Il Fmi accusa Israele DEL PEGGIORAMENTO DELL'ECONOMIA PALESTINESE




2 Haaretz sintesi personale Nell'Ultimo mese solo, 546 blocchi stradali sono stati contati, non dimentichiamo le varie procedure, schede magnetiche, zone franche che soltanto ai settlers è permesso usare generando incertezza e frustrazione nei Palestinesi. La popolazione palestinese non può aspettare pazientemente il rapporto finale di Winograd sulla seconda guerra del Libano,perché nel frattempo sta vivendo la realtàcrudeledescritta nel rapporto dellabanca mondiale . Il rapporto particolarmente duro indica che l'Israele continua a prendere inconsiderazione soltanto i bisogni dei settlers,negando i bisogniminimi dei Palestinesi. Il rapporto rivela chel'Israele sta continuando a rendere il movimento palestinese difficile,chiudendo i loro teritori: i Palestinesi si"decompongono" nella povertà .Sia Israeleche hamashanno rifiutato il piano americano Il miglioramento graduale, controllato dagliAmericani, sarebbe un tentativo di impedire uno scoppio di violenza nella regione. In realtàIsraele sta impedendo losviluppo economico in Palestina


A poco serviranno i 4,5 miliardi di euro in aiuti promessi dalla comunità internazionale. Secondo una previsione della Banca Mondiale (Bm), nel 2008 la crescita economica nei Territori palestinesi occupati (Tpo) sarà pari a zero, a causa delle restrizioni imposte da Israele."Il rinnovamento del settore privato necessario ad attivare un circolo virtuoso di crescita non ha avuto luogo a causa del mantenimento delle restrizioni (israeliane) alla libertà di movimento", ha spiegato l’istituto internazionale in un rapporto pubblicato domenica, secondo cui anche nel 2007 non si è registrata alcuna crescita del Prodotto interno lordo (Pil). In realtà durante l’anno in corso nei Tpo ci sarà una crescita economica del 3 per cento, che tuttavia sarà resa nulla dalla crescita della popolazione. Alla fine – sempre secondo la Bm – "le entrate per individuo rimarranno stabili o saranno inferiori rispetto all’anno precedente".Il tutto in un ambiente caratterizzato da un tasso di disoccupazione che varia tra il 23 per cento della Cisgiordania e il 33 per cento della striscia di Gaza.Proprio a Gaza – afferma la Bm – si registra la situazione più allarmante. Attualmente più di una persona su tre (35 per cento) vive in stato di "grande povertà". Se non si tenesse conto delle rimesse degli emigrati all’estero e degli aiuti alimentari internazionali, il tasso di poveri dell’enclave palestinese si eleverebbe al 67 per cento.Per invertire la tendenza non saranno sufficienti i 4,5 miliardi di euro promessi da 84 Paesi donatori nel corso della conferenza di Parigi dello scorso dicembre e destinati a sostenere il piano biennale di riforme economiche ideato dal primo ministro palestinese (ed ex funzionario della Bm e del Fondo monetario internazionale), Salam Fayyad.La ragione sta nel fatto che l’andamento negativo dell’economia palestinese deriva principalmente dalla politica di “sicurezza” adottata dallo Stato ebraico in Cisgiordania.
Secondo il rapporto, il piano di riforme di Fayyad ha posto basi importanti, ma è stato frenato dalle centinaia di blocchi stradali messi su dal governo di Tel Aviv nei Tpo, che – dice la Bm citando fonti Onu – "sono decisamente più forti che nel 2005”.Ad aprile Tel Aviv ha tolto 44 dei 61 sbarramenti stradali in Cisgiordania che si era impegnata a levare. Tuttavia – come hanno dichiarato le Nazioni Unite in un recente rapporto - in molti casi si trattava di barriere che avevano importanza nulla o minore.Israele, tuttavia, respinge le accuse. Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano, Ehud Olmert, ha dichiarato alla France Presse che - pur essendo intenzionato a migliorare le vite quotidiane dei palestinesi - il governo non intende rinunciare ai blocchi. "Levando le barriere – ha detto – probabilmente miglioreremmo la nostra immagine sui media, ma, uno o due giorni dopo, rischieremmo di dover fare i conti con degli attacchi suicida".

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