domenica 27 gennaio 2008

nessun poliziotto incriminato per la morte dei 13 arabi nel 2000

1Menachem Mazuz ha annunciato che non saranno incriminati gli ufficiali di polizia coinvolti nella morte di 13 civili arabi durante i tumulti del 2000. Adalah ,opponendosi a questa decisione , si rivolgerà ad organizzazioni legali internazionali
2An extremely grave enforcement failure

Yehoshua :è ora della tregua, basta missili e fame


«Che si accetti la Hudna, il cessate il fuoco! I palestinesi di Gaza non hanno alternative e neppure noi israeliani: il cessate il fuoco, subito, da ora, senza più ritardi». Continua qui

scrittori israeliani: accordo con Abu Mazen e tregua generale con Hamas

TEL AVIV - In vista della Conferenza sul Medio Oriente del prossimo autunno, gli scrittori israeliani David Grossman, Amos Oz e A.B. Yehoshua hanno apposto le loro firme ad un appello che consiglia al premier Ehud Olmert di "non lasciarsi sfuggire l'occasione".

Questi e altri intellettuali affermano che è suo dovere cercare di raggiungere "un accordo significativo con il capo dell'Olp" (Abu Mazen) e anche puntare ad una "tregua generale ed incondizionata" con i dirigenti di Hamas.



G. Levy:la protesta degli ufficiali un avvertimento a Olmert: attento a toccare l'esercito

nda SINTESI(solo punti essenziali)
La protesta dei militari, alla vigilia del rapporto Winograd, è vuota in quanto ignora la sostanza. Vogliono la testa di Olmert e dei ministri ,non protestano per le cause che hanno determinato la guerra e per le conseguenze negative sul piano etico ,parlano di valori,ma i loro valori non sono morali . Hanno voluto la guerra , ma è andata diversamente da come speravano .Non c'era alcuna possibilità di vincere e sarebbe stato meglio non iniziarla. La loro critica è un attacco a Olmert,un avvertimento a non toccare l'esercito. Le domande di un padre dovrebbero risuonare in tutto il paese: "perchè Israele ha scelto ancora una volta la guerra come prima opzione,perchè ha scelto ancora una volta la forza bruta ? "I nostri eroi sono morti perchè Israele ha intrapreso una guerra folle e inutile. Gli ufficiali dovrebbero essere gli ultimi a protestare. Ognuno di loro sa che l'IDF si è trasformata in una forza di occupazione : eroica nell' intrapredere azioni contro chi lancia pietre , contro gli anziani nei posti di blocco,ma non più addestrata per mansioni militari .Lo sapevano e non hanno detto nulla . Questo dovrebbe farci riflettere sul tipo di società nella quale viviamo. Nessun altro gruppo, attivisti per i diritti civili, per i disabili, per i poveri ,per gli ammalati, ha tanta risonanza in quanto non fanno parte della" famiglia dei combattenti"E' venuto il tempo di cambiare queste priorità. Il comandante Tomer Bohadana ha gridato fuori nella Knesset "Chi siete?"a questa domanda si può rispondere con un'altra domanda: E chi siete voi? La domanda degli ufficiali alla Knesset riguarda tutta la società civile , evidenzia l'obiettivo di allineare tutti coloro che "si levano in piedi" contro di loro , è funzionale allo schieramento politico di destra .Uzi Dayan, il loro capo, è un politico come qualsiasi altro, salvo che ha perso nelle elezioni. Ronen Shoval su Maariv : "è impossibile difendere Tel Aviv senza la Judea e la Samaria. "Ma più tenebrosa di tutta è l'assenza assoluta di una dimensione morale nella loro protesta. Non una parola circa un paese che ha preso parte ad una guerra inutile contro il Libano, ha ucciso migliaia di gente. " Vogliono solo più guerra. Un movimento di protesta con questo messaggio è vuoto e senza valori.

sabato 26 gennaio 2008

Moni Ovadia: Vivere la Memoria

Il giorno della Memoria ha preso a ripetersi con cadenza regolare, uscendo da quel tratto di eccezionalità che lo caratterizzava nei primissimi anni. E ora siamo tenuti a confrontarci con alcuni problemi: i testimoni diretti, per ragioni anagrafiche, ci lasceranno ben presto e questo comporterà un incremento dell’aspetto celebrativo e la celebrazione cela sempre un’insidia, quella di trasformarsi nel ricettacolo della falsa coscienza. Per il Giorno della Liberazione, festa del 25 aprile, una parte della classe politica italiana, all’ombra di quella celebrazione rituale e stinta, si è data con furore incontrastato alla demolizione della Resistenza Antifascista, alla riabilitazione dell’infame e criminale regime fascista e ha persino tentato di demolire la Costituzione Repubblicana. Il Giorno della Memoria non troverà mai il suo senso compiuto in Italia se non verranno stigmatizzati i terribili crimini del fascismo italiano, crimini compiuti in proprio: non solo le fascistissime leggi razziali, ma anche i genocidi compiuti contro i popoli africani e la pulizia etnica e i crimini, incluso l’uso dell’infoibamento compiuti contro le popolazioni slave. Solo quando la natura criminale e genocida del nostro fascismo verrà riconosciuta da tutta la classe politica italiana, allora anche le vittime italiane delle foibe e i profughi istriani con il loro calvario troveranno giustizia e pace. Un altro problema è l’enfasi che nel giorno della memoria viene posta sulla Shoa intesa come sterminio degli Ebrei, tenendo su un piano troppo defilato gli altri obiettivi di morte del nazifascismo a partire del popolo dei Rom e dei Sinti, anch’essi destinati allo sterminio per il solo fatto di esistere come gli Ebrei. Ora, lungi da me voler mettere in ombra lo specifico antisemita del nazifascismo, l’antisemitismo in associazione con l’antibolscevismo fu da sempre il primo punto nell’agenda del progetto criminale dei nazisti, ma la domanda che ci dobbiamo porre è il perché di tanta disponibilità nei confronti della memoria dello sterminio ebraico, mentre quello dei Rom e dei Sinti non sembra ricevere attenzione. Per varie ragioni strumentali e di facciata, oggi essere “carini” con gli Ebrei costa poco. Quando si tratta però di zingari, omosessuali, oppositori politici, Testimoni di Geova, disabili, slavi, la cosa cambia molto. In quest’epoca, l’alterità ebraica è poco perturbante rispetto ad alterità più scomode. Se non ci si concentra su questi temi, il “generoso” impegno di facciata verso la memoria dello sterminio degli Ebrei, finirà per diventare una scorza vuota al cui interno potranno prosperare revisionismi, negazionismi e atteggiamenti discriminatori abilmente contrabbandati, pronti a trasformarsi anche in brodo di cultura per il futuro antisemitismo. L’altro tema cruciale, è la necessità urgente di collegare quella memoria con i genocidi, gli orrori dei nostri tempi e le guerre criminali odierne. Ma non basta. È mia ferma opinione che nulla apparenti il contesto israelo-palestinese con la Shoa e che proporre paragoni in tal senso sia sconcio e deteriore in particolare per la causa palestinese. Tuttavia, le immagini di migliaia di profughi di quel popolo che fanno brecce in uno dei muri voluti dagli israeliani per potere provvedere alla propria sopravvivenza, non possono non riverberarsi, piaccia o non piaccia, sia giusto o sia sbagliato, sul Giorno della Memoria visto che accadono mentre in tutto il mondo cresce il ritmo delle celebrazioni e degli eventi legati al 27 Gennaio. Lo so e lo capisco, gli israeliani continuano a ricevere lo stillicidio dei missili quassam su Sderot, sui villaggi e le cittadine del confine con Gaza, ma quarant’anni di occupazione, di colonizzazione, lustri di repressione, di omicidi mirati, di ignobili punizioni collettive, non sono riusciti a impedire l’opzione armata di Hamas. È davvero venuta ora di cambiare strada e non posso pensare che un Paese avanzato, ricco di intelligenze come Israele, non possa trovare una via alternativa a quella che produce intollerabili vessazioni contro un altro popolo, solo e abbandonato. L’attuale prassi politico-militare, quali che ne siano le ragioni, corrompe progressivamente i migliori valori e sgretola i più temprati statuti etici
Articolo tratto dall'Unita di oggi

Analisi: egitto , arabia saudita, siria e gaza


Sintesi (solo punti essenziali per me)
Migliaia di Palestinesi si sono rifornite di alimenti, di sigarette, di capre ecc ad El Arish in un'atmosfera distesa e tranquilla,senza che il governo egiziano interferisse. Sicuramente tutto questo produrrà un cambiamento nei rapporti tra Egitto, Israele e ,forse, gli Usa
Il Dott. Wahid Abdel Megid, direttore del centro di Al-Ahram per gli studi politici & strategici, al Cairo, non ha dubbio a tale proposito. "la pace fredda con l'Israele rischia di trasformarsi in una pace stormy, se Israele continuerà a imporre l'assedio nella striscia di Gaza"Ora ci sono dimostrazioni nei paesi arabi contro i capi Arabi che non alzano la voce per quanto sta avvenendo a Gaza . Il capo della fratellanza musulmana ha invitato l'Egitto ad aprire gli incroci a Gaza per permettere il transito di merci e persone . Nel Giordano, l'opposizione ha chiesto l'espulsione dell'ambasciatore israeliano; Ora è Hamas , vincitore agli occhi del mondo arabo, a dettare le regole sia per i lanci Qassams sia per hudna (cessate il fuoco) o tahadiyeh (tregua provvisoria) indebolendo ulteriormente Abu Mazen
Meshal è riuscito a dimostrare ad Israele , ai capi del mondo arabo ed al Quartetto , che sarà impossible discutere le risoluzioni di Annapolis senza Gaza e senza di lui. Sia l'Egitto che l'Arabia Saudita ritengono che oggi come oggi sia necessario lavorare per stabilire un'autorità palestinese unitaria (Hamas e al Fatah)in grado di risolvere il problema di Gaza Complicano la situazione i rapporti tesi tra Siria e Arabia Saudita che sa, cmq ,che senza la Siria non sarà possibile alcun processo di riconciliazione intra-Palestinese
articolo

venerdì 25 gennaio 2008

Editoriale di Haaretz: il fallimento dell'assedio di Gaza e alcune domande


Articolo
SINTESI (elementi essenziali)
Mentre i politici stanno attendendo con ansia la pubblicazione del rapporto di Winograd sulla seconda guerra in Libano, una nuova situazione si sta creando ai confini con l'Egitto che potrebbe finalmente determinare una nuova inchiesta. La portata di quanto è successo non è stata ,ancora, compresa in Israele. Ma è tempo di cominciare a porsi domande. Il muro con l'Egitto è stato fatto saltare senza alcun preavviso.Possibile che nessuno ne sapesse niente? Possibile che "nessun bisbiglio" fosse trapelato? Una volta Ramon si vantò dell'efficienza dimostrata dall'esercito nel raid israeliano in Siria , parole stridenti alla luce di quanto è accaduto :migliaia di Palestinesi stanno attraversando il confine, Mubarak ha difficoltà a controllare la situazione ,Hamas ha rotto l'assedio di Gaza con un'azione ben progettata e coordinata ottenendo,contemporaneamente, lacompassione del mondo dimentico dei razzi su Sderot.Israele,invece, continua a prospettare la chiusura di Gaza "esprimendo " disappunto con l'Egitto , interessato, ed è evidente, a proteggere i propri interessi piuttosto che quelli israeliani. Eppure è palese il fallimento della politica delle sanzioni a Gaza :continuano i razzi Qassam, si delinea una crisi diplomatica con l'Egitto,Hamas è più forte diplomaticamente, politicamente e militarmente . E'chiaro a tutti che, senza il suo consenso, sarà impossibile ristabilire ordine lungo il confine .Le risposte confuse del governo israeliano alla stampa internazionale, dimostrano che l'attacco di hamas ha colto di sorpresa il governo. Olmert , riferendosi alla seconda guerra libanese, ha affermato " Gli errori compiuti sono stati corretti e ora godiamo, come non è mai avvenuto,di calma e sicurezza "ignorando quanto stava accadendo nel Sud C'è poco da vantarsi



giovedì 24 gennaio 2008

Issacharoff : la distruzione della barriera dimostra la forza di hamas

Sintesi molto breve
Nel distruggere la barriera che separa i palestinesi dagli egiziani , Hamas ha dimostrato ancora una volta di essere un'entità risoluta,disciplinata, trasformando in suo favore il blocco di Gaza di dubbia efficacia, fin dall'inizio, sia strategicamente che diplomaticamente .Mubarak non poteva reprimere con la violenza l'esodo di migliaia di palestinesi: le immagini, trasmesse in tutto il mondo arabo da Al-Jazeera . avrebbero rischiato di accrescere la tensione con i Fratelli Musulmani. le esplosioni , per far saltare il muro, sono state regolate in 20 punti, progettate e coordinate con un certo anticipo . I responsabili dei servizi segreti dovranno spiegare al Paese come mai non si sono accorti di nulla
Commento: finalmente una domanda sui servizi segreti
Articolo

martedì 22 gennaio 2008

AMIRA HASS:manca a Gaza il 40% dell'acqua corrente

SINTESI(solo i punti essenziali)
Il comune ha bisogno dell'elettricità per poter rifornire d'acqua le case. Il 40 per cento dei residenti non ha più accesso al prezioso liquido da lunedì e, se non verranno riprestinati i rifornimenti di Diesel e di combustibile, da martedì tutta Gaza è a rischio
Le organizzazioni israeliane Adalah e Gisha hanno inoltrato una petizione all' Alta Corte di Giustizia per ripristinare il rifornimento di gasolio alla striscia di Gaza. Tale richiesta è stata rifiutata. I giornali non raggiungono più Gaza , in contatto con il mondo solo tramite piccole radio sintonizzate su Al-Jazeera Il gas di riscaldamento si esaurito da domenica ,l'unico modo per evitare il freddo è coprirsi con più coperte . L'oscurità della notte è interrotta dalla fioca illuminazione delle poche case in possesso di un generatore
ARTICOLO
Commento: prima o poi si inquineranno anche le falde acquifere di Israele o le epidemie si bloccano miracolosamente grazie al Muro e alle differenze etniche
E siamo al 23 Gennaio..,è un caso?

sabato 19 gennaio 2008

La comunità ebraica in Iran

1 COMUNITA' EBRAICA IRANIANA


Una notizia sorprendente viene da Europa. Siavush Randjabar-Daemi racconta come la comunità ebraica in Iran, costituita da 3.000 persone, viva nonostante tutto indisturbata, anche se con difficoltà economiche per la situazione del Paese. Non sono state molte le emigrazioni, nonostante gli incentivi da parte ebraica, e, assicura Randjabar, molti emigrati ebrei, residenti in Israele ma anche in America, tornano in visita in Iran, con documenti falsi e la connivenza delle autorità locali.
Con la fanfara delle grandi occasioni, nel giorno di Natale Israele ha accolto quaranta ebrei iraniani che avevano abbandonato la loro terra ancestrale per iniziare una nuova vita nello stato ebraico. Dopo un iter complicato, il gruppo proveniente dall’Iran ha potuto abbracciare, davanti a decine di telecamere, familiari e amici che avevano effettuato analoga scelta anni o decenni prima. Nonostante gli obiettivi altisonanti dell’Agenzia ebraica per l’immigrazione, che spera di accogliere presto la totalità degli ebrei tuttora residenti in Iran, le modeste cifre dell’emigrazione ebraica dall’Iran verso Israele lasciano trasparire che dietro questo spostamento umano non c’è, come suggerito da alcuni funzionari dell’Agenzia, una crescita dell’anti-semitismo all’interno dell’avversario principale di Israele nell’area mediorientaleAlcuni nuovi arrivati così come rispettati analisti di origine iraniana di stanza a Tel Aviv, come Meir Javedanfar e Menashe Amir, sono concordi nel ritenere che, nonostante la foga della retorica “antisionista” della dirigenza di Teheran e sporadiche accuse di spionaggio a favore di Israele, comminate ad alcuni correligionari iraniani, la repubblica islamica non discrimini in maniera sistematica la sua sparuta comunità ebraica residente, che ha reagito in maniera furibonda all’avvenuta migrazione negando ogni coinvolgimento nel viaggio.Nonostante l’incessante emigrazione seguita all’avvento della Repubblica islamica nel 1979, circa trentamila ebrei risiedono tuttora in Iran, prevalentemente a Teheran e a Shiraz ed Esfahan, sedi di comunità israelitiche da decine di secoli. Gli israeliti persiani, stabilitisi in Iran durante la prima Diaspora, dispongono di decine di sinagoghe e un deputato in seno al parlamento iraniano.Le migrazioni ebraiche dall’Iran sembrano quindi seguire la logica di quelle della maggioranza musulmano- sciita del paese mediorientale.A causare l’esodo annuale di decine di migliaia di cittadini iraniani di ogni estrazione religiosa sono infatti le sempre più precarie condizioni economiche. L’inflazione e la disoccupazione alle stelle e soprattutto l’incapacità del mercato interno iraniano di assorbire la notevole mole di brillanti laureati delle numerose università iraniane ne favoriscono l’esodo ed essi trovano facilmente impiego presso le industrie terziarie o nei più illustri centri di ricerca occidentali. I quaranta ebrei sono, secondo il Jerusalem Post, appartenenti al ceto sociale mediobasso, quello più colpito dalla recessione economicaI circa duecento immigrati ebrei che hanno raggiunto Israele dall’Iran nel 2007 sembrano esser quindi stati motivati dal desiderio di ricongiungersi con stretti familiari - come gli iraniani sciiti hanno fatto andando verso megalopoli dotate di considerevoli comunità iraniane come Toronto o Los Angeles – sfruttando allo stesso tempo la «ricompensa» di alcune associazioni cristiane sioniste americane, che hanno promesso diecimila dollari a ogni ebreo iraniano che abbia scelto di effettuare l’Aliyah, o migrazione verso la «Terra promessa». Privi di una reale motivazione ideologica per rompere per sempre i ponti con il passato iraniano, i migranti ebrei persiani mantengono, secondo i media israeliani, i propri contatti con i correligionari rimasti.

Molti hanno inoltre scelto, in anni recenti, di compiere soggiorni frequenti in Iran, con la «complicità» del consolato iraniano a Istanbul. La sede diplomatica iraniana nella più grande città turca – il cui aeroporto è diventato snodo bi-direzionale del traffico umano tra l’Iran ed Israele – rilascia senza indugi eccessivi, rivela il Jerusalem Post alla fine del 2005, nuovi passaporti iraniani a israeliani di origini persiane.

Il quotidiano rivelò pure come molti migranti stabiliti in Israele nutrano forte nostalgia nei confronti di una patria adottiva, nella quale non si verificarono mai epurazioni paragonabili a quelle dell’Europa di fine Ottocento – prima metà del Novecento. Resosi conto dell’inscindibile legame tra l’Iran e i suoi connazionali di estrazione ebraica, il ministero degli esteri israeliano ha tuttora sorprendentemente escluso la Repubblica islamica dai paesi mediorientali interdetti ai suoi cittadini, che possono compiere un soggiorno a Teheran senza incappare nelle indagini che la magistratura dello stato ebraico è solita avviare per chi fosse stato a Beirut o Damasco pur usando un secondo passaporto, come capitato alla celebre blogger israelo-canadese Lisa Goldman.
Ma il «ritorno» dell’emigrazione ebraica verso l’Iran non è limitato a Israele. Alcuni esponenti della comunità giudaica iraniana di Los Angeles – che ospita non meno di ottantamila ebrei persiani – hanno fatto ritorno, seppur per breve tempo, nella terra d’origine, portando a termine commoventi progetti, come nel caso di Shahram Farzin, che dal 2004 sta scattando fotografie, catalogandole sul sitowww.beheshtieh.com
com, delle migliaia di fotografie di lapidi ebraiche sparse all’interno di numerosi cimiteri e Teheran e altri grandi città iraniane, evidenziando così le radici profonde di un’antica comunità che ha sempre fatto parte del variegato tessuto sociale dell’Iran.
da Europa 18 gennaio 2008



2MERCOLEDÌ 26 DICEMBRE 2007


 Morsathegh : gli ebrei in Iran non sono in pericolo  


Un alto esponente della Comunità ebraica iraniana ha affermato che gli ebrei residenti nella Repubblica islamica non sono in pericolo , definendo errate le informazioni date per l'aliyah dei 40 ebrei iraniani
La Comunità ebrea dell'Iran ( 25.000 ebrei) è protetta dalla costituzione del paese ,ha un deputato in Parlamentoo ed è la più grande del Medio Oriente musulmano. Le Sinagoghe e le scuole ebraiche funzionano regolarmente . Morsathegh ha specificato che a Teheran vi sono 20 sinagoghe , otto macellerie , cinque scuole, quattro organizzazioni giovanili e due ristoranti.
"Siamo una delle Comunità più antiche . Siamo liberi di esercitare la nostra religione. L' Anti-Semitismo è un fenomeno occidentale, ma gli ebrei non sono stati mai in pericolo in Iran .Siamo ebrei iraniani e siamo fieri della nostra nazionalità. La nostra nazionalità non è in vendita". Haaretz

Video sulla comunità ebraica in Iran a)Video b)http://www.rainews24.it/ran24/rainews24_2007/inchieste/ebrei/





3   Un funzionario dell'Agenzia ebraica: abbiamo offerto tutto il possibile e ne sono arrivati pochi 


 Un funzionario sorridendo amaramente ha detto, "abbiamo offerto agli ebrei iraniani tutto il possibile e ne sono arrivati pochi ." Il comunicato stampa ufficiale, naturalmente, ha raccontato una storia differente. "l'immigrazione dall'Iran è triplicata questo anno," il messaggio è statisticamente corretto, ma sarebbe più esatto dire che oltre 99 per cento degli ebrei persiani preferisce continuare a vivere sotto Mahmoud Ahmadineja. Abbastanza sorprendentemente:ci sono poche limitazioni reali sull'immigrazione dall'Iran e non è difficile raggiungere Israele attraverso paesi terzi, inoltre ognuno di loro riceve 10.000 dollari. Questo significa che una famiglia di sei persone può disporre di una somma considerevole per cominciare una nuova vita. Perché non vengono?Le risposte possono essere diverse .Gli ebrei iraniani appartengono alla classe media. Quelli che scelgono di venire hanno difficoltà a vendere le loro proprietà e , anche se ci riescono, la differenza della moneta diminuisce il valore del capitale e non garantisce, in Israele, lo stesso stile di vita che hanno in Iran . Certo la vita non è facile per un ebreo: le scuole ebree sono proibite così l'istruzione ebraica. Le donne sono sottoposte alle stesse severe regole delle donne musulmane e i militari di leva hanno incarichi umili ,ma noi dimentichiamo che questa è una delle Comunità ebraiche più antiche e gli ebrei iraniani sperano che la situazione politica cambi in meglio nei prossimi anni . Per chi vuole andarsene appare più invitante e meno pericolosa la Comunità iraniana di Los Angeles . Israele ha un problema di immagine non con il mondo, ma. a quanto pare, con gli ebrei del mondoHaaret

4   Ebrei Iraniani rifiutano l'offerta di 10.000 dollari per abbandonare l'Iran

Un'organizzazione ebrea iraniana ha rifiutato l'offerta di diecimila dollari per espatriare in Israele,specificando che la Comunità è rimasta fedele alla Repubblica islamica e che la loro "identità iraniana ebraica non è un prodotto che passa dalle mani di un commerciante ad un altro in cambio di soldi.". Gli ebrei iraniani da 50.000 sono rimasti in 20.000,hanno un loro rappresentante in Parlamento e costituiscono la maggiore Comunità esistente in MO dopo Israele


Articolo in lingua originale
Iran's Jews spurn cash lure to emigrate to IsraelRobert Tait in TehranFriday July 13, 2007The Guardian Iran's Jews have given the country a loyalty pledge in the face of cashoffers aimed at encouraging them to move to Israel, the arch-enemy of itsIslamic rulers.The incentives - ranging from £5,000 a person to £30,000 for families -were offered from a special fund established by wealthy expatriate Jews inan effort to prompt a mass migration to Israel among Iran's 25,000-strongJewish community. The offers were made with Israel's official blessing andwere additional to the usual state packages it provides to Jews emigratingfrom the diaspora.However, the Society of Iranian Jews dismissed them as "immature politicalenticements" and said their national identity was not for sale."The identity of Iranian Jews is not tradable for any amount of money,"the society said in a statement. "Iranian Jews are among the most ancientIranians. Iran's Jews love their Iranian identity and their culture, sothreats and this immature political enticement will not achieve their aimof wiping out the identity of Iranian Jews."The Israeli newspaper Ma'ariv reported that the incentives had beendoubled after offers of £2,500 a head failed to attract any Iranian Jewsto leave for Israel.Iran's sole Jewish MP, Morris Motamed, said the offers were insulting andput the country's Jews under pressure to prove their loyalty. "It suggeststhe Iranian Jew can be encouraged to emigrate by money," he said. "Iran'sJews have always been free to emigrate and three-quarters of them did soafter the revolution but 70% of those went to America, not Israel."Iran's Jewish population has dwindled from about 80,000 at the time of the1979 Islamic revolution but remains the largest of any country in theMiddle East apart from Israel. Jews have lived in Iran since at least700BC.Hostility between Iran's government and Israel means Iranian Jews areoften subject to official mistrust and scrutiny.Iran's Jews spurn cash lure to emigrate to IsraelRobert Tait in TehranFriday July 13, 2007The Guardian

Giornalista israeliano partecipa a un dibattito della TV iraniana 


"L'accoglienza nello studio londinese della Tv iraniana ,è stata affascinante . Sono stato trattato molto bene e ho potuto parlare liberamente ,Ho apprezzato il fatto di poter partecipare alla trasmissione di una TV londinese patrocinata dal governo iraniano "ha dichiarato Ariel Margalit Israeli reporter on Iranian TV




7   Roger Cohen: Cosa voglionoi gli ebrei iraniani


L’Iran è una realtà complessa, fatta di numerose etnie e minoranze religiose, che hanno vissuto storie di convivenza accanto ad episodi di brutale repressione. La realtà degli ebrei iraniani, una comunità antichissima tuttora vitale in Iran, fra millenaria tolleranza ed ostilità recenti, viene raccontata da Roger Cohen, noto commentatore del New York Times

In Piazza Palestina, dal lato opposto della moschea chiamata Al-Aqsa, vi è una sinagoga dove gli ebrei di questa antica città si riuniscono all’alba. Sopra l’ingresso vi è uno striscione che dice: “Congratulazioni per il 30° anniversario della Rivoluzione Islamica dalla comunità ebraica di Esfahan.”

Gli ebrei dell’Iran si tolgono le scarpe, avvolgono cinghie di pelle attorno alle braccia per allacciare i filatteri e prendono posto. Presto il sinuoso mormorio delle preghiere ebraiche attraversa la sinagoga stipata, con i suoi deliziosi tappeti e le sue misere piante. Soleiman Sedighpoor, un vecchio commerciante con un negozio pieno di tesori, dirige la funzione dal podio sotto al lampadario.

Ero stato a trovare Sedighpoor, un uomo di sessantun anni dagli occhi vivaci, il giorno precedente nel suo piccolo negozio polveroso. Mi aveva venduto, con un po’ di riluttanza, un braccialetto di madreperla ornato con miniature persiane. “Il padre compra, il figlio vende”, aveva borbottato prima di invitarmi alla funzione.

Accettando, gli avevo chiesto cosa pensasse dei cori “morte a Israele” – “Marg Bar Esraeel”- che accompagnano la vita in Iran.
“Lasciategli dire ‘morte a Israele’”, ha detto, “sono in questo negozio da 43 anni e non ho mai avuto un problema. Ho visitato i miei parenti in Israele, ma quando vedo cose come l’attacco a Gaza, anche io manifesto come un iraniano.”
Il Medio Oriente è un quartiere scomodo per le minoranze, persone la cui stessa esistenza è un rimprovero alle definizioni contrapposte di identità nazionali e religiose. Eppure sono forse 25.000 gli ebrei che vivono in Iran, paese che ne ospita la comunità più grande, insieme alla Turchia, nel Medio Oriente musulmano. Ci sono più di una dozzina di sinagoghe a Teheran; qui a Esfahan una manciata di esse accoglie circa 1.200 ebrei, superstiti di una comunità antica più di 3.000 anni. Nel corso dei decenni, fra la nascita di Israele nel 1948 e la Rivoluzione Islamica nel 1979, il numero degli ebrei iraniani è diminuito di circa 100.000 persone. L’esodo è stato però molto meno completo rispetto a quello dai paesi arabi, dove risiedevano più di 800.000 ebrei al momento della nascita di Israele.
In Algeria, Tunisia, Libia, Egitto e Iraq – paesi in cui vivevano più di 485.000 ebrei prima del 1948 – ne rimangono meno di 2.000. L’ebreo arabo è ormai scomparso. L’ebreo persiano se l’è passata meglio. Di sicuro, il ciclo di guerre (a quanto pare non ancora conclusosi) di Israele è avvenuto con gli arabi, non con i persiani, e ciò spiega alcune delle discrepanze.
Eppure, c’è un mistero che ancora aleggia sugli ebrei d’Iran. È importante decidere cosa sia più significativo: le invettive di annientamento anti-israeliane, la negazione dell’Olocausto ed altre provocazioni iraniane – o la presenza di una comunità ebraica che vive, lavora e pratica la propria religione in relativa tranquillità.
Forse ho una preferenza per i fatti rispetto alle parole, ma penso che la realtà della civiltà iraniana nei confronti degli ebrei ci dica di più sull’Iran – sulla sua raffinatezza e cultura – di quanto non lo faccia tutta la recente incendiaria retorica. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che io sono un ebreo e non sono mai stato trattato con tanto calore come in Iran. O forse sono rimasto impressionato dal fatto che tutta la furia su Gaza, sbandierata ai quattro venti sui manifesti e sulla televisione iraniana, non è mai degenerata in insulti o violenze verso gli ebrei. O forse ancora, perché sono convinto che la caricatura da “folli Mullah” che viene fatta dell’Iran, ed il fatto di paragonare ogni eventuale compromesso con Teheran a quello di Monaco nel 1938 (che portò all’annessione alla Germania hitleriana dei Sudeti appartenenti alla Cecoslovacchia, nell’ambito della cosiddetta ‘politica di appeasment’, la politica condiscendente adottata da Francia e Germania nei confronti del regime nazista durante gli anni ’30 (N.d.T.) ) – una presa di posizione popolare nei circoli ebrei americani – siano fuorvianti e pericolosi.
So bene che, se molti ebrei hanno lasciato l’Iran, ciò è avvenuto per una ragione. L’ostilità esiste. Le accuse di spionaggio a favore di Israele inventate contro un gruppo di ebrei di Shiraz nel 1999 hanno mostrato il lato peggiore del regime. Gli ebrei eleggono un rappresentate in parlamento, ma possono votare per un musulmano se preferiscono. Un musulmano, tuttavia, non può votare per un ebreo. Tra le minoranze, il trattamento riservato ai Bahai – sette dei quali sono stati recentemente arrestati con l’accusa di spionaggio per Israele – è brutale.
Ho chiesto a Morris Motamed, che è stato membro ebreo del Majlis (il parlamento iraniano (N.d.T.)), se si sentisse usato – un collaborazionista iraniano. “No”, ha risposto. “In realtà avverto una profonda tolleranza, qui, nei confronti degli ebrei”. Mi ha detto che i cori di “morte a Israele” lo infastidiscono, ma poi ha continuato criticando “i due pesi e le due misure” che permettono ad Israele, al Pakistan e all’India di avere una bomba atomica, ma non all’Iran.
Questo doppio standard non funziona più; il Medio Oriente è diventato troppo complesso. Le volgari filippiche anti-israeliane dell’Iran possono essere viste come una provocazione per far concentrare l’attenzione della gente sulle testate nucleari israeliane, sulla sua occupazione della Cisgiordania che si protrae da 41 anni, sul suo rifiuto di Hamas, sul suo continuo uso della forza. Il linguaggio iraniano può essere detestabile, ma ogni tentativo di pace in Medio Oriente – ed ogni coinvolgimento di Teheran – dovrà tenere presenti questi punti.
Il complesso da “Zona Verde” – l’insistenza di basare la politica del Medio Oriente sulla costruzione di mondi immaginari – non ha portato da nessuna parte.
Il realismo nei confronti dell’Iran dovrebbe tener conto dell’ecumenica Piazza Palestina a Esfahan. Alla sinagoga, Benhur Shemian, 22 anni, mi ha detto che Gaza dimostra che il governo israeliano è “criminale”, ma che comunque lui spera nella pace. Alla moschea di Al-Aqsa, Morteza Foroughi, 72 anni, ha indicato la sinagoga e ha detto: “loro hanno il loro profeta, noi abbiamo il nostro. E va bene così.”
Roger Cohen è un noto commentatore del New York Times e dell’International Herald Tribune; in precedenza aveva lavorato come corrispondente estero per l’agenzia Reuters, e poi per il Wall Street Journal

Poeti arabi ed ebrei scrivono insieme poesie

Articolo
Sintesi (solo punti essenziali per me )
Shakra ed Agwani scrivono poesie in ebraico e non per questo si sentono meno arabi. I loro poemi sono pubblicati nell'ultimo numero della rivista letteraria: Mit'an .A Jaffa poeti arabi ed ebrei stanno scrivendo insieme un'antologia di poesie A differenza di Agwani, Shakra ha frequentato scuole ebraiche fin dall'asilo,ma non è stato facile: "I genitori ebrei hanno dimostrato per la numerosa presenza di bambini arabi nella scuola elementare,.problema degli adulti non di noi bambini "Sogna in arabo, ma scrive in ebraico. La poesia è un desideri esistenziale ,un modo per creare un mondo capace di ascoltare, un mondo senza difetti.
Agwani spiega. "Vedo la città sparire dai miei occhi , ma nessuno può distruggere la memoria, i segreti, il dolore dell'infanzia Amo le rovine di Jaff
I love the hill of garbage they're turning into a promenade. Why can't they let my garbage be?"

2 Sami Michael "sogno in arabo scrivo in ebraico" «Sogno in arabo ma scrivo in ebraico, amo in arabo ma penso in ebraico; quando vado al mercato, bevo un caffè, abbraccio un amico, guardo un paesaggio, mi sento arabo; ma quando leggo un giornale, penso a mia figlia, quando mi alzo la mattina, o quando cammino per strada, mi sento israeliano. L´energia è israeliana, la pazienza araba, il pragmatismo israeliano, la fantasia araba. Ma è forse possibile stabilirlo? In definitiva, c´è un solo Sami». Continua

G.Levy : Jenin Jenin città morente e disperata ,,"nessuno sa dove stiamo andando"

Sintesi(solo punti essenziali per me)


È freddo nei vicoli dell'accampamento dei rifugiati di Jenin; è ancora più freddo all'interno delle abitazioni , anche quando c'è il sole . Incapottati e tremanti la gente guarda la Tv di Hamas e di Al Fatah: immagini di un ciclo quotidiano di morte . Aleggia una profonda disperazione nella casa di jamal Zbeidi, membro del comitato dell'accampamento.Jenin era una città importante è ora morente.


Quasi ogni settimana vengono uccisi dei giovani. L'ultima vittima aveva 17 anni. ogni notte Jenin è invasa dall'IDf, seminando terrore ,panico e insonnia. La delusione verso l'autorità palestinese è molto forte."Ha risolto il problema dei rifugiati? Ha posto fine all'occupazione israeliana?Ci protegge dall'IDF? e ora c'è anche il problema dei veicoli rubati."


 La sua seconda automobile è stata confiscata dalla polizia palestinese per poi rivenderne i pezzi di ricambio ai commercianti Continua suo zio Jamal "nessuno sa dove stiamo andando. Israele ha vinto e la guerra civile si avvicina. Non c'è mai stata una situazione come questa . La gente ha perso la speranza . Abu Mazen sta andando contro i Palestinesi ,pensate che otterrà qualcosa discutendo con gli israeliani?Non otterrà mai nulla Nessuno sta facendo qualcosa per noi: Hamas Abu Mazen . Tutto è menzogna. Abbas arresta hamas in Cisgiordania, Haniyeh arresta al fatah a Gaza e nessuno di loro sembra ricordare ciò che Israele sta facendo alla popolazione, nonostante le uccisioni e le incursioni militari continue .La morte livella tutti ediventa banale .

 A loro interessa il video clip da inviare nelle rispettive televisioni . Nella casa dell'ultima vittima i parenti e gli amici lo ricordano. Suo padre, Awani, ha lavorato in Israle fino alla tragedia  scavando il traforo di Carmel.Teme ora di non poter più lavorare. Una legge impedisce ai padri di figli uccisi dall'IDF di rientrare in Israele per timore di una vendetta .

 Così è morto Fawaz .Era un giorno di festa a scuola . Lui è rimasto a casa per studiare e prepararsi agli esami insieme al suo insegnante privato di matematica E' uscito a mezzogiorno per pregare in Moschea, non è più tornato. Un sito web palestinese afferma che aveva un fucile ,suo fratello afferma che ha sparato contro i soldati dell'IDf che si stavano avvicinando e questi hanno risposto al fuoco

.Il certificato di morte del Dott. Mohammed Abadi dell'ospedale di Al-Suleiman elenca: una pallottola al polso sinistro, una pallottola allo stomaco, una pallottola nella cassa toracica, una pallottola nella spalla di sinistra e ,in entrambi i piedi ,due pallottole .E' sera . Giovani fanno falò per riscaldarsi. Come sempre arriverà l'IDF.
haaretz

venerdì 18 gennaio 2008

oggi: 10Palestinesi uccisi, bombardata sede Hamas

1Mo: Gaza, bombardate sedi Hamas, 1 morto e 46 feriti

GAZA - È di un morto e 46 feriti il bilancio del bombardamento compiuto oggi pomeriggio dall'aviazione israeliana contro l'ex sede del ministero dell'Interno nella città di Gaza: lo hanno detto fonti mediche palestinesi. La vittima sarebbe una donna di 52 anni identificata con il nome di Haniya Abd Al-Jawad. Gran parte dei feriti, solo tre dei quali in gravi condizioni, sarebbero stati passanti.2 1 Haaretz:IAF strikes kill four in Gaza; 40 Qassams fired at Israel

2NUOVO/MO: Gaza; raid Jabalya, nuovo bilancio, 2 morti

3ArticoloMO: Gaza, ripresi attacchi razzi su Sderot, ucciso palestinese

martedì 15 gennaio 2008

Altra strage a Gaza: sterminata una famiglia, altri razzi..sempre più Libano

ArticoloAltri missili sono caduti su Ashkelon e Sderot, nel sud del Paese. Solo ieri le due cittadine israeliane erano state bersagliate da 41 razzi, e nei violenti scontri i soldati israeliani avevano ucciso 19 palestinesi nella Striscia di Gaza.

Nella risposta odierna di Tel Aviv, sono tre le vittime palestinesi, tra cui un bambino

25 razzi suSderot.ucciso da hamas volontario Kibbuz.mai nessun dubbio? Inglese

Razzi colpiscono sderot Haaretz


STRAGE AGAZA : 19 morti 50 feriti tra donne e bambini ecc.


All’indomani della sessione inaugurale di colloqui negoziali a Gerusalemme tra delegazioni d’Israele e dell’Autorità Nazionale Palestinese, il sangue è tornato a scorrere copiosamente nella Striscia di Gaza: sarebbero almeno diciotto i morti, tra cui il figlio del dirigente di Hamas Mahmud Zahar, e cinquanta i feriti (la gran parte civili) provocati dall’ennesima operazione delle truppe corazzate israeliane e dall’aviazione al nord e alla periferia orientale di Gaza.Articolo qui
2 per capire cosa sta succedendo e la lotta interna al governo israeliano qui
3 questo per me è un "colpo di mano dei militari (come in Libano) per "avvertire il potere politico. Io parlo ormai di strategia della tensione e di golpe militare strisiciante. Sarebbe ora che si prendesse posizione verso coloro che portano avanti la colonizzazione e rappresentano le frange della destra nazionalista: dare a loro spazio in nome dell'audience e della falsa democrazia, vuol dire indebolire la società civivle israeliana ( per me)La COMUNITA' INTERNAZIONALE INTERVENGA RISPETTANDO IL COPIONE LIBANESE E RIDIA VOCE AL POTERE POLITICO E ALLE FRANGE sane delle società israeliana e palestinese. Nessuno può dire non sapevo ela cenere di Gaza ricada su chi usa il Sacro per i suoi cinici giochi di potere e di sterile potenza
4 e ora ABU MAZEN apra trattative con Hamas se non vuole che anche la Cisgiordania esploda,,e pazienza se i "soliti" si avventeranno su di lui: la partita a poker ora è pericolosa per tutti ,molto pericolosa
FONTE HAARETZ