UNA MATTINATA PIENA DI ODIO


Passano due minuti. Una famiglia di ortodossi sale su per il viottolo. Il marito, vestito di nero, domanda a Ilan, il regista: "Senti, in questo quartiere abitano ebrei e arabi?" “Sia palestinesi, sia ebrei" ha risposto Ilan, "ma la maggioranza è palestinese"."Questo è temporaneo", ha detto l'ortodosso, arginando le preoccupazioni; "presto non ci rimaranno più arabi, qui".Guardo Ilan e Michael. Era passato appena un quarto d'ora da quando eravamo arrivati; non avevamo intervistato nessuno sull'atteggiamento verso gli arabi, sul conflitto israelo-palestinese o sul futuro di Gerusalemme. Eravamo solo stati in piedi, come dei pali, in mezzo alla strada. L'odio ci si è riversato addosso, come un fiume nell'oceano. Liberamente, spontaneamente. "Senti", ho chiesto ad Ilan. "Incontreremo qualcuno che ci dica qualcosa di positivo, di umano, qualcosa di buono sull'umanità?" “Lascia perdere l'umanità" ha risposto Ilan.Una mattinata piena di odio





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