Quando vi dicono che non esiste alcuna cultura palestinese, parlate
del ricamo a mano palestinese: parlate delle donne che lo eseguono con
tanta dedizione e maestria, regalando alle loro figlie quegli abiti da
sogno.
Vestiti personali di Yara
Quando vi dicono che non esiste alcuna cultura palestinese, parlate
del legame fra un contadino palestinese e il suo ulivo o aranceto:
parlate del suo amore nel coltivarlo, nel dargli da bere, nel potarlo,
nell’abbracciarlo e nel parlargli, nell’alzarsi al fajr per ringraziare
Dio dei frutti che gli concede. Quando vi dicono che non esiste alcuna cultura palestinese, parlate del
dabke, la danza popolare palestinese che, in un turbinio di musica con
tamburi, fisarmoniche, mani, accompagna i momenti più gioiosi di tutti i
Palestinesi. Quando vi dicono che non esiste alcuna cultura palestinese, parlate dei
piatti tipici, maqlubeh, knafeh al-nabulsi, della colazione con zeit
(olio), zatar (timo), zeitun (olive), jibna (formaggio) e khubz (pane)
fatto in casa, hummus, pomodori e cetrioli, dawali, kufta (mi fermo qui,
lo stomaco brontola!). Quando vi dicono che non esiste alcuna cultura palestinese, parlate di
Mahmoud Darwish, il poeta della Palestina, e del suo “cavallo lasciato
alla solitudine” o della sua “carta d’identità”. Quando vi dicono che non esiste alcuna cultura palestinese, parlate di
Fadwà Tuqan, sorella di Ibrahim, la poetessa della resistenza
palestinese, e del suo “mi basta divenir nel suo grembo” o di Nablus, la
sua “triste città”. Quando vi dicono che non esiste alcuna cultura palestinese, parlate di
Ghassan Kanafani, lo scrittore della Palestina, del suo “ritorno ad
Haifa” e di come è stato fatto saltare in aria perché troppo scomodo.
Quando vi dicono che la Palestina non esiste, che il popolo
palestinese non esiste, parlate di questo. Forse, si renderanno conto
che Fadwà Tuqan aveva ragione: la Palestina è eternamente viva.
L'autore dell'articolo che segue, Jason Kunin di Toronto, è membro di un gruppo chiamato Alliance of the concerned Jews of Canada (Alleanza degli ebrei preoccupati del Canada). (1)Questa lettera è stata firmata da altri membri.Una rivolta dal basso è in corso nelle comunità ebraiche nel mondo; una rivolta che ha gettato nel panico le organizzazioni oligarchiche che da sempre si atteggiano a portavoce della comunità. L'ultimo segno di panico è la pubblicazione, dal parte dell'American Jewish Congress, di un saggio di Alvin H. Rosenfeld, intitolato «Il pensiero ebraico progressista e il nuovo antisemitismo» che accusa gli ebrei progressisti di suscitare, con le loro critiche ad Israele, una nuova ondata antisemita. E' l'ultimo tentativo di identificare l'antisionismo all'antisemitismo, allo scopo di marginalizzare o far tacere le critiche ad Israele.Questa tattica è largamente usata in Canada.Bernie Farber, all'atto di essere nominato di...
Sintesi personale Uno screenshot del video controverso. Israele ha denunciato l'agenzia di stampa Ma'an per aver pubblicato un articolo su una canzone che promuove la violenza contro gli israeliani, affermando erroneamente che la canzone stessa è stata scritta e prodotta da Ma'an . Martedì il sito arabo di Ma'an ha postato un articolo intitolato "Una canzone per la moschea di Al-Aqsa", riferendo che un clip video in lingua ebraica ,intitolato "Difendere Al-Aqsa", è stato condiviso sui social media e chiarendo che né il cantante né il songwriter sono stati identificati. La canzone minaccia l'uso della violenza contro gli israeliani ebrei con queste parole "soldato, colonizzatore e polizia / io ti attacco, ti pugnalo e ti distruggo ",e invita "a pulire la Palestina dagli ebrei". Il direttore generale di Ma'an Raed Othman ha confermato che Ma'an non ha prodotto il vid...
L’assassinio di Rabin fu un trauma collettivo enorme per Israele e per la Diaspora. Disvelò un humus profondo di fanatismo, di predicazione della violenza, di rifiuto degli accordi di Oslo e di un futuro di coesistenza pacifica fra israeliani e palestinesi, che allignava in Israele. Un movimento – quello dell’estremismo nazional-religioso – molto pericoloso per la natura democratica del paese e radicato in una concezione deformante dell’ebraismo , per la quale l’integrità della terra di Israele, i luoghi sacri, le pietre diventano oggetto di culto fino all’idolatria. Questo scoprirono Israele e gli ebrei della Diaspora in quei giorni del novembre 1995: che l’integralismo non è un nemico esterno, limitato all’Islam o all’induismo o agli evangelici americani, ma che – non solo da quei giorni, ma dagli anni ’70 – abitava dentro le proprie case, sotto i propri tetti; che anche nella terra di Israele si uccide nel nome di Dio, arrogandosi con folle insolenza una missione trascende...
L’Unione Europea ha investito, gli agricoltori di Beit Oula hanno costruito. Risultato: terrazze magnifiche, frutteti e floridi campi di grano e di fave. Finché arriva l’Amministrazione civile e distrugge tutto. Due anni di lavoro ridotti a niente in meno di due ore. Questo agricoltore, Sami Al-Adam, vorrebbe rivolgersi agli agricoltori israeliani; forse capiranno, loro: “ Conoscono l’agricoltura e le danno valore. L’intero popolo israeliano valorizza l’agricoltura. Israele è al primo o secondo posto al mondo per l’agricoltura. Un albero che fate crescere è come un figlio, è parte di voi. Loro sanno quanto è doloroso vedere un albero sradicato”. Sami Al-Adam vorrebbe rivolgersi anche alle madri dei soldati israeliani e alle mogli dei loro ufficiali: “ Vorrei che sapeste che quando i vostri figli e mariti vengono in Cisgiordania, non vengono per proteggere la sicurezza dello Stato di Israele. Vorrei dire alla madre del soldato che lui esegue qui gli ordini della parte estremista del vos...
Commenti
Posta un commento