'impotenza dei leader politici, dal timore che le cose possano peggiorare ulteriormente. Adesso si uniscono a loro altre persone, preoccupate che il caos e l'assenza di forze di polizia affidabili possano aggravare la situazione anche in Cisgiordania.

mercoledì 16 maggio 2007

Zeev Sternell: Quando Israele finanziò Hamas

     1 Articolo del 2004


Secondo Zeev Sternell, storico all'Università Ebraica di Gerusalemme "Israele ha ritenuto che fosse opportuno e astuto spingere gli islamici contro l'organizzazione per la liberazione dalla Palestina (OLP)". Ahmed Yassin, la guida sprituale del movimento islamista palestinese, di ritorno dal Cairo negli anni settanta, fondò un'associazione islamica caritatevole. Il Primo Ministro israeliano, Golda Meir, vide in ciò un'opportunità di controbilanciare l'ascesa del movimento Fatah, di Arafat. Secondo il settimanale israeliano Koteret Rashit (ottobre 1987), "le associazioni islamiche e le università erano state sostenute e incoraggiate dall'autorità militare israeliana" incaricata dell'amministrazione (civile) di Gaza e della West Bank. "Esse (le associazioni islamiche e le università) erano state autorizzate a ricevere finanziamenti in denaro dall'estero". Gli Islamisti fondarono orfanotrofi, ospedali, una rete di scuole, posti di lavoro anche per le donne e aiuti finanziari per i poveri. Nel 1978 crearono "l'Università Islamica", a Gaza. "L'autorità militare era convinta che queste attività avrebbero indebolito sia l'Olp che le organizzazioni di sinistra, a Gaza". Alla fine del 1992 c'erano 600 moschee a Gaza. Grazie all'agenzia di intelligence israeliana, Mossad, fu dato modo agli Islamisti di rinforzare la loro presenza nei territori occupati. Nel frattempo i membri di Fatah (Movimento per la Liberazione Nazionale della Palestina) e la sinistra palestinese era oggetto della più brutale forma di repressione. Nel 1984 Ahmed Yassin venne arrestato e condannato a 12 anni di prigione, dopo la scoperta di un nascondiglio di armi. Ma un anno dopo fu liberato e riprese le sue attività. E quando l'Intifada cominciò, nell'ottobre 1987, prendendo gli Islamisti di sorpresa, lo Sceicco Yassin rispose creando Hamas (il Movimento di Resistenza Islamico): "Dio è il nostro inizio, il profeta il nostro modello, il Corano la nostra costituzione", proclama l'articolo 7 del documento base dell'organizzazione. E ancora, Ahmed Yassin era in prigione quando gli accordi di Oslo (dichiarazione dei principi per un Auto-Governo ad interim) furono firmati nel settembre 1993. Hamas aveva del tutto rifiutato quegli accordi. Ma a quel tempo il 70% dei palestinesi condannavano gli attacchi contro i civili israeliani. Yassin fece tutto quanto era in suo potere per minare gli accordi di Oslo. E in questo, anche prima della morte del primo ministro Rabin, aveva il sostegno del governo israeliano. Quest'ultimo era infatti molto riluttante rispetto al rettificare un accordo di pace. Hamas lanciò dunque una ben pianificata e perfettamente cronometrata campagna di attacchi contro civili: un giorno prima della riunione tra i negoziatori palestinesi e israeliani allo scopo del riconoscimento, da parte di Israele, dell'Autorità Nazionale Palestinese. Questi eventi erano in gran parte strumentali alla formazione di un'estrema destra di governo, in Israele, dopo le elezioni del maggio 1996. A quel punto, inaspettatamente, il Primo Ministro Netanyahu ordinò il rilascio dello Sceicco Ahmed Yassin dalla prigione (per motivi umanitari), dove stava scontando un ergastolo. Intanto Netanyahu, insieme al Presidente Bill Clinton, facevano pressioni su Arafat affinchè controllasse Hamas. In effetti Netanyahu sapeva che gli Islamisti avrebbero potuto, ancora una volta, sabotare gli accordi di Oslo. Quindi fece ancora di peggio: dopo aver espulso Yassin in Giordania gli permise di tornare a Gasa, dove venne ricevuto in trionfo, da eroe, nell'ottobre 1997. Arafat rimase solo a fronteggiare questi eventi. Inoltre, a causa del supporto che aveva manifestato nei confronti di Saddam Hussein durante la Guerra del Golfo del 1991 (mentre Hamas si asteneva cautamente dal prendere posizione), gli stati del Golfo decisero di tagliare ogni finanziamento all'Autorità Palestinese. Tra il febbraio e l'aprile del 1998, lo Sceicco Ahmad Yassin era, invece, in grado di ottenere molte centinaia di milioni di dollari da quegli stessi paesi. Il budget di Hamas diventava così superiore rispetto a quello dell'Autorità Palestinese. Queste nuove fonti di finanziamenti permisero agli Islamisti di svolgere efficacemente le varie attività caritatevoli. Si stima che un palestinese su tre riceva aiuti economici da Hamas. Riguardo a ciò Israele non ha mai fatto nulla, nessun azione per porre freno all'afflusso di soldi ad Hamas, nei territori occupati. Hamas aveva costruito la sua forza tramite i vari atti di sabotaggio al processo di pace, in modo perfettamente compatibile con gli interessi del governo israeliano. In cambio, quest'ultimo otteneva di impedire anche l'applicazione di quanto stablito a Oslo. In altre parole, Hamas stava svolgendo le funzioni per le quali era stato originariamente creato: prevenire la creazione di uno Stato Palestinese. E a questo proposito Hamas e Ariel Sharon sono esattamente sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda.
Hassane ZeroukyTraduzione a cura di Nuovi Mondi Media Fonte:

2 al Zahar contatti nel 1988 con Peres e Rabin In un'intervista al giornale arabo israeliano Kul al Arab, di cui riferisce l'Ansa, il ministro degli Esteri dell'Anp Mahmoud al Zahar, esponente di rilievo di Hamas nella striscia di Gaza, ha rivelato di aver incontrato nel 1988 i massimi dirigenti israeliani dell'epoca, tra loro Shimon Peres e Yitzak Rabin. Al Zahar ha raccontato "mi era stato richiesto di incontrare gli israeliani" e di aver visto più di una volta Rabin: "Non solo io, l'abbiamo incontrato con altri esponenti di al Fatah e del Fronte popolare per la liberazione della Palestina". Era l'epoca in cui lo Stato ebraico favoriva la crescita del movimento di resistenza islamico, appena agli inizi, con l'obiettivo di indebolire i laici di al Fatah e in particolare Yasser Arafat.Poche settimane fa Mohammed Dahlan, in uno dei suoi passatempi preferiti quello di concedere interviste a media israeliani, aveva accusato al Zahar di voler tenere segreto il fatto di aver incontrato Rabin.



http://www.arabmonitor.info/news/dettaglio.php?idnews=17453&lang=it
3 Quando l'FBI "pagava"hamas per scoprire come....E l’Fbi «pagava» Hamas «Volevamo scoprire come si finanzia il terrore»DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - Per due anni, nel ’98 e nel ’99, l’Fbi, la polizia federale americana, finanziò il gruppo palestinese Hamas tramite un intermediario nel Texas, per scoprire se il denaro fosse destinato ad attività terroristiche. Il giallo ebbe due grandi protagonisti. L’agente di Phoenix Kenneth Williams, lo stesso che nell’estate 2001 avviso invano i superiori che un gruppo di terroristi in America si stavano addestrando a pilotare aerei di linea (forse, se il monito fosse stato ascoltato, si sarebbe evitata la strage di Manhattan). E l’uomo d’affari Harry Ellen, ex collaboratore della Cia, il servizio segreto, di discendenza ebrea ma convertitosi all’Islam, che raccoglieva fondi per la Palestina. L’incredibile storia è venuta alla luce ieri grazie all’agenzia di stampa Associated Press , che ha messo le mani sul dossier consegnato da Ellen al tribunale. L’operazione, ha raccontato l'intermediario, fu autorizzata dal ministro della Giustizia di Clinton, Janet Reno. Ma non portò a nessun risultato per due motivi: che all’uomo d’affari vennero date soltanto somme modeste, 3 mila dollari (o euro) al massimo; e che il gruppo palestinese le girò sempre in beneficenza, non all’acquisto di armi o all’organizzazione di attentati. In una testimonianza, Ellen ha riferito che l'Fbi nascose dei microfoni nella sua abitazione, nel suo ufficio e nella sua auto. E che lo mandò più volte a Gaza e in Cisgiordania, dove incontrò il leader palestinese Arafat. L’agente Williams licenziò l’intermediario alla fine del '99, sospettando che la sua nuova compagna, cinese, fosse una spia. Per rappresaglia, Ellen lo trascinò in tribunale, accusandolo di avere tentato di spingere Hamas a compiere attentati. «So che altri intermediari dell’Fbi hanno offerto ad Hamas somme superiori alle mie», disse. Williams si difese, spiegando che l'Fbi doveva accertare quali associazioni caritatevoli americane fossero legate al gruppo palestinese, e che impiego Hamas facesse dei loro contributi. La causa si concluse con l'assoluzione di Williams, e venne tenuta segreta. Sandy Berger, l'ex consigliere della Sicurezza della Casa Bianca, ha dichiarato di non esserne stato al corrente. Il servizio segreto israeliano ha invece ammesso di averla seguita con attenzione. Secondo l'Fbi, le manovre di Williams e di Ellen non danneggiarono i negoziati di pace di Clinton con Arafat e con il premier israeliano Barak, che naufragarono nel 2000 dopo che l’accordo pareva ormai molto vicino. Ma l'amministrazione Bush ha proclamato di recente che le attività benefiche di Hamas nascondono una stretta collaborazione con i terroristi. Ellen, che negli Anni Settanta lavorò per la Cia in America Latina e in Cina, ha assicurato: «Non avrei mai fatto nulla per danneggiare israeliani né palestinesi». E. C. © Corriere della Sera
Allegati
Usa : banche israeliane accusate di continuare a finanziare hamas per milioni di dollari (documentazione ufficiale in inglese)
Quando Israele aiutò Hamas. Parola di ambasciatore USA
Anat Saragosti : la manifestazione di oggi di Ham...
Ron Paul : Hamas è una creazione di Israele (sottotitoli italiani)
Tag: Hamas: una realtà complessa


mercoledì 9 maggio 2007

Ebrei per una pace giusta: immotivato attacco



La visita del Presidente del Parlamento italiano in Israele è stata segnata da un virulento quanto immotivato attacco di alcuni esponenti della comunità ebraica italiana, che hanno criticato in Italia la stampa «di sinistra», rea di avere «pregiudizi contro Israele». Evidentemente, costoro vogliono ignorare che i maggiori giornali italiani, a cominciare dal Corriere della Sera e La Stampa, fanno trattare le questioni che riguardano Israele e Palestina da giornalisti molto filoisraeliani. Il partito a cui è legato il quotidiano l'Unità, e l'Unità medesima, hanno tra i massimi dirigenti dei leader di «Sinistra per Israele», che difendono Israele in ogni circostanza. Vi è in Italia un solo quotidiano italiano di sinistra, non legato ad alcun partito, a dare costantemente un'informazione rigorosa sulla drammatica situazione del popolo palestinese, in Israele e nei Territori Occupati: sulle molte migliaia di case distrutte, sull'economia strozzata, sugli oltre 10.000 prigionieri, fra cui centinaia di minorenni, molti dei quali senza formale incriminazione, spesso torturati. Gli ospiti di Bertinotti hanno sbrigativamente sorvolato su tutti questi fatti accertati, denunciati anche dal quotidiano israeliano Ha'aretz. Hanno sostenuto che i cittadini israeliani arabi-palestinesi godono dei diritti di cui godono gli israeliani ebrei, mentre sono discriminati nella scuola, sul lavoro, l'accesso alla terra e il diritto alla proprietà.Gli esponenti israelo-italiani, che hanno ricevuto Bertinotti nella sinagoga, lo hanno attaccato approfittando del fatto che, per la qualifica istituzionale, non poteva difendersi liberamente. Ma, da Bertinotti, noi della sinistra ebraica speravamo qualcosa di più: una parola chiara contro il Muro - costruito in gran parte in territorio palestinese -, contro i posti di blocco, che rendono impossibile ai palestinesi spostarsi e raggiungere il luogo di lavoro, contro la confisca di acqua, contro l'uso di scudi umani, contro le torture in carcere, contro la politica di vietare (da 14 anni!) ai palestinesi senza il permesso dell'occupante di raggiungere Gerusalemme Est (territorio occupato!), e quella di rinchiudere (da 14 anni!) gli abitanti di Gaza in una prigione a cielo aperto. Compito della sinistra è sostenere l'oppresso, non l'oppressore; l'occupato, non l'occupante. La nostra delusione non è solo etica: è anche politica. Se non si distrugge il Muro, se non si abbandonano le colonie (costruite contro la legge internazionale), non può nascere uno stato palestinese economicamente autosufficiente, ma solo un insieme di bantustan senz'acqua, sotto il controllo israeliano. Gli esponenti italo-israeliani ci hanno offeso come ebrei: l'Israele che difendono ha gettato alle ortiche, disonorandola, la nostra tradizione culturale di universalismo e di pace, che ci ha sempre schierati contro il più sanguinario degli idoli, il nazionalismo. Questo ha generato le peggiori aberrazioni, di cui purtroppo Israele è ora un esempio.

Paola Canarutto

domenica 6 maggio 2007

Nasrallah: gli Usa spinsero Israele alla guerra


Terza parte:
si conferma ,in quest'articolo, quanto già precedentemente evidenziato da altre fonti : la guerra libanese fu voluta dalla destra nazionalista israeliana , da militari disposti a dare informazioni false al governo appena eletto (vedere G. Levy) dai neo-conservatori americani per isolare la Siria . Uri definì Israele, pitbull degli Usa ...... vista anche la dipendenza economica e militare di Israele allo Zio Tom l'ipotesi è tutt'altro da escludere ..e, penso, siamo solo all'inizio delle "rivelazioni":la posta in gioco è molto alta e probabilmente la spaccatura di Kadima ha ben altre motivazioni che il ritiro da Gaza. Cmq se Nasrallah fa un'affermazione del genere (distensiva verso israele) dietro le quinte c'è sicuramente,almeno per me, la Siria, l'iran , l'Arabia saudita e gli Usa ( non certo i bushiani) vedremo..e speriamo che i falchi di entrambi le fazioni non facciano precipitare la situazione....a questo punto meglio che Olmert resti al suo posto.......
1) Nasrallah: US pressured Israel into war(fonte israeliana )

Hizbullah chief tells Iranian TV ‘America ordered Zionist regime to invade Lebanon last summer to serve its ambitions in region’; Winograd report contains ‘secret information’ on collaboration between Israel, Arab states during war, he says Continua :


Seconda parte
Terza parte
Allegati:Gideon levy
qui
qui

Ury ( post: guerra Libano)



la mamma di Gilad Shalit scrive

Questo e' il mio bambino! La prima vita che ho creata, frutto del mio corpo, della mia anima e del mio amore. Ho udita la tua voce negli ultimi 20 anni, dal momento della tua nascita, e fino alla tua ultima telefonata: "mamma mi senti? Torno a casa." Ti sento ragazzo, ti sento chiaramente come il tuo primo pianto…..quand'eri piccolo e non mi lasciavi dormire la notte. Mi sdraiavo accanto a te e ti calmavo…quando ti ammalasti la prima volta ho avuta tanta paura, ma di che? Ti ho accompagnato il primo giorno di scuola, e tu mi facesti promettere che sarei ritornata a riprenderti . Promisi e nel corso degli anni non venni a meno a questa promessa. Ho appeso i tuoi disegnini sul frigo, e sulle pareti di cucina, soltanto perche' tu sappia che questa e' la tua casa. Qui con me , fra i tuoi disegni ed ancor piu' con i ricordi. Sei cesciuto troppo presto, sotto gli occhi miei stanchi ed invecchiati. Durante la tua bar mitzwah vidi improvvisamente quanto eri cresciuto, troppo presto….ero la mamma piu' fiera del mondo. Sei cresciuto da persona intelligente e meravigliosa. "questo e' il mio bambino" pensavo…"questo e' il mio bambino" E quando incominciasti ad uscire con gli amici, portavi con te una parte di me stessa.. Ti abbracciavo pregandoti d'essere cauto. "non farti pensieri mamma, sono gia' grande". Rimanevo sveglia la notte guardando l'orologio e pensando dove potresti essere. Ti aspettavo. E solo dopo averti sentito cadere sul letto con il tonfo tuo caratteristico, sapevo che sei qui, a casa con me e potevo dormire. Quando dopo presa la patente incominciasti ad uscire in macchina, pregavo la protezione di Dio. Ma non mi hai mai delusa e sei sempre rincasato sano, salvo e felice. Ero felice di vederti sorridere, sia pure dopo le notti passate in bianco. Sapevo che non ti mancava nulla. Il mio cuore era inquieto quando a 17 anni ti presentasti alla prima visita militare. Ritornasti felice perche' ti avevano trovato in perfetta forma, e la tua soddisfazione si rispecchiava nei tuoi occhi. Quella notte non trovai riposo, pregai che non ti mandassero a combattere in zona pericolosa. Ma tu non mi ascoltavi volevi difendere la patria, ma non e' la patria che ti ha allevato---sono io che ti ho cresciuto. E dal momento che hai chiusa la porta per presentarti al campo di raccolta, ho incominciato a contare i giorni fino al tuo ritorno. Quando arrivavi al sabato ringraziavo Iddio facendo voto di andare alla sinagoga, e fare le mitzwoth. Ma poi restavo a casa per lavare le uniformi e prepararti da mangiare. Il giorno che udii un forte battito alla porta, quasi non riuscii a comprendere. Aperta la porta sperai di non incontrare quelli che incontrai.---due uomini in uniforme ed un sanitario. Uno di loro, il tuo comandante mi strinse forte le mani. Non ho avuto bisogno di ascoltarli: le tenebre che affuscarono i miei occhi e agghiacciarono le mie vene furono sufficienti perche' comprendessi che qualcosa si metteva male. La tv. presenta le tue immagini Io piango. Mi sono recata al Tempio, ho invocato il tuo ritorno. Questo e' il mio bambino, tutto mio, prigioniero a Gaza Il mio bambino che forse non ritornera' piu'. E noi tutti piangiamo.
Pubblico questa lettera nella speranza che questa spirale di infinita sofferenza che avvolge i due popoli abbia termine

Israele : una protesta contro Olmert confusa e vuota


Sintesi
Lo sglogan “Olmert, va a casa„ - ha espresso in realtà confusione e perdita di senso . Benché
questo risveglio in ritardo meriti elogio,tuttavia ci sono elementi da condannare . Idimostranti testimoniano come la società
israeliana stia continuando a cercare la moneta persa sotto la lanterna e non nel giusto posto. “Siamo una moltitudine che cerca
uno shepherd,„ ha detto il moderatore dell'evento, Osnat Vishinsky, il cui il
figlio è stato ucciso nella striscia di Gaza. Che cosa la gente desidera?“Olmert, va a casa.„ E quando Olmert va a casa, che cosa
esattamente accadrà? Non unaparola si è detta circa questa
ipotesi . E che cosa accadrà dopo le elezioni? Il capo di opposizione è Mk Benjamin
Netanyahu.Un Primo Ministro Ehud Olmert sarà sostituito da un altro ministro che gli assomiglia. È questo che la folla desidera?
Durante i i 33 giorni della guerra, in un momento in cui era possibile dimostrare contro la guerra e salvare qualcosa. nessuno ha protestato tranne una manciata coraggiosa di radicali di sinistra. Questa protesta è vuota. Solo colloqui di pace con la Siria, la fine dell'occupazione o una risposta positiva all'iniziativa saudita potrebbe realmente impedire altre uccisioni e altri lutti , ma tutto ciò non appartiene a questa protesta così poco profonda e coraggiosa
Perché, per esempio, nessuna protesta contro le forze di
difesa di Israele? Dopo tutto il rapporto di Winograd ha concluso che i militari hanno dato informazioni false al governo . Ma l'IDF esce indenne. Perché? E perché nessuno protesta contro l'uso della guerra? Perché nessuna protesta contro la distruzione e l'uccisione che abbiamo seminato nel Libano? Nessuna collera reale è stata rivelata e perfino l'unità descritta è un miraggio , perché non c'è niente che possa unire Belin e il partito religioso dell'Unione Nazionale , neppure mille grida “di Olmert, va a casa.„
Gli organizzatori hanno detto : "vogliamo una
dimostrazione “senza politici,„ .Quanto è facile essere contro i politici per la gente e quantoè pericoloso. I movimenti più oscuri della storia sono sorti proprio per questo
Il
risveglio del popolo israeliano dopo anni di coma è senz'altro positivo . Ciò dovrebbe essere accolto favorevolmente,ma data la confusione e vacuità degli obiettivi, Olmert può continuare tranquillamente a sedere sulla sua poltrona
Gideon Levy: HAARETZ

sabato 5 maggio 2007

Gaza: Hamas contro il clan Dughmush


1 Interessante l'analisi di Haaretz su quanto sta avvenendo nella striscia di Gaza: la lotta non è tra fazioni politiche, ma tra clan. Né hamas, nè l'Anp possono, a quanto pare, opporsi al clan di Mumtaz Durmush. L'ala moderata e laica, demonizzata e falciata dalla politica della destra, è ostaggio dei falchi israeliani e palestinesi. L''occidente guarda, propone , condanna e non si impone. I frutti marci dell'occupazione, in modo diverso, stanno minando e avvelenando le radici dell'albero : ancora non si è capito che il destino dell'uno è legato a quello dell'altro....e l'illusione della salvezza eliminando o dominando lo sguardo dell'altro..acceca entrambi i contendenti : haaretz traduzione articolo
Gaza, anarchia armata: 161 morti in cinque mesi

GAZA - Si fa sempre più pesante il bilancio degli scontri a fuoco a Gaza fra le forze di sicurezza di Hamas e il clan familiare dei Dughmush. Fonti mediche di Gaza hanno detto all'ANSA che i morti sono almeno 11 e che ci sono anche numerosi feriti. Ma finora questi dati non hanno avuto conferma ufficiale.

Yehoshua: se la pace ci sfugge è colpa sua


. Lei sostiene che la pace e' vicina. Ma come giudica gli attentati delle ultime settimane e la decisione del governo di chiudere i territori? 

"Sono sempre stupito dal fatto che la rivolta palestinese in Cisgiordania e Gaza sia scoppiata cosi' tardi, solo vent' anni dopo l' inizio dell' occupazione. I palestinesi sono stati sin troppo pazienti. Se noi ebrei avessimo subito la stessa occupazione ci saremmo rivoltati immediatamente e con metodi ben piu' violenti. I palestinesi non avrebbero dovuto indugiare nella fantasia utopica di svegliarsi una mattina e scoprire la scomparsa di Israele. La situazione sarebbe oggi molto migliore per entrambi, e noi avremmo gia' reso da un pezzo i territori". Questo governo ha fatto del processo di pace il vero fulcro del proprio programma. Tuttavia i negoziati stentano a ripartire. 

Come lo spiega? 

"Dipende soprattutto dalla personalita' del nostro primo ministro. Rabin ha una mente che lavora troppo lentamente, non ha il dono del tempismo. Fu evidente nel 1967, quando era capo di stato maggiore e si rivelo' incapace di assumersi la responsabilita' della decisione che avrebbe condotto alla guerra. Fosse stato per lui l' attacco non ci sarebbe stato e probabilmente avremmo subito una catastrofe". 

Pero' e' stato proprio Rabin a volere l' espulsione di 415 palestinesi lo scorso dicembre. 

"Un errore tragico. L' espulsione non e' servita a nulla, anzi. E Rabin stesso lo ammette in privato. Da allora sono cresciute le operazioni terroristiche, si sono rafforzati i ranghi della Hamas, il processo di pace e' paralizzato. Paradossalmente io sono contento. Israele ha imparato una lezione importante: non esiste l' opzione delle deportazioni e tanto meno del trasferimento di massa della popolazione palestinese. Crolla uno dei miti dell' estrema destra. L' opposizione del governo libanese ad accogliere gli espulsi ci ha insegnato che non possiamo fare quello che ci pare".

 Non teme la Hamas e l' oltranzismo islamico? 

"Certo che i fanatismi mi fanno paura. Ma temo vengano strumentalizzati. Negli anni 70 i nostri politici dicevano che non si poteva negoziare con i palestinesi altrimenti saremmo stati tutti sovietizzati dall' Olp. Oggi viene criminalizzata la resistenza palestinese esaltando lo spettro della Hamas. Si dimentica, pero' , che questa e' cresciuta grazie alle simpatie dei nostri comandi militari che cercavano un polo alternativo all' Olp". 

Come giudica i recenti tentativi del governo di sostituire i lavoratori palestinesi dei territori con i disoccupati israeliani? "

La condizione dei lavoratori palestinesi, specie quelli della striscia di Gaza, e' orribile. Vivono peggio dei poveri che dormono sui marciapiedi di Calcutta. Perche' gli indiani la loro identita' almeno ce l' hanno. I palestinesi no, sono apolidi, alla merce' delle autorita' militari e spesso dei coloni. Per 26 anni abbiamo sfruttato il loro lavoro a basso prezzo. Contro i principi fondamentali del sionismo socialdemocratico e l' idea di costruire un sano popolo ebraico nella sua patria naturale, abbiamo bloccato l' economia delle zone occupate. Ora trovo vi sia una sorta di giustizia morale nel fatto che proprio i 3.000 coloni di Gaza, che complice lo Stato hanno rubato il 27% della terra di una regione dove sono ammassati quasi 800.000 arabi, siano i piu' colpiti dalla carenza di mano d' opera"

.lo scrittore Alef Bet Yehoshua contro il premier: " se la pace ci sfugge e' colpa sua "

Tanya Reinhart: i veri obiettivi dell'esercito israeliano

Qualunque sarà la sorte del soldato Gilad Shalit preso prigioniero, la guerra dell’esercito israeliano a Gaza non è per lui. Come ha riferito ampiamente un analista esperto dei problemi della sicurezza, Alex Fishman, l’esercito si stava preparando da mesi per un attacco e stava continuamente spingendo per metterlo in atto, con l’obiettivo di distruggere le infrastrutture di Hamas e il suo governo. L’esercito ha iniziato l’escalation l’8 giugno assassinando Abu Samhadana, un anziano funzionario del governo di Hamas, e intensificando i bombardamenti dei civili nella Striscia di Gaza. L’autorizzazione governativa per una azione su più vasta scala era stata data il 12 giugno, ma era stata rinviata sull’onda dell’eco mondiale causato dall’uccisione di civili nel bombardamento aereo del giorno successivo. La cattura del soldato ha permesso di togliere la sicura, e l’operazione è iniziata il 28 giugno con la distruzione delle infrastrutture a Gaza e la detenzione in massa della leadership di Hamas in Cisgiordania, che era stata anche questa pianificata settimane prima. (1
) Il governo Israeliano sostiene che Israele ha posto termine alla occupazione di Gaza quando ha evacuato i suoi coloni dalla Striscia e che il comportamento dei Palestinesi costituisce una mancanza di gratitudine. Ma non c’è nulla di più lontano dalla realtà di questa descrizione. Di fatto, come già stabilito nel “Disengagement Plan”, Gaza è rimasta sotto completo controllo militare israeliano, che opera dall’esterno. Israele ha impedito ogni possibilità di indipendenza economica per la Striscia e fin dall’inizio non ha applicato nessuna delle clausole dell’accordo per il passaggio delle frontiere del novembre 2005. Israele semplicemente ha sostituito la costosa occupazione di Gaza con una occupazione a basso costo, che secondo Israele la esenta dalle responsabilità di occupante di gestire la Striscia, cioè il welfare e le vite di 1,5 milioni di abitanti, come stabilito dalla 4th convenzione di Ginevra. Israele non ha bisogno di questo pezzo di terra, una delle più densamente popolate del mondo, privo di ogni risorsa naturale.

Il problema è che non è possibile lasciare Gaza libera, se si vuole continuare a occupare la Cisgiordania. Un terzo dei Palestinesi sotto occupazione vive nella Striscia di Gaza. Se fosse data loro la libertà, diventerebbero il centro della lotta Palestinese per la liberazione, con libero accesso all’Occidente e al mondo Arabo. Per controllare la Cisgiordania, Israele ha bisogno del controllo totale di Gaza. La nuova forma di controllo, che Israele ha sviluppato, ha trasformato l’intera striscia in un campo di prigionia completamente isolato dal mondo. Un popolo occupato sotto assedio con nessuna speranza e senza mezzi alternativi di lotta politica, cercherà sempre delle vie per combattere il suo oppressore. I Palestinesi imprigionati dentro Gaza hanno trovato un modo di disturbare la vita degli Israeliani nelle vicinanze della Striscia, lanciando dei razzi Qassam fatti in casa al di sopra del muro di Gaza contro le città Israeliane vicine alla Striscia. Questi razzi primitivi mancano della precisione necessaria per colpire qualsiasi bersaglio, e hanno raramente causato morti israeliane; ma causano danni fisici e psicologici e disturbano seriamente la vita degli israeliani vicini, sotto tiro. Agli occhi di molti Palestinesi i Qassam sono una risposta alla guerra che Israele ha dichiarato loro. Come uno studente di Gaza ha detto al New York Times, “Perchè dovremmo essere solo noi a vivere nella paura? Con questi razzi, anche gli Israeliani hanno paura. Noi dovremmo vivere insieme in pace, oppure dobbiamo vivere insieme nella paura”.(2) Il più potente esercito del Medio Oriente non ha nessuna risposta militare a questi razzi fatti in casa. Una risposta è ciò che Hamas ha proposto ripetutamente e che Haniyeh ha ripetuto questa settimana - un cessate il fuoco generalizzato. Hamas ha dimostrato in effetti che è in grado di mantenere la sua parola. Nei 17 mesi da quando ha annunciato la sua decisione di abbandonare la lotta armata in favore di una lotta politica, dichiarando un cessate il fuoco unilaterale (“tahdiya” = calma) non ha partecipato al lancio di razzi Qassam fatta eccezione di situazioni di grave provocazione israeliana, come è avvenuto durante l’escalation di giugno. Tuttavia, Hamas rimane impegnato nella lotta politica contro l’occupazione di Gaza e della Cisgiordania. Dal punto di vista israeliano le elezioni palestinesi rappresentano un disastro perchè per la prima volta essi hanno una leadership che intende rappresentare gli interessi palestinesi piuttosto che collaborare con le richieste israeliane. Poiché la fine dell’occupazione è la cosa che Israele non ha nessuna voglia di prendere in considerazione, l’opzione adottata dall’esercito sta nell’attaccare i palestinesi con una forza devastante e brutale. Essi dovrebbero essere affamati, bombardati, terrorizzati con bombe soniche per mesi fino a che non arrivino a comprendere che ribellarsi è inutile e che l’accettazione di una vita da prigionieri è la sola loro speranza di sopravvivenza. Il loro sistema politico eletto, le loro istituzioni e la loro polizia dovrebbero essere distrutti. Nella visione di Israele , Gaza dovrebbe essere governata da gangs in collaborazione con i custodi della prigione. L’esercito israeliano è affamato di guerra. Esso non ha nessun riguardo per i soldati catturati che intralciano la sua strada. Fin dal 2002 l’esercito ha sostenuto che “una operazione sulla falsariga di “Scudo difensivo” a Jenin” fosse necessaria in Gaza. Esattamente un anno fa, il 15 luglio (prima del disimpegno) l’esercito ha concentrato le forze sul confine della Striscia per un’offensiva di questa portata contro Gaza. Ma allora gli USA posero un veto. Rice arrivò per una visita di emergenza che fu descritta come aspra e tempestosa, e l’esercito fu costretto a fare marcia indietro (3). Ora il momento è finalmente arrivato. Con l’islamofobia dell’amministrazione americana al suo apice sembra che gli USA siano pronti ad autorizzare questa operazione a patto che essa non provochi una protesta globale per attacchi eccessivi alla popolazione civile (4). Con il disco verde dato all’offensiva, l’unica preoccupazione dell’esercito è l’immagine pubblica. Fishman martedì ha riferito che l’esercito è preoccupato che “ciò che minaccia di seppellire questo enorme sforzo militare e diplomatico“ siano i rapporti sulla crisi umanitaria a Gaza. Per questo motivo l’esercito dovrebbe farsi carico di garantire un pò di cibo a Gaza (5). Da questo punto di vista è necessario alimentare i palestinesi a Gaza, in modo tale che sia possibile continuare ad ucciderli indisturbati. 13 luglio 2003

Traduzione e editing a cura di ISM-Italia Parti di questo articolo sono state tradotte dall’ebraico da Mark Marshall. Note (1) Alex Fishman, Who is for the elimination of Hamas, Yediot Aharonot Saturday Supplement, June 30, 2006. . www.nytimes.com (3) Steven Erlanger, U.S. Presses Israel to Smooth the Path to a Palestinian Gaza, New York Times, August 7 2005. www.nytimes.com The planned July 2005 offensive is documented in detail in my The Road Map to Nowhere - Israel Palestine since 2003. http://www.forward.com/articles/8063 (5) Alex. http://www.tau.ac.il/~reinhart
Una versione più breve di questo articolo: I veri obiettivi dell’esercito israeliano
doveva apparire martedì 13 luglio su Yediot Aharonot, ma sarà pubblicata solo la prossima settimana a causa degli avvenimenti nel Sud del Libano di Tanya Reinhart