Gideon Levy : Il soldato che ha sparato a due innocenti palestinesi non ha bisogno di rimpianto. Israele lo protegge

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Un soldato che ha sparato da una torre fortificata, ha ucciso  un uomo innocente e ferito gravemente un altro, senza motivo. Ripeto: senza motivo. Nonostante tutte le bugie, le falsità e le storie inventate fatte circolare dal soldato e dai suoi avvocati. 

Se fosse stato  un soldato palestinese, sarebbe stato  condannato all'ergastolo e ad altri 25 anni . Sottolineo  ciò  a  beneficio degli esperti sionisti  sull'apartheid , che dicono che non c'è apartheid in Israele perché non ci sono leggi razziali. Non hai bisogno di alcuna legge razziale se puoi piegare la legge in base alle origini etniche di qualcuno: Il  soldato è un ebreo; pertanto sarà condannato con patteggiamento  a tre mesi di servizio comunitario. 

Fino a questo punto, è tutto nel regno del previsto. L'inchiesta si riduce a nulla, l'imputato non è realmente accusato di nulla, il grave atto d'accusa evapora nell'etere  e finisce  con il  servizio in una comunità per omicidio colposo  - una condanna molto più leggera di quella che avrebbe avuto  se avesse rubato una banconota da 100 shekel. 

E anche questo spettacolo è raro; di solito è tutto risolto senza un processo.Questa volta, gli istigatori, i bravi ragazzi, i generali , si sono  messi in gioco per difendere l'autore . Così opera la nostra organizzazione : uno per tutti e tutti per uno. I capi dell'organizzazione vengono in aiuto dei soldati, qualunque cosa abbiano fatto. Il criminale diventa una vittima e la vittima diventa una non persona.Anche il background politico dei testimoni  non ha importanza: quando parli di generali, non c'è differenza tra sinistra e destra. Giustificare il crimine è al di sopra di ogni altra cosa.

La logica è chiara: se il tiratore è un criminale, i suoi comandanti sono criminali peggiori. Non per niente Moshe Ya'alon era orgoglioso di come i suoi soldati avessero  sparato a un giornalista americano in Libano ,perché pensavano che la sua macchina fotografica fosse un razzo. Diciamo solo - per il gusto di fare paragoni miserabili e oltraggiosi tra gli incroci a sud di Betlemme e i campi di sterminio del Libano, e tra la pietra e un razzo - che Ya'alon pensa che vada tutto bene finché  l'azione non è stata intenzionale. 

L'uccisione di Ahmed Manasra mostra che è stato tutto fuorché non intenzionale. È stato ucciso dopo essersi fermato per aiutare Ala Rayida, al quale avevano sparato davanti alla moglie e alle figlie. Non c'è niente di involontario nel controllo che il soldato israeliano esercita in questo incrocio all'ingresso di una città palestinese; non c'è niente di involontario nel fatto che il soldato sa che può sparare a qualcuno mortalmente se pensa che possa aver lanciato una pietra,  non c'è niente di involontario nei generali che si precipitano in sua difesa. 

Avi Mizrahi ha suggerito di mandare il soldato, A., a lavorare in cucina come punizione. Yair Golan, la grande promessa della sinistra sionista, quella che una volta ha accettato di riconoscere che "i processi di rivolta avvenuti in Europa"  erano all'opera anche in Israele , ha detto che "può capire come si sentiva il soldato e il grado di pressione su lui. " Ha mai cercato di capire ,anche  solo una volta le anime dei palestinesi della stessa età di A., che stanno lottando contro l'occupazione? Ha pensato ,anche una volta  sola, alle pressioni che subiscono, mentre manda i suoi soldati ad ucciderli, a rapirli dai loro letti, o quando li detiene in prigione senza processo?

Era una notte fredda, piovosa e nebbiosa quando siamo arrivati, io e Alex Levac,  sulla scena dell'incidente alla fine di marzo  del 2019 , pochi giorni dopo l'uccisione,  Gli amici scioccati di Manasra, che erano con lui in macchina sulla strada per un matrimonio, hanno ricostruito per noi quello che è successo. C'era ancora sangue schizzato sulla strada. La sparatoria è continuata anche  quando Manasra ha cercato di fuggire per salvarsi la vita. 

L'altro giorno, A. si è recato nel programma televisivo su Kan e ha dato la sua versione degli eventi :  un mucchio di bugie incredibili. Pensava di aver visto pietre che non c'erano mai; pensava di aver sparato a un uomo e non a due; pensava di "proteggere le famiglie ebree" su una strada che nessun ebreo percorre, ed  era molto dispiaciuto per  quanto  successo.

È stato davvero triste,  ma  perché A. dovrebbe avere dei rimpianti, se i generali accorrono in sua difesa? E perché dovrebbe rimpiangere qualcosa quando i comandanti dell'IDF e apparentemente la maggioranza degli israeliani vogliono che continui a sparare a persone innocenti fintanto che sono palestinesi.Non c'è niente da rimpiangere, A., non è successo niente. Non rimpiangere nulla, A., la famiglia è dietro di te.

allegati   :

4 Palestinesi uccisi nel giro di poche ore

Gideon Levy: la democrazia perduta di Israele

Articolo  qui 

i Michele Giorgio   il Manifesto

In Palestina tre mesi di lavori utili valgono una vita

Gerusalemme, 9 ottobre 2020, Nena News – «Ahmad aveva 22 anni quando è stato ucciso da quel soldato israeliano. Era il primo dei miei figli. Dopo la sua nascita abbiamo aspettato qualche anno prima di allargare la famiglia. Per questo gli altri miei figli lo consideravano un secondo padre». Wafaa Manasrah, la mamma di Ahmad Manasrah, ha la voce rotta dall’emozione mentre parla di quel figlio che, ci ripete, gli aveva portato solo gioia e mai un dispiacere. «Si mostrava quasi sempre felice, era socievole, a scuola non aveva mai avuto difficoltà nello studio e nei rapporti con i compagni di classe. E si era iscritto all’università, alla facoltà di economia e commercio, perché voleva diventare un esperto di marketing…invece è stato ucciso, così, senza motivo. Mi hanno strappato mio figlio senza motivo», aggiunge schiarendosi la voce.

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Ahmad Manasrah

La vita di Ahmad Manasrah è terminata il 20 marzo del 2019, poco dopo le 21, mentre tra risate e battute scherzose, con tre amici il giovane rientrava in auto a Wadi Fukin. Indossava l’abito buono perché nel pomeriggio a Betlemme aveva partecipato alla festa di nozze di una coppia di amici. Nei pressi di un posto di blocco dell’esercito israeliano a sud del villaggio di Al Khader, non lontano dall’insediamento coloniale di Efrat, è stato colpito – al petto e alle braccia – da tre dei sei proiettili sparati da un soldato. Del suo caso si parlò parecchio l’anno scorso. Ed è ritornato di attualità nei giorni scorsi perché il militare coinvolto, di cui non è nota l’identità, dopo essersi dichiarato «addolorato» per l’accaduto, ha patteggiato la pena con la procura militare: sarà condannato per «omicidio colposo» causato da «negligenza» ma riceverà una pena detentiva di appena tre mesi, sospesa, che sconterà svolgendo lavori utili in una caserma.

Il procuratore non ha preso in considerazione il ferimento grave, causato dagli spari dello stesso soldato, ad un altro palestinese, Alaa Raayada, 38 anni e padre di due bambine. L’Alta Corte di giustizia, su ricorso di Shlomo Lecker, avvocato della famiglia Manasrahha congelato per ora l’accordo. Non è detto che questa azione preluda all’annullamento dell’accordo. «Il giudice Noam Sohlberg ha accolto la richiesta della famiglia di riesaminare il patteggiamento ma non è possibile fare previsione sulle sue decisioni, potrebbe pronunciarsi contro l’accordo proposto dalla procura militare o prendere la direzione opposta. Meglio non illudersi, quando di mezzo c’è l’operato  di soldati in servizio, ottenere giustizia per i palestinesi è una impresa eccezionale», ci dice Roy Yellin, di B’Tselem, ong israeliana per la difesa dei diritti umani nei Territori occupati che sta seguendo la vicenda. Wafaa Manasrah non riesce a farsene una ragione: «Per gli israeliani la vita dei palestinesi non vale nulla, la vita di mio figlio vale tre mesi di lavori per la comunità».

Quanto accaduto la sera del 20 marzo dello scorso anno, non è un fatto insolito nella Cisgiordania palestinese sotto occupazione. Tutto ebbe inizio con un banale alterco tra due automobilisti. Alaa Raayada accostò a destra la sua auto, con a bordo la moglie e le figlie. Voleva dirne quattro a un altro automobilista palestinese dalla guida un po’ scorretta. A 50 metri di distanza c’era il posto di blocco israeliano. L’altro automobilista invece non si fermò e proseguì il suo tragitto. Quando Alaa fece per tornare al volante, da una torre di sorveglianza del posto di blocco israeliano partirono alcuni colpi di arma automatica. Uno lo raggiunse all’addome. Tra le grida di dolore dell’uomo, la moglie chiese soccorso ai quattro giovani sull’auto dietro di loro. I ragazzi chiamarono un’ambulanza. Poi di fronte all’abbondante sanguinamento del ferito decisero di portarlo subito all’ospedale.

Ahmad Manasra restò con la moglie e le bambine di Raayada. Voleva mettere in moto l’auto e portarle a casa. Dal posto di blocco spararono ancora, tre colpiAhmad fu centrato in pieno petto. Inutile il tentativo di rianimarlo effettuato dai sanitari giunti con l’ambulanza chiamata in precedenza. Il giovane arrivò morto all’ospedale di Beit Jala. «Qualcuno ci avvisò che Ahmad aveva avuto un problema, senza darci particolari», ricorda la mamma «quando mio marito ed io arrivammo all’ospedale c’erano tante persone davanti all’ingresso, ero confusa non sapevo che pensare. Poi qualcuno disse ‘lasciateli passare, c’è la mamma dello shahid’ (martire) mi si gelò il sangue addosso, capii che Ahmad era morto. La fitta di dolore che provai in quel momento resterà incisa nel mio cuore per sempre».

Il soldato coinvolto, durante le indagini, ha dichiarato di aver sparato perché credeva che «quei palestinesi stessero lanciando sassi contro automobili di cittadini israeliani» e di aver esploso in aria in precedenza colpi di avvertimento. Il portavoce dell’esercito ha aggiunto che quel giorno «era stato diffuso l’allerta su un possibile attacco terroristico». Per i palestinesi si tratta di motivazioni volte a giustificare in qualche modo l’uccisione di Ahmad ed evitare al militare una condanna vera. Ricordano il caso di Elor Azariaun soldato israeliano che a Hebron nel 2016 uccise a sangue freddo un accoltellatore palestinese a terra gravemente ferito e non in condizione di nuocere. Condannato a 18 mesi di detenzione, Azaria fu graziato dopo aver scontato metà della pena.

Questi patteggiamenti però sono rari, sottolinea B’Tselem. In quasi tutti i casi in cui i soldati uccidono palestinesi senza ragioni, le indagini si chiudono senza un rinvio a giudizioSolo occasionalmente la procura incrimina i militari e, aggiunge l’ong, poi propone dei patteggiamenti con pene irrisorie. Di fronte a ciò B’Tselem qualche anno fa ha deciso di non seguire più queste indagini militari perché, ha spiegato, il suo operato oltre a non produrre risultati utili per le famiglie delle vittime palestinesi offriva indirettamente una sorta di copertura alle uccisioni. Nena News

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