.Momigliano:servizio segreto israeliano tortura palestinesi


Il RiformistaData: 31 maggio 2007
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Le accuse sono gravissime e, se confermate, farebbero pensare a una vera e propria Abu Ghraib israeliana: nove casi di torture pesanti su prigionieri palestinesi, incluso un episodio di violenza sessuale - un fatto, quest’ultimo, definito «insolito» quanto «choccante» dagli stessi attivisti per i diritti civili in Israele e in Palestina. Un altro prigioniero sarebbe rimasto paralizzato a causa delle percosse.
La denuncia arriva dal Comitato pubblico contro la tortura in Israele (Public Committee Against Torture in Israel), organizzazione israeliana che da più di 15 anni si batte contro gli abusi da parte delle forze di sicurezza e fornisce avvocati alle parti lese. Ieri ha pubblicato un ampio dossier che documenta otto casi di tortura di prigionieri in mano allo Shin Bet, i servizi di sicurezza interna «che sono coinvolti nel 99% delle violazioni di cui ci occupiamo», e uno sotto la custodia della polizia regolare.La denuncia è stata subito ripresa dai principali siti d’informazione israeliani, una copia del documento integrale (77 pagine) è consultabile sulla pagina inglese del quotidiano più diffuso del paese, Yediot Ahronot, ynetnews.com. La risposta dello Shin Bet non si è fatta attendere: «Gli interrogatori si svolgono sotto una supervisione legale e seguono le direttive della Corte suprema». L’ambasciata israeliana in Italia, pur ricordando che i servizi di sicurezza sono messi sotto pressione dalla minaccia costante di attentati terroristi in Israele, sottolinea che «non per questo si può considerare lo Shin Bet al di sopra della legge» e che, se necessario, saranno presi provvedimenti. Otto anni fa, racconta al Riformista la direttrice della Public Committee Against Torture Hannah Friedman, la Corte suprema ha dichiarato illegale anche le forme di «percosse leggere» che prima erano considerate legali. Comunque, il dossier (pubblicato grazie ai fondi UE) tratta di episodi molto più gravi. Per esempio, Luwaii Ashqar (capitolo 5), 29enne di Tulkarem, che sarebbe uscito dagli interrogatori con una frattura alla spina dorsale e una gamba paralizzata. Oppure un 24enne di Nablus indentificato come A. e accusato di fare parte della Jihad islamica (capitolo 9) che racconta di essere stato sodomizzato con un oggetto di metallo dalla polizia israeliana. I medici, anch’essi israeliani, hanno confermato segni di violenza sessuale. Le testimonianze, spiega Hannah Friedman, sono state raccolte direttamente dalle vittime dagli avvocati forniti dalla Commissione contro la tortura: «Ci preoccupiamo di verificarle, anche con pareri medici, prima di pubblicare».Amnesty International denuncia «il ricorso diffuso alla tortura» in tutto il Medio Oriente. In cima alla lista nera ci sono paesi come Iran, Libia, Siria ed Egitto. A differenza degli altri Paesi circostanti, però, Israele è una democrazia. Il che, da un lato, rende possibile che dossier come questo siano pubblicati ed abbiano tanta risonanza anche sulla stampa locale, ma dall’altro rende gli episodi documentati ancora più traumatici.

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