Giorgio Gomel : Indagatore dell’ideologia fascista e alfiere della sinistra in Israele .Zeev Sternhell

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Indagatore dell’ideologia fascista
e alfiere della sinistra in Israele

di Giorgio Gomel

 

Zeev Sternhell, scomparso il 21 giugno, è stato un intellettuale militante, sionista e socialista, appassionato assertore del diritto di Israele ad esistere e del pari diritto dei palestinesi ad autodeterminarsi in uno stato degno di questo nome. Una biografia complessa e dolorosa, quella di Sternhell, come quelle di tanti ebrei est-europei vissuti nel pieno dei drammi del Novecento. Nato in Polonia, scampato alla macchina dello sterminio nazista, sotto alla quale perirono la madre e la sorella, fuggito adolescente da uno dei ghetti polacchi, rifugiatosi in Francia nel 1946 come altri giovani ebrei dell’Est europeo – ne ricordo due dei più celebri, Elie Wiesel e Roman Polanski - immigrò a 15 anni nello stato d’Israele appena indipendente.

 Visse i suoi primi anni in un kibbutz, imbevuto degli ideali del sionismo socialista. Ha combattuto nelle guerre del Sinai (1956), dei Sei giorni (1967), del Kippur (1973) e del Libano (1982). Ha studiato e insegnato a Parigi, alla Sorbona, e a Gerusalemme, all’Università Ebraica. Sternhell è stato un uomo complesso, poliedrico nei suoi interessi di storico, amaramente profetico nel denunciare e combattere la degenerazione dei fondamenti ideologici del sionismo e dell’agire dei governi di Israele.

Storico di professione, Sternhell pubblicò in Francia libri fortemente innovatori nella storiografia del fascismo europeo: La Destra rivoluzionaria: le origini francesi del fascismoNé destra né sinistra: l’ideologia fascista in FranciaLa nascita dell’ideologia fascista. Sternhell rappresenta il fascismo come fenomeno che affonda le sue radici in parti della cultura politica francese fra la fine dell’800 e la prima guerra mondiale e fornisce una risposta non convenzionale e dal forte, malefico fascino ai problemi politico-sociali che affliggono l’Europa sullo scorcio del secolo. L’ideologia fascista scaturisce dalla confluenza fra il nazionalismo e il sindacalismo rivoluzionario negli anni immediatamente precedenti lo scoppio del conflitto, due movimenti animati da una stessa avversione alla borghesia, all’individualismo liberale, alle norme e prassi della democrazia.

Sul sionismo e la nascita di Israele ha scritto un saggio illuminante, Nascita di Israele: miti, storia, contraddizioni, in cui discute i miti fondativi dello stato stesso – il connubio fra nazionalismo e socialismo, anzi il prevalere, argomenta Sternhell, del primo sul secondo nei presupposti ideologici e culturali del movimento sionista. In un articolo di appena due anni fa, amaro e disperato nei toni, ne ha ripreso i temi sostenendo che in Israele, nei partiti della destra nazional-religiosa ma non solo, si è affermata una sorta di idolatria della nazione: gli ebrei, memori di una storia lunga di persecuzione, hanno dovuto e voluto fondare uno stato-nazione in cui fossero padroni del proprio destino ma nel corso del tempo l’ eccesso di nazionalismo è degenerato in forme simili a quelle che l’Europa ha vissuto negli anni ’30.

Sternhell è stato un intellettuale impegnato, dalle colonne del quotidiano Haaretz sin dagli anni ’70 ai tanti manifesti, interventi pubblici in difesa della pace, di una soluzione negoziata del conflitto israelo-palestinese e del futuro della democrazia in Israele, minacciata dalla guerra, dall’occupazione e dal dominio esercitato su un altro popolo. Nel 2008 fu oggetto di un attentato dinamitardo da parte di un estremista di destra nella sua casa di Gerusalemme. In quell’ anno aveva detto in una intervista a Haaretz: “Non sono venuto in Israele per vivere in uno stato binazionale. Se avessi voluto vivere come minoranza avrei scelto un posto dove sia più piacevole e sicuro vivere con uno status di minoranza. Ma non sono certamente venuto in Israele per essere un sovrano coloniale. Per me il nazionalismo che non ha un’impronta universalistica, che non rispetta i diritti nazionali di altri popoli, è un nazionalismo pericoloso e perverso…”

Nel 2016 fu tra i 500 firmatari di un appello “Save Israel, stop the occupation”, che nel ricorrere dei 50 anni dalla guerra del 1967 e dell’avvio del regime di occupazione sulla Cisgiordania e la striscia di Gaza sottolineava il pericolo che il persistere di quell’occupazione conduca di fatto ad uno stato binazionale in cui i palestinesi restano privati di ogni diritto. I suoi promotori affermavano: “ Noi crediamo che mezzo secolo di occupazione sia ormai troppo e che da tempo sia ora di porvi fine… Far durare ancora questa situazione condanna i due popoli che condividono la terra a un inutile spargimento di sangue … La creazione di uno stato di Palestina accanto allo stato di Israele … impedirà i tentativi di fondere le due entità in una terra di Israele dove vige l’apartheid, come propugnato dalla destra israeliana dominata dai coloni”.

Nei mesi scorsi lo storico ha promosso con altri israeliani un appello, pubblicato sul quotidiano britannico The Independent, in opposizione al piano Trump “Peace to prosperity” giudicato un affronto al diritto internazionale e la legittimazione delle posizioni oltranziste della destra israeliana. In un’intervista recente Sternhell affermava: “Gli insediamenti realizzati dopo la guerra del ’67 oltre la Linea verde rappresentano la più grande catastrofe nella storia del sionismo e questo perché hanno creato una situazione coloniale, proprio quello che il sionismo voleva evitare. Da questo punto di vista … la guerra del ’67 è in rottura con quella del ’48. Quest’ultima fondò lo stato, quella del ’67 si trasformò, soprattutto per la destra ma non solo per essa, da azione di autodifesa ad un segno divino di una missione superiore da compiere: quello di edificare la “Grande Israele” biblica…. Resto convinto che il sionismo ha il diritto di esistere solo se riconosce i diritti dei palestinesi. E il primo diritto è quello ad uno stato indipendente, a fianco e non contro lo stato d’Israele. L’alternativa è un regime di apartheid che se fosse portato a termine, con il silenzio complice della comunità internazionale, sancirebbe non solo la fine del sionismo ma la morte della democrazia in Israele.”


Indagatore dell’ideologia fascista
e alfiere della sinistra in Israele

di Giorgio Gomel


Allegato  

E perche' cotanto gioiellino di pacato equilibrio ha pubblicato questo articolo che trasuda odio da ogni poro? Perche il Professor Sternhell era uno dei massimi studiosi mondiali delle persone come lui e percio' "un pericoloso nemico". Il Professor Sternhell, designato del premio Israel, il Nobel Israeliano, e' stato (a differenza degli iper-sionisti de noaltri, alcuni manco ebrei e che chiaramente se ne stanno comodamente all'estero), comandate nel corpo speciale Golani e si e' fatto una sfilza di guerre , in parte come riservista volontario. Si dichiarava "Super-sionista" e ha sempre combattuto per una societa' democratica Israeliana pagando anche un prezzo personale essendo stato vittima di un attentato dinamitardo. La democrazia e' la vera forza di Israele e difendere la democrazia e' difendere lo stato, abbiamo gia' abbastanza dittature clerical-nazionaliste nella regione e non ne abbiamo bisogno di un'altra, questa volta ebraica. Israele non democratica e' destinata, alla lunga, a soccombere per delegittimizzazione e, purtoppo,ultimamente si levano brutti segnali in questa direzione. Propongo, a chi di voi sa' l'inglese, la voce di wikipedia sul professor Sternhell, l'ho controllata, e' equilibrata e esplicativa. https://en.wikipedia.org/wiki/Zeev_Sternhell

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Zev Sternhell

di Claudio Vercelli

È sorprendente la scarsa considerazione con la quale è stato accolto e raccontato, fuori d’Israele, l’attentato nel quale il 25 settembre è rimasto ferito Zeev Sternhell, studioso di scienze sociali che alla storia di quel paese - che è anche la sua patria d’acquisizione, essendo nato nel 1935 in Polonia - non meno che alle sue culture politiche, ha dedicato alcune tra le migliori riflessioni esistenti sul mercato degli studi universitari. Non a caso proprio nel 2008 è stato insignito dell’ambito e prestigioso "premio Israele", assegnatogli dalle pubbliche istituzioni per i suoi lavori di scienza politica. Pur appartenendo di diritto a quella vulgata che, a torto o a ragione, viene definita "revisionista" (meglio sarebbe dire dei "nuovi storici"), ovvero ispirata ad una rilettura critica del passato recente della storia d’Israele e del sionismo, Sternhell è infatti un autore poliedrico, che si è sempre contraddistinto per l’originalità dei suoi approcci ai fenomeni politici e culturali del Novecento. Non meno che ad Israele, infatti, egli ha dedicato pagine sagaci allo studio del fascismo, in particolare di quello francese. La drammatica vicenda del suo ferimento, riscontravamo, pare essere stata frettolosamente consegnata, fin da subito, all’archivio della memoria, invero assai claudicante. In Italia, a parte qualche rimando di cronaca e un affettuoso richiamo, a mo’ di elzeviro, comparso su l’Europa, a firma di Janiki Cingoli, ben poco d’altro è passato. Diciamo allora che la questione ci riguarda poiché non è una vicenda privata bensì uno degli indici della crisi della politica, in terra d’Israele come in altri paesi. Quando si tocca il grado zero del confronto si passa alle vie di fatto, colpendo quello che si reputa essere, nel medesimo tempo, l’anello più fragile (poiché indifeso) e più forte (poiché in possesso di argomentazioni robuste, irritanti per chi non ha nulla da controbattervi). Sternhell, infatti, è tutto fuorché un accademico geloso delle sue prerogative. Del pari a molti suoi colleghi, ha sempre pensato che all’impegno intellettuale dovesse accompagnarsi quello politico e, se così la si vuol chiamare, la testimonianza morale. Quest’ultima è essenzialmente lo sforzo per raccontare e comprendere quello che per i tedeschi è Zeitgeist, lo spirito del tempo corrente. Lo storico di professione fa questo, in fondo. Il punto di congiunzione tra le diverse anime del suo lavoro è la pubblicistica che, in Israele più ancora che in altri paesi, implica il prendere costantemente posizione attraverso la stampa periodica e i quotidiani. Sternhell, tra i fondatori del movimento Shalom Achshav, è conosciuto dal grande pubblico israeliano come notista per il quotidiano Ha’aretz. Ci permettiamo di chiosare sul fatto che solo uno sguardo pregiudizialmente disattento può indurre nell’osservatore quella miopia di giudizio per la quale non si coglie quanto sia ampia in Israele la discussione su di sé e sugli altri, ovvero sulla propria identità (la cui natura artificiale, ancorché non artificiosa, ovvero il suo essere un costrutto eminentemente storico, è acclarata) come su quella degli interlocutori e degli antagonisti.

Non è un caso, quindi, se proprio lui - o per meglio dire la sua figura di intellettuale - sia stato fatto oggetto della violenza terroristica. Il fatto che non ne sia perito non attenua la gravità del gesto, ricordando, infatti, quello ancora più clamoroso che nel novembre del 1995 comportò la morte dell’allora Primo ministro Rabin. Zeev Sternhell si è ripetutamente pronunciato contro la politica di costruzione degli insediamenti ebraici nei Territori palestinesi, così come non ha mai lesinato sulle ipotesi di un accordo quadro con la controparte palestinese in Cisgiordania e a Gaza. Anche in ragione di ciò la polizia israeliana ha da subito accreditato la pista di un’azione terroristica da parte di elementi di quel piccolo ma pericoloso milieu di razzisti e ultranazionalisti che alligna in alcune "colonie". Già da tempo, infatti, alcuni di loro avevano emesso una taglia contro i militanti di Pace adesso, promettendo come premio un milione di shekalim a chi avesse ucciso un esponente di rilievo del movimento pacifista.

Il silenzio con il quale è stata accolta la violenza da lui subita fa il pari con la cacofonica campagna, più volte ripresa anche nei mesi scorsi, per il boicottaggio delle università israeliane. Ci si rende conto che se tale scempiaggine fosse passata ora, a essere posti nella condizione di non potere comunicare al di fuori della cerchia scientifica, intellettuale e politica del proprio paese ci sarebbero proprio uomini come Sternhell?

 

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Israele: non è reato chiamare Im Tirtzu fascista


Tre anni e mezzo fa   Im Tirtzu ha querelato i creatori della pagina Facebook "Im Tirzu - un movimento fascista," pretendendo un risarcimento di  NIS 2,6 milioni (720.000 dollari)  e la rimozione della pagina. Gli  imputati avevano il sostegno del  Prof. Zeev Sternhell, un esperto mondiale di fascismo che ha testimoniato  la  somiglianza tra le attività di Im Tirtzu e quelle  della estrema destra europea nella prima metà del 20 ° secolo. Sternhell  è stato vittima di un attacco violento da parte di un  terrorista ebreo Giacobbe "Jack" Teitel.

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Zeev Sternhell Come sono diventato un bersaglio per i "terroristi ebrei" d'Israele anno 2008


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