Giorgio Forti e Paola Canarutto : sul boicottaggio culturale



Qual è l’atteggiamento delle università e degli universitari israeliani riguardo a questa situazione? Solo 403 universitari israeliani, su un totale di oltre 9000 ( circa il 4%!) ha firmato l'appello di 5 loro colleghi per la libertà di insegnamento dei palestinesi (“Academic Freedom for whom”, Lettera a Haaretz), conculcata e pressoché soppressa da Israele, dalla scuola elementare in poi. In Israele, le scuole per cittadini arabi-palestinesi non ebrei sono di qualità molto inferiore e dispongono di mezzi molto più limitati rispetto a quelle per bambini ebrei.Il comportamento degli universitari in Italia ed in altri Paesi europei è di solito molto ambiguo su questo problema, e si tende a non accennarvi nei contatti con colleghi israeliani. La posizione degli europei scientifici, letterati o operatori di spettacoli culturali di varia natura e levatura, inclusi gli "sportivi" (termine che comprende soprattutto i tifosi del calcio e gli impresari dello sport) è determinata soprattutto dai loro interessi, nel senso lato del termine. Anche gli universitari italiani che non hanno interessi di collaborazioni o affaristici con le università israeliane hanno amici e colleghi israeliani con i quali hanno magari condiviso per decenni discussioni su appassionanti argomenti di fisica, biologia o chimica, mentre non hanno probabilmente neanche un conoscente scientifico palestinese.E’anche vero che il mondo islamico, dopo le grandi conquiste della matematica e dell'astronomia arabe del periodo medioevale, si è tagliato fuori dal progresso del sapere scientifico che si è sviluppato in Europa, dal Rinascimento in poi. Lo studio delle cause di questo è certo interessante, e meriterebbe ampia trattazione. Resta che i Palestinesi sono in condizioni di forte inferiorità per tutto ciò che riguarda ricerca scientifica e le applicazioni che ne derivano: ma è questa una buona ragione per chiudere le loro Scuole ed Università?Gli israeliani si sono resi colpevoli di questo crimine, che prosegue da decenni in Israele e nei Territori Occupati. Pensano di distruggere culturalmente, umanamente e politicamente il popolo di cui hanno conquistato la terra? Viene in mente l'episodio, in “Se Questo E' Un Uomo”, in cui Primo Levi descrive l'esame di chimica a cui lo ha sottoposto il funzionario-chimico nazista per distruggere la sua persona, umiliandola per toglierle ogni stima di sé stesso, ogni dignità di persona. Gli israeliani ( e non solo i governanti) mettono in pratica collettivamente questo metodo contro i Palestinesi, con un disprezzo che non si può definire altrimenti che razzista.Gli universitari israeliani sono colpevoli di collaborazione, alcuni diretta altri indiretta, in questo delitto, che è dei più gravi. Esistono, per fortuna, onorevolissime eccezioni, che si battono per la difesa dei diritti del popolo palestinese e di quello all’istruzione in particolare. Certo nessuno pensa di boicottare questi nostri colleghi, né gli artisti, cineasti e musicisti che si sono chiaramente schierati per la libertà ed autodeterminazione dei palestinesiQual è l’atteggiamento delle università e degli universitari israeliani riguardo a questa situazione? Solo 403 universitari israeliani, su un totale di oltre 9000 ( circa il 4%!) ha firmato l'appello di 5 loro colleghi per la libertà di insegnamento dei palestinesi (“Academic Freedom for whom”, Lettera a Haaretz), conculcata e pressoché soppressa da Israele, dalla scuola elementare in poi. In Israele, le scuole per cittadini arabi-palestinesi non ebrei sono di qualità molto inferiore e dispongono di mezzi molto più limitati rispetto a quelle per bambini ebrei.Il comportamento degli universitari in Italia ed in altri Paesi europei è di solito molto ambiguo su questo problema, e si tende a non accennarvi nei contatti con colleghi israeliani. La posizione degli europei scientifici, letterati o operatori di spettacoli culturali di varia natura e levatura, inclusi gli "sportivi" (termine che comprende soprattutto i tifosi del calcio e gli impresari dello sport) è determinata soprattutto dai loro interessi, nel senso lato del termine. Anche gli universitari italiani che non hanno interessi di collaborazioni o affaristici con le università israeliane hanno amici e colleghi israeliani con i quali hanno magari condiviso per decenni discussioni su appassionanti argomenti di fisica, biologia o chimica, mentre non hanno probabilmente neanche un conoscente scientifico palestinese.E’anche vero che il mondo islamico, dopo le grandi conquiste della matematica e dell'astronomia arabe del periodo medioevale, si è tagliato fuori dal progresso del sapere scientifico che si è sviluppato in Europa, dal Rinascimento in poi. Lo studio delle cause di questo è certo interessante, e meriterebbe ampia trattazione. Resta che i Palestinesi sono in condizioni di forte inferiorità per tutto ciò che riguarda ricerca scientifica e le applicazioni che ne derivano: ma è questa una buona ragione per chiudere le loro Scuole ed Università?Gli israeliani si sono resi colpevoli di questo crimine, che prosegue da decenni in Israele e nei Territori Occupati. Pensano di distruggere culturalmente, umanamente e politicamente il popolo di cui hanno conquistato la terra? Viene in mente l'episodio, in “Se Questo E' Un Uomo”, in cui Primo Levi descrive l'esame di chimica a cui lo ha sottoposto il funzionario-chimico nazista per distruggere la sua persona, umiliandola per toglierle ogni stima di sé stesso, ogni dignità di persona. Gli israeliani ( e non solo i governanti) mettono in pratica collettivamente questo metodo contro i Palestinesi, con un disprezzo che non si può definire altrimenti che razzista.Gli universitari israeliani sono colpevoli di collaborazione, alcuni diretta altri indiretta, in questo delitto, che è dei più gravi. Esistono, per fortuna, onorevolissime eccezioni, che si battono per la difesa dei diritti del popolo palestinese e di quello all’istruzione in particolare. Certo nessuno pensa di boicottare questi nostri colleghi, né gli artisti, cineasti e musicisti che si sono chiaramente schierati per la libertà ed autodeterminazione dei palestinesiSul boicottaggio culturale
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