GERUSALEMME UN PO’ COSI’, ECCO – di Fulvio Scaglione




 


I sostenitori italiani della politica di Israele (intendo dire: di qualunque politica, gialla, rossa o verde, purché sia Israele a deciderla) citano spesso, a proposito della polemica su Gerusalemme capitale, il pronunciamento del Congresso Usa che nel 1995, con il Jerusalem Embassy Act, stabiliva che “Gerusalemme sia riconosciuta come capitale dello Stato di Israele”, con relativo spostamento dell’ambasciata.

Lo fa anche Paolo Mieli sul Corriere della Sera di oggi.

Peccato che Mieli, come altri prima di lui, dimentichi di citare altri due pronunciamenti.

Quello dei presidenti George W. Bush (repubblicano) e Barack Obama (democratico), che non hanno implementato l’Act perché “costituisce un’inammissibile interferenza con l’autorità costituzionale del Presidente di formulare la posizione degli Stati Uniti, parlare per la Nazione negli affari internazionali, e determinare i termini in base ai quali è concesso il riconoscimento agli Stati esteri” (2003).

E quello della Corte Suprema degli Usa che nel 2015 ha stabilito che chi è nato a Gerusalemme non può aver scritto sul passaporto americano che è nato in Israele. Nella stessa sentenza, la Corte ha stabilito che il riconoscimento degli altri Stati sovrani è di competenza esclusiva del Presidente.

Quindi l’Act del Congresso del 1995 non vale un fico.

E citarlo come un precedente significativo è un’operazione, insomma, un po’ così, ecco.


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