Zeev Sternhell Come sono diventato un bersaglio per i "terroristi ebrei" d'Israele anno 2008
1 Zeev Sternhell fa attenzione alla scelta di parole quando descrive senza esitazione l’esplosione la scorsa settimana di una bomba artigianale di fronte al suo portone di casa come un "atto di terrorismo ebraico". Come superstite dell’Olocausto, orfano all’età di sette anni e veterano delle guerre d’Israele, il professor Sternhell, 73 anni, è stato fortunato nell’essere rimasto ferito solo ad una gamba dalle schegge provenienti dalla bomba. Si dice "inorridito" non per lui ma perché poteva colpire sua moglie, la figlia, i pronipoti, i loro ospiti o anche i vicini. "È stato un atto terroristico perché non potevano sapere chi sarebbe stato colpito."
Dice con ironia che siccome non ha nemici noti nella "criminalità organizzata" le ragioni per cui la polizia crede che si sia trattato di un tentato omicidio non sono difficili da trovare. Come veterano nel movimento Peace Now e noto oppositore dell’occupazione sin dalla fine degli anni settanta, lo studioso dell’Università ebraica, vincitore dell’Israel Prize e internazionalmente rispettato come autorità sulle radici del fascismo, è apparentemente stato individuato dalle frange dell’estremismo ebraico di destra come bersaglio per il primo attentato d’alto profilo all’interno d’Israele dall’omicidio di Yizhak Rabin nel 1995.Se gli attentatori miravano a far tacere un principale intellettuale d’Israele, in questo hanno fallito. Tanto per cominciare lui non esclude una connessione tra l’attacco e il recente incremento di violenza da parte dei coloni contro i residenti palestinesi in Cisgiordania. Nelle scorse settimane i coloni estremisti hanno creato disordini e rivolte, bloccato strade, dato fuoco ai frutteti di appartenenza palestinese e in almeno un caso, attaccato con le armi un villaggio in Cisgiordania. Lamentando che sia l’esercito che la polizia mostra "riluttanza, incapacità o entrambe le cose" nel far rispettare la legge che vieta gli attacchi contro i palestinesi in Cisgiordania, dove i coloni godono di una specie di "autogoverno", dice che gli estremisti sostengono "che persone come me siano un pericolo per il sionismo ed il futuro dello Stato israeliano, e che dovrebbero essere neutralizzate e punite… Quindi credo ci sia un legame tra la brutalità e la violenza che sono una realtà odierna della vita in Cisgiordania e questo ultimo attacco contro di me".Dei 250mila coloni presenti in Cisgiordania lui stima che solo tra i 40mila e i 50mila sono realmente ideologici e che tra loro "solo qualche migliaia sono pronti ad usare la forza". Indica con esattezza la nuova generazione di "giovani di montagna" che, nel seguire un modello familiare dei "movimenti rivoluzionari", descrivono le loro leadership invecchiate come "traditori", anche solo per la loro volontà di discutere con il governo sulla possibilità d’evacuazioni volontarie dagli insediamenti. Sono attivisti "profondamente convinti che il futuro degli ebrei dipenda da loro", e per ciò considerano la violenza come arma legittima credendo che "Dio è con loro e che Dio li aiuterà nel disfarsi dei palestinesi. Questa è più o meno la loro filosofia."Per il professor Sternhell la risposta sta nell’evacuazione tempestiva da "almeno il 95 per cento della Cisgiordania" e per le autorità di prepararsi a spostare i coloni all’interno dei confini del 1967 e quindi dentro lo stato d’Israele. Qui però si propone un paradosso. Da un lato, crede che la violenza nasce da "un senso d’urgenza" da parte dell’estrema destra perché "sono giunti alla conclusione che l’elite politica d’Israele si trova ora molto più vicina alle mie idee che a quelle in cui credono loro".Questa conclusione è stata rafforzata dal primo ministro uscente Ehud Olmert che questa settimana ha finalmente riconosciuto quello che il professor Sternhell sostiene da più di trenta anni – per arrivare alla pace sarà necessario restituire tutto il territorio cisgiordano. Ideologicamente crede che la sinistra abbia vinto una "battaglia" - ma non la "guerra" - ma è anche ben cosciente che, dopo più di quaranta anni d’incessante espansione degli insediamenti, riportare a "casa" i coloni sarà un "lavoro molto duro"; si domanda inoltre se l’establishment israeliana abbia la "forza morale e la capacità a livello di leadership" per compiere tale incarico."L’elite politica israeliana è molto debole..il fatto è che le persone al potere non sono pronte a confrontarsi con i coloni… non posso dirmi ottimista. Non vedo nessuno che nei prossimi anni possa affrontare il problema con serietà."Questo è perché sostiene che l’unica speranza sarebbe un "forte intervento da parte della comunità internazionale – Stati Uniti e Unione Europea. Aggiungendo, "credo che gli inglesi, i francesi e i tedeschi dovrebbero seriamente iniziare a pensare di muovere il culo per fare qualcosa in più di ciò che ha fatto e sta facendo Tony Blair."Nonostante il professor Sternhell forse esageri un po’ nel descrivere il mandato di Tony Blair come un incarico "a capo dei negoziati", mostra incredibile serietà mentre dice, "che personalmente sono arrivato alla conclusione che non possiamo farcela da soli, e questo si deve sia alla debolezza della democrazia israeliana che a quella dell’Autorità Palestinese."
Dicendo che l’approccio "passo dopo passo" dell’accordo di Oslo era stato "un totale errore", insiste che "tutte le questioni vanno affrontate insieme e che tutti coloro che hanno un interesse nel Medio Oriente devono partecipare, non vedo altro modo per proseguire."Quando gli viene chiesto come si sente, da ebreo di classica biografia israeliana, ad avere la sua casa attaccata da altri ebrei, il professor Sternhell medita sul fatto che "tutti sono capaci di tutto. Essere ebreo o non esserlo non ti rende immune da tutto il male che deriva dalla storia e dalla politica."Proprio come quando si descrive "molto, molto infelice" nel vedere rifugiati sudanesi che arrivano in Israele per essere trattati non poco differentemente da come venivano trattati gli "ebrei in Europa settanta anni fa", si sente anche mortificato nel vedere "ebrei come occupanti in Cisgiordania" – o il trattamento dei palestinesi da parte dei militari israeliani - non perché lo vogliano i soldati ma perché e tutto dovuto a questo situazione "orribile"."Quello che voglio - dice - è cambiare questa situazione"
2 3 Zev Sternhell di Claudio Vercelli È sorprendente la scarsa considerazione con la quale è stato accolto e raccontato, fuori d’Israele, l’attentato nel quale il 25 settembre è rimasto ferito Zeev Sternhell, studioso di scienze sociali che alla storia di quel paese - che è anche la sua patria d’acquisizione, essendo nato nel 1935 in Polonia – non meno che alle sue culture politiche, ha dedicato alcune tra le migliori riflessioni esistenti sul mercato degli studi universitari. Non a caso proprio nel 2008 è stato insignito dell’ambito e prestigioso "premio Israele", assegnatogli dalle pubbliche istituzioni per i suoi lavori di scienza politica. Pur appartenendo di diritto a quella vulgata che, a torto o a ragione, viene definita "revisionista" (meglio sarebbe dire dei "nuovi storici"), ovvero ispirata ad una rilettura critica del passato recente della storia d’Israele e del sionismo, Sternhell è infatti un autore poliedrico, che si è sempre contraddistinto per l’originalità dei suoi approcci ai fenomeni politici e culturali del Novecento. Non meno che ad Israele, infatti, egli ha dedicato pagine sagaci allo studio del fascismo, in particolare di quello francese. La drammatica vicenda del suo ferimento, riscontravamo, pare essere stata frettolosamente consegnata, fin da subito, all’archivio della memoria, invero assai claudicante. In Italia, a parte qualche rimando di cronaca e un affettuoso richiamo, a mo’ di elzeviro, comparso su l’Europa, a firma di Janiki Cingoli, ben poco d’altro è passato. Diciamo allora che la questione ci riguarda poiché non è una vicenda privata bensì uno degli indici della crisi della politica, in terra d’Israele come in altri paesi. Quando si tocca il grado zero del confronto si passa alle vie di fatto, colpendo quello che si reputa essere, nel medesimo tempo, l’anello più fragile (poiché indifeso) e più forte (poiché in possesso di argomentazioni robuste, irritanti per chi non ha nulla da controbattervi). Sternhell, infatti, è tutto fuorché un accademico geloso delle sue prerogative. Del pari a molti suoi colleghi, ha sempre pensato che all’impegno intellettuale dovesse accompagnarsi quello politico e, se così la si vuol chiamare, la testimonianza morale. Quest’ultima è essenzialmente lo sforzo per raccontare e comprendere quello che per i tedeschi è Zeitgeist, lo spirito del tempo corrente. Lo storico di professione fa questo, in fondo. Il punto di congiunzione tra le diverse anime del suo lavoro è la pubblicistica che, in Israele più ancora che in altri paesi, implica il prendere costantemente posizione attraverso la stampa periodica e i quotidiani. Sternhell, tra i fondatori del movimento Shalom Achshav, è conosciuto dal grande pubblico israeliano come notista per il quotidianoHa’aretz. Ci permettiamo di chiosare sul fatto che solo uno sguardo pregiudizialmente disattento può indurre nell’osservatore quella miopia di giudizio per la quale non si coglie quanto sia ampia in Israele la discussione su di sé e sugli altri, ovvero sulla propria identità (la cui natura artificiale, ancorché non artificiosa, ovvero il suo essere un costrutto eminentemente storico, è acclarata) come su quella degli interlocutori e degli antagonisti.
Non è un caso, quindi, se proprio lui – o per meglio dire la sua figura di intellettuale – sia stato fatto oggetto della violenza terroristica. Il fatto che non ne sia perito non attenua la gravità del gesto, ricordando, infatti, quello ancora più clamoroso che nel novembre del 1995 comportò la morte dell’allora Primo ministro Rabin. Zeev Sternhell si è ripetutamente pronunciato contro la politica di costruzione degli insediamenti ebraici nei Territori palestinesi, così come non ha mai lesinato sulle ipotesi di un accordo quadro con la controparte palestinese in Cisgiordania e a Gaza. Anche in ragione di ciò la polizia israeliana ha da subito accreditato la pista di un’azione terroristica da parte di elementi di quel piccolo ma pericoloso milieu di razzisti e ultranazionalisti che alligna in alcune "colonie". Già da tempo, infatti, alcuni di loro avevano emesso una taglia contro i militanti di Pace adesso, promettendo come premio un milione di shekalim a chi avesse ucciso un esponente di rilievo del movimento pacifista.
Il silenzio con il quale è stata accolta la violenza da lui subita fa il pari con la cacofonica campagna, più volte ripresa anche nei mesi scorsi, per il boicottaggio delle università israeliane. Ci si rende conto che se tale scempiaggine fosse passata ora, a essere posti nella condizione di non potere comunicare al di fuori della cerchia scientifica, intellettuale e politica del proprio paese ci sarebbero proprio uomini come Sternhell?
3 israele: l’intifada ebraica contro intellettuali e pacifisti
È uno degli intellettuali più noti di Israele, più ascoltati e appassionati. I suoi studi sulla genesi e l’evoluzione del fascismo l’hanno reso famoso prima in patria e poi in Europa e negli Stati Uniti. Per il suo lavoro, quest’anno, gli è stata attribuita una delle più alte onorificenze dello Stato Ebraico, quell’Izrael Prize che, istituito nel 1953 dall’allora ministro dell’educazione Ben Zion-Dinor, viene consegnato dal presidente israeliano.
Ma Zeev Sternhell non è un semplice (e famoso) storico. È anche un uomo impegnato in prima persona nella causa della pace. Da anni è uno dei più importanti fautori del dialogo con i palestinesi. Da tempo, si è schierato contro l’espansione della colonie israeliane in Cisgiordania. In particolare, l’autore di “Nascita dell’ideologia fascista” è un vecchio simpatizzante di PeaceNow, una delle più conosciute organizzazioni pacifiste di Gerusalemme. Il mese scorso, il 75 enne docente universitario si è recato a Hebron per una manifestazione contro gli insediamenti, ma il meeting non ha potuto avere luogo a causa delle contestazioni dei coloni. Già al centro delle polemiche, da allora lo studioso è entrato nel mirino dei gruppi dell’estrema destra. Una tensione, prima fatta di telefonate intimidatorie, e poi culminata nell’attentato che lo ha colpito. Quando Sternhell è rientrato a casa, dopo un breve periodo all’estero, un piccolo, rudimentale ordigno è esploso sulla porta della sua abitazione, ferendolo leggermente. Ricoverato in ospedale, è stato dimesso poco dopo.Ma non soltanto lui è in pericolo. Lo sono tutti i membri di PeaceNow. Colpiti anche loro dalle minacce degli estremisti. Sul posto dell’attentato allo scrittore, la polizia ha trovato diversi volantini, nei quali si promette una taglia di un milione e centomila shekel, circa 220mila euro, a chi ucciderà militanti del movimento ‘pacifista’. “Questa notizia mostra quale è il vero volto della destra in Israele” dice Simcha Levental, uno dei portavoce dell’organizzazione “quegli avvertimenti spiegano quale è la reale portata della minaccia rappresentata dalle frange più radicali dei coloni.” Dopo il ferimento dello studioso, l’allarme è diventato rosso. Le autorità hanno deciso di mettere sotto controllo la casa del leader diPeaceNow, Yariv Oppenheimer, l’uomo che da tempo viene perseguitato dagli attacchi (verbali) dei coloni.La bomba che ha ferito lo scrittore non è stata rivendicata, ma non ci sono dubbi sulla matrice. Baruch Marzel, membro del National Jewish Front, un gruppo dell’estrema destra, interpellato dal Jerusalem Post, ha negato ogni responsabilità. Così come il Kach o Gush Emunim, altre sigle di formazioni ultra-ortodosse legate ai settlers, ai coloni, sono ora sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti israeliani che vogliono capire chi ha collocato l’ordigno. “L’attentato contro Sternhell è un attacco contro tutti noi, contro tutti coloro che credono nel dialogo con i palestinesi; contro tutte le persone che, in questo paese, si oppongono allo sviluppo degli insediamenti nei Territori Occupati”, afferma con forza Simcha Levental, dall’ufficio di Gerusalemme di “Pace Adesso”.“Non voglio lanciare accuse a vanvera, ma è evidente che la leadership dei coloni ha legittimato l’opera di chi ha piazzato la bomba di fronte alla casa di Zeev Sternhell”. Non possono essere un gruppo di fanatici a determinare il futuro del Medioriente: è il chiaro ragionamento fatto da Simcha Leventhal. Il quale chiede che il governo faccia la sua parte per fermare le violenze dei coloni. È solo di qualche giorno fa la denuncia di Betzelem, l’organizzazione israeliana per la tutela dei diritti umani nei territori occupati, secondo la quale Israele si è annessa, di fatto, centinaia di ettari di terreno attorno a una dozzina di insediamenti a est del famoso Muro della Cisgiordania. Con la forza. I terreni vengono requisiti “con attacchi brutali e con atti intimidatori da parte dei coloni e a volte anche di soldati”, si legge nel rapporto. Dopo l’attentato allo scrittore, diversi membri dell’esecutivo israeliano hanno mostrato molta preoccupazione per l’accaduto. Ehud Barak, leader dei laburisti, ha parlato a un meeting di deputati del suo partito. “Se un intellettuale viene attaccato per le sue idee, rischiamo di tornare a un’epoca molto buia della nostra storia”, ha detto il ministro della difesa. Nessuno, in Israele, ha dimenticato il sacrificio di Yitzhak Rabin, il leader ucciso per mano di un altro ebreo, Yig’al Amir, un giovane, fanatico dell’estrema destra.Israele: L'intifada Ebraica Contro Intellettuali E Pacifisti
3 By Carlo Strenger
28/09/2008
On the night between September 24 and 25, it happened again. Prof. Zeev Sternhell, an internationally acclaimed political scientist and historian, recipient of this year's Israel Prize for political science, was wounded by explosives put at his doorstep. As yet, we do not know who the perpetrators were, but whoever they will turn out to be, there are those who should wonder what is their part of the responsibility for this despicable act.I accuse those Jews, inside Israel and outside, who run websites that track "dangerous left-wing intellectuals" in Israel. They call people like Zeev Sternhell "anti-Semitic," "self-hating Jews" and "enemies of Israel."I accuse those in the Israeli right who turn a blind eye and a deaf ear to those among them who say that the law does not apply to them; to the settlers who break Israeli and international law and moral values on a daily basis, who harass Palestinians, beat them and sometimes murder them. The right-wing establishment is forgiving toward them. "Aren't they idealists? Don't they do what they do because of lofty ideals, because of the holiness of the Land of Israel?"I accuse not only those who performed religious rituals condemning Yitzhak Rabin to death; not only those who carried posters of Rabin clad in SS uniform at demonstrations. I also accuse those who created the atmosphere that allowed for it, continued to speak at the demonstrations, and after Rabin was killed said they hadn't seen the posters.I accuse those who claim that they - and they alone - represent Israel, its true interests and the Jewish-Israeli soul; who claim that anybody who has a different view of what is good for Israel are enemies who endanger Israel. To them applies the verse from Deuteronomy 33:9: "Who said of his father, and of his mother: 'I have not seen him;' neither did he acknowledge his brethren, nor knew he his own children; for they have observed Thy word, and keep Thy covenant."This verse attacks the fanaticism of the tribe of Levi, that like its mythical forefather, thought it could kill in the name of ideals that it had given absolute validity.I accuse those who implicitly condone the acts of extremists by not saying that they are out of the question. They create the atmosphere that leads people like Yona Avrushmi and Yigal Amir to their murderous acts, and the perpetrators of last week's terror act to attack Zeev Sternhell.Israel is a young democracy torn apart by conflicting values, by conflicting views about religion, a country that has yet to find its identity. Trenchant disputes, searching discussion and hard criticism of those on the opposing side are part and parcel of a liberal democracy.Hate-speech that legitimizes blood-feud and rituals that condemn to death those who think differently are neither part of legitimate democratic discourse, nor part of a civilization that we want to belong to (never mind whether the prime minister or an academic who voices his views).Let us not forget that Israel, rightly, demands of the Palestinians to stop its schools from inculcating hatred for Israel. The West, rightly, demands that Islamic authorities condemn the hate speeches of Imams who call for the extinction of Israel and conquest of the infidel world. We demand this, because we know that words create reality; injunctions to violence in the end find their ways into the hearts of fanatics who will put these words into practice.So why should we apply a different standard to Jews who do the same thing? Why should we accept that Jews who call for violence, Jews who in the name of their ideals allow for the blood of their ideological opponents to be shed?For too long the Israeli Right has taken a forgiving attitude toward its 'wild weeds.' For too long it has used extremists to present its own views as acceptable mainstream.Who is Zeev Sternhell? He is a holocaust survivor who called himself a 'super-Zionist' in a recent interview; an IDF officer who fought in three of Israel's wars. Yes, he thinks that the occupation is a cancer that eats the soul of Israel; yes, he said that Palestinians should only attack Israelis who live in the West Bank and not inside the Green Line. He has said, time and again, that he is afraid Israel will not survive because of the occupation, and that he is worried for his children and grandchildren, because he wants them to be able to live in Israel. And he expressed empathy for the Palestinian struggle. That's why he was attacked.It has happened again; I wish Professor Sternhell quick recovery and a happy New Year. But I may not be able to express such wishes to the next victim.I accuse!
Prof. Carlo Strenger, a philosopher and psychoanalyst, teaches at the psychology department of Tel Aviv University and is a member of the Permanent Monitoring Panel on Terrorism of the World Federation of Scientists.
I accuse
AccuseI accuse those in the Israeli right who turn a blind eye and a deaf ear to those among them who say that the law does not apply to them; to the settlers who break Israeli and international law and moral values on a daily basis.
On the night between September 24 and 25, it happened again. Prof. Zeev Sternhell, an internationally acclaimed political scientist and historian, recipient of this year's Israel Prize for political science, was wounded by explosives put at his doorstep. As yet, we do not know who the perpetrators were, but whoever they will turn out to be, there are those who should wonder what is their part of the responsibility for this despicable act.
I accuse those Jews, inside Israel and outside, who run websites that track "dangerous left-wing intellectuals" in Israel. They call people like Zeev Sternhell "anti-Semitic," "self-hating Jews" and "enemies of Israel."
I accuse those in the Israeli right who turn a blind eye and a deaf ear to those among them who say that the law does not apply to them; to the settlers who break Israeli and international law and moral values on a daily basis, who harass Palestinians, beat them and sometimes murder them. The right-wing establishment is forgiving toward them. "Aren't they idealists? Don't they do what they do because of lofty ideals, because of the holiness of the Land of Israel?"
I accuse not only those who performed religious rituals condemning Yitzhak Rabin to death; not only those who carried posters of Rabin clad in SS uniform at demonstrations. I also accuse those who created the atmosphere that allowed for it, continued to speak at the demonstrations, and after Rabin was killed said they hadn't seen the posters.
I accuse those who claim that they - and they alone - represent Israel, its true interests and the Jewish-Israeli soul; who claim that anybody who has a different view of what is good for Israel are enemies who endanger Israel. To them applies the verse from Deuteronomy 33:9: "Who said of his father, and of his mother: 'I have not seen him;' neither did he acknowledge his brethren, nor knew he his own children; for they have observed Thy word, and keep Thy covenant."
This verse attacks the fanaticism of the tribe of Levi, that like its mythical forefather, thought it could kill in the name of ideals that it had given absolute validity.
I accuse those who implicitly condone the acts of extremists by not saying that they are out of the question. They create the atmosphere that leads people like Yona Avrushmi and Yigal Amir to their murderous acts, and the perpetrators of last week's terror act to attack Zeev Sternhell.
Israel is a young democracy torn apart by conflicting values, by conflicting views about religion, a country that has yet to find its identity. Trenchant disputes, searching discussion and hard criticism of those on the opposing side are part and parcel of a liberal democracy.
Hate-speech that legitimizes blood-feud and rituals that condemn to death those who think differently are neither part of legitimate democratic discourse, nor part of a civilization that we want to belong to (never mind whether the prime minister or an academic who voices his views).
Let us not forget that Israel, rightly, demands of the Palestinians to stop its schools from inculcating hatred for Israel. The West, rightly, demands that Islamic authorities condemn the hate speeches of Imams who call for the extinction of Israel and conquest of the infidel world. We demand this, because we know that words create reality; injunctions to violence in the end find their ways into the hearts of fanatics who will put these words into practice.
So why should we apply a different standard to Jews who do the same thing? Why should we accept that Jews who call for violence, Jews who in the name of their ideals allow for the blood of their ideological opponents to be shed?
For too long the Israeli Right has taken a forgiving attitude toward its 'wild weeds.' For too long it has used extremists to present its own views as acceptable mainstream.
Who is Zeev Sternhell? He is a holocaust survivor who called himself a 'super-Zionist' in a recent interview; an IDF officer who fought in three of Israel's wars. Yes, he thinks that the occupation is a cancer that eats the soul of Israel; yes, he said that Palestinians should only attack Israelis who live in the West Bank and not inside the Green Line. He has said, time and again, that he is afraid Israel will not survive because of the occupation, and that he is worried for his children and grandchildren, because he wants them to be able to live in Israel. And he expressed empathy for the Palestinian struggle. That's why he was attacked.
It has happened again; I wish Professor Sternhell quick recovery and a happy New Year. But I may not be able to express such wishes to the next victim.
I accuse!
Prof. Carlo Strenger, a philosopher and psychoanalyst, teaches at the psychology department of Tel Aviv University and is a member of the Permanent Monitoring Panel on Terrorism of the World Federation of Scientists.
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