venerdì 12 agosto 2016

Striscia di Gaza: il blocco sta causando la fine delle risorse di acqua dolce


 
 
 
 
 
 
 
Striscia di Gaza: il blocco sta causando la fine delle risorse di acqua dolce Di vari collaboratori 10 agosto 2016 Come ogni anno, durante l’estate, si acc
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10 agosto 2016
Come ogni anno, durante l’estate, si accentua la scarsità di acqua nella Striscia di Gaza. Allo stesso tempo, la scarsità di energia causata dal blocco impedisce che i motori e le pompe idrauliche la spingano su dai pozzi e dalle cisterne per farla arrivare  alle case e ai campi coltivati.
Il Beach Camp è una delle aree più densamente popolate di Gaza e di conseguenza uno delle più colpite dalla scarsità d’acqua. Inoltre, a causa della sua posizione, direttamente sul lungomare, le sue falde acquifere sono alcune delle più colpite dalla infiltrazione di acqua di mare e di acque di scarico.
L’ISM ha raccolto parecchie testimonianze di persone toccate da questo problema per poterne discutere con l’Ingegner Monther Shoblak, Direttore Generale dell’Autorità Nazionale Palestinese per i servizi idrici dei comuni costieri (CMWU – Coastal Municipalities Water Utility).
La prima testimonianza è quella di Azzam Miflah El Sheikh Khalil che dice: “L’acqua arriva soltanto una volta ogni tre giorni, e soltanto per poche ore, il che non basta per riempire i serbatoi. La gente non può immaginare come stiamo soffrendo a causa della mancanza d’acqua. Inoltre non c’è differenza tra l’acqua dei nostri pozzi e l’acqua di mare…Il problema principale è che quando c’è l’elettricità non c’è acqua corrente e quando c’è l’acqua corrente non c’è l’elettricità. L’unica soluzione che abbiamo è comprare un generatore che per produrre l’elettricità quando c’è l’acqua, ma chi può comprarlo se non c’è lavoro?”
Nel successivo isolato abita il Mokhtar Kamal Abu Riela che ha messo in rilievo lo stesso problema: “Quando c’è l’acqua non c’è elettricità, e viceversa. “quando c’è l’acqua non c’è l’elettricità, e viceversa. Forse una volta ogni quattro o cinque giorni abbiamo acqua ed elettricità contemporaneamente per poche ore. Ogni giorno compriamo la benzina per fare funzionare il generatore nelle ore in cui non c’è acqua corrente, ma la situazione economica della gente è molto precaria e non tutti possono spendere 20 NIS (Nuovo Sheqel Israeliano) al giorno per la benzina solo per avere l’acqua nei serbatoi. Spendiamo più per la benzina che per l’elettricità o l’acqua.
Abbiamo domandato al Mokhtar se si ricorda quando è cominciato il problema: ”Circa dieci anni fa, con il blocco.”
Infine, Im Majed Miqdad ha spiegato le difficoltà che lei e la sua grande famiglia affrontano nella loro vita quotidiana”, a causa della scarsità dell’acqua: “Ci sono persone che costruiscono serbatoi interrati (come quelli che si possono riempire senza pompe) o che comprano un generatore che funziona a benzina. Non tutti, però, possono permettersi queste cose. Sono una di quelle persone che non possono pagare 20-30 NIS al giorno di benzina per far funzionare il generatore. Oggi, per esempio, a casa mia e in quelle dei miei quattro figli e delle loro famiglie, non c’è una goccia d’acqua; i quattro serbatoi sono vuoti. Aspettiamo fino a quando l’acqua corrente e l’elettricità arriveranno contemporaneamente, così potremo riempirli. La situazione è molto difficile: non abbiamo acqua, non abbiamo elettricità, non abbiamo lavoro. Se l’acqua e l’elettricità arrivassero insieme almeno tre ore al giorno, basterebbe a riempire i serbatoi a sufficienza per la giornata. La gente deve capire che quando non c’è acqua non si può usare il bagno, non si può fare la doccia, non si possono lavare i piatti e pulire la casa, lavare i vestiti…E qui le famiglie sono formate da cinque, sei, dieci persone…non siamo soltanto in due o tre in ogni casa.”
Date le frequenti lamentele della popolazione, la prima cosa che l’ingegner Monther Shoblak vuole spiegare, è che le carenze nella fornitura d’acqua sono dovute alle interruzioni di corrente, e perciò non possono controllarle. “E’ impossibile per noi poter abbinare l’acqua corrente con l’elettricità, e anche trasportare l’acqua da una zona all’altra. Ci vogliono motori e pompe che  non possono funzionare senza elettricità. Non possiamo controllare la cosa, perché non sappiamo quale pompa si fermerà e quando“.
Ci spiega, tuttavia, che il problema dell’acqua nella Striscia di Gaza è più grave.
In effetti c’è un eccessivo sfruttamento della falda acquifera nella Striscia di Gaza. Questo accade  perché la falda acquifera costiera, che va dal Sinai a Giaffa e che è l’unica fonte di acqua disponibile oggi nella Striscia di Gaza, è stata alimentata storicamente dall’acqua piovana e con l’acqua dalle montagne di Al Khalil (Hebron) e del Naqab . Tuttavia, per decenni i nostri vicini [i Sionisti] hanno costruito dighe che impediscono all’acqua di seguire  il suo corso naturale verso Gaza, lasciando l’acqua piovana come unica fonte della falda acquifera costiera. Queste dighe sono illegali, in quanto implicano una violazione degli accordi convenzionali sulle fonti idriche transfrontaliere”.
A causa di queste e politiche illegali praticate dall’entità sionista, “la capacità di produzione della falda acquifera di Gaza è arrivata a 55 milioni di metri cubi all’anno, mentre la richiesta di acqua per la Striscia è di 200 milioni di metri cubi all’anno.”
Questo sfruttamento esagerato sta facendo diminuire, fino a un punto allarmante,
il livello della falda acquifera, in modo che l’acqua di mare penetra e riempie quel vuoto, mescolandosi con l’acqua dolce e contaminando la falda acquifera. Oltre a questa contaminazione da cloruro, causata dall’acqua di mare che penetra nella falda acquifera, l’acqua è contaminata dai nitrati usciti dai liquami e dai fertilizzanti: “Questi sono più pericolosi dei cloruri, dato che non possono essere rilevati dall’odore o dal sapore.”
I successivi attacchi alla  Striscia di Gaza hanno gravemente colpito i sistemi fognari e hanno distrutto centinaia di fosse biologiche, facendo sì che in molti casi le acque di scarico finissero nella falda acquifera.
Inoltre, a causa della mancanza di risorse delle autorità locali, soltanto il 72% di Gaza è fornito di sistemi fognari. Il resto dipende dalle fosse biologiche costruite senza supervisione: L’occupazione non ha mai fornito i servizi necessari,  come ordinato dalla legge internazionale. Non hanno costruito sufficienti impianti per il trattamento delle acque di scarico, allo scopo di proteggere l’ambiente. Se guardiamo i dati oggettivi, sembra che la loro intenzione fosse proprio quella opposta. Questi impianti non dovrebbero essere costruiti in zone sabbiose, per evitare perdite, e dovrebbero avere un’uscita verso il mare per impedire uno straripamento in casi di emergenza. Hanno tuttavia, costruito quello principale, a Beit Lahia, la zona più sabbiosa di Gaza e che non ha sbocco al mare. E così, quando c’è uno straripamento, cosa che è piuttosto comune, le acque di scarico finiscono inevitabilmente nella falda acquifera e contaminano i terreni coltivati della zona.”
Allo stesso tempo, si sono verificati vari casi di meningite virale lungo tutta la Striscia di Gaza, alcuni dei quali mortali, che sembra siano stati causati dalla contaminazione delle acque di scarico. Questa situazione ha costretto le autorità locali a chiudere molte piscine e a consigliare la gente di non fare il bagno  nuotare in mare nelle prossime settimane.
Nella foto: Azzam Miflah El Sheikh Khalil
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/gaza-strip-blockade-causing-an-end-to-fresh-water-resources/
Originale: IMEMC News
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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