giovedì 7 aprile 2016

Michael Schaeffer Omer-Man : La finzione dell' autonomia a Ramallah sta rendendo l' occupazione più forte

 
 
 
 
A nearly averted shootout outside Abbas’s house in Ramallah has led to…





 Sintesi personale


Un agente di polizia dell'Autorità Palestinese parla  a  un ufficiale di polizia di frontiera israeliana al checkpoint Qalandiya che separa Gerusalemme e Ramallah, il 10 luglio 2015. (Oren Ziv / Activestills.org)


Le forze di sicurezza israeliane e palestinesi sono arrivate pericolosamente vicino ad un  confronto armato diretto alla fine di dicembre del  2015. Una unità dell'esercito israeliano stava facendo una  incursione notturna di routine a Ramallah  nel territorio palestinese controllato, quando si è trovata faccia a faccia con i membri armati della  Guardia presidenziale palestinese  che si sono 
rifiutate di lasciarla entrare nello spazio  circostante la casa di Abbas e ,dopo 15 minuti di forte tensione, gli Israeliani se ne sono andati. Il messaggio era chiaro 
"Hanno ordinato alle  guardie di Abu Mazen  di scomparire ", ha detto il segretario generale dell'Olp Saeb Erekat, al Defense News . "Erano praticamente nel suo giardino, si sono avvicinati alla sua casa per dirgli 'Siamo qui.' Come se ci fosse bisogno di ricordarlo  Personalmente io non so perché Abu Mazen stia accettando tutto questo. Onestamente non lo so. "
Il presidente palestinese Abbas ha confermato che l'incidente è avvenuto in un'intervista a Canale 2 della televisione israeliana la scorsa settimana.
Sicuramente questo ha richiamato alla mente  quando Israele ha inviato carri armati per porre  Yasser Arafat sotto assedio nel suo complesso presidenziale, Muqata'a, al culmine della seconda Intifada, segnando la fine di tutto ciò che i sogni di autonomia palestinese promessi da Oslo 
I membri della Guardia presidenziale palestinese in un corteo a Betlemme, il 22 marzo 2013. (Oren Ziv / Activestills.org)



I membri della Guardia presidenziale palestinese in un corteo a Betlemme, il 22 marzo 2013. (Oren Ziv / Activestills.org)
Ventuno anni fa  Israele e l'Organizzazione per la Liberazione Palestinese hanno firmato l'accordo di Oslo II  che ha diviso la Cisgiordania in tre aree: A, B e C. Israele ha mantenuto il pieno controllo amministrativo e militare nell' Area C, oltre il 60 per cento della West Bank, dove  ora si trova la maggior parte degli insediamenti israeliani. Nell'area  B Israele avrebbe mantenuto il controllo della sicurezza, ma l'Autorità Palestinese avrebbe gestito le questioni amministrative. Nell' Area A   la nascente PA  avrebbe gestito  tutte le funzioni di governo locale, compresa la sicurezza.
Una volta che l'autonomia è stata violata durante la seconda Intifada non è più tornata. A partire dai primi anni del 2000 le truppe israeliane hanno fatto incursioni armate nelle città palestinesi ogni volta che lo hanno voluto . La "cooperazione per la sicurezza" previsto nell' Oslo II, per cui i palestinesi avrebbero agito con l'intelligence israeliana, ha in gran parte posto fuori le agenzie di intelligence e di sicurezza palestinesi  dalla cooperazione -Le truppe israeliane avvertono in anticipo che stanno arrivando  per essere sicuri che i Palestinesi non interferiscano .
"Area A non esiste più", ha detto un alto ufficiale della sicurezza palestinese Defense News "Gli israeliani possono invaderla  in qualsiasi momento,  nonostante   sia  riconosciuto a livello internazionale che questa zona dovrebbe essere sotto il pieno controllo della PA. "
soldati dell'IDF a piedi attraverso Hebron. (Foto: Activestills)



i soldati dell'IDF marciano attraverso le aree controllate dai palestinesi di Hebron. (Foto: Activestills)
Per essere chiari le forze di sicurezza palestinesi non cooperano pienamente con le richieste dei loro omologhi israeliani, ma gli israeliani molto tempo fa hanno violato  l'autonomia della zona A . Senza la cooperazione in corso l'occupazione sarebbe molto meno sostenibile per Israele; sarebbe costretto a rioccupare le città palestinesi e  a riassumere la responsabilità della gestione diretta di milioni di palestinesi. Israele è anche preoccupato per quello che potrebbe accadere se le  40.000  forze di sicurezza  addestrate dagli Usa e dall'Ue  si rivoltassero contro di loro
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha inviato le scuse ufficiali al presidente palestinese per l'incursione dell'esercito  fuori dalla   sua casa.
Abbas afferma che ,dopo tale evento, ha ccercato di organizzare un incontro con il premier israeliano  per discutere del  coordinamento della sicurezza. Netanyahu ha respinto le sue aperture. La storia non finisce qui
Nei primi mesi del 2016 i rappresentanti di entrambe le parti hanno iniziato una serie di incontri per discutere il ripristino del controllo di sicurezza PA delle città palestinesi in Area A, secondo un rapporto  di  Haaretz . I palestinesi chiedevano un ritorno alla situazione precisata negli accordi di Oslo. Israele  ha accettato la maggior parte delle richieste palestinesi in linea di principio, ma ha insistito   nel rivendicare la sua sovranità su tutta la Palestina in cambio della concessione di una limitata  autonomia ad alcune città palestinesi.
In una prima fase di colloqui   Benjamin Netanyahu  ha proprosto di limitare le operazioni dell'IDF nella zona A, in cambio i palestinesi avrebbero dovuto riconoscere il diritto di Israele di violare  l'  autonomia della zona A. In round successivi, secondo un rapporto  di  Haaretz pubblicato Mercoledì , Israele ha accettato di smettere di violare l'autonomia palestinese a Ramallah e  a Gerico, ma non in altre città . I palestinesi, naturalmente,hanno  respinto entrambe le condizioni.
***
Le due parti raggiungeranno un accordo, prima o poi_Israele probabilmente  cederà   in quanto sa benissimo che, come nel passato,  può  ignorare e violare i vecchi accordi, calpestando qualsiasi accordo senza conseguenze.
Un nuovo accordo sul coordinamento della sicurezza, però, ripristina solo la situazione come è stato definito dagli accordi di Oslo 20 anni fa. Solo che questa volta non sarà parte di un quadro di riferimento temporaneo destinato a far avanzare il processo di pace. Ciò significa che  non è destinato  a migliorare la situazione, ma piuttosto  a stabilizzarla rafforzando l'occupazione .
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The fiction of autonomy in Ramallah is making the occupation stronger


A nearly averted shootout outside Abbas’s house in Ramallah has led to renewed talks about restoring Palestinian autonomy in parts of the West Bank. But outside the framework of a peace process, such steps only help the occupation endure.
A Palestinian Authority police officer speaks to an Israeli Border Police officer at the Qalandiya checkpoint separating Jerusalem and Ramallah, July 10, 2015. (Oren Ziv/Activestills.org)
A Palestinian Authority police officer speaks to an Israeli Border Police officer at the Qalandiya checkpoint separating Jerusalem and Ramallah, July 10, 2015. (Oren Ziv/Activestills.org)
Israeli and Palestinian security forces came dangerously close to a direct, armed confrontation in late December 2015. An Israeli army unit was on a routine nighttime incursion into Ramallah, deep into Palestinian-controlled territory, when it found itself face to face with armed members of the American-trained Palestinian Presidential Guard.
Either the Israeli military’s mapping software didn’t include the security cordon around Mahmoud Abbas’s official residence, or the officer responsible for planning the mission that night thought the Presidential Guard would simply stand aside and let them drive right up to the Palestinian president’s home, or right by it — it doesn’t really matter.
The Presidential Guard troops did not stand down. They refused to let the Israeli army arrest squad enter the sterile space surrounding Abbas’s house, and after 15 very tense minutes, the Israeli troops turned eventually around. What could have been a serious crisis was closely averted, but the message, intentional or not, was clear.
“They ordered Abu Mazen’s guards to disappear,” PLO Secretary General Saeb Erekat said at the time to Defense News, which broke the story. “They were practically in his garden, approaching his house just to tell him ‘We’re here.’ As if he needs to be reminded. Personally, I don’t know why Abu Mazen is taking all of this. I honestly don’t know.”
Palestinian President Abbas confirmed that the incident happened in an interview with Israel’s Channel 2 television last week.
The idea of Israeli troops closing in on the home of the PLO chairman and Palestinian president surely evoked memories of when Israel sent tanks to put Yasser Arafat under siege at his presidential compound, the Muqata’a, at the height of the Second Intifada. That incursion, which came amid the most violent period in years, signaled an end to whatever dreams of Palestinian autonomy the Oslo Accords had promised.
Members of the Palestinian Presidential Guard in a motorcade in Bethlehem, March 22, 2013. (Oren Ziv/Activestills.org)
Members of the Palestinian Presidential Guard in a motorcade in Bethlehem, March 22, 2013. (Oren Ziv/Activestills.org)
Twenty-one years ago, Israel and the Palestinian Liberation Organization signed the Oslo II agreement, which divided the West Bank into three areas: A, B and C. Israel was to retain full administrative and security control in Area C, over 60 percent of the West Bank where most Israeli settlements are located. In Area B Israel would maintain security control but the Palestinian Authority would handle administrative matters. Non-contiguous Palestinian cities comprised Area A, where the nascent PA would essentially handle all functions of local government, including security.
Once that autonomy was violated during the Second Intifada it never returned. Since the early 2000s Israeli troops have dispatched armed incursions into Palestinian cities whenever they please. The “security cooperation” envisioned in Oslo II, whereby Palestinians would act on Israeli intelligence, has largely cut the Palestinian intelligence and security agencies out of the picture. Security cooperation became a euphemism for Israeli troops calling ahead to let Palestinian police know they are coming in — to ensure the Palestinians stay out of their way.
“Area A doesn’t exist anymore,” a senior Palestinian security officer told Defense News after the December incident outside Abbas’s home. “The Israelis can invade anytime. It’s an open area for Israeli invasion, despite the internationally recognized fact that this area is supposed to be under the full control of the PA.”
IDF soldiers walk through Hebron. (photo: Activestills)
IDF soldiers march through the Palestinian-controlled areas of Hebron. (photo: Activestills)
To be clear, Palestinian security forces do cooperate fully with the requests of their Israeli counterparts but the Israelis long ago revoked the autonomy they were supposed to receive in return. Without that ongoing cooperation the occupation would be much less tenable for Israel; it would be forced to re-occupy Palestinian cities and re-assume the responsibility for directly managing the lives of millions of Palestinians. Israel is also worried about what might happen if the 40,000 EU and American-trained Palestinian security forces ever turned their weapons on Israel.
Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu sent an official apology to the Palestinian president over the army incursion outside his home.
Abbas says that after the confrontation with his Presidential Guard he reached out to Netanyahu and tried to arrange a meeting to discuss the future of security coordination. Netanyahu rejected his overtures, Abbas told Israel’s Channel 2 last week, but the story did not end there.
In early 2016 representatives of both sides began a series of meetings to discuss restoring PA security control of Palestinian cities in Area A, according to a report in Haaretz. The Palestinians were demanding a return to the situation spelled out in the Oslo Accords. Israel reportedly agreed to most of the Palestinian demands in principle, but insisted on asserting its sovereignty over all of Palestine in exchange for granting limited autonomy in a handful of cities.
In an earlier round of talks, Benjamin Netanyahu himself reportedly demanded that in exchange for limiting IDF operations in Area A, that the Palestinians recognize Israel’s right to violate said autonomy of Area A. In later rounds, according to a Haaretz report published Wednesday, Israel agreed to stop violating Palestinian autonomy in Ramallah and Jericho but not in other cities — it wants take a gradual approach. The Palestinians, of course, rejected both conditions.
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The two sides will reach an agreement sooner or later; it is in both parties’ interest to do so. Israel will likely fold first because at the end of the day Netanyahu doesn’t really care whether or not the Palestinians agree to Israeli sovereignty over Palestinian cities, or even the West Bank as a whole. The Israeli prime minister knows very well that just as he has been able to blatantly ignore and violate old agreements, he can also trample any new agreement without consequence.
A new agreement on security coordination, however, only restores the situation as it was defined by the Oslo Accords 20 years ago. Only this time it will not be part of a temporary framework meant to advance the peace process. That means that whatever comes next is not meant to improve the situation but rather to stabilize it; and strengthening and stabilizing the occupation will not bring us any closer to ending it.
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