Natale in Terra Santa Con Padre Musallam: “questa Non È Gerusalemme…”

“Lì dove c’erano campi, ho visto colonie israeliane, lì dove una località, una strada, un posto avevano un nome arabo, quel nome è stato cancellato, non esiste che nella memoria di chi ha conosciuto quei luoghi in un altro tempo, sostituito da termini stranieri che mi ricordano i soprusi dei coloni europei nelle Americhe”: a 20 anni dalla sua ultima visita a Gerusalemme, ieri padre Manuel Musallam è tornato per una visita nella città sacra a musulmani, ebrei e cristiani e ha trovato tutto cambiato. Fino allo scorso anno parroco di Gaza e voce simbolo della resistenza della popolazione palestinese contro l’assedio israeliano della Striscia giunto ormai al suo terzo anno, padre Musallam è tornato a vivere nella sua natia Birzeit, in Cisgiordania, qualche mese dopo la fine dell’operazione militare israeliana ‘Piombo fuso’ costata la vita a oltre 1400 palestinesi, in gran parte civili. “La vista di questa Gerusalemme – dice alla MISNA padre Musallam – mi ha fatto male. Dietro ognuna di quelle nuove case costruite tra Gerusalemme e Ramallah, ci sono famiglie palestinesi espulse, costrette a lasciare i luoghi in cui hanno da sempre abitato; dietro a ogni fazzoletto di terra invaso dal cemento, ci sono le sofferenze di chi quella terra aveva da sempre coltivato”. Né, secondo padre Musallam, la situazione sembra migliorare. Anzi. “L’assedio contro la Striscia di Gaza - sottolinea - peggiora progressivamente le condizioni di vita della popolazione. Sì, c’è da mangiare, ma grazie agli aiuti di organizzazioni internazionali; c’è da bere, ma l’acqua è sporca, inquinata; ci sono tetti sotto cui ripararsi, ma non ci sono materiali per costruire, bloccati alla frontiera... e non c’è libertà, la libertà di muoversi, di lavorare, di produrre ricchezza per non dipendere dagli altri”. C’è tristezza nelle parole del sacerdote che lo scorso anno fornì alla MISNA toccanti testimonianze durante i giorni di ‘Piombo fuso’: “I bambini...sono loro che hanno pagato e continuano a pagare il prezzo più alto di questa situazione. Non giocano più come prima, non studiano, sono distratti, toccati nel profondo e forse indelebilmente dalle violenze che hanno vissuto un anno fa”. In attesa di un Natale, ancora una volta da paese occupato e inesistente agli occhi del mondo, padre Musallam spera di non rivedere quelle scene di guerra, ma la speranza per un futuro di pace che pure intende coltivare, come e più di prima, si scontra con un ostacolo che appare insormontabile: “Il problema non è Hamas – conclude - non sono nemmeno le divisioni tra i palestinesi perché prima o poi si ricomporranno, non sono le elezioni perché anche quelle si terranno; il problema sono le politiche cieche di Israele che continuano ad annullare ogni sforzo diplomatico, che tentano di eliminare la memoria di un popolo intero, minandone giorno dopo giorno la volontà di pace e il desiderio di un paese libero e indipendente”. (Intervista di Gianfranco Belgrano)[GB

2 “Il popolo palestinese vive sotto un’occupazione sempre più dolorosa, distruttrice della sua umanità. Per un conflitto che dura da più di 60 anni gli israeliani vivono, come noi, in un paese instabile, e come noi non trovano la sicurezza”. Alla vigilia del Natale padre Manuel Musallam, già parroco a Gaza, ricorda le condizioni di vita del popolo palestinese. In una nota, pervenuta al SIR, padre Musallam, a nome dei membri della Commissione islamo-cristiana di sostegno a Gerusalemme e ai Luoghi Santi di Birzeit, dove oggi risiede, scrive: “poiché la nostra terra ci è stata tolta, camminiamo curvi, nell’esilio e nell’umiliazione. Invece di vivere per costruire la Palestina, moriamo per renderla libera. La Striscia di Gaza è l’esempio più drammatico, essa geme per le sofferenze dell’ultimo conflitto, quello di un anno fa. La situazione è peggiorata per un blocco ingiusto che lascia il mondo indifferente”. Musallam parla apertamente di “crimini di guerra contro l’umanità commessi quando il mondo democratico restava in silenzio davanti al nostro dolore”. Da qui l’appello del sacerdote “a convertire i cuori, ad aprirli ai bisogni dei più poveri” nella speranza “che la fede, la speranza, la giustizia e la pace offerte al nostro popolo che soffre saranno centuplicate. Chiediamo ai fratelli del mondo intero a pregare in questo tempo di Natale implorando Dio gli uni per gli altri”.
TERRA SANTA: MUSALLAM (EX PARROCO GAZA), "PREGHIAMO GLI UNI PER GLI ALTRI"
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