Ragazzini palestinesi usati dall'IDF come scudi umani

1 GIOVEDÌ 11 MARZO 2010 Due soldati dell'IDf accusati di aver usato un bambino di 9 anni come scudo umano :soldati della Brigata Givati durante l'Operazione "Piombo fuso, avrebbero costretto un ragazzo palestinese di nove anni ad aprire delle borse . Si temeva che potessero contenere materiale esplosivo.L'episodio in questione si è verificato nel quartiere di Tel al-Hawa, nel sud di Gaza City, nel gennaio 2009, verso la fine della guerra. I soldati saranno processati IDF soldiers charged with using 9-year-old 'human shield' in Gaza war

2 'IDF troops used 11-year-old boy as human shield in Gaza'

3 GIOVEDÌ 22 APRILE 2010 Soldati Accusati Di Aver Utilizzato Ragazzo Palestinese Come 'Scudo Umano' In Cisgiordania Un portavoce del ministero della Difesa israeliano ha fatto sapere oggi che sarà condotta un'inchiesta interna all'esercito, per verificare l'accusa secondo cui alcuni soldati avrebbero usato un ragazzo palestinese di 14 anni come scudo umano per entrare in un sobborgo di Hebron, in Cisgiordania.L'agenzia palestinese Maan ha denunciato per prima il fatto, che sarebbe avvenuto il 16 aprile nell'abitato di Beit Ummar. Attivisti di una organizzazione palestinese, la Pnp, hanno diffuso inoltre immagini che documentano quanto accaduto. Il ragazzo sarebbe stato anche trattenuto per un paio d'ore, picchiato e costretto a bere un "liquido contaminato", che pare avergli causato una intossicazione.Israele, soldati accusati di aver utilizzato ragazzo palestinese ...

Un ragazzino palestinese di 11 anni sarebbe stato utilizzato come scudo umano da un´unità dell´esercito israeliano. Nelle 43 pagine del rapporto voluto dalla segreteria generale per la protezione dell´infanzia si dà conto di altri crimini commessi ai danni di bambini. Il che rende ancora più discutibile l´affermazione del Capo di Stato Maggiore, Gabi Ashkenazi, secondo cui le Forze armate israeliane sono «l´esercito più morale del mondo».continua qui

5 Storia di Jihan Dadush, "scudo umano" di undici anni (2007) « E' successo il 28 marzo. I soldati sono entrati in casa intorno alle cinque del pomeriggio ed hanno spinto mia madre, me e miei fratelli e sorelle, Hanan (15 anni), Hamad (16 anni) e Hamze (6 anni) nella mia stanza. Poi sono tornati la sera e mi hanno presa. Mia madre si è messa a urlare ed ha cercato di tenermi con sé. Mi hanno portata fuori e mi hanno chiesto in quale casa si nascondevano gli shebab, (giovani miliziani). Uno dei soldati parlava l'arabo. Io ho detto che non lo sapevo. Mi ha detto che ero una bugiarda. Poi ho dovuto indicargli le case vuote. Era buio, non si vedeva niente. Loro avevano le lenti verdi. Mi hanno fatto camminare davanti. Poi mi hanno fatto entrare per prima dalla porta della casa vuota. Il cuore mi batteva forte. Avevo paura che aprendola sarei morta perché mi avrebbero sparato. Dietro per fortuna non c'era nessuno».Ha solo 11 anni Jihan Dadush, capelli lunghi legati da un fermaglio, carnagione chiara jeans e sandali ai piedi. Non dorme bene dal giorno in cui suo malgrado è diventata "scudo umano", durante 48 ore di incursione militari continuate dell'esercito israeliano (Idf) nella città vecchia di Nablus, roccaforte delle Brigate Martiri di Al Aqsa, braccio armato di Fatah. Quella mattina suo padre Nimr, che lavora in un ristorante, era stato portato al check-point di Hawara come tutti gli altri uomini sotto i 45 anni, per essere interrogato al fine di ottenere informazioni sui nascondigli dei miliziani per poi essere rilasciato a mezzanotte. "Non riesco a dimenticare" racconta Jihan, che abbiamo incontrato nella sua casa di Hosh el Atout nel quartiere Yasmini della città vecchia della città della Cisgiordania, dove le case di pietra sono fatte di cunicoli che si aprono in stanze dai soffitti a volta. Tra le strade del centro si vedono rudimentali blocchi fatti di sassi e lamiera con cui gli uomini delle brigate, chiamate dagli abitanti "la resistenza" cercano di ostacolare l'avanzata dei soldati di Tsahal. La vicenda della piccola Jihan non costituisce un caso isolato a Nablus. A fine febbraio scorso i militari dell'Idf hanno bussato alla porta di Sameh Amira, 24 anni. «Mi hanno fatto camminare davanti mentre cercavano persone per le case della via Haifa, ma non abbiamo trovato nessuno. Poi mi hanno portato ad Hawara (check-point, n.d.r.)».Sameh racconta che poco prima che tutto questo succedesse era stato rilasciato dopo tre mesi di arresto in regime di "detenzione amministrativa", senza formalizzazione di accusa. Prima del suo arresto lavorava come operaio in una fabbrica di un insediamento israeliano della zona. Per questo era in possesso di un permesso di lavoro su carta magnetica che occorre per i controlli e gli spostamenti. Quando è stato rilasciato il permesso era scaduto ed era in attesa del rinnovo. Quando a fine marzo è stato usato come scudo umano è stato filmato da un video reso pubblico ad aprile dall'agenzia di stampa AP. Oggi Sameh è convinto che per questo non avrà mai più il permesso di lavorare per i coloni israeliani. Ora spera di andare all'estero perché a Nablus «non c'è futuro». L'uso di civili come scudi umani è vietato dal 2005 da una sentenza della Corte Suprema israeliana. Secondo Avichay Sharon, 25, ex comandante israeliano ed esponente dell'organizzazione "Breaking the Silence" (rompere il silenzio), organizzazione composta da ex soldati che denunciano le pratiche illegali dell'Idf nei Territori palestinesi occupati, si tratta di una pratica ancora diffusa, mentre per Jessica Montell, direttrice dell'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem, a tale violazione di legge, oltre che etico-morale, raramente segue la comminazione di sanzioni. La diffusione di un video in cui sono mostrati palestinesi-cudi umani ha portato il 13 aprile alla sospensione di un comandante militare israeliano. L'inchiesta non si è ancora conclusa.Mediterraneo for Peace » Blog Archive » Storia di Jihan Dadush

6 VENERDÌ 9 MARZO 2007 B'Tselem :IDF usò ragazzina come scudo La denuncia è arrivata direttamente da lei, l'11enne palestinese Jihan Daadush, che ha raccontato a B'Tselem cosa le avrebbero fatto i militari israeliani nella sua Nablus, la città del nord della Cisgiordania dove la settimana scorsa l'esercito occupante ha condotto una serie di raid e operazioni «a caccia di terroristi». Jihan ha detto ai volontari dell'organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani che «un soldato mi ha ordinato di dirigermi verso una casa (da perquisire, ndr), tre altri militari mi seguivano. Quando abbiamo raggiunto l'abitazione mi hanno ordinato di entrare e io ho obbedito». Dopo averla usata come scudo umano per ripararsi da eventuali colpi dei combattenti palestinesi, un militare, sempre secondo il racconto della bambina, le avrebbe detto «Grazie per l'aiuto, ma non raccontarlo a nessuno». Quella di utilizzare i civili come scudi umani è una pratica vietata dalla legge israeliana e dalle convenzioni internazionali. L'esercito ha fatto sapere che verificherà la denuncia.

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