Carlo StrengerMemo per Obama: In Medio Oriente c’è bisogno di un’azione urgente

Ponendosi nel ruolo del nuovo inviato americano George Mitchell, l’intellettuale israeliano Carlo Strenger esorta il presidente Obama ad intervenire con estrema urgenza ed energia per risolvere il conflitto israelo-palestinese. In una situazione in cui la democrazia e la strategia politica sembrano aver ceduto il passo alla paura ed all’odio reciproco, è indispensabile che gli Stati Uniti mettano in gioco tutta la loro influenza per ristabilire immediatamente un processo di pace che porti alla fine del conflitto

Non sappiamo quale messaggio speciale abbia inviato George Mitchell al presidente Barack Obama al termine del suo viaggio in Medio Oriente. Ma questo è quanto spero egli stia dicendo al presidente ora.

“Signor Presidente, purtroppo non ho buone notizie. E’ facile giudicar male Israele. Si tratta sicuramente di un paese prospero, per alcuni versi, ma, politicamente, ha raggiunto uno stadio di paralisi completa. Non ho mai visto, nel corso della mia lunga esperienza, un paese sviluppato e con una democrazia apparentemente funzionante, versare in un tale stato di ansia e disperazione.

“L’elettorato israeliano non riesce a vedere una via di uscita da questa situazione di violenza e di oppressione. Nei discorsi sulla futura coalizione, si sente spesso parlare del ‘blocco nazionalista’ contro il blocco di ‘centro-sinistra’. Io credo che il blocco più visibile sia quello della paura, della confusione e della paralisi, di cui fanno parte il Partito Laburista e Kadima. I risultati delle elezioni dimostrano il fatto, che gli israeliani non vedono una via di scampo dalla stagnazione, dalla confusione e dalla mancanza di direzione, una situazione che caratterizza Israele sin dal fallimento degli accordi di Camp David del 2000 e dall’inizio della seconda Intifada. L’emergere di politici come Avigdor Lieberman è sempre indice del fatto che la democrazia ha smarrito la sua rotta e cerca di incanalare le sue paure e la sua disperazione nell’odio.

“Israele è sembrata unita solamente durante le tre settimane in cui le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ridotto Gaza ad un cumulo di macerie. Benjamin Netanyahu, Lieberman ed Ehud Barak cercano di trarre vantaggio da questa situazione, correndo per il titolo di ‘uomo più bellicoso del paese’. Netanyahu gioca sulla paura nei confronti dell’Iran, Lieberman sfrutta la paura e l’odio per gli arabi in generale e per gli arabi israeliani in particolare, e Barak continua a ricordare quanto sarà brutale la sua risposta a qualsiasi tipo di aggressione palestinese.

“La democrazia di Israele non funziona più, non solo a causa del sistema elettorale (che sicuramente dovrà essere riformato). Israele non è realmente governata da un processo democratico ormai da diverso tempo. Come i documenti interni delle IDF hanno recentemente mostrato, la politica adottata in Cisgiordania è lontana dai riflettori dell’opinione pubblica. Gli accordi taciti tra militari e coloni producono effetti sul terreno, e non vi è alcun reale controllo politico su ciò che l’esercito o i coloni fanno.

“La situazione israeliana è lo specchio di quella palestinese. Non esiste più un’autorità palestinese unitaria. Hamas non riesce a superare le divisioni interne e non riesce a prendere una decisione chiara su nulla, e Fatah sta perdendo sostegno e legittimità, proprio perché Israele si dimostra incapace di fare qualsiasi passo per convincere i palestinesi che sta cercando la pace. Il popolopalestinese è sempre più affascinato dall’idea della ‘resistenza’, ovvero della lotta violenta contro Israele, qualsiasi costo essa comporti, ed anche se non ottiene alcun risultato tangibile.

“In breve: ritengo che entrambi, israeliani e palestinesi, siano divisi e paralizzati e che i negoziati bilaterali, a questo punto, porterebbero solo ad un fallimento. Credo che, se non faremo nulla, ci sarà una terza Intifada. I regimi arabi in Medio Oriente non saranno però mai in grado di gestire la collera che scaturirebbe da un’ulteriore azione militare israeliana come quella di Gaza, e l’intera regione verrebbe destabilizzata.

“Signor Presidente, so che lei è già molto impegnato dalla crisi mondiale, ma temo che noi, gli Stati Uniti, non possiamo concederci il lusso di lasciare che la situazione in Medio Oriente degeneri ancora. Israele potrebbe spostarsi ulteriormente a destra, e vi è perfino uno scenario in cui Lieberman, che si batte per un sistema presidenziale, potrebbe diventare il leader di Israele, e allora la situazione diverrebbe ingestibile, poiché lui la polarizzerebbe ancor di più.

“Il mio suggerimento è che noi, gli Stati Uniti, dovremmo utilizzare tutta la nostra influenza per fare quanto segue: premere su Israele affinché inizi un dialogo di pace con gli arabi. Potremmo riuscire a convincerla, assicurandole che la nostra potenza verrà utilizzata per prevenire un eventuale attacco, anche nucleare, dell’Iran; in cambio di questa garanzia, però, Israele dovrà smantellare gli insediamenti in Cisgiordania.

“Dovremmo inoltre convincere i paesi arabi ad inviare le loro forze militari in Cisgiordania e Gaza per garantirne la sicurezza. Dovremmo infine organizzare una conferenza di pace sotto gli auspici degli Stati Uniti, dell’Unione Europea, della Russia e della Lega Araba, che prosegua fino a che non verrà raggiunto un accordo. Ho già utilizzato questa strategia in Irlanda del Nord, e lì ha avuto successo. E, per favore, convinca Bill Clinton ad essere dalla mia parte in questo processo, poiché lui ha sempre avuto l’appoggio e la fiducia di Israele, e potrebbe quindi aiutarmi a far rinascere la fiducia, che ora è svanita, nella possibilità di raggiungere la pace.”

Carlo Strenger, filosofo e psicanalista israeliano, insegna presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Tel Aviv; è membro del comitato permanente di monitoraggio sul terrorismo della World Federation of Scientists


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