Mohammed al-Dura non è nè un fake, nè Pallywood,nè disinformazione : articoli del 2013







1   maggio 20, 2013       Barak Ravid 

La relazione dell'IDF su Mohammed al-Dura è una dannosa propaganda


1 Sintesi personale 
Il rapporto, intitolato "la copertura della stazione televisiva francese France di 2 sulla  vicenda di al-Dura Mohammed, i  risultati e le implicazioni", è stata consegnato   al primo ministro Benjamin Netanyahu 13 anni dopo gli avvenimenti in esso descritti  rendendo la sua presentazione oggi surreale.  In occasione della conferenza  Netanyahu ha recitato slogan come  "una campagna di delegittimazione diretta  contro Israele" e il Ministro  Yuval Steinitz, che non ha partecipato alla preparazione della relazione, ha borbottato  qualche parola su "accusa del sangue" e tutti i presenti si sono sentiti  nel giusto.  La persona che ha voluto  la commissione  e ne è diventato  anche il  presidente, è Yossi Kuperwasser. Egli era l'ufficiale dell' Israel Defense Forces GOC del  Comando Sud di  Israele e in seguito responsabile della ricerca e analisi per l'intelligence dell'IDF  . Egli è noto per le  campagne  di pubbliche relazioni contro i palestinesi. Bene o male la sua attenzione alla vicenda al-Dura è diventata  un'ossessione, che fa sospettare  che ci potrebbe essere un conflitto di interessi.Il  lavoro della commissione è  estremamente meticoloso. È dubbio che  un centinaio di persone in Israele e in tutto il mondo  abbiano   sufficientemente familiarità con tutti gli intricati dettagli dell'evento  e siano  in grado di seguire le argomentazioni contorte degli   autori del rapporto. Inoltre il documento non contiene nuovi elementi di prova che possano incidere in modo significativo sulla  versione accettata. Anche la nuova interpretazione  sembra infondata. Ad esempio, il dottor Ricardo Nachman, vice direttore del National Forensic Institute di Israele, ha determinato , basandosi  sulla scarsa qualità del  video, che Mohammed al-Dura non è stato colpito e ucciso in quell'occasione.  La perizia allegata alla relazione si legge come un articolo di un critico cinematografico e non di  un patologo. "Le scene finali  dove il ragazzo alza  la testa e le braccia,si porta   la mano sul   viso  guardando in lontananza non sono compatibili con gli ultimi istanti di vita , ma sembrano  movimenti volontari", ha scritto Nachman. "Non  bisogna  essere un esperto per vedere ciò. "  Sembra  che  il rapporto sia stato scritto  solo per Israele. Le prove e gli argomenti che sono stati presentati potrebbero convincere solo chi è  già convinto. Il comitato non ha potuto presentare alcuna "pistola fumante"  che  dimostri   che il 25enne al-Dura stia prendendo  il sole su una spiaggia di Gaza. Non ci  si avvicina nemmeno. Se  tale rapporto  presuppone  di cambiare la narrazione globalmente accettata dopo 13 anni , il tentativo è simile a cercare di rimettere il dentifricio nel tubo.  Il rapporto sembra essere  una campagna di vendetta lanciata dallo  Stato di Israele  contro un  singolo giornalista francese:  Charles Enderlin, che per primo ha riportato la morte di Mohammed al-Dura. I membri del Comitato hanno cercato di colpire  Enderlin, un Ebreo israeliano che vive qui da oltre 30 anni con tutti i problemi di Israele e del popolo ebraico.  Il comitato è andato  oltre e ha accennato alla responsabilità del Enderlin per la strage di  Tolosa. "La sua relazione ha ispirato molti terroristi e ha contribuito alla demonizzazione di Israele e  ad accrescere l'antisemitismo nei paesi musulmani e occidentali . In alcuni casi le implicazioni sono stati  mortali".
Il danno provocato  da questa relazione potrebbe essere maggiore di qualsiasi  dubbia utilità . La sua pubblicazione, accompagnata da una campagna internazionale di pubbliche relazioni,,minaccia solo di risvegliare altre problematiche  .Infatti  se la stampa internazionale riprende il rapporto, ciò potrebbe portare ad una rinnovata discussione sui bambini palestinesi feriti    durante le operazioni dell'IDF.


 Report on IDF shooting of Palestinian boy during intifada may cause Israel more damage than good







The report on the investigation of the Mohammed al-Dura affair is probably one of the least relevant documents written by the Israeli government in recent years.

The report, entitled "French TV station France 2's coverage of the Mohammed al-Dura affair, its results and implications", was presented to Prime Minister Benjamin Netanyahu 13 years after the events it describes took place, making its submission today surreal.
In its wake,
Netanyahu recited slogans about “a campaign of de-legitimization directed against Israel” and Strategic and Intelligence Affairs Minister Yuval Steinitz, who had no part in preparing the report, muttered a few words about "blood libel", and everyone present felt very righteous.
The person who advocated for setting up the committee, who also became its chairman, was Yossi Kuperwasser,
Yossi Kuperwasser, director general of the Strategic and Intelligence Affairs Ministry, advocated for the establishment of an investigative committee and became its chairman. Kuperwasser, who was the intelligence officer at the
Israel Defense Forces GOC Southern Command and later head of research and analysis for IDF intelligence, has been waging a 13-year-long public relations campaign against the Palestinians. For better or worse, his attention to the al-Dura affair became an obsession, leading to a suspicion that there might be a conflict of interest.
The result of the committee’s work was a document for the extremely meticulous. It is doubtful whether even a hundred people in Israel or worldwide are sufficiently familiar with all the intricate details of the incident to be able to follow the convoluted arguments by the report's authors. Furthermore, the document contains no new evidence that might significantly impact the accepted version. Even the new interpretation given to some of the old findings seems groundless. For example, Dr. Ricardo Nachman, deputy director of Israel’s National Forensic Institute, determined, based on viewing poor quality video footage, that Mohammed al-Dura wasn’t shot and killed in that incident.
The expert opinion attached to the report reads like an article by a movie critic and not by a pathologist. “The final scenes, in which the boy is seen raising his head and arms, bringing his hand to his face and looking into the distance are not compatible with death throes, but seem like voluntary movements," wrote Nachman. “One doesn’t need to be an expert to see that."
It seems as though the report was written for use within Israel alone. The evidence and arguments that were presented might convince the already convinced, but no more than that. The committee could not present any "smoking gun" evidence showing the 25 year old al-Dura sunbathing on a Gaza beach. Not even close. Any thought of getting such a report to change the globally accepted narrative after 13 years is akin to trying to put the toothpaste back into the tube.
The report also appears to be a campaign of revenge launched by the State of Israel against a single French journalist, Charles Enderlin, who first reported Mohammed al-Dura's death. Committee members tried to saddle Enderlin, an Israeli Jew who has been living here for over 30 years, with all of Israel's problems and those of the Jewish people.
The committee went even further and hinted at Enderlin’s responsibility for the massacre of Jewish schoolchildren in Toulouse. “His report inspired many terrorists and contributed to the demonization of Israel and to the rise of anti-Semitism in Muslim and Western countries”, wrote committee members. “In some cases, the implications were deadly”.
The damage done by this report could be greater than any doubtful utility. Its publication, accompanied by an international public relations campaign only threatens to awaken sleeping dogs, for if the international press picks up on the report, it could lead to a renewed discussion on Palestinian children getting hurt during IDF operations.

 

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ricevuto un report dal titolo "Il Rapporto della   rete televisiva France 2 sul caso di Mohammed al-Dura, i suoi risultati e ramificazioni ". Secondo il gruppo dei diritti umani B'Tselem, 951 bambini e ragazzi sono stati uccisi da Israele in Cisgiordania e a  Gaza tra il 2000 e il 2008, eppure nessun comitato governo è stato mai istituito per indagare le circostanze della loro morte. Solo nel caso di al-Dura è stata una convocata una  commissione .


Al-Dura divenne un simbolo, un'icona internazionale del bambino-ucciso  da parte delle Forze di Difesa israeliane  dopo che France 2 e il suo  corrispondente locale, Charles Enderlin, hanno documentato l'uccisione del ragazzo in tempo reale. Da allora  alcune persone  di tutto il mondo si sono  messi ossessivamente a indagare  sulle circostanze della sua morte, nel tentativo di dimostrare che l'IDF non era responsabile o  che al-Dura non era stato ucciso . Questo non è stato sufficiente, tuttavia, per il governo israeliano  che ha istituito una propria commissione di inchiesta . Il rapporto non porta alcuna nuova prova che potrebbe alterare in modo significativo la versione accettata :  al-Dura è stato ucciso dai soldati israeliani.
La commissione  non ha mai contattato Enderlin  e ha ignorato il fatto che Jamal sia  stato ricoverato ad Amman  dove è stato operato per le ferite.
Sarebbe stato meglio se questo comitato non fosse mai  stato istituito. L'ossessione per il caso al-Dura avrebbe dovuto essere lasciata a una manciata di ricercatori che rappresentano solo se stessi, invece di diventare un problema pagato dai contribuenti israeliani   . Questo rapporto solleva una questione più dolorosa: i tanti giovani uccisi dai soldati israeliani durante la seconda intifada.
Se il governo avesse deciso di indagare su questo, forse, sarebbe stato ragionevole includere un capitolo sulla vicenda al-Dura. Ma concentrarsi solo su di lui è mera propaganda . Non  migliorerà  in alcun modo  l'immagine problematica di Israele di essere responsabile della morte di troppi bambini.
Articolo
The report released on the death of Mohammed al-Dura doesn’t lift the fog off the case, if there ever was any. Instead, it raises a more painful issue: the many young people killed by IDF soldiers during the second intifada.
Haaretz Editorial    | May.21, 2013 | 5:59 AM | 10
Prime Minister Benjamin Netanyahu received a report on Sunday from a government investigative committee working under the auspices of the International Relations and Strategic Affairs Ministry, entitled “The Report by French Television Network France 2 on the Case of Mohammed al-Dura, its Results and Ramifications.” According to the human rights group B’Tselem, 951 children and teens were killed by Israel in the West Bank and Gaza between 2000 and 2008, yet no government committee was ever established to investigate the circumstances of their deaths. Only in the al-Dura case was such a committee convened.

Al-Dura became a symbol, an international icon of child-killing by the Israel Defense Forces, after France 2 and its local correspondent, Charles Enderlin, documented the boy’s killing in real time. Since then, certain individuals around the world have been obsessively investigating the circumstances of his death in an effort to prove that the IDF wasn’t responsible, or even that al-Dura wasn’t killed at all. This wasn’t enough, however, for the Israeli government, which established its own panel.

The report doesn’t bring any new evidence that would significantly alter the accepted version of events − that al-Dura was killed by IDF soldiers. “There is no evidence that Jamal [the boy’s father, who was wounded in the incident] or the boy were hurt,” says the abstract at the beginning of the report. The report’s authors arrive at that dubious conclusion using a collection of circumstantial evidence, some of it barely serious, like the impressions of an Israeli pathologist who watched the video.

The committee never contacted Enderlin, and it ignored the fact that Jamal was hospitalized in Amman, where he underwent surgery and other  treatment for his wounds. The report might raise some questions, but it comes to no clear conclusions.

It would have been better had this committee never been established. The obsession with the al-Dura case should have been left to a handful of investigators who represent only themselves, instead of becoming an issue that consumed government resources. This report doesn’t lift the fog off this case, if there ever was any. Instead, it raises a more painful issue: the many young people killed by IDF soldiers during the second intifada.

If the government had chosen to investigate that, perhaps it would have been reasonable to include a chapter on the al-Dura incident. But focusing only on him is mere propaganda that won’t in any way improve Israel’s problematic image of being responsible for too many children’s deaths
 

Sia France 2 (e il giornalista Charles Enderlin, autore del filmato) che la famiglia al-Dura si sono subito detti pronti a collaborare ad un'inchiesta indipendente che indaghi sull'incidente. "Dal giorno della morte ad oggi, France 2 ha sempre mostrato la volontà di partecipare ad un procedimento legale ufficiale, secondo gli standard internazionali", ha fatto sapere la tv francese, mentre il giornalista Enderlin ha riportato che mai nessuno, da parte israeliana, lo ha contattato. Non solo: France 2 si è detta pronta ad aiutare la famiglia al-Dura nella riesumazione del corpo del piccolo Mohammed.

Il padre Jamal ha infatti fatto sapere ieri di voler riesumare il corpo del bambino, sottoporlo ad autopsia e al test del DNA: "Vogliono davvero un'inchiesta internazionale? Israele la vuole? Non dico la gente di Israele, ma il governo e l'IDF", ha detto ieri Jamal al-Dura all'Army Radio, aggiungendo di aver più volte contattato le autorità israeliane in merito all'inchiesta senza però ricevere alcuna risposta. "L'Autorità Palestinese ha i proiettili israeiani - ha continuato Jamal - Mi chiedo perché Israele abbia distrutto quel muro dopo l'incidente. Volevano cancellare tutto. Mohammed non è solo mio figlio, è il figlio di tutta la Palestina". Nena News


6  Gideon Levy :il caso di Mohammed al-Dura e gli altri bambini palestinesi uccisi


 articoli: anno 2007

 1The concern Israel demonstrates for the fate of one Palestinian boy touches the heart: Again, note what a fuss is being made about the case of the killing of Mohammed al-Dura. Our heart is impervious to the fate of other children who have been killed. Just little Mohammed continues to haunt us. But the question of who killed al-Dura is not important. And maybe he is even alive, as some eccentrics claim. Perhaps he committed suicide, as the strange investigations are liable to suggest.
All of these are tasteless questions designed to divert attention from the truly important issues: According to data collected by human rights group B'Tselem, Israel is responsible for killing more than 850 Palestinian children and teenagers since al-Dura was killed, including 92 in the past year alone. Last October, we killed 31 children in Gaza. This is what should have raised a storm and not the measurements by the former head of the Israel Defense Forces' Southern Command, Yom Tov Samiyeh, aimed at proving that his soldiers did not kill al-Dura, or the "investigations" by the physicist Nahum Shahaf. In an eccentric obsession, Shahaf has devoted the past years to this affair, after previously having also obtained "amazing material" on the murder of Yitzhak Rabin.
Al-Dura refuses to step down from the stage because he has become an icon of the Palestinian struggle and a symbol of Israeli brutality. A thousand Nahum Shahafs will not succeed in blurring the unequivocal fact that a scandalous killing of children is taking place in the territories.
Even if the director of the Government Press Office, Danny Seaman, is right in determining that the film made by the reliable and experienced French journalist Charles Enderlin was "staged," and even if he succeeds in clearing Israel from responsibility for this killing, what will we say about the other children who have been killed? That their killing was also "staged?" That the IDF did not kill them through carelessness and contempt for their lives; by being trigger-happy and even acting with premeditation? If Israel were really interested in improving its "public relations," it would embrace the al-Dura family instead of all the foolish investigations. It would provide compensation to the family and show the world that it is truly and sincerely sorry about the death of one child.
The question of who killed al-Dura is like the question of what Joseph Trumpeldor mumbled before his death. The myth in both cases is already stronger than any investigation. Al-Dura became a symbol because his killing was documented on videotape. All the other hundreds of children were killed without cameras present, so no one is interested in their fate. If there had been a camera in Bushara Barjis' room in the Jenin refugee camp while she was studying for a pre-matriculation test, we would have a film showing an IDF sniper firing a bullet at her head. If there had been a photographer near Jamal Jabaji from the Askar camp, we would see soldiers emerging from an armored jeep and aiming their weapons at the head of a child who threw stones at them. But these children did not become symbols; there are no stamps bearing their portraits, no streets named after them and no songs composed for them as with al-Dura because they were not filmed at the time of their deaths.
Al-Dura became a symbol because every struggle needs a symbol, a shrine for the masses of dead and the anonymous heroes. The assumption that the IDF soldiers firing at Palestinians at the Netzarim junction killed the boy cradled in his father's arms exactly seven years ago is the most reasonable one. As far as we can remember, there has been no other case in which Palestinians fired at the IDF and hit a Palestinian child.
But even if there is some doubt, it is certain that the IDF has killed and is killing children. So this ridiculous focus on who killed al-Dura, a question that will never be resolved, is no more than a tempest in a putrid teapot. There should be a tempest, a great and mighty one, but one focused on an entirely different issue: Why is the IDF continuing to kill children at such a frightening pace, and why doesn't Israel take responsibility for this and compensate the families of those killed? But no one is conducting "investigations" about this
2  .Gideon Levy :i bambini palestinesi uccisi non fanno notizia  SINTESI

Un vento molto malato soffia nell'esercito israeliano e nessuno sta cercando di dire qualche cosa. Un esercito che uccide i bambini non interessa al pubblico. Non c'è stata nessuna commissione d'inchiesta né ci sarà mai
Jamil Jibji, il ragazzo dall'accampamento di Askar che amava i cavalli, è stato colpito alla testa dopo che dei bambini avevano cominciato a lanciare sassi Aveva 14 anni. Jamil ucciso nella stessa circostanza . Abir, la figlia di Bassam Aramin, un membro dell'organizzazione "combattenti per la pace ", stava lasciando la sua scuola in Anata e una jeep ha lanciato una granata lacrimogena ; lei è morta Aveva 11 anni . Al-Jawi di Taha ha toccato la recinzione e i soldati lo hanno ucciso. Altri otto bambini sono morti nella stessa circostanza . Tutti questi bambini sono stati uccisi con freddezza ; non erano una minaccia . Con l'unica eccezione di Jamil, l'IDF, come di consueto, neppure si è preoccupata di indagare su quanto è accaduto L'ultimo caso, Taha, è forse il più esplicativo di tutti: L'ufficio del portavoce dell'IDF difende la decisione di aprire il fuoco contro un gruppo dei bambini che ,forse, ha danneggiato la recinzione di filo spinato in pieno giorno
Taha è morto per una pallottola che lo ha ferito in un piede . E, secondo i suoi amici, è stato lasciato sanguinare per un'ora . L'IDF afferma che ha ricevuto cure immediate, ma questa versione non collima con l'evidenza: non si muore per una ferita al piede Ma anche gli fosse stato prestato immediato soccorso , è lecito sparare a bambini che si avvicinano alla recinzione ?Non ci sono altri modi per disperderli ? Che cosa passa nella mente di un soldato che agisce in questo modo? E quale messaggio di cinismo trasmette l'IDF quando giustifica tali azioni disumane ? Queste storie non hanno sollevato alcuna protesta in Israele . L'uccisione di un ragazzo o di una ragazza palestinese non disturba il pubblico israeliano. Non ci sono più atti di terrorismo , l'attenzione è rivolta agli affari e ,grazie alla copertura di questa falsa e provvisoria tranquillità, i nostri soldati, i nostri figli migliori uccidono bambini e adolescenti . L'omicidio orribile di Tair Rada in Katzrin è giustificato dalla nostra legislazione . Era un bambino non colpevole, assassinato davanti alla sua scuola con brutalità . Può qualcuno sostenere seriamente che il soldato che ha puntato sulla testa del Jamil non avesse intenzione di ucciderlo?mentre ci sono ancora dubbi riguardo all'identità dell'assassino del Tair, è molto facile identificare gli assassini di Taha, di Jamil e di Abir. Ma noi neppure proviamo a denunciarli ; godono di l'immunità automatica I nostri soldati hanno ucciso 815 bambini ed adolescenti durante questi sette anni e 3000 adulti. Ascoltate le parole del padre di Abir pronunciate in ebraico (qui riportate )
Articolo 

3   Gideon Levy :i bambini palestinesi uccisi non fanno notizia
Più di 30 bambini palestinesi sono stati uccisi nelle prime due settimane dell’operazione militare "i giorni della Penitenza" nella striscia di Gaza. Non stupisce il fatto che molta gente definisce una tale entità di uccisioni di bambini " terrore." Se nel conteggio generale delle vittime dell’ intifada il rapporto è tre Palestinesi uccisi per ogni israeliano, quando si parla di bambini il rapporto è 5 a 1. Secondo B’Tselem, un’organizzazione per i diritti umani, anche prima dell’attuale operazione a Gaza erano stati uccisi 557 minori palestinesi (sotto i 18 anni di età), in confronto a 110 minori israeliani.Le organizzazioni palestinesi per i diritti umani parlano di cifre ancora più elevate: 598 bambini palestinesi uccisi (fino a 17 anni) secondo il Palestinian Human Rights Monitoring Group, e 828 uccisi (fino a 18 anni) secondo la Mezzaluna Rossa.

Da notare anche l’età. Secondo B’Tselem, di cui i dati sono aggiornati fino circa ad un mese fa, 42 dei bambini uccisi avevano 10 anni; 20 avevano 7 anni; ed 8 avevano 2 anni quando sono morti. Le vittime più giovani sono 13 neonati morti ai check point durante il parto.

Con statistiche terrificanti come queste, la domanda "chi è un terrorista" sarebbe dovuta diventare da tempo molto pressante per ogni israeliano. Tuttavia, non è una questione all’ordine del giorno.

Gli assassini di bambini sono sempre i Palestinesi, mentre i soldati difendono sempre soltanto noi e loro stessi, e al diavolo le statistiche.
Il semplice fatto, che deve essere chiaramente evidenziato, è che le nostre mani sono macchiate del sangue delle centinaia di bambini palestinesi.

Nessuna spiegazione contorta dall’ufficio del portavoce dell’IDF o dai corrispondenti militari riguardo i pericoli a cui i soldati sono sottoposti per colpa dei bambini, e nessuna dubbia giustificazione dei portavoce del Ministero degli Affari Esteri su come i Palestinesi si servono dei bambini cambieranno questo fatto. Un esercito che uccide tanti bambini è un esercito che non ha limiti, un esercito che ha perso il suo codice morale.

Come Mk Ahmed Tibi (Hadash) ha detto, in un suo discorso particolarmente toccante al Parlamento, non è più possibile sostenere che tutti questi bambini sono stati uccisi per errore. Un esercito non commette, giorno per giorno, più di 500 errori di identità.

No, questo non è un errore ma il risultato disastroso di una politica guidata principalmente da ufficiali dal grilletto facile e dalla disumanizzazione dei Palestinesi. Sparare a tutto quel che si muove, inclusi i bambini, é diventato il comportamento normale. Neppure il mini-scandalo momentaneo scoppiato per "la conferma dell’uccisione" di una ragazzina di 13 anni, Iman Alhamas, non si é concentrato sulle domande fondamentali. Scandalosa sarebbe dovuta essere considerata l’uccisione in se’, non soltanto cio’ che é accaduto dopo.

E Iman non era l’unico caso. Mohammed Aaraj stava mangiando un panino davanti casa sua, l’ultima casa prima del cimitero nel Campo profughi di Balata, a Nablus, quando un soldato gli ha sparato, uccidendolo, da una brevissima distanza. Aveva sei anni. Kristen Saada era sulla macchina dei suoi genitori, tornando a casa da una visita di famiglia, quando i soldati hanno trivellato l’automobile con le pallottole. Aveva 12 anni. I fratelli Jamil ed Ahmed Abu Aziz stavano andando in bicicletta in pieno giorno a comprare dei dolci, quando hanno ricevuto un colpo sparato da un carro armato. Jamil aveva 13 anni, Ahmed sei.

Muatez Amudi e Subah Subah sono stati uccisi da un soldato che stava nel centro della piazza del villaggio di Burkin e sparava in ogni direzione da cui provenivano le pietre. Radir Mohammed del campo profughi di Khan Yunis era nella sua classe quando i soldati le hanno sparato a morte. Aveva 12 anni. Tutti loro erano innocenti vittime di errori e sono stati uccisi dai soldati che agiscono in nostro nome. In almeno alcuni di questi casi era chiaro ai soldati che si trattava di bambini, ma questo non li ha fermati. I bambini palestinesi non hanno rifugio: sono in pericolo di morte nelle loro case, nelle loro scuole e sulle loro strade. Nemmeno uno solo delle centinaia di bambini uccisi si è meritato di morire, e la responsabilità della loro uccisione non può rimanere sconosciuta. Così il messaggio arriva chiaramente ai soldati: non é una tragedia se si uccide un bambino, e nessuno di voi é colpevole.

La morte è, naturalmente, il pericolo più grave che corre un bambino palestinese, ma non è l’ unico. Secondo i dati del Ministero Palestinese dell’Educazione, 3.409 giovani alunni sono stati feriti nell’ intifada, ed alcuni di loro sono rimasti paralizzati a vita. L’infanzia di decine di migliaia di giovani palestinesi trascorre passando da un trauma al seguente, da un orrore all’altro. Le loro case sono demolite, i loro genitori sono umiliati davanti ai loro occhi, i soldati irrompono brutalmente nelle loro case nel mezzo della notte, carri armati aprono il fuoco sulle loro aule.

E non hanno un sostegno psicologico. Avete mai sentito parlare un bambino palestinese che è " vittima di ansia"?

L’indifferenza pubblica che accompagna questo spettacolo di sofferenza infinita rende tutti gli israeliani complici di un crimine. Anche chi é genitore, e pertanto capisce cosa significhi temere per il destino del proprio bambino, volta le spalle e non vuole sentir parlare dell’ansia provata dai genitori dall’altro lato del muro. Chi avrebbe mai creduto che i soldati israeliani uccidessero centinaia dei bambini e che la maggior parte degli israeliani sarebbe rimasta silenziosa?

Anche i bambini palestinesi sono diventati parte della campagna di deumanizzazione: l’uccisione di centinaia di loro non desta più scalpore.
Gideon Levy

4   G. Levy: cinque bambini uccisi tra apatia e terrificante indifferenza

SINTESI    Ancora bambini. Cinque bambini uccisi a Gaza in otto giorni tra l'indifferenza generale:solo un breve trafiletto a pagina 11 dell'Yedioth Ahronoth. Nulla può oscurare la consapevolezza di una guerra intrapresa dall' l'IDF contro i bambini.Un anno fa, nell'operazione definita "pioggia di estate" ,la metà degli uccisi era costituita da bambini,nelle ultime settimane essi sono un quarto dei 21 uccisi.L'esercito spiega che i Palestinesi usano i bambini per recuperare i lanciagranati dei Quassam(teoria mai dimostrata),ma ciò non è accaduto né con i primi due (raccoglievano frutta),né con gli ultimi tre (stavano giocando).L'IDFspara contro chiunque assuma ,a suo giudizio,un atteggiamento sospettoso ,non importa se sono piccoli .Terrificante l'indifferenza nei confronti dei fanciulli palestinesi e del loro destino.Una società etica si domanderebbe: è ammissibile sparare contro chiunque si stia avvicinando ai lanciagranate anche se sappiamo che alcuni di loro sono minori e proprio per questo non responsabili delle proprie azioni?Anche se l'IDF afferma di non poter distinguere tra un adulto e un ragazzino, non può eludere la responsabilità di quest'azione criminale
Anche se accettassimo il presupposto distorto che chiunque si avvicini ai lanciagranate merita la morte, il fatto che dei bambini siano implicati dovrebbe cambiare tale regole,tanto più che i lanci dei razzi non diminuiscono affatto .. e ,conseguentemente, queste uccisioni non rendono più sicuri i bambini di Sderot.
Al contrario. Chiunque dia un'occhiata onesta alla progressione degli eventi scoprirà che ilQassams hanno una loro logica : sono lanciati quasi sempre dopo un raid mortale dell'IDF. Una verità ci è stata nascosta: l'esercito ha intensificato le uccisioni e questo ha provocato un aumento dei Qassam.
,Se Barak fosse stato un rappresentante della destra politica, forse un autorità pubblica avrebbe protestato contro le azioni selvagge dell'IDF aGaza. Ma tutto è consentito a Barak e il fatto che le vittime siano bambini non importa nè a lui né all'opinione pubblica israeliana. Sì, i bambini di Gaza si affollano intorno ai Qassams. È praticamente l'unico divertimento che hanno .Coloro che rimproverano con arroganza i loro genitori "perché non li controllano," non hanno visitato mai Beit Hanoun. Non c'è nulla là tranne vicoli ripugnanti . Anche se quelli che lanciano il Qassams stanno approfittando di questi bambini (ma questo deve essere dimostrato), ciò non dovrebbe modellare la nostra moralità. Non è necessario sempre rispondere ad un attacco ,specialmente se determina la morte di bambini .L'anno scolastico inizia per noi e per loro, chiunque vuole veramente fermare i Qassam dovrebbe porre fine alle uccisioni indiscriminate e raggiungere un accordo con il governo di Gaza .Questa è l'unica soluzione possibile .Con l'eliminazione e l'uccisione dei bambini si ottengono risultati opposti ,nel frattempo osservo ciò che sta accadendo a noi e al nostro esercito
ARTICOLO


5  G. Levy :Bambini dell'anno 5767 in Israele e in Palestina
E’ stato un anno abbastanza tranquillo, relativamente parlando. sono stati uccisi solo 457 palestinesi e 10 israeliani, secondo l’organizzazione per i diritti umani B’Tselem, comprese le vittime dei missili Qassam. Meno sinistri di molti degli anni precedenti. Tuttavia, è stato ugualmente un anno terribile: 92 bambini palestinesi sono stati uccisi ( fortunatamente, non è stato ucciso un solo bambino israeliano, nonostante il lancio dei Qassam). Un quinto dei palestinesi uccisi erano bambini e fanciulli – un numero sproporzionato, quasi senza precedenti. E’ l’anno ebraico 5767. Quasi 100 bambini che erano vivi e che stavano giocando nel passato Anno Nuovo, ma che non sono sopravissuti per vedere quello attuale.

Un anno. Sono stati percorsi quasi 8.000 chilometri con il piccolo, corazzato, Rover del giornale– senza contare le centinaia di chilometri sul vecchio taxi mercedes, giallo, di proprietà di Munir e di Sa’id, i nostri attenti autisti di Gaza. Questo è il nostro modo di celebrare il 40mo anniversario dell’occupazione. Nessuno può ormai più sostenere che è solo un fenomeno temporaneo , passeggero. Israele è l’occupazione. L’occupazione è Israele.

Ogni settimana seguiamo le tracce dei combattenti, nella West Bank e nella Striscia di Gaza, cercando di documentare le gesta dei soldati della Forza di Difesa d’Israele, degli ufficiali della Polizia di Confine, degli investigatori del servizio di sicurezza dello Shin Bet e del personale della Amministrazione Civile – il potente esercito di occupazione che lascia sulla sua scia orridi omicidi e distruzioni, quest’anno come ogni anno, da quattro decenni.
E questo è stato l’anno dei bambini che sono stati uccisi. Noi non siamo andati a tutte le loro case, solo ad alcune; case di lutto dove genitori singhiozzano amaramente sui corpi dei loro bambini, dove stavano arrampicandosi su un albero di fico in un giardino, o erano seduti su di una panchina lungo una strada, o stavano preparandosi per un esame, o si trovavano sulla strada di casa, tornando dalla scuola, o stavano dormendo tranquilli nella falsa sicurezza delle loro case.


Inoltre, pochi di loro tirarono un sasso a un veicolo corazzato o toccarono il reticolato proibito. Tutti finirono sotto il fuoco vivo, in taluni casi puntato deliberatamente contro di loro, recisi nella loro giovinezza. Da Mohammad ( al-Zakh ) a Mahmoud ( al-Qarinawi), dal fanciullo che fu sotterrato due volte a Gaza al ragazzo che fu sepolto in Israele. Queste sono le storie dei bambini dell’anno 5767.


Il primo di loro fu sepolto due volte. Abdullah al-Zakh identificò metà del corpo di suo figlio Mahmoud, nella cella mortuaria refrigerata dell’ospedale al-Shifa di Gaza, dalla cintura del bambino e dai calzini ai suoi piedi. Questo è accaduto poco prima dell’ultimo Rosh Hashanah. il giorno dopo, quando le forze di difesa israeliane ebbero portato a termine "con successo" l’Operazione Asilo Chiuso, come venne chiamata, lasciando dietro di se 22 morti e un quartiere raso al suolo, e andò via da Sajiyeh a Gaza, il padre in lutto trovò le restanti parti del corpo e le portò per una tardiva sepoltura.Mahmoud aveva 14 anni quando morì. Venne ucciso tre giorni prima dell’inizio dell’anno scolastico. Così abbiamo inaugurato il Rosh Hashanah 5767. All’ospedale Shifa abbiamo visto bambini con le gambe amputate, che erano paralizzati o connessi ai respiratori. Famiglie sono state uccise nel sonno, mentre erano a dorso di muli o stavano lavorando nei campi. Operazione Asilo Chiuso e Operazione Pioggia d’Estate. Ricordate? Cinque bambini vennero uccisi nella prima operazione, dall’orribile nome. Per una settimana, la popolazione di Sajiyeh è vissuta in un terrore tale che gli abitanti di Sderot non hanno mai provato – non per sminuire il loro patema, che pure c’è.
Il giorno dopo Rosh Hashanah abbiamo fatto un viaggio a Rafah. Dam Hamad, di 14 anni, era stata uccisa nel sonno, tra le braccia di sua madre, dal colpo di un missile israeliano che aveva fatto crollare sulla sua testa una colonna di cemento. Era la sola figlia di una madre paralizzata, tutto il suo mondo. Nella povera casa di famiglia, nel quartiere di Brazil, al limite di Rafah, incontrammo la madre che giace nel letto come un ammasso privo di vita; tutto quel che aveva al mondo se ne è andato. Fuori, feci notare all’operatore della televisione francese che mi accompagnava, che questo era uno di quei momenti in cui sentivo di dovermi vergognare di essere un israeliano. Il giorno dopo egli mi chiamò e disse: "Non hanno trasmesso quello che hai detto, per paura degli spettatori ebrei in Francia."Poco dopo tornammo a Gerusalemme per fare visita a Maria Aman, la meravigliosa ragazzina di Gaza, che aveva perduto quasi tutti nella sua vita a causa del colpo di un missile finito male che aveva cancellato la sua innocente famiglia, compresa sua madre, mentre stava viaggiando in macchina. Suo padre Hamdi le era rimasto affettuosamente accanto. Per un anno e mezzo era stata presa in cura presso l’eccellente Alyn Hospital, dove lei aveva imparato a dar da mangiare a un pappagallo con la sua bocca e a gestire il funzionamento della sua sedia a rotelle con il mento. La parte restante degli arti è paralizzata. Notte e giorno è connessa ad un respiratore. Lei, poi, è un’allegra ed equilibratamente melanconica ragazzina il cui padre teme il giorno in cui dovrebbero essere rispediti a Gaza.


Al momento restano in Israele. Molti israeliani si sono occupati di Maria e vanno a trovarla regolarmente. Poche settimane fa, la giornalista televisiva Leah Lior l’ha condotta con la sua auto a vedere il mare a Tel Aviv. Era un sabato notte e la zona era affollata di gente, all’aperto, dato il bel tempo, ma la ragazzina nella sedia a rotelle aveva attratto l’attenzione. Diverse persone la riconobbero e la fermarono per salutarla e per farle gli auguri. Chi sa? Potrebbe darsi anche che al pilota che ha sparato il missile sulla sua auto sia capitato di passarle accanto.


Non tutti sono stati così fortunati da ricevere il trattamento che ha avuto Maria. A metà novembre, pochi giorni dopo il bombardamento di Beit Hanoun – lo ricordate? – arrivammo in una città devastata dai colpi e sanguinante: 22 uccisi in un solo istante, 11 granate erano cadute su una località densamente affollata. Islam, di 14 anni, stava seduta là vestita di nero, in lutto per i suoi 8 parenti che erano stati uccisi, comprese sua madre e sua nonna. Coloro che divennero invalidi a causa di questo bombardamento non vennero portati all’Alyn.Due giorni prima del bombardamento di Beit Hanoun, le nostre forze avevano sparato anche un missile che aveva colpito un minibus che trasportava bambini all’asilo Indira Gandhi di Beit Lahia. Due piccoli viaggiatori vennero uccisi all’istante. L’insegnante, Najwa Khalif, morì pochi giorni dopo. Essa era stata ferita sotto gli occhi dei suoi 20 piccoli allievi, che stavano seduti nel minibus. Dopo la sua morte, i bambini disegnarono un ritratto: una fila di bambini che giacevano pieni di sangue, con la maestra di fronte a loro, ed un aereo israeliano che li bombardava. All’asilo Indira Gandhi, abbiamo pure dovuto dire addio a Gaza: fin da allora, non abbiamo più avuto la possibilità di muoverci attraverso la Striscia.


Ma i bambini sono venuti a noi. In novembre, 31 bambini sono stati uccisi a Gaza. Uno di loro, Ayman al-Mahdi, è morto al Centro medico Sheba a Tel Hashomer, dove era stato trasportato di corsa in gravi condizioni. Solo a suo zio venne concesso di stare con lui durante i suoi ultimi giorni. Alunno della quinta classe, Ayman se ne stava seduto con i suoi amici su una panchina lungo una strada di Jabalya, proprio vicino alla sua scuola. Una pallottola sparata da un mezzo blindato lo colpì. Aveva appena 10 anni.


Le truppe delle Forze Israeliane di Difesa hanno ucciso bambini anche nella West Bank. A Jamil Jabaji, un ragazzino che si occupava di cavalli nel nuovo campo profughi di Askar, venne sparato alla testa. Aveva 14 anni quando è stato ucciso nello scorso dicembre. Lui e i suoi amici stavano tirando sassi ad un veicolo corazzato che passava per il campo, situato vicino a Nablus. L’autista provocò i bambini, rallentando ed accelerando, fino a che da ultimo un soldato scese, puntò alla testa del ragazzo e sparò. I cavalli di Jamil vennero lasciati nella loro stalla, e la sua famiglia venne lasciata piangente per il lutto.E che cosa aveva fatto il 16 enne Taha al-Jawi da meritare di essere ucciso? Le Forze Israeliane di Difesa hanno affermato che lui cercava di sabotare la barriera di filo spinato che circonda l’aeroporto abbandonato di Atarot; i suoi amici dicono invece che stava giocando a football e che era andato per rincorrere il pallone. Qualsiasi siano state le circostanze, la risposta dei soldati era stata rapida e definitiva: una pallottola nella gamba che lo aveva fatto sanguinare fino a morire, disteso in un fossato fangoso sul lato della strada. Non una parola di rammarico, non una parola di condanna dal portavoce dell’IDF, quando gli chiedemmo un commento. Far fuoco contro un ragazzino disarmato, che non stava arrecando danno ad alcuno, senza alcun preavviso.


Abir Aramin era perfino più giovane; aveva appena 11 anni. Figlia di un attivista della Organizzazione dei Combattenti per la Pace, a gennaio aveva lasciato la sua scuola ad Anata ed era sulla strada per andare a comperare dolciumi in un piccolo negozio. Le venne sparato addosso da un mezzo della polizia di frontiera. Bassam, suo padre, ci raccontò poi con occhi iniettati di sangue e con voce strozzata: "Mi sono detto che non voglio vendetta. La vendetta sarà per questi "eroi" che si sono sentiti così "minacciati" da mia figlia da spararle ed ucciderla, il dover sostenere un processo per ciò che hanno fatto." Ma proprio pochi giorni fa le autorità hanno comunicato che il caso deve essere considerato chiuso: la Polizia di frontiera in apparenza si è comportata in modo appropriato.


"Non sfrutterò il sangue di mia figlia per scopi politici. Questo è il grido di un uomo. Non perderò il mio senno proprio perché ho perduto il mio cuore," ci ha detto ancora un padre in lutto, che ha tra gli israeliani tanti amici.A Nablus, abbiamo documentato l’uso di bambini come scudi umani – l’utilizzo della cosiddetta "procedura vicino di casa" - che coinvolgeva una ragazzina di 11 anni, un ragazzino di 12 ed un altro più vecchio, di 15 anni. Com’è possibile, dal momento che l’Alta Corte di Giustizia ha dichiarato ciò illegittimo? Abbiamo ricordato anche la storia della morte del neonato di nome Khaled, i cui genitori, Sana e Daoud Fakih, avevano cercato di trasportare urgentemente in ospedale nel bel mezzo della notte, in un momento in cui i bambini palestinesi in apparenza non avrebbero dovuto ammalarsi: il neonato morì al check point.


A Kafr al-Shuhada ( il villaggio dei "martiri" ), a sud di Jenin, in marzo, il 15 enne Ahmed Asasda stava scappando dai soldati che erano entrati nel villaggio. La pallottola di un cecchino lo colpì al collo.


Bushra Bargis non aveva neppure lasciato la sua casa. Nel tardo aprile, lei stava studiando per una prova importante; libro degli appunti in una mano, stava camminando intorno nella sua camera, nel campo profughi di Jenin, verso sera, quando un cecchino le sparò in fronte da abbastanza lontano. Il suo quaderno degli appunti, macchiato di sangue, fu l’unico testimone dei suoi ultimi istanti di vita.


E che cosa dire degli infanti non nati? Non si trovavano neppure al sicuro. Una pallottola sparata nella schiena di Maha Qatuni, una donna che era incinta di sette mesi e che si era alzata nella notte per proteggere i suoi bambini nella loro casa, colpì il feto di lei nel grembo, mandando in frantumi la sua testa. La madre ferita giace all’ospedale Rafidia di Nablus, collegata a numerosi tubi. Al suo bambino voleva dare il nome di Daoud. L’uccisione di un feto può essere considerata un assassinio? E quale era l’età del defunto? Certamente è stato il più giovane tra i molti bambini uccisi da Israele nell’anno passato Felice anno nuovo [ Rosh Hashanah ]
Articolo qui 

6 )G.LEVY:Mahmoud israeliano di 11 anni ucciso mentre raccoglieva la frutta su un albero
SINTESI
La madre palestinese si chiama Najah , cinque dei suoi figli (nati da un matrimonio precedente) sono rinchiusi nella prigione israeliana;il padre è un anziano pensionato israeliano; due nipoti attualmente prestano servizio nell'esercito israeliano : Mahmoud era salito sull'albero per raccogliere alcuni frutti per il pranzo .Sadiq Awdi, militante dell' Jihad e un suo amico (entrambi ricercati) , si sono recati a Rahat,in Israele, per visitare la madre e fratelli .Secondo i testimoni, i militari sono entrati improvvisamente nella casa ed hanno cominciato a sparare indiscriminatamente,senza alcun avvertimento o pretesto, seriamente ferendo il fratellastro ed uccidendo l'amico. Secondo le testimonianze ,riportate da B'Tselem, Mahmoud è caduto dall'albero sanguinando abbondantemente. È stato colpito da tre pallottole, uno lo ha centrato in testa . Najah è corsa velocemente verso suo figlio morente, ma uno degli ufficiali le ha impedito di andare da lui ferendola leggermente. Mahmoud stava ancora respirando Lei ha gridato ai soldati che era un bambino israeliano, ma uno ha risposto : "lascialo - o sparerò ancora," . Un altro soldato ha aggiunto in arabo: "il ragazzo è moribondo , possa Allah avere misericordia."Alla famiglia è stato chiesto di firmare una dichiarazione in base alla quale si impegnava a non intraprendere nessuna azione legale ,ma hanno rifiutato naturalmente .Il nipote ha prestato servizio nell'IDFe commenta: "Non credo che siano stati i soldati ebrei a sparare, i soldati ebrei non sparano i bambini. Forse sono stati i Drusi "
Najah ora è seduta nella città beduina di Rahat, urla il nome di Mahmoud ,mostra lo zainetto che aveva comprato per il nuovo anno scolastico , i pattini Nike, i jeans ed i t-shirt alla moda. Mahmoud era un allievo eccellente . Era un cittadino israeliano, frequentava la scuola israeliana e parlava correttamente l'ebraico Era già proprietario di una casa che il padre stava costruendo per lui ; proprio in questa abitazione è stata allestita la camera ardente. Dopo la morte del figlio l'anziano padre non mangia più e non parla più . Sulle pareti della nuova casa (che non sarà mai abitata dal giovane proprietario ,)sono appesi i ritratti di Mahmoud e di Sadiq.

Rafi Walden (haaretz) : Il caso di Mohammed al-Dura. Israele  strusciare sale sulla ferita

                                   
Su Radio Israele c’era un servizio prodigo di elogi: il Primo Ministro Benjamin Netanyahu aveva telefonato personalmente al Dr. Yehuda David per congratularsi con lui per l’assoluzione della Corte Suprema di Francia dopo essere stato querelato per diffamazione da Jamal al-Dura. Netanyahu elogiò il Dr. David, che si pavoneggiava di aver “dimostrato al mondo la rettitudine di Israele”. Promise che nella prossima seduta, il gabinetto avrebbe discusso sulla concessione di un indennizzo per coprire le sue spese processuali.
                                 
Nel settembre 2000, il mondo rimase scioccato dalle riprese della televisione francese di un ragazzino di Gaza, Mohammed al-Dura, che veniva colpito a morte tra le braccia del padre, Jamal, ferito. Il figlio e il padre erano rimasti intrappolati nel fuoco incrociato tra le forze israeliane e i combattenti palestinesi al bivio di Netzarim, a Gaza. Negli anni successivi, erano infuriate le polemiche sull’autenticità del filmato; i detrattori sostenevano che l’incidente era una messa in scena e che il ragazzo era vivo e vegeto, e che il padre non era mai stato ferito. 

Il Dr. David dichiarò che il padre era stato ferito da un coltello e un’ascia in una zuffa del 1992, e che aveva operato il palestinese allo Sheba Medical Center di Tel Hashomer. Le ferite in questione sono profondi tagli nei tendini e nella mano destra di Jamal al-Dura; l’intervento ha comportato il trapianto di un altro dei tendini dell’uomo. Non posso pretendere di esprimere un parere sul fatto che ci sia stato o meno uno scontro a fuoco nel 2000, e se questi sia accaduto realmente, mi auguro di cuore che nessun soldato delle Forze di Difesa Israeliane ne sia stato implicato. 
La mia unica intenzione è quella di occuparmi della testimonianza fornita dal Dr. David, che è stato elogiato dal primo ministro per aver agito con integrità e ostinazione per difendere la reputazione dello stato di Israele. I fatti sono del tutto diversi.. Dopo l’incidente nel 2000, Jamal al-Dura era stato curato a Gaza, e poi trasportato il giorno successivo al King Hussein Hospital di Amman. Mi è stato trasmesso l’intero file sanitario; è lungo 50 pagine e contiene le immagini delle ferite e le radiografie. 
Il Dr. David ha sostenuto che era fuori discussione che le ferite erano identiche a quelle trattate otto anni prima. Il fatto è che la documentazione medica stilata ad Amman mostra ferite completamente diverse: C’è una ferita da arma da fuoco al polso destro, un osso dell’avambraccio in frantumi, ferite multiple da schegge in una palma, ferite da armi da fuoco nella coscia destra, una frattura al bacino, nei glutei l’uscita di una ferita, una lacerazione nel nervo principale della coscia destra, rotture nelle arterie e nelle vene del basso ventre e due ferite da arma da fuoco nella parte inferiore della gamba sinistra. 
Inoltre, in questo file la diagnosi fornisce la documentazione dettagliata delle ferite del 1992, tra cui un nervo paralizzato nella mano destra, che era stato infatti trattato dal Dr. David. Le fotografie, le radiografie, le relazioni degli interventi chirurgici, i referti delle consultazioni di esperti e il resto dei dati raccolti in questo fascicolo sanitario confermano la diagnosi. Mi rammarico di dover affermare che le dichiarazioni fatte dal mio collega, formulate come se “non ci fosse ombra di dubbio”, non sono fondate. 
Il Dr. David, naturalmente, non ha esaminato l’uomo e non ha preso in considerazione i dati forniti dall’ospedale di Amman. La cosa risulta strana alla luce del fatto che il file sanitario in questo caso era stato messo a disposizione delle parti anni fa. 
Vorrei chiarire il senso della sentenza della Corte francese. Il verdetto non conclude che le affermazioni del Dr. David fossero vere, essa ha constatato, invece, che le conclusioni erano state scritte in buona fede, sulla base delle informazioni che aveva in suo possesso e che erano protette dai principi della libertà di espressione. Nel frattempo, al giornalista che ha pubblicato il rapporto che denuncia Jamal al-Dura è stato imposto di pagargli 6.000 euro a titolo di risarcimento. Ritengo che il buon nome di Israele meriti una difesa più sostanziale di una dichiarazione infondata. Indubbiamente, una dichiarazione di tal sorta fatta qui non assicura la lode del primo ministro di Israele. 
Chi scrive è vice direttore del Sheba Medical Center, membro del consiglio di amministrazione dei Phisicians for Human Rights e tenente colonnello della riserva dell’IDF.
 (tradotto da mariano mingarelli)

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