Ariel :L'accademia israeliana sostiene l'occupazione


1La costruzione del nuovo auditorium culturale Ariel, l'organizzazione di tour per gli studenti nella West Bank, e ora il piano per trasformare la 'città universitaria' di Ariel in una vera e propria università, stanno cancellando dalla coscienza collettiva di palestinesi e israeliani i confini anteriori al 1967.
Quando il violento conflitto nei territori era al suo apice, un decennio fa o giù di lì, l'allora capo di stato maggiore israeliano Moshe Ya'alon dichiarò che l'obiettivo di Israele era quello di "scottare" le coscienze palestinesi mostrando che la violenza non paga.
Oggi, il governo di cui Ya'alon è ministro non perdere l'occasione di "scottare" la coscienza dei palestinesi e israeliani con l'idea che un accordo diplomatico fondato sulla soluzione dei due stati non è più sul tavolo delle trattative.
L'espansione degli insediamenti e la legalizzazione degli avamposti hanno contribuito alla cancellazione fisica della Linea Verde. La costruzione del nuovo auditorium culturale ad Ariel, l'organizzazione di tour per studenti nella West Bank, e ora il piano per trasformare il "centro universitario" di Ariel in una vera e propria università, sono ugualmente complici della cancellazione dei confini anteriori al 1967 dalla coscienza collettiva di palestinesi e israeliani.
Le implicazioni di bilancio della decisione presa da un sottocomitato del Consiglio per l'istruzione superiore in Giudea e Samaria - vale a dire che il Centro Universitario di Ariel soddisfa i requisiti per diventare un'università - scompaiono di fronte al messaggio diplomatico ed educativo che questa decisione trasmette. Questo messaggio è stato enunciato dal ministro dell'Istruzione Gideon Sa'ar che, nel corso di una recente visita ad Ariel, ha promesso di aggiornare il centro universitario, spiegando che lo considera come un' "ancora importante" della presenza di Israele nella Cisgiordania settentrionale.
Come notato dai circa 300 accademici che hanno firmato una petizione contro l'aggiornamento del centro accademico, il progetto iniziale di creazione di un college ad Ariel deriva da considerazioni politiche che non hanno alcun legame con le esigenze di sviluppo del mondo accademico israeliano. In risposta alla protesta dei docenti, il presidente del centro universitario, il Prof. Dan Meyerstein, ha sostenuto che la decisione sull'opportunità di riconoscere l'università dovrebbe essere basata su criteri accademici, e non in base alla sua ubicazione.
Ma Ariel non è solo un' "ubicazione". Si trova nei territori occupati, fuoco di polemiche sia all'interno della società israeliana sia nella comunità internazionale. Lo Stato di Israele impedisce ai palestinesi di accedere a gran parte del territorio della Cisgiordania. A questi è infatti permesso di costruire case ad Ariel, ma non per viverci. Ariel, come tutti gli altri insediamenti, è una zona militare chiusa, quindi interdetta ai palestinesi.
Se il governo vuole mantenere la soluzione dei due Stati nella coscienza pubblica, e/o per proteggere lo status di università israeliane all'interno della comunità accademica internazionale, farebbe meglio a porre fine a questa mossa pericolosa che il ministro dell'istruzione sta promuovendo.
Fonte: Haaretz
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Gideon Levy e la protesta contro il Teatro di Ariel. Lettera di 150 accademici


A.B.Yehoshua : «La rivolta degli attori di Ariel»


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LUNEDÌ 15 AGOSTO 2011

Cisgiordania: 277 nuove case nella colonia di Ariel

  1  La colonizzazione israeliana non si ferma. Dopo l'approvazione del piano per la costruzione di 1600 appartamenti a Gerusalemme Est, il ministro israeliano della difesa Ehud Barak ha dato l'autorizzazione finale per la costruzione di 277 nuove case nell'insediamento israeliano di Airel, in Cisgiordania.
 Una delle colonie più grandi di tutta a Cisgiordania, nel cuore del futuro stato palestinese, a più di 20 chilometri dalla Linea Verde e con una popolazione di 18.000 abitanti.   Si tratta del progetto di costruzione più massiccio approvato dal governo israeliano in tutta la storia della colonia. “Negli ultimi sette anni erano stati costruiti solo 50 appartamenti” ha dichiarato il sindaco di Ariel Ron Nachman all'agenzia di stampa Reuters.   Un progetto che Hafit Ofran, membro dell'associazione israeliana Peace Now definisce un ennesimo tentativo da parte del governo israeliano di rispondere alle proteste che da più di un mese stanno investendo Israele contro il carovita . “Il governo di Israele sta sfruttando la crisi delle case in modo cinico per cercare di promuovere la politica di colonizzazione della Cigiordania” ha dichiarato Hafit all'agenzia di stampa palestinese Ma'an News – la maggior parte degli israeliani non vuole vivere nelle colonie, questa azione non aiuta le proteste”.
Una mossa che ha messo in imbarazzo gli Stati Uniti, che stanno tentando di convincere l'Autorità Palestinese a negoziare con Israele senza rivolgersi all'ONU. Il 20 settembre infatti l'AP chiederà all'ONU il riconoscimento dello stato palestinese. I negoziati non potranno mai avvenire nel momento in cui l'opera di colonizzazione ebraica della Cisgiordania continuerà. 
Dal 1967 ad oggi il numero dei coloni si è moltiplicato: secondo gli ultimi dati dell'ufficiocentrale palestinese di statistica, alla fine del 2010 gli israeliani che vivono nelle colonie della Cisgiordania e di Gerusalemme Est sono più di mezzo milione
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