DUBBI SULLE PROMESSE “RECORD” FATTE DAI DONATORI AI PALESTINESI


I paesi ricchi e gli investitori hanno annunciato una cifra record di 14 miliardi di dollari per aiutare i palestinesi e la loro economia in una serie di incontri appoggiati dall’Occidente, che avevano l’obiettivo di favorire il presidente Mahmoud Abbas nella sua lotta di potere con Hamas.Ma alcuni diplomatici hanno dichiarato che molte delle cifre promesse in occasione di cinque conferenze di donatori e investitori tenutesi a partire dal dicembre 2007, inclusa quella in Egitto di lunedì 2 marzo, sono state contate più di una volta ed allo stesso tempo devono ancora tradursi in realtà, o in altri casi le promesse erano troppo vaghe per potervi fare affidamento.Gran parte delle promesse in denaro dipendono dall’eventualità che Israele apra i valichi di confine con la Striscia di Gaza governata da Hamas, e sospenda le restrizioni nella Cisgiordania occupata, dove ancora tiene duro l’Autorità Palestinese (ANP) di Mahmoud Abbas; in altri casi le promesse sono state legate ai progressi nei colloqui di pace da tempo in fase di stallo ed alla riconciliazione palestinese, sollevando in questo modo dubbi sui futuri versamenti.Un importante diplomatico occidentale ha criticato il meccanismo degli stanziamenti promessi definendolo come “puro fumo negli occhi”, a causa del fatto che le stesse promesse sono state ripetute più di una volta. Un altro diplomatico ha affermato che i “paroloni” di alcuni donatori desiderosi di mostrarsi disponibili, insieme all’assenza di trasparenza, stavano facendo “diventare ridicola” la situazione, osservando che malgrado il diluvio di promesse, l’Autorità Palestinese si sta ancora dibattendo nel tentativo di pagare lo stipendio pieno ai suoi impiegati nei tempi prescritti.Gli organizzatori della conferenza hanno rivelato ben poco delle promesse dei singoli donatori o dei tempi di pagamento, rendendo difficile risalire alla reale quantità di denaro che giungerà ad Abbas.I donatori hanno anche espresso differenze sulle modalità per consegnare i loro aiuti, facendo emergere divisioni sul modo di isolare Hamas, il quale dal canto suo ha deplorato il meccanismo delle promesse di finanziamento, definendolo un “ricatto” finanziario per emarginare il gruppo dopo la sua vittoria elettorale del 2006. Israele e gli Stati Uniti dicono di voler impedire che possa giungere del denaro agli islamici, che essi considerano “terroristi”Le notevoli somme annunciate alle conferenze di Parigi, Berlino, Sharm el-Sheikh, e della Cisgiordania, negli ultimi 15 mesi – 12 miliardi di dollari da parte dei governi e 2 miliardi da parte degli investitori – non hanno precedenti per gli standard palestinesi, facendo impallidire la somma che l’ANP ha ricevuto nei precedenti 14 anni a partire dagli accordi di Oslo del 1993.Messe insieme, le somme promesse equivarrebbero a 3.500 dollari per ogni uomo, donna o bambino nella Cisgiordania e a Gaza, più del doppio del PIL palestinese pro capite. Metà del milione e mezzo di palestinesi che risiedono a Gaza vive con meno di 3 dollari al giorno, secondo le stime palestinesi.Non è chiaro quanti dei 4,5 miliardi di dollari in termini di “nuovi impegni” presi alla conferenza di Sharm el-Sheikh di lunedì 2 marzo, per ricostruire la Striscia di Gaza dopo la devastante offensiva israeliana, siano realmente nuovi stanziamenti – hanno detto alcuni diplomatici occidentali che vi hanno preso parte.Diplomatici ed analisti hanno indicato nella discrepanza fra ciò che l’ANP aveva chiesto a Sharm el-Sheikh – 2,8 miliardi di dollari in due anni – e ciò che è stato promesso come un segnale del fatto che i numeri non erano realistici.Il ministro palestinese della pianificazione Samir Abdallah ha liquidato i dubbi sulla reale entità degli stanziamenti, dichiarando alla Reuters che “gran parte delle somme promesse a Sharm erano nuovi stanziamenti”, e non la ripetizione di precedenti annunci.Alcuni diplomatici dicono che le maggiori offerte in denaro, lunedì scorso, sono giunte da un gruppo di paesi arabi del Golfo che hanno precedenti molto saltuari di adempimento agli impegni presi nei confronti del governo di Abbas.Alcuni di essi erano riluttanti a mostrare di voler prendere posizione al fianco del leader dell’ANP appoggiato dall’Occidente, che è favorevole alla pace con Israele, contro gli islamici di Hamas che fanno presa sulla piazza araba.Rompendo con i donatori occidentali, i paesi del Golfo hanno optato per la scelta di convogliare il loro miliardo e 650 milioni di dollari attraverso meccanismi propri, facendo infuriare alcuni responsabili dell’ANP. Washington vuole che Abbas guadagni in termini di credibilità.Mazen Sonnoqrot, ex ministro palestinese dell’economia diventato uomo d’affari, ha detto che alcuni fondi arabi potrebbero essere trattenuti fino a quando Abbas e Hamas non giungeranno ad una riconciliazione. Non è chiaro se ciò avverrà a breve, a causa delle divisioni inter-palestinesi e della richiesta americana che Hamas riconosca Israele e rinunci alla violenza.Alcuni diplomatici hanno detto che altri donatori a Sharm el-Sheikh, compresa la Commissione Europea, hanno in gran parte ripetuto promesse che avevano già fatto alla conferenza dei donatori di Parigi nel dicembre 2007.A Parigi, circa 7,7 miliardi di dollari furono promessi ai palestinesi, da devolvere nell’arco di 3 anni. Secondo stime dell’ANP, di questa cifra solo 2,4 miliardi (circa) sono stati pagati, in gran parte in ritardo, obbligando il primo ministro di Abbas, Salam Fayyad, a rinviare il pagamento dei salari ed a fare i salti mortali per ottenere finanziamenti d’emergenza.“Si tratta dello stesso denaro”, ha detto un importante diplomatico occidentale il cui governo ha promesso ingenti somme alla conferenza di Sharm el-Sheikh. “Sta diventando ridicolo”.I palestinesi hanno sempre dovuto affidarsi all’assistenza dei donatori. Ma le cifre promesse si sono gonfiate dopo che l’allora presidente americano George W. Bush aveva convocato la Conferenza di Annapolis, nel Maryland, nel novembre 2007, per rilanciare i colloqui di pace fra Israele e i palestinesi e per sostenere Abbas dopo la presa di Gaza da parte di Hamas nel giugno 2007.Da allora i colloqui sono giunti a un punto morto, la reputazione di Abbas appare traballante, e il controllo di Hamas su Gaza rimane forte.Un importante diplomatico che svolge compiti di consulenza nei confronti di alcune potenze europee sugli aiuti all’ANP ha affermato che la “prova” che le cifre promesse dai donatori erano sovrastimate risiedeva nella discrepanza fra le promesse e l’attività economica reale. Dopo la conferenza di Parigi, il PIL palestinese pro capite è calato di più dell’1%.“Se quei numeri fossero sinceri, avreste assistito ad una crescita dell’economia. La verità è che gli aiuti o sono inesistenti, oppure vengono sperperati in investimenti improduttivi”, ha detto, facendo riferimento a quei donatori che indirizzano la maggior parte dei loro fondi a progetti di sviluppo che richiedono anni per essere completati a causa delle restrizioni israeliane.Come per le promesse governative, non è chiaro quanti investimenti del settore privato abbiano realmente avuto luogo. Il governatore di Nablus, Jamal Muheisen, la cui città ha ospitato una di queste conferenze a novembre, ha detto che egli non è a conoscenza di nessuno di essi fino a questo momento. L’organizzatore Samir Hulileh ha detto che alcuni progetti in Cisgiordania stanno facendo progressi, ma più lentamente del previsto.Mouin Rabbani, un analista residente ad Amman, ha affermato che l’incremento nelle cifre promesse dopo Annapolis è stata in gran parte “una esibizione da ‘public relations’ per promuovere la figura di Abbas”, ma ha aggiunto: “Se anche una piccola parte dei fondi promessi dovesse arrivare, sarebbe comunque una cifra molto grande”.Dubbi sulle promesse “record” fatte dai donatori ai palestinesi

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