Rapporto OCHA del periodo 28 agosto – 10 settembre 2018( due settimane)
Rapporto OCHA del periodo 28 agosto – 10 settembre 2018( due settimane)
Lungo la
recinzione israeliana che circonda Gaza, le manifestazioni e gli
scontri del venerdì sono continuati, provocando, ad opera delle forze
israeliane, la morte di tre palestinesi, tra cui due minori, e il
ferimento di altri 666.
Durante le
manifestazioni che si sono svolte il 7 settembre, ad est di Rafah, in
due occasioni, le forze israeliane hanno colpito con armi da fuoco due
ragazzi di 16 anni che si trovavano in prossimità della recinzione,
uccidendo uno di loro e ferendo gravemente l’altro; per le ferite
riportate, anche quest’ultimo è deceduto il giorno successivo. Dalle
prime indagini e riprese video pare che nessuno dei ragazzi fosse armato
o minacciasse la vita delle forze israeliane. Dal 30 marzo 2018, sono
stati uccisi dalle forze israeliane 31 minori, in prevalenza nel corso
di manifestazioni. Tra le persone ferite durante il periodo di
riferimento, 260 sono state ricoverate in ospedale, 172 di esse erano
state colpite con armi da fuoco; le rimanenti persone ferite sono state
assistite sul campo. Non sono state segnalate vittime israeliane.
Altri 50
palestinesi sono stati feriti dalle forze israeliane durante due
tentativi attuati da decine di imbarcazioni salpate da Gaza con
l’intento di forzare il blocco navale israeliano. Le partenze, che
si sono svolte il 2 e il 10 settembre, facevano parte delle
dimostrazioni della Grande Marcia del Ritorno. Le barche sono state
fermate dalla marina israeliana che ha aperto il fuoco verso di esse ed
ha lanciato lacrimogeni.
Sempre
il 7 settembre, alle stessa ora delle dimostrazioni del venerdì, a nord
di Gaza, l’aviazione israeliana ha sparato contro un gruppo di
palestinesi e contro una postazione di osservazione militare, senza
provocare vittime. Il primo attacco era diretto contro persone che
cercavano di lanciare palloncini incendiari verso Israele; il secondo,
secondo fonti israeliane, era in risposta all’incendio di una torretta
militare israeliana mediante un aquilone incendiario.
Per costringere [i palestinesi] al rispetto delle restrizioni di accesso alle Aree Riservate, sia di terra [la fascia interna alla recinzione] che di mare [lungo la costa di Gaza]
imposte da Israele, sono stati registrati almeno 15 episodi in cui le
forze israeliane hanno aperto il fuoco, costringendo agricoltori e
pescatori a lasciare le aree. Inoltre, secondo fonti palestinesi,
cinque pescatori sono stati costretti a togliersi i vestiti e a nuotare
verso le imbarcazioni militari israeliane, dove sono stati arrestati,
mentre la loro imbarcazione veniva sequestrata. Inoltre, in un caso, le
forze israeliane sono entrate nella Striscia di Gaza ed hanno effettuato
operazioni di spianatura del terreno e di scavo vicino al recinto
perimetrale, a est della città di Gaza. In tre diversi episodi, le forze
israeliane hanno arrestato nove persone, tra cui due minori, che erano
vicine alla recinzione perimetrale; quattro di loro sono poi state
rilasciate.
Il 3
settembre, nell’area H2 di Hebron, controllata dagli israeliani, le
forze israeliane hanno sparato e ucciso un palestinese di 36 anni: a
quanto riferito, avrebbe tentato di pugnalare un soldato israeliano;
non sono stati segnalati israeliani feriti. L’episodio è avvenuto
all’ingresso del complesso colonico di Giv’at Ha’Avot. Il corpo del
presunto aggressore è stato trattenuto dalle Autorità israeliane,
insieme ai corpi di almeno altri quindici palestinesi uccisi in
circostanze simili nei mesi precedenti.
In Cisgiordania, in diversi episodi, 130 palestinesi (tra cui 37 minori) sono stati feriti dalle forze israeliane.
Dei 130 ferimenti, 32 (di cui 8 di minori) sono avvenuti durante
scontri con forze israeliane conseguenti all’ingresso di israeliani in
luoghi religiosi che si trovano all’interno di città palestinesi. Altri
27 feriti sono stati registrati durante due manifestazioni nel
governatorato di Ramallah: a Bil’in, durante la consueta protesta
settimanale contro la Barriera e l’espansione degli insediamenti; a Ras
Karkar, contro la costruzione, su proprietà privata palestinese, di una
nuova strada destinata ai coloni. Inoltre, nella zona H2 della città di
Hebron, le forze israeliane hanno aggredito fisicamente e ferito quattro
insegnanti ed hanno sparato lacrimogeni nel cortile di un complesso
scolastico, ferendo 20 minori; per più di 300 studenti le lezioni sono
state sospese per il resto della giornata. Secondo fonti israeliane,
l’accaduto ha fatto seguito al lancio di pietre, provenienti dal
complesso scolastico, contro forze israeliane di pattuglia vicino alla
scuola. Altri 19 palestinesi sono stati feriti durante scontri seguiti a
sette operazioni di ricerca; complessivamente, le forze israeliane
hanno condotto 140 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato 205
palestinesi, tra cui dodici minori.
In Zona C
e Gerusalemme Est, citando la mancanza dei permessi edilizi israeliani,
le autorità israeliane hanno demolito o sequestrato 25 strutture di
proprietà palestinese, provocando lo sfollamento di 47 persone, tra cui
23 minori, e colpendo i mezzi di sostentamento di altre 108 persone.
Diciassette delle strutture prese di mira erano nell’Area C: i due
episodi più rilevanti sono stati registrati nella Comunità beduina di
Deir al Qilt (Gerico), situata in un’area designata [da Israele]
come “zona per esercitazioni a fuoco”, e nel villaggio di Barta’a ash
Sharqiya (Jenin), una città separata dal resto della Cisgiordania dalla
Barriera. Le altre otto strutture erano a Gerusalemme Est, cinque delle
quali in un’area del villaggio di Al Walaja situata all’interno del
comune di Gerusalemme, ma separate dal resto della Città dalla Barriera.
Due dei casi di demolizione segnalati, tra cui quello di Al Walaja,
hanno provocato scontri con forze israeliane: venti palestinesi sono
stati feriti.
Il 5 settembre, l’Alta Corte di Giustizia Israeliana ha respinto tutte le petizioni relative alla sua sentenza del 24 maggio [vedere bollettino 223], che autorizzava la demolizione dell’intera Comunità beduina palestinese di Khan al Ahmar-Abu al-Helu,
situata nell’Area C del governatorato di Gerusalemme. Una precedente
ordinanza, contraria alle demolizioni, è scaduta il 12 settembre,
lasciando la Comunità, che ospita 35 famiglie comprendenti 188 persone,
più della metà delle quali minori, a rischio demolizione di massa e
trasferimento forzato. Le Nazioni Unite avevano in precedenza chiesto
alle Autorità israeliane di rinunciare ai piani di demolizione e di
trasferimento della Comunità, in quanto tali provvedimenti sarebbero
stati in contrasto con le norme del Diritto internazionale.
Il 4
agosto, nella parte settentrionale della Valle del Giordano, per
consentire addestramenti militari israeliani, in due distinti episodi,
le forze israeliane hanno spostato, per 17 ore, cinque famiglie
palestinesi di due Comunità di pastori. Entrambe le Comunità si
trovano in aree designate come “zone per esercitazioni a fuoco”. Insieme
alle demolizioni ed alle restrizioni di accesso, questa pratica
contribuisce ad accrescere la pressione su queste Comunità, esponendone i
residenti ad un elevato rischio di trasferimento forzato.
Undici attacchi da parte di coloni ed altri israeliani hanno provocato sei feriti e danni a proprietà palestinesi.
Il 1° settembre, vicino all’incrocio di Yitzhar (Nablus), coloni
israeliani hanno lanciato pietre contro veicoli palestinesi, ferendo
quattro palestinesi, tra cui un bambino di cinque anni. In due distinti
episodi accaduti nella zona H2 della città di Hebron, coloni israeliani
hanno aggredito con spray al peperoncino e ferito un ragazzo palestinese
15enne che tornava a casa da scuola ed hanno anche danneggiato, con
lancio di pietre, un’ambulanza in servizio. A Gerusalemme Est un
palestinese autista di autobus è stato aggredito fisicamente e ferito da
un gruppo di israeliani. Secondo quanto riportato, circa 90 ulivi, di
proprietà palestinese, sono stati vandalizzati da parte di coloni
israeliani in quattro diversi episodi avvenuti in At Tuwani (Hebron), Al
Lubban ash Sharqiya e Burin (entrambi a Nablus). In altri quattro
diversi episodi verificatisi ad Asira al Qibliya, Al Lubban ash
Sharqiya, Madama e Beita (tutti a Nablus), coloni israeliani hanno
vandalizzato veicoli e case palestinesi, anche con scritte “Questo è il
prezzo”. La violenza dei coloni è in aumento dall’inizio del 2018, con
una media settimanale di cinque attacchi risultanti in ferimenti o danni
a proprietà, rispetto ad una media di tre nel 2017 e di due nel 2016.
In
Cisgiordania, secondo fonti israeliane, in almeno quattordici occasioni,
palestinesi hanno lanciato pietre contro veicoli israeliani vicino a
Hebron, Betlemme e Ramallah, danneggiando almeno quattordici veicoli
privati; in tre di questi episodi, vicino a Ramallah e Betlemme, tre
coloni israeliani sono rimasti feriti.
In
Cisgiordania, durante il periodo di riferimento, in occasione delle
festività ebraiche di Capodanno, le Autorità israeliane hanno imposto
una chiusura generale di quattro giorni. A tutti i detentori di
documenti di identificazione della Cisgiordania, inclusi lavoratori e
commercianti con permessi validi, è stato impedito di entrare a
Gerusalemme Est e Israele attraverso tutti i checkpoint; hanno fatto
eccezione i casi di emergenza medica, gli studenti e gli impiegati
palestinesi di ONG internazionali e di Agenzie delle Nazioni Unite.
Il 5
settembre, e fino al termine del periodo di riferimento di questo
Rapporto, le Autorità israeliane hanno chiuso il valico di Erez con la
Striscia di Gaza, facendo transitare solo casi di emergenza per due
giorni. Secondo quanto riferito, la chiusura è stata imposta per
riparare i danni alle infrastrutture causati dai palestinesi durante le
manifestazioni del venerdì e, a seguire, per le festività ebraiche.
Il
valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto, sotto controllo egiziano, ha aperto
in entrambe le direzioni per sette giorni e per altri cinque giorni in
una sola direzione (verso Gaza). Hanno potuto entrare in Gaza 6.307 persone (inclusi 3.229 pellegrini di ritorno dalla Mecca) e ne sono uscite 2.695.
nota 1:
I
Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua
inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati
statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei
civili nei territori palestinesi occupati.
sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians
L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.
la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:
nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]
sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti
a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.
nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.
Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it
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