sabato 25 febbraio 2017

Tarfidia, una storia palestinese tra cultura natura e speculazione

 

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Tra cultura, natura e speculazione – di Alessandra Mecozzi Ramallah – Scendendo per la strada principale (Main street) fino a Ramallah “tahta” (bassa) o Città vecchia, si incontra sulla…
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Alessandra Mecozzi

Ramallah – Scendendo per la strada principale (Main street) fino a Ramallah “tahta” (bassa) o Città vecchia, si incontra sulla destra, verso la fine, una bella casa antica Dar Zahran Heritage Building, un edifico da 250 anni di proprietà della famiglia di Ramallah Zahran Jaghab. In tempi passati serviva come casa di famiglia, camera degli ospiti (Al-Madafa) e residenza del Mukhtar di Ramallah. E anche come luogo di incontro tra i giovani e gli anziani delle tribù, e una sorta di ritrovo di artisti, poeti e rivoluzionari.
Dopo cinque anni di restauri è diventata un centro culturale, artistico, turistico, dove si possono trovare oggetti di artigianato, antiche fotografie (1850-1979), prodotti alimentari palestinesi, ceramiche, libri e dove si tengono spesso eventi culturali. E’ qui che incontriamo il giovane Zahran, che ci mostra la bella struttura in pietra della casa e gli oggetti raccolti con cura. Ci parla con passione del suo progetto per la terra di proprietà della famiglia, a poca distanza da Ramallah: Tarfidia. Un progetto a rischio. Per saperne di più nasce questa intervista:
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D. Che cos’è precisamente Tarfidia?
R. Tarfidia, il cui nome latino è Terra Fidea, è considerata un’area storica ed uno degli scenari del patrimonio culturale palestinese di grande importanza per la città di Ramallah.
Il nome, che viene dal latino, significa terra fedele e sincera. Venne dato dai Romani a questa stretta valle che scorre tra due montagne, caratterizzata dalla presenza di molti degli antichi alberi d’olivo romani che risalgono a qualche migliaio di anni fa. Ci sono alberi di fichi, pesche, mandorle, albicocche; e poi viti e pini, querce ed eucalyptus, ed erbe selvatiche come timo e salvia. La vallata si presenta agli occhi di chi la guarda con forme rocciose e vita naturale, ci sono “palazzi” che servono ai contadini, chiamati “Almnatir” che portano con sé molti ricordi storici dell’epoca in cui ci vivevano i palestinesi. A Tarfidia si possono trovare rovine che indicano, secondo studi, la presenza di un villaggio romano. E c’è anche una sorgente da cui un tempo zampillava acqua fresca e pura.
Tarfidia si caratterizza per i suoi legami con la storia palestinese e con il diritto dei palestinesi a difendere la propria terra, dal momento che fa parte del suo patrimonio storico e culturale. Ma oggi subisce diverse pressioni con diversi mezzi, ed è minacciata di scomparsa.
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D. Qual’è il tuo progetto per Terra Fidea?
R. E’ una terra che appartiene alla mia famiglia dal 16° secolo. Ed è una terra molto importante per noi palestinesi, in particolar modo per i cristiani. La proteggiamo e ce ne prendiamo cura fin dal periodo ottomano, e poi con i Giordani, sotto il mandato britannico, sotto l’occupazione israeliana…ancora adesso questa cura si tramanda da una generazione all’altra. Qui, la mia famiglia, come qualsiasi altra palestinese, aveva l’ abitudine di trascorrere molti mesi dell’anno, e si potrebbero raccontare molte cose sull’importanza di mantenere la terra viva: per la sua vita abbiamo passato molto tempo della nostra vita a lottare.
Io stesso da molti anni lavoro per tenere in vita questa terra e farne un punto di attrazione turistica, dove le persone possano conoscere le storie degli antichi olivi romani, fare con noi la raccolta delle olive, conoscere il patrimonio culturale legato all’agricoltura.
Vorrei crearci anche una fattoria biologica e un museo dedicato al patrimonio culturale dell’agricoltura. Si tratta di un progetto di ecoturismo sostenibile, utile anche come strumento per le scuole, di educazione alla storia Antica.
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D. Ma perché il progetto è a rischio?
R. Dal 2005 mi trovo purtroppo di fronte a un problema grave: il Comune di Ramallah sembra molto impegnato a lavorare contro l’ambiente, la terra, gli alberi di ulivo romani, la natura, il diritto, insomma contro la nostra storia, di noi come contadini che vivono per tener viva la terra, e anche contro la nostra speranza e i nostri progetti. Nel 2005 hanno cominciato a rovinare la valle, uccidendo e tagliando centinaia di olivi e altri alberi.
Nel 2012 il tribunale ha deciso che il Comune di Ramallah avrebbe dovuto riportare la terra al suo stato originario, considerando quanto successo un vero crimine. Adesso siamo nel 2017 e il comune di Ramallah non ha ancora risposto al tribunale, e non ha rispettato né legge né giustizia.
Hanno anche fatto piani per costruire strade larghe 32 e 23 metri senza una effettiva motivazione, ma questo ucciderà la natura e gli alberi in quell’ area. L’idea di costruire larghe strade è che alcuni investitori pensano che la terra aumenterà di prezzo. Dopo questo insieme di strade infatti 1000 metri quadrati di terra avranno un valore di oltre un milione di dollari, che in pochi anni potrà arrivare ad alcuni milioni.
Il pericolo più grande è che la natura scompaia da quell’area, come avviene in tutta Ramallah, solo palazzi, non più alberi, e la terra in qualche zona varrà 6 milioni di dollari.
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Per realizzare questo piano, hanno anche preso una buona parte della mia terra per cederla ad investitori, così la mia terra si è ridotta, mentre quella degli investitori è aumentata. Ed hanno anche spostato, sulla mappa, la mia terra in altro sito, suddividendola in 5 parti, una lontana dall’altra.
Inoltre le due vecchie case che sono lì, sono state date una all’investitore e l’altra se la sono tenuta incuranti della legge e del fatto che io sono proprietario della terra e delle case, incuranti degli alberi e del mio piano per la conservazione del patrimonio culturale.
Mi sono rivolto a tanti in Palestina: organizzazioni di giuristi, ambientalisti, diritti umani, culturali, ministri, primo ministro, ma in realtà la cosa sembra non interessare nessuno.E mi viene una gran tristezza: ma per la nostra terra non dovremmo lottare solo contro l’occupazione israeliana?

Il Comune mi ha mandato una fattura secondo la quale dovrei anche pagare 56.000 dollari per il piano che intendono realizzare.
Mi sono rivolto ad un avvocato che mi è costato 30.000 dollari e siamo arrivati alla Corte suprema: fino a questo momento non sono sicuro che in Palestina ci sia giustizia, ma lo spero!
Nota: le foto sono tratte da https://www.facebook.com/media/set/?set=a.757658644397414.1073741956.100004598556133&type=1&l=55d2274219 dove potrete vederne anche altre. Grazie Zahran!
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