SINTESI PERSONALEA GAZAl' operazione militare si è conclusa senza la presenza di alcun giornalista israeliano ebreo o arabo L'IDF e i servizi di sicurezza non ci permettono di fare il nostro lavoro. Coraggiosi corrispondenti si sono potuti recare in Iraq ,in Libano, in Siria e in Iran, ma non a Gaza. È come se la Striscia,di Gaza , fondamentale per la nostra diplomazia ,per la nostra sicurezza fosse stata stata dichiarata zona militare chiusa.Eravamo nel campo profughi di Jenin durante l' Operation Defensive Shield, siamo stati a Betlemme, quando era assediata, siamo stati a Gaza, quando c'erano bande armate ad ogni angolo di strada, siamo stati a Beit Hanun, bombardata dall' l'artiglieria , Siamo stati a casa di Salah Shehadeh, siamo stati in casa della ragazza paralizzata , Maria Aman, dopo che la maggior parte della sua famiglia era stata uccisa da un missile criminale. I nostri soldati hanno sparato alla nostra auto in Tulkarm. Ma da mesi non possiamo andare a Gazai.La stampa israeliana ha chinato la testa con sottomissione ossequiosa come fece per Qibya a Kafr Qasem.. Nessuno ha protestato ,i lettori non vogliono sapere, gli editori non vogliono guai, . Tutti sono soddisfatti . Israele si è coperto lo sguardo e una grande oscurità è caduta sull'abissoLa motivazione ufficiale è questa: Gaza è pericolosa, i giornalisti possono essere rapiti. Ma Nablus è più sicura, ? E perchè non chiudere la Cisgiordania e dimenticare il giornalismo?Nessuno di noi è può scrivere di quanto sta accadendo a Gaza : l''informazione dovrebbe essere un bene da salvaguardare sia per la destra che per la sinistra: se non conosciamo come possiamo giudicare e valutare? Ma qualcosa di più grave è successo. - il Yedioth Ahronoth e il Maariv,quotidiani popolari, hanno deciso che l'uccisione di oltre 60 residenti di Gaza, non sia una notizia rilevante . La prova: Non vi è alcuna menzione di queste uccisioni , nemmeno implicitamente . Non una sola parola. Maariv in prima pagina ,in quei giorni, pubblica una grande foto di un soldato dell' IDF ferito ,oltre a informazioni relative al numero di missili Qassam e Grad su Sderot e Ashkelon, e una promessa: "Non è ancora guerra". Come per dire: siamo solo all'inizio Solo ai margini della pagina 3, in lettere minuscole, riporta : circa 95 palestinesi uccisi da mercoledì Sul quotidiano Yedioth solo una piccola foto: quella di una casa demolita, nessun accenno alla sofferenza di Gaza,,Questo è giornalismo professionale? Questo è un buon servizio per i loro lettori ?La stampa popolare, quasi priva di censura,, ha operato una scelta molto grave ,l'auto-censura e questo non farà emergere alcuna cenno di opposizione Un giorno, quando uno storico ,esaminando gli archivi,cercherà di di capire che cosa sia successo a Gaza , non troverà nulla .ARTICOLO
lunedì 31 marzo 2008
sabato 29 marzo 2008
Editoriale di HaaretzNon alimentare la fiamma
| Articolo |
Gideon LEVY :Dare la colpa alla vittima
venerdì 28 marzo 2008
Gli Gnomi

In un’epoca lontana la terra era ricca di foreste e di prati. Gli uomini e gli animali vivevano in armonia. La gente amava le tonalità dell’alba e del tramonto, le note ora dolci ora tempestose, intrecciate dal vento tra le foglie e dal ruscello tra i sassi. La sera, prima di addormentarsi, ringraziava con devozione la terra ed il sole per il giorno trascorso. La luna e le stelle tessevano il silenzio magico del mondo. I sogni degli uomini riflettevano la profondità del loro essere e della notteProteggevano la vita degli uomini gli gnomi. Erano loro che facevano crescere sani i frutti e gli alberi, intonando sinfonie impalpabili che addolcivano l’anima rendendola serena. I piccoli esseri del mondo fatato giocavano con i bambini ed insegnavano loro il linguaggio indecifrabile della natura invisibile.Un giorno lo spirito della terra chiamò gli gnomi e disse loro: ”Noi abbiamo dato agli uomini la pace e l’amore. Ora devono imparare da soli a conservare ciò e a non dimenticare il respiro infinito del cosmo. E’giunto il momento di nasconderci e di seguirli da lontano”Tutti assentirono con sofferenza. Sapevano, infatti, che sarebbero vissuti da soli nel silenzio, ma l’affetto per l’umanità era più tenace di qualsiasi dolore. Così si ritrassero .La mattina dopo la gente si destò e si guardò intorno. Per la prima volta provò il sentimento della nostalgia. Tutto taceva. Chiamò gli gnomi. Nessuno risposeIntuì allora che da quel giorno la vita sarebbe stata diversa e ne ebbe pauraUn bambino pianse e dalle sue lacrime nacque la brina. Una donna imprecò e dalla sua bocca scaturì la pioggia. Un uomo spezzò un ramo e la terra si coprì di neve. Una gazzella si avvicinò per capire e fu uccisaUn vento gelido percorse la valle. I fiori si ritirarono. Gli alberi lasciarono cadere i frutti. La gente uccise cervi ed orsi per nutrirsi. Spaccò i tronchi per costruire case ed accendere fuochiArrivò la notte. C’era tristezza. I sogni erano neri e pesanti. Un fanciullo rievocò nel proprio cuore il ritmo melodico degli gnomi e intonò una canzone. In essa si parlava di un’età remota nella quale gli esseri umani e l’universo non erano ancora divisi. Tutti ascoltavano e, a poco a poco, l’animo si riempì di riflessi di luce. A qualcuno sembrò di vedere un minuscolo gnomo, nascosto dietro un cespuglio, ridere allegramente.Trascorsero gli anni. L’uomo crebbe. Conobbe l’amore, l’odio, la gioia, il dolore. Scoprì il piacere di scrivere, di dipingere, di volare tra le stelle. Il pensiero divenne sempre più ardito, l’angoscia della morte sempre più lancinante, il sentimento sempre più deboleNell’intimità persisteva un antico sogno, un antico linguaggio ormai incomprensibile che, a tratti lo rafforzava donandogli momenti di vivida serenità senza il limite dello spazio e del tempo. Tornava, così, l’infinito istante dell’unità, cerniera appena definita tra il mondo visibile e quello invisibileQualcuno raccontava con timidezza di aver visto un piccolo essere che, sapientamente, così gli parlava: ”Lo so, è difficile attraversare il buio inesplicabile del mistero ed il silenzio della solitudine. Ma quando non avrai più timore di ciò e nascerà in te il pensiero del cuore noi torneremo e, insieme, intoneremo le melodie delle sfere universali”.
Giorgio Bernardelli Allam,Magdi e ciò che veramente ha detto Hamas

Quando sui nostri quotidiani si parla di un tema serio come il rapporto problematico tra islam e libertà religiosa, ciò che personalmente mi colpisce di più è constatare come il criterio giornalistico di riferimento sia la massima per cui «tutto fa brodo». Le ultime giornate sono state istruttive da questo punto di vista. Con paginate sul battesimo di Magdi Cristiano Allam e la notizia del re dell'Arabia Saudita che per la prima volta ipotizza nel Paese della Mecca e di Medina un incontro interreligioso - invece - relegata in un angolo (o su alcuni grandi quotidiani italiani nemmeno data).Non è superfluo notare che sui giornali del Medio Oriente direttamente interessati al problema della libertà religiosa, le cose sono andate in maniera esattamente opposta. Il famoso articolo diPalestine-Info - ripreso su tutti i nostri quotidiani come la fatwa di Hamas contro Magdi Cristiano Allam - è stata in realtà l'unica reazione significativa su un media arabo. Ed è comunque un testo che vale la pena di leggere in originale. Perché - pur nella critica sopra le righe alla connotazione anti-islamica del gesto compiuto da Allam - su un sito vicino ad Hamas questo articolo cita comunque la sura 9 del Corano per affermare il principio della libertà di coscienza. Inoltre - a differenza di tanti suoi divulgatori di casa nostra - l'autore dimostra di aver letto davvero Samuel Huntington. E cita la parte che a noi piace dimenticare della tesi sullo scontro di civiltà: quella secondo cui anche nell'ascesa dell'Occidente la spada ha avuto il suo ruolo.Come dicevamo, però - a differenza di quanto successo per le vignette di Maometto e per il discorso di Ratisbona -, in realtà in questi giorni i quotidiani del Medio Oriente parlano di tutt'altro. O meglio: parlano anche di libertà religiosa, ma a partire da altri fatti. Tutti i quotidiani israeliani - ad esempio - hanno preso molto sul serio l'annuncio del re dell'Arabia Saudita. Sul Jerusalem Post è stato lo stesso rabbino capo ashkenazita Yona Metzger ad esprimere il suo plauso per l'iniziativa. E David Rosen, un altro rabbino molto conosciuto anche in ambito cristiano per il suo impegno nel dialogo tra le religioni, ha aggiunto parole significative: «Non sono così naiveda credere che se io avrò un contatto coi sauditi li trasformerò in sionisti - commenta nello stesso articolo -. Ma ho fiducia nell'incontro tra le persone. E credo che l'unica strada per combattere il pregiudizio e l'ostilità sia la conoscenza della cultura, della religione e della storia dell'altro».
Ancora più significativo è un editoriale che appare oggi sulla prima pagina del quotidiano saudita Arab News. Il titolo è eloquente: «Sulle fatwe e sugli infedeli». Si tratta di un commento che mette in luce quanto il rispetto della libertà religiosa sia ancora un problema in Arabia Saudita. Il Consiglio della Shoura ha infatti bocciato con 77 voti contro 33 una proposta di legge che aveva l'obiettivo di promuovere il rispetto per le altre religioni e i loro simboli. Il fatto, però, che a Riyadh un quotidiano critichi apertamente questa scelta - citando anche le voci di chi dall'interno dell'islam pone oggi il problema del rapporto con l'altro - è il segno che anche in quella società qualcosa si sta muovendo. L'apertura del re Abdullah non nasce dal nulla. Smettere di buttare in pagina la prima cosa che «fa brodo» e ricordare che anche nelle società islamiche c'è chi con coraggio si batte per il rispetto di tutti, è il modo migliore oggi per aiutare questo percorso ad andare avanti.
mercoledì 26 marzo 2008
Rifiutare piano saudita vuol dire rafforzare l'estremismo
Lei è stato uno dei maggiori critici della strategia unilateralisticaisraeliana. Ci spiega perché?
Ero in minoranza quando dicevo che il modo in cui era stato effettuato il ritiro da Gaza era sbagliato. Si trattava di certo di un’ottima iniziativa, portata a termine però compiendo molti errori. Lo stesso ritiro dal sud del Libano voluto fortemente nel 2000 da EhudBarak è stato condotto nella maniera sbagliata. Solo oggi ci accorgiamo che l’illusione tutta israeliana di dire che non esiste un partner palestinese è morta e sepolta. Per fortuna adesso lo hanno capito in molti, tra i quali anche il ministro per l’edilizia Meir Sheetritdi Kadima. In un’intervista ad Haaretz disse quasi 6 mesi fa che bisogna prendere il toro per le corna, ovvero accettare l’iniziativa dei paesi arabi moderati.
Kadima è stato creato al fine di giungere il prima possibile alla stabilizzazione dei rapporti con i palestinesi, anche unilateralmente se necessario. Ora la loro politica è effettivamente stravolta. Lo stesso Olmert ha detto che l’iniziativa araba contiene elementi positivi che vanno studiati.
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Haaretz rilancia le proposte avanzate nel seminario CIPMO In uneditoriale del quotidiano israeliano Haaretz sono state riportate alcune proposte formulate durante l'ultimo seminario riservato organizzato dal CIPMO con il supporto del Ministero degli Affari Esteri, della Ragione Lombarida e del Comune di Milano. In particolare quella di riportare nei Territori il maggior numero dei rifugiati che ora sono in Iraq. Il seminario CIPMO è anche al centro dell'ultimo nuemro della nostra Newsletter che contiene un editoriale del direttore Janiki Cingoli e quattro interviste (ad Amira Dotan di Kadima, a Riad Malki direttore di una Ong palestinese, a Akiva Eldardi Haaretz e Jamal Zaqut del Palestinian National Council) a cura di Maurizio Debanne... continua
3 Akiva Elder: le bugie sulla pace e sulla sicurezza
Articolo
I Mandei una minoranza religiosa in MO

Si presume che i Mandei siano originari della Palestina. Apparentemente durante il primo quarto del 1. secolo d.C. essi fuggirono dalle persecuzioni e dalla repressione verso la città di Harran in Siria, ma a causa dell'inimicizia con la comunità cristiana prima e con quella islamica poi furono presto costretti a lasciare la regione per spostarsi nella Babilonia meridionale fino alla regione di Marsh nell'attuale Iraq meridionale. Secondo altri ricercatori invece, i Mandei vissero inizialmente in Mesopotamia, nelle vicinanze dei fiumi Eufrate e Tigri.CONTINUA qui
martedì 25 marzo 2008
Video scontri tra haredi e messianici cristiani
Ephraim Halevy, ex capo del Mossad, , è convinto che a Gaza stia crescendo una corrente moderata
1na interessante intervista sul CORRIERE della SERA di oggi, 17 maggio 2006, a pag.14 di Davide Frattini a Hefraim Halevy, già capo dei servizi segreti (Mossad). Il quale sostiene che con Hamas è possibile tratttare, ma solo dopo che avrà rinnegato la violenza e riconosciuto Israele. Di per sè non è una novità, se queste due ipotesi si verificassero, crediamo che anche il governo Olmert la prenderebbe in seria considerazione. La posizione di Halevy è autorevole e bene ha fatto Frattini a riportarla.
Ecco l'intervista:TEL AVIV — Il piccolo studio nel grattacielo che guarda sul mare di Tel Aviv è quello di un pensionato fuori dal comune. Una fotografia con dedica di Yitzhak Rabin, un ritratto di re Hussein di Giordania («a un fratello»), una medaglia della Cia. Sull'altra parete, le memorie non ancora libere dal segreto di Stato: un calendario elenca in codice le operazioni del Mossad, un'immagine presa con un visore notturno lascia intravvedere le macerie di una casa.
Efraim Halevy ha lasciato i servizi segreti israeliani nel 2002, dopo un trentennio e quattro anni al vertice. Non ha rimorsi per gli ordini — di vita e di morte — impartiti, solo la nostalgia per non essere diventato macchinista di treni, come sognava a Londra da bambino. Custodisce i suoi segreti, ai passaggi a livello del Medio Oriente, e non rivela che cosa abbiano scattato le forze speciali con i loro mirini agli infrarossi.
I resti di un omicidio mirato, forse appesi al muro. E' Halevy a definire la tattica delle eliminazioni all'inizio della seconda intifada ed è lui a coordinare con Ariel Sharon l'assedio che rinchiude Yasser Arafat nel ridotto della Mukata, fino alla morte. Da allora la strategia israeliana ruota attorno al concetto «non c'è nessuno per dialogare», slogan ripreso dal governo di Ehud Olmert, almeno per la metà dell'Autorità palestinese rappresentata da Hamas.
«Dobbiamo giudicare il movimento fondamentalista non per quello che dice ma per quello che fa», ripete Halevy, 72 anni. L'ala militare aveva ripreso sabato scorso i lanci dei rudimentali e micidiali razzi Qassam e solo un intervento del premier Ismail Haniyeh avrebbe fermato gli attacchi. Sono i segni che l'ex capo del Mossad attendeva. «Hamas deve dimostrare di poter diventare una leadership credibile per i palestinesi. Da organizzazione terroristica a forza di governo. Possono riuscire, loro gli estremisti, dove Arafat ha fallito. Il raìs non si preoccupava per la sua gente, Hamas vuole eliminare la corruzione, migliorare le scuole e gli ospedali. E' chiaro che per questi obiettivi deve rinunciare alla violenza».
Gli israeliani, con il sostegno degli Stati Uniti e dell'Europa, chiedono che Hamas riconosca l'esistenza dello Stato ebraico, un passo che i dirigenti si sono rifiutati di compiere. «Su questo punto bisogna essere pragmatici, senza dare retta alla retorica fondamentalista. Haniyeh ha dato ordine ai suoi ministri di cooperare sulle questioni tecniche. Israele esiste, è un fatto irrefutabile, non serve il loro riconoscimento. E' vero il contrario: Hamas ha bisogno di ottenere il riconoscimento di Israele e della comunità internazionale. E per conquistarlo deve disarmare le milizie, fermare gli attacchi terroristici e accettare gli accordi firmati in passato».
Israele — spiega Halevy — è ancora troppo implicata nella gestione quotidiana, il governo di Hamas non può fare a meno di questa collaborazione. «E' un'organizzazione territoriale. Il suo successo politico, anche se per ora stanno fallendo, dipende da quanto riuscirà ad amministrare bene, da quanto i palestinesi staranno meglio rispetto a prima». E' questa la grande differenza con Al Qaeda. «L'obiettivo del terrorismo fondamentalista internazionale è distruggere il sistema sociale americano o europeo. Con Osama e i suoi luogotenenti non si potrà mai scendere a patti. E' la terza guerra mondiale e finirà solo quando i nemici saranno distrutti».
Una guerra con qualche alleato a sorpresa. Halevy è convinto che Hamas trasformato in movimento politico possa giocare un ruolo importante nel mondo musulmano. «Osama ha cercato di avvinghiarli nel suo abbraccio e loro hanno risposto "no grazie, siamo diversi"». Come scrive negli ultimi capitoli dell'autobiografia Man in the Shadows (L'uomo delle ombre): «Hamas e l'Hezbollah sono esempi del tipo di partner che le società libere potrebbero essere costrette ad accettare. Non sono due opzioni ideali, ma non c'è mai una situazione perfetta. Alla fine dovremo andare a cena con il diavolo, vigilando perché non ci avveleni il calice».
.2 Ephraim Halevy, ex capo del Mossad, , è convinto che a Gaza stia crescendo una corrente moderata che potrà consolidare le sue posizioni solo dopo che Israele allenti la sua pressione sui Territori e la Casa Bianca appoggi l'ingresso di Hamas nel processo di pace............Halevy è convinto che Hamas trasformato in movimento politico possa giocare un ruolo importante nel mondo musulmano. «Osama ha cercato di avvinghiarli nel suo abbraccio e loro hanno risposto "no grazie, siamo diversi"». Come scrive negli ultimi capitoli dell'autobiografia Man in the Shadows (L'uomo delle ombre): «Hamas e l'Hezbollah sono esempi del tipo di partner che le società libere potrebbero essere costrette ad accettare. Non sono due opzioni ideali, ma non c'è mai una situazione perfetta. Alla fine dovremo andare a cena con il diavolo, vigilando perché non ci avveleni il calice».
lunedì 24 marzo 2008
G. Levy: i veri amici di Israele criticano l'occupazione e l'assedio non fanno discorsi zuccherosi
B Burston : Hamas e Israele

Come far vincere Hamas? facendo esattamente quello che sta facendo Israele
2 Bradley Burston: è arrivato il momento di comunicare con hamas
4 Alcuni consigli ad Hamas:non faccia gli errori di Israele
Forse, prima che sia troppo tardi, Hamas può imparare qualcosa dagli errori di Israele
Il partito della conquista - una volta era una macchina bene-lubrificata e spartana, parlava al mondo con voce chiara e libera ,ora esiste la corruzione e una nuova realtà comincia ad incrinare la casa dall'interno. C'è dissenso tra gli intransigenti che non vogliono riconoscere un futuro stato palestinese e i pragmatici del paese e della diaspora disposti a negoziare con il nemico per definire i confini dei due Stati .Hamas, come Israele dopo la guerra di Sei-Giorno, deve scegliere e considerare le ripercussioni negative della sua vittoria in Medio Oriente e soprattutto in Cisgiordania . Alcuni consigli:
1. Non siete più un movimento sotterraneo. Smettete di agire come se lo foste . Cominciate a parlare e a comportarvi come se foste un membro titolare della Comunità internazionale. Cominciate a saldare la spaccatura presso la vostra gente negoziando il compromesso piuttosto che puntare alla realizzazione di un ideale impossibile.Resistete alla tentazione di credere che gli esseri umani possano accettare indefinitamente uno stato di guerra permanente
2. Smettete di crogiolarvi nella vostra condizione di paria. Ascoltate i vostri critici.. Solo perché il mondo intero sembra essere contro di voi non significa che necessariamente state facendo qualche cosa di errato . Avete offerto un cessate il fuoco di una durata di 50 anni. Un punto positivo. Ora provate questo: fate la stessaofferta, senza subito dopo affermare di voler distruggere Israele.
3. Il mondo è in debito verso di voi ?. Naturalmente, il mondo è in debito per la vostra sofferenza , per la vostra privazione, per la vostra perdita di una patria .Cmq il mondo funziona così. Spetta ora voi. Fatah è troppo corrotto ,decaduto per intraprendere le azioni necessarie per generare uno stato palestinese che si realizzerà non con una sconfitta militare,cataclisma per Israele, ma attraverso negoziati amari e intelligenti
4. . Golda Meir , Ze'evi di Meir Kahane e di Rehavam hanno sognato di espellere la gente palestinese. Siete ancora qui. E così lo siamo noi siamo.. Interpretiamo in modo diverso migliaia di anni di storia , ma la morale è la stessa.: vogliamo restare qui e forse un giorno potremmo perfino fare la pace
FONTE
domenica 23 marzo 2008
ZERTAL IDITHISRAELE E LA SHOAHLA NAZIONE E IL CULTO DELLA TRAGEDIA

ISRAELE E PALESTINA. LA PROFEZIA DI HANNAH ARENDT. CAMBIARE ROTTA: L’INVITO PRESSANTE CHE EMERGE DALL’AMMIREVOLE SAGGIO DI IDITH ZERTAL, "ISRAELE E LA SHOAH". Continua qui
Tratto dal libroLa memoria dell'Olocausto è alla base dell'identità di Israele; la Shoah è presente nella legislazione, nelle preghiere, nei tribunali, nelle scuole, nei monumenti: l'intera società non cessa di definirsi attraverso quella tragedia, una relazione complessa e ambigua che questo libro analizza con precisione. I morti della Shoah hanno un ruolo centrale nel dibattito politico, in particolare in rapporto col mondo arabo: dalla guerra del 1948 a oggi, non c'è conflitto armato implicante Israele che non sia stato definito e concettualizzato in termini legati alla Shoah. La tragedia di Auschwitz, il cui ritorno è sempre percepito come un'eventualità, è diventata il principale riferimento da opporre a un mondo sistematicamente ostile e antisemita: lo Stato di Israele si è così dotato di un'aura di sacralità che lo rende quasi impermeabile.
Tag: israele
allegati qui
venerdì 21 marzo 2008
Editoriale di Haaretz:Rabbinica fatwa
| Tag: Hebron Haaretz |
Gesu di Nazaret e la circoncisione del cuore:
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Su questa predicazione D. Flusser osserva tra l'altro che dai Vangeli non si può dedurre nessuna infrazione ai precetti da parte di Gesù, e ricorda che quanto si dice in relazione alle spighe di grano raccolte di sabato è da riferire ai suoi discepoli e non a lui. Ricorda che si parla anche di David che esattamente in un certo momento aveva fatto una medesima cosa. L'accusa di bestemmia rivolta a Gesù Cristo dagli scribi e dai sommi sacerdoti durante il processo, non è reale, in quanto soltanto l'abuso del Tetragramma (cioè il nome di Dio) costituisce bestemmia e nessuna accusa è stata mossa a Gesù in questo senso. E l'altro studioso di Gesù, che ha pubblicato un libro dal titolo L'Ebreo Gesù osserva che, per quanto concerne il principio fondamentale della fede giudaica, il solo scontro di rilievo riferito nei Vangeli tra Gesù e l'autorità costituita, riguarda i Sadducei, è solo in relazione alla resurrezione dei morti.
martedì 18 marzo 2008
Avi Issacharoff: io sciita della Jihad
Sintesi personale(elementi essenziali)La scorsa settimana, le forze di sicurezza israeliane che operano nella West Bank città di Betlemme hanno ucciso suo padre, Mohammed Shehadeh, che era unalto comandante della Jihad islamica."Mio padre ha deciso di diventare uno sciita dopo che fu deportato in Marj Al-Juhur in Libano nel 1992", racconta il figlio. di 19 anni "Mio padre ha deciso di non arrendersi e ha scelto la morte di un martire, come Imam Hussein, che ha combattuto a Kerbala", dove nel 680 Ali Hussein, nipote di Maometto e uno dei padri fondatori della setta sciita, è stato ucciso da Yazid I, il califfo Omayyadi.
Hamas e gli scudi umani ..una tesi israeliana ormai ampiamente smentita

Furoreggia su Internet l'affermazione che hamas utilizza civili come scudi umani, nulla di nuovo sotto il sole : affermazioni già sentite in tutti questi anni e in Libano
1 evidentemente ai civili sta bene,essere utilizzati come "scudi umani" visto che non sono mai emerse denunce da parte libanese o palestinese su tale problematica. Interviste e foto che sarebbe pagata a peso d'oro
2 Non risultano foto di donne, anziani, bambini costretti da hamas a diventare scudi umani.
3 Ricordo bene, le testimonianze di anziani che ,insieme agli abitanti delproprio villaggio. avevano scelto di diventare scudi umani per evitare la distruzione delle proprie case
4 Nè mi risulta che Abu Mazen, sempre pronto ad accusare a torto o a ragione hamas di ogni malafatta , abbia mai denunciato episodi del genere e, sicuramente, se avesse avuto prove lo avrebbe fatto
5 le uniche testimonianze sull'uso di scudi umani sono: i soliti filmati che non hanno alcuna validità ufficiale
2Un altro palestinese ha testimoniato che "i soldati dell'IDF mi hanno costretto, insieme ai tre dei miei fratelli , per tre giorni a camminare davanti a loro,. Ci hanno usati come scudi umani ordinando di andare nelle case davanti a loro"
Gazans: We were used as 'human shields'Public Committee against Torture in Israel (PCATI)