mercoledì 31 dicembre 2008

Bolton ;attacco a Gaza precede quello iraniano


Commento.: l'attacco a gaza un modo per ripulire il "fronte interno in vista di un attacco?


3 L'esperto di Medio Oriente, Arduino Paniccia, ad Affaritaliani.it: l'obiettivo di Israele è l'Iran. E' in corso un regolamento di conti

Dietro ai raid non c'è solo una reazione ai razzi Qassam, Israele punta all'Iran. A sostenere questa tesi è Arduino Paniccia, professore di Studi Strategici ed Economia Internazionale presso l’Università di Trieste, intervistato da Affaritaliani.it. "In questo periodo di interregno del governo israeliano (a febbraio si svolgeranno le elezioni anticipate, ndr) e dell'amministrazion Usa (Barack Obama si insedierà il prossimo 20 gennaio,ndr), gli israeliani stanno cercando di capire due cose: se gli iraniani reagiranno all'offensiva e, in secondo luogo, se questo comporterà un attacco da parte di Hezbollah".Dietro ai raid israeliani a Gaza c'è solo una reazione al lancio di razzi Qassam o Israele punta all'Iran?"Assolutamente sì. L'obiettivo è l'Iran. Sono un sostenitore di questa tesi. In questo periodo di interregno del governo israeliano (a febbraio si svolgeranno le elezioni anticipate, ndr) e dell'amministrazion Usa, gli israeliani stanno cercando di capire due cose: se gli iraniani reagiranno all'offensiva e in secondo luogo se questo comporterà un attacco da parte di Hezbollah".Israele quindi sta provocando l'Iran?"Diciano che si sono provocati a vicenda. Ci sono alcuni fattori da prendere in considerazione: il riarmo di Hezbollah, la possibilità che improvvisamente ci siano degli attacchi nel nord del Libano, nella parte ancora sotto il controllo palestinese e infine a Gaza. Quindi degli attacchi coordinati e simultanei. Quello che si sta verificando è un generale regolamento di conti che nasce dal timore di un passaggio definitivo dell'Iran al nucleare".

di Mustafa BarghoutiQuanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?



E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola? Una clinica forse? Delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?(testo raccolto da Francesca Borri)

parroco di Gaza: dopo i bombardamenti centinaia di giovani si arruolano nelle file di hamas

PARROCO DI GAZA: “DOPO BOMBARDAMENTI, CENTINAIA DI GIOVANI SI ARRUOLANO CON HAMAS
” “Centinaia di giovani si stanno arruolando in queste ore nelle file di Hamas. È la reazione di parte della popolazione già provata da mesi di assedio, in un luogo in cui manca tutto; questi sono gli effetti dei bombardamenti israeliani”: raggiunto dalla MISNA padre Manuel Musallam, sacerdote della parrocchia della Santa Famiglia, unica chiesa cattolica di Gaza, riferisce gli ultimi accadimenti di un’escalation violenta cominciata cinque giorni fa e di cui non si intravede ancora una fine. “Nessuno sa dove vogliano arrivare gli israeliani - dice ancora alla MISNA – ma se l’obiettivo era quello di distruggere Hamas posso dire che non c’è una sola voce contro Hamas in tutta Gaza e che anzi i bombardamenti, e le vittime e i feriti che hanno causato, stanno spingendo in queste ore centinaia di giovani ad aggregarsi al movimento e prendere le armi; è gente che ha perso qualcuno, che vede i propri figli piangere, che ha deciso di resistere. Se ci sarà un attacco di terra, qui sarà un vero massacro”. C’è un misto di rassegnazione, tristezza e rabbia nelle parole del sacerdote, punto di riferimento della comunità cristiana di Gaza che in queste ore impegna il suo tempo telefonando alle famiglie della comunità, prestando aiuti, visitando gli ospedali. “Non ci sono sufficienti medicinali – continua - i medici operano come possono nei corridoi anche senza anestesia; centinaia di feriti affollano le corsie, mentre fuori si vive nella paura di essere colpiti da qualche ‘bomba intelligente’ o di essere troppo vicini a un edificio che gli israeliani considerano ‘obiettivo sensibile’. No, non è questa la strada che porterà alla pace”. Pace è la parola che più ricorre nel colloquio con padre Musallam; ‘barbarie’ segue subito dopo: “Tanto sono sofisticate le armi che stanno usando, tanto sono barbare e violente le conseguenze. Né è stata fiaccata la resistenza palestinese che sembra aver trovato anzi rinnovato vigore: più attaccano Hamas, più la gente fa quadrato attorno ad essa”. C’è calma in queste ore a Gaza, il cielo è grigio, piove, i bombardamenti sono concentrati sulla costa, la gente ha ripreso a uscire per procurarsi un po’ di pane. “Tutti sanno però che durerà poco - conclude il sacerdote - ed io, sentendo i pianti delle donne per i figli e i mariti caduti, vedendo ciò che succede e che sono sicuro non porterà alla pace ma a nuovi lutti, ho il cuore gonfio di tristezza e penso che, forse, questo è il nostro destino”. [GB]Guerra di Gaza : testimonianze cristiane, laiche,palestinesi, ebraiche,israeliane

martedì 30 dicembre 2008

di Safa Joudeh*L'ammontare delle morti e della distruzione è inconcepibile



E’ stato poco prima di mezzogiorno che ho sentito la prima esplosione. Sono corsa alla finestra ed ero a malapena riuscita ad arrivare lì e a guardare fuori che sono stata spinta all’indietro dalla forza e dalla pressione dell’aria di un’altra esplosione.
Per qualche momento non ho capito ma poi mi sono resa conto che le promesse di Israele di un’offensiva su vasta scala contro la Striscia di Gaza si erano materializzate. Dopo tutto le dichiarazioni del Ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni successive all’incontro dell’altro ieri con il Presidente egiziano Hosni Mubarak non erano vuote minacce.
Quello che è avvenuto sembre decisamente surreale, a questo punto. Non avremmo mai immaginato nulla del genere. E’ successo tutto così velocemente, ma l’ammontare delle morti e della distruzione è inconcepibile, persino per me e mi trovo in mezzo a tutto ciò e sono passate solo poche ore.
Sono stati colpiti sei siti durante il raid aereo a Gaza City. Le immagini probabilmente non sono state trasmesse dai canali statunitensi. C’erano pile e pile di corpi nei siti colpiti. Mentre li guardavi potevi vedere che qualcuno di quei giovani era ancora vivo, qualcuno sollevava una mano, e un altro alzava la testa. Sono morti probabilmente poco dopo perché i loro corpi erano bruciati, molti avevano perso degli arti, qualcuno stava con le viscere di fuori e giacevano tutti in pozze di sangue. Fuori di casa mia, che è vicina alle due più grandi università di Gaza, un missile è caduto su un grosso gruppo di giovani, studenti universitari. Erano stati avvertiti di non stare in gruppo perché questo ne faceva dei facili bersagli, ma stavano aspettando i bus per tornare a casa. Ne sono rimasti uccisi sette, quattro studenti e tre ragazzi dei nostri vicini, giovani della famiglia Rayes e nostri cari amici. Mentre scrivo sento da fuori la processione di un funerale; ho guardato fuori un attimo fa ed erano i tre ragazzi Rayes. Passavano tutto il tempo assieme quando erano vivi, sono morti assieme e condividono assieme lo stesso funerale. Niente ha potuto fermare mio fratello di 14 anni dal correre fuori a vedere i corpi dei suoi amici che giacevano sulla strada dopo che erano stati uccisi. Da quel momento non ha più detto una parola
Cosa voleva dire il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert quando ha dichiarato che noi, il popolo di Gaza, non eravamo il nemico, che erano Hamas e la Jihad islamica a dover essere colpite? Questa dichiarazione è stata fatta per farci infuriare oltre il nostro stato di shock, per calmare ogni sentimento di rabbia e di vendetta? Per farsi beffe di noi? I gruppi di bambini che tornavano a casa da scuola e che adesso si contano tra i morti e i feriti erano militanti di Hamas? Poco più oltre sulla mia strada circa un’ora e mezza dopo il primo assalto, tre bambine stavano passando accanto a uno degli obbiettivi quando un missile ha colpito l’edificio sede della Sicurezza Preventiva. I corpi delle bambine sono stati ridotti in pezzi che hanno coperto la strada da un lato all’altro.

In tutti i siti colpiti, la gente si fa largo tra i morti, con il terrore di riconoscere tra essi un membro
della propria famiglia. Le strade sono cosparse dei loro corpi, delle loro braccia, delle loro gambe, dei loro piedi, qualcuno con la scarpa e qualcuno senza. La città è in stato di allarme, panico e confusione, i cellulari non funzionano, gli ospedali e gli obitori sono stracolmi e qualche morto giace ancora sulle strade con i familiari raccolti intorno, che baciano i loro visi, e li stringono. Fuori degli edifici distrutti i vecchi stanno in ginocchio per terra a piangere. Le loro esili speranze di ritrovare i propri figli svaniscono dopo un’occhiata a come sono ridotti gli edifici dei loro uffici.
E anche dopo che i morti vengono identificati, ai dottori è affidato il duro compito di riunire le membra sparse per consegnarle alle loro famiglie. I corridoi degli ospedali sembrano un mattatoio. E’ davvero peggio di qualunque film dell’orrore possiate immaginare. Il pavimento è pieno di sangue, i feriti sono appoggiati contro i muri o giacciono sul pavimento, accanto ai morti. I dottori lavorano affannosamente e le persone con ferite non mortali vengono rispedite a casa. Una mia parente è stata ferita da un pezzo di vetro proveniente dalla finestra del soggiorno e le è rimasto un taglio profondo proprio in mezzo al viso. E’ stata rimandata a casa; troppe altre persone avevano bisogno di cure più urgenti. Suo marito, dentista, l’ha portata nella sua clinica e le ha ricucito il viso usando l’anestesia locale.Più di 200 persone sono morte nei raid aerei di oggi. Questo significa più di 200 processioni funebri, qualcuna oggi, la maggior parte domani, probabilmente. E pensare che ieri queste famiglie erano preoccupate per il cibo, il riscaldamento e l’elettricità. A questo punto penso che essi – e in realtà tutti noi – avrebbero preferito con gioia che Hamas rinunci per sempre a tutti i diritti basilari rimanenti che abbiamo rivendicato negli ultimi mesi se questo avesse potuto fermare quello che è successo.Il bombardamento è stato molto vicino a casa mia. La maggior parte dei miei familiari vivono in questa zona. La mia famiglia sta bene ma due case dei miei zii sono rimaste danneggiate.
Noi possiamo riposare facilmente, gli abitanti di Gaza possono piangere stanotte. Si dice che Israele abbia promesso di non compiere più raid per ora. La gente sospetta che il prossimo passo sia quello degli omicidi mirati, che implicherà
inevitabilmente ancora più malcapitati innocenti il cui destino è già stato segnato.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo:
http://electronicintifada.net/v2/article10059.shtml

di Amira HassL'attacco a Gaza non è contro Hamas, è contro tutti i palestinesi


Alle 3:19 P.M. di domenica, ho potuto sentire attraverso il telefono il rumore di un missile in arrivo. E poi un altro, insieme alle urla di paura dei bambini. Nel quartiere di Tel al-Hawa a Gaza City gli alti edifici residenziali sono stretti gli uni agli altri, con dozzine di bambini in ogni edificio, centinaia in ogni isolato.Loro padre, B., m'informa che del fumo si solleva dalla casa del suo vicino e termina la chiamata. Un'ora dopo mi dice che sono stati colpiti due appartamenti. Uno era vuoto; non sa chi vivesse lì. L'altro, in cui ci sono stati dei morti, appartiene ad un membro di una cellula che lancia razzi, ma nessuno di alto grado o importante. A mezzogiorno di domenica, la Israel Air Force ha bombardato uno stabilimento appartenente alle forze di sicurezza nazionali di Gaza. Esso ospita la principale prigione di Gaza City. Tre prigionieri sono stati uccisi. Due sembra fossero membri di Fatah; il terzo era imprigionato con l'accusa di collaborare con Israele. Hamas aveva evacuato gran parte delle altre prigioni della striscia di Gaza, ma riteneva che questa fosse al sicuro. Alle 12 A.M. di domenica, una telefonata ha svegliato S. "In ogni caso non dormivo", ha detto. "Ho sollevato il ricevitore e ho sentito un annuncio registrato in arabo: 'Questo è per avvertirti che bombarderemo l'abitazione di chiunque abbia armi e munizioni in casa'".
Tre membri di una famiglia di vicini sono stati uccisi, tutti giovani uomini sui vent'anni. Nessuno di loro possedeva armi o munizioni; stavano semplicemente camminando per strada quando la IAF ha bombardato una macchina di passaggio. Un altro vicino ha perso una figlia sedicenne, e sua sorella è stata seriamente ferita. La IAF aveva bombardato un edificio che in passato ospitava la Forza di Sicurezza Preventiva dell'autorità palestinese, e la loro scuola era collocata la porta a fianco. S. ha visto i risultati di alcuni dei bombardamenti di sabato quando ha fatto visita ad un amico il cui ufficio è collocato vicino al quartiere generale della polizia di Gaza City. Una persona uccisa in quell'attacco era Hassan Abu Shnab, il figlio maggiore dell'ex funzionario anziano di Hamas Ismail Abu Shnab. Il vecchio Abu Shnab, che Israele ha ucciso cinque anni fa, fu uno dei primi politici di Hamas a parlare in favore di una soluzione a due Stati. Hassan lavorava come impiegato all'università locale e suonava con la banda della polizia per divertimento. Sabato stava suonando ad una cerimonia di diploma della scuola di polizia quando la bomba ha colpito. "70 poliziotti sono stati uccisi lì, non tutti membri di Hamas", ha detto S., che è un oppositore di Hamas. "E anche quelli che appoggiavano Hamas erano giovani in cerca di un lavoro, di un salario. Volevano vivere. E perciò sono morti. 70 in un colpo solo. Questa aggressione non è contro Hamas. E' contro tutti noi, l'intera nazione. E nessun palestinese permetterà che il suo popolo e la sua patria vengano distrutti in questo modo".

LE FREDDE NOTTI DI GAZA, TRA BOMBARDAMENTI E FINESTRE ROTTE

“È stata una notte terribile, nel vero senso della parola. Dalle 21 di ieri sera alle 4 del mattino di oggi le forze israeliane hanno proceduto a un bombardamento continuo e costante. Le esplosioni erano così tante e così forti, che abbiamo passato la notte svegli. Gli aerei israeliani hanno distrutto ogni cosa che si muoveva. Hanno colpito case e tutti gli edifici più alti, incluse alcune torri qui vicino a casa nostra. Vi assicuro che il rumore era insopportabile”: a parlare con la MISNA, in quello che ormai è diventato un appuntamento quotidiano, è padre Manuel Musallam, parroco della chiesa della Santa Famiglia di Gaza City, contattato telefonicamente nella sua abitazione, dove si trova rinchiuso da sabato, quando sono iniziati i bombardamenti israeliani. “Oggi ho chiamato le famiglie che conosco e che vivono nelle zone maggiormente colpite dai bombardamenti. Erano tutti devastati da una notte insonne e dal terrore dei bambini. I bambini sono quelli che stanno soffrendo maggiormente per questa incursione; sono evidentemente traumatizzati, non fanno che piangere e non si vogliono staccare neanche per un attimo dai genitori” aggiunge il religioso, che racconta anche di come due insegnanti che lavorano nella scuola annessa alla Parrocchia e gestita insieme alle suore sono usciti miracolosamente illesi dalla distruzione delle proprie abitazioni dopo che razzi israeliani le hanno centrate nelle ultime ore. “Ricorderemo questi bombardamenti anche per il freddo. Qui è inverno adesso e il fatto di dover tenere le finestre aperte giorno e notte, per evitare che lo spostamento d’aria delle esplosioni faccia saltare tutti i vetri e le distrugga, rende tutto ancora più difficile, visto che non c’è elettricità, ma scarseggia anche il combustibile per scaldarsi un po’, per non parlare poi di acqua e cibo” dice ancora padre Musallam. Il sacerdote racconta poi come nella vita quotidiana degli abitanti di Gaza in questi ultimi giorni sia entrata di prepotenza una nuova abitudine. “Dopo ogni ondata di bombardamenti, esponenti delle varie famiglie fanno il giro di ospedali e obitori per rintracciare i membri della propria famiglia che non risultano raggiungibili al telefono. Oggi un mio amico medico mi ha raccontato che lui e alcuni suoi cugini sono rimasti per oltre un’ora a fianco di un ragazzo privo di coscienza che si trovava ricoverato all’ospedale con il viso deturpato dalle schegge di vetro e una gamba mozzata da un’esplosione. Erano convinti si trattasse di un loro nipote di cui non riuscivano ad avere notizie e che non avevano trovato tra i cadaveri dell’obitorio. A un certo punto però è arrivata la ‘vera’ famiglia del ferito e così hanno capito che il loro parente era con grande probabilità morto. Sono comunque rimasti a fianco di quel ragazzo e ai suoi familiari ancora un’ora, prima di fare ritorno a casa” racconta Musallam. Mentre prosegue la conversazione telefonica con padre Musallam le televisioni internazionali mostrano le immagini di decine di carri armati israeliani ammassati lungo il confine con Gaza. “Credo – dice il sacerdote interrogato sui possibili sviluppi di un’azione di terra – che se gli israeliani decideranno davvero di condurre anche un’offensiva di terra a Gaza ci sarà solo un grande massacro. Ci saranno molti più morti e molta più distruzione e alla fine Hamas uscirà da tutta questa storia più forte di prima. Quello che sta avvenendo in questi giorni avrà solo una conseguenza: allontanare sempre di più la speranza di arrivare alla pace. Un intervento di terra sarebbe solo un altro calcio alla parola pace”. “Vedete, ultimamente pronunciare la parola pace o riconciliazione è quasi diventato un tabù. Da entrambe le parti chi pronuncia queste parole viene guardato come un traditore. Tutta questa violenza non farà che rendere più difficile pronunciare la parola pace e dare forza, invece, ai falchi che cercano solo la guerra” dice alla MISNA padre Musallam, prima di chiudere la conversazione. [MZ]

Guerra di Gaza : testimonianze cristiane, laiche,palestinesi, ebraiche,israeliane

lunedì 29 dicembre 2008

Gideon Levy: l'inutile offensiva di Gaza



La guerra scatenata a Gaza sembra essere una tragica ripetizione di quanto abbiamo visto nel 2006 in Libano – sostiene il giornalista israeliano Gideon Levy. Questa guerra non servirà ad indebolire Hamas, e coloro che attualmente appoggiano questa campagna militare fra qualche settimana faranno a gara nel rivolgere critiche contro di essa – afferma il giornalista del quotidiano ‘Haaretz’
Israele si è imbarcato in un’altra guerra sciagurata e non necessaria. Il 16 luglio 2006, a quattro giorni dall’inizio della Seconda Guerra Libanese, scrissi: “Ogni vicinato ne ha uno, uno sbraitante bullo che non dovrebbe essere provocato…non che quel prepotente non abbia le sue ragioni – qualcuno lo ha offeso. Ma la reazione, che reazione!”.
Due anni e mezzo più tardi, queste parole si ripetono con una agghiacciante precisione, con nostro orrore e disappunto. Nell’arco di poche ore, nel pomeriggio di sabato, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno seminato morte e distruzione su una scala che i razzi Qassam non avevano mai raggiunto in tutti questi anni – e l’operazione “Cast Lead” (Piombo Fuso) è solo agli inizi.
Ancora una volta, le risposte violente di Israele, anche se hanno una giustificazione, eccedono qualsiasi misura e superano ogni limite di umanità, moralità, legalità internazionale, o ragionevolezza.
Ciò che ha avuto inizio ieri a Gaza è un crimine di guerra, e la follia di un paese. L’amara ironia della storia: un governo che si lanciò in un’inutile guerra – oggi quasi tutti la riconoscono come tale – due mesi dopo il suo insediamento, si imbarca ora in un’altra guerra destinata al fallimento a due mesi dalla fine del suo mandato.
Nel frattempo, la nobile prospettiva della pace era giunta fin sulla punta della lingua a Olmert, un uomo che ha pronunciato alcune delle parole più coraggiose mai dette da un primo ministro. La pace sulla punta della lingua, e due guerre infruttuose nell’armadio. Assieme a lui vi è il ministro della difesa, Ehud Barak, il leader del cosiddetto partito di sinistra, che gioca il ruolo del complice più anziano in questo crimine.
Israele non aveva esaurito le possibilità diplomatiche prima di lanciarsi in un’altra terribile campagna di rovina e distruzione. I razzi Qassam che cadevano a pioggia sulle comunità più vicine alla Striscia di Gaza erano divenuti intollerabili, sebbene non seminassero la morte. Ma la risposta a questi razzi deve essere fondamentalmente differente: sforzi diplomatici per ristabilire il cessate il fuoco – lo stesso cessate il fuoco che è stato inizialmente violato da Israele, bisogna ricordarlo, quando ha bombardato senza necessità un tunnel – e poi, qualora questi sforzi fallissero, una misurata e graduale risposta militare.
Ma, no. Deve essere “tutto o niente”. Le IDF si sono lanciate ieri in una guerra il cui obiettivo, come al solito, è sperare che “qualcuno ci protegga”.
Ora il sangue scorrerà a fiumi. Gaza, impoverita ed assediata, la città dei profughi, ne pagherà il prezzo maggiore. Ma il sangue verrà versato inutilmente anche sul fronte israeliano. Nella sua follia, Hamas ha attirato tutto questo su di sé e sul suo popolo, ma ciò non giustifica la reazione esagerata di Israele.
La storia del Medio Oriente si sta ripetendo con disperante precisione. Ma la frequenza sta aumentando. Se abbiamo goduto di nove anni di calma fra la Guerra dello Yom Kippur e la Prima Guerra Libanese, ora scateniamo guerre ogni due anni. In questo modo Israele dimostra che non vi è alcun legame tra i suoi argomenti di discussione che parlano di pace, e la sua condotta aggressiva.
Israele dimostra anche di non aver interiorizzato le lezioni della guerra precedente. Ancora una volta, questa guerra è stata preceduta da un dibattito pubblico paurosamente monotono, nel quale si udiva una sola voce – quella che invitava a colpire, a distruggere, ad affamare e ad uccidere; quella che incitava e spronava a commettere crimini di guerra.
Ancora una volta, i commentatori si sono seduti negli studi televisivi ed hanno acclamato gli aerei da combattimento che bombardavano le stazioni di polizia, dove lavorano ufficiali responsabili del mantenimento dell’ordine nelle strade. Ancora una volta, essi hanno invitato a non smettere, a continuare l’attacco. Ancora una volta, i giornalisti hanno descritto le immagini della casa danneggiata a Netivot (località israeliana vicina al confine con Gaza (N.d.T.) ) come “una scena penosa”. Ancora una volta, abbiamo avuto il coraggio di lamentarci per come il mondo stava trasmettendo le immagini da Gaza. Ed ancora una volta dobbiamo aspettare alcuni giorni prima che una voce alternativa finalmente sorga dall’oscurità, la voce della saggezza e della moralità.
Ancora una o due settimane, e quegli stessi esperti che hanno invitato a “colpire duro” faranno a gara tra di loro nel lanciare critiche a questa guerra. Ed ancora una volta ciò avverrà con grave ritardo.
Le immagini che hanno inondato gli schermi televisivi di tutto il mondo hanno mostrato una processione di cadaveri e di feriti caricati e scaricati dal bagagliaio di automobili private, che li trasportavano all’unico ospedale di Gaza degno di questo nome. Forse ancora una volta abbiamo bisogno di ricordare che ci troviamo di fronte ad una sventurata e martoriata striscia di terra, la cui popolazione è costituita in gran parte dai figli di profughi che hanno sopportato inumane tribolazioni.
Per due anni e mezzo, essi sono stati imprigionati e ostracizzati dal mondo intero. La linea di pensiero che stabilisce che attraverso la guerra otterremo nuovi alleati nella Striscia di Gaza; che maltrattare la popolazione ed uccidere i suoi figli servirà a piegare la loro volontà; e che un’operazione militare sia sufficiente a rovesciare un regime radicato ed a sostituirlo con un altro che ci sia amico, non è che pura follia.
Hezbollah non è stato indebolito in conseguenza della Seconda Guerra Libanese; al contrario. Hamas non sarà indebolito a causa della guerra di Gaza; al contrario. In breve tempo, dopo che la processione di morti e di feriti avrà avuto fine, arriveremo ad un nuovo cessate il fuoco, come è accaduto in Libano – esattamente lo stesso cessate il fuoco che si sarebbe potuto ottenere senza questa guerra superflua.
Nel frattempo, lasciamo che le IDF vincano – come dicono. Un eroe contro un debole; un eroe che ha bombardato decine di obiettivi dal cielo; e le immagini del sangue e del fuoco sono intese a mostrare agli israeliani, agli arabi, ed al mondo intero che la forza del “bullo” del vicinato non è ancora svanita. Quando il “bullo” va su tutte le furie, nessuno può fermarlo.
Gideon Levy è un giornalista israeliano; è membro del comitato di redazione del quotidiano “Haaretz”; è stato portavoce di Shimon Peres dal 1978 al 1982
Titolo originale:

OFFENSIVA ISRAELIANA (5): PARROCO DI GAZA, “SIAMO STANCHI”

“È da sabato che ricevo telefonate e visite di musulmani che mi chiedono di pregare per Gaza, di organizzare preghiere nella comunità cristiana perché questo inferno finisca. Siamo stanchi. Stanchi di questa follia che ci bombardano tutto intorno. Stanchi perché da giorni non riusciamo a dormire. Stanchi di non avere elettricità, acqua e cibo. Stanchi perchè crediamo che questa guerra durerà per molti altri giorni e che ci saranno altre vittime tra gli innocenti”: con voce pacata padre Manuel Musallam, sacerdote della parrocchia della Santa Famiglia, l’unica chiesa cristiana di Gaza, ribadisce alla MISNA che l’attacco lanciato sabato mattina dall’esercito israeliano contro la Striscia di Gaza altro non è altro che “un crimine di guerra”. “Non riesco proprio a capire cosa sperano di ottenere con questo attacco. Questo è solo un modo di uccidere la pace. Questo attacco non rispetta l’umanità delle persone. La gente è chiusa in casa terrorizzata. I bambini piangono incessantemente da sabato, terrorizzati dalle esplosioni. Gli abitanti di Gaza non dormono da giorni nei loro letti. Per evitare di essere colpiti dai detriti, dai vetri delle finestre o dal crollo delle parti delle proprie abitazioni più esposte, dormono per terra nei corridoi o negli angoli più riparati delle proprie case. Azioni come quelle in corso non fanno che umiliare persone già lungamente provate e imporre un senso di dominio che noi, come Chiesa, come cristiani non possiamo accettare. Non possiamo accettare questo modo di fare” dice ancora padre Musallam alla MISNA. Il sacerdote ribadisce poi l’alto numero di civili uccisi dai bombardamenti e non vuol sentir parlare di operazioni militari “mirate” o “chirurgiche”, termine tanto caro ai mezzi di comunicazione occidentali, italiani in testa. “Ho appena attaccato il telefono con Betlahaya. Un’ora fa un missile ha centrato una casa, pare di miliziani. Nella casa non c’era nessuno, ma sette persone che stavano camminando per strada davanti all’abitazione sono morte. In una città come Gaza, il posto con la maggior densità di popolazione dell’intero pianeta, non si può pensare di bombardare bersagli precisi senza provocare conseguenze tutt’intorno” sottolinea il religioso, il quale riporta anche alcune stime raccolte in queste ore da lui e dai suoi collaboratori secondo le quali il 10% dei feriti dalle operazioni militari israeliane sarebbe composto da bambini con meno di 10 anni d’età, e un altro sette otto per cento da donne. “Ieri non abbiamo neanche potuto celebrare la messa perché un missile ha centrato una stazione di polizia proprio a fianco dell’edificio sacro. Quindi restiamo chiusi in casa a pregare. Non ci resta che pregare, anche per i nostri fratelli musulmani. In attesa che qualcuno si decida a intervenire” conclude padre Musallam. [MZ]Guerra di Gaza : testimonianze cristiane, laiche,palestinesi, ebraiche,israeliane

Massacro di Gaza : le testimonianze


"Il peggio non è ancora arrivato"

Misna: storie di bambini nell'inferno di Gaza



1  Misna: la sofferenza dei bambini di gaza
Prima di quest'ultima esplosione di violenza, oltre 50.000 bambini a Gaza erano malnutriti, più dei due terzi soffrivano di carenza di vitamina A e quasi la metà di quelli con meno di due anni soffrivano di anemia; la carenza di cibo, acqua potabile e medicinali non ha fatto altro che aggravare le già precarie condizioni di salute dei bambini: lo afferma, in un suo comunicato, l'organizzazione non governativa internazionale "Save the Children" che ha fornito pacchi di cibo a 641 famiglie -circa 6000 persone, di cui 3000 bambini - a Gaza City, ma anche a Jabalyah est, Beit Lahia, Beit Hanoun e Un Al Nasser e attualmente sta predisponendo la distribuzione a Rafah nella parte meridionale del territorio. Il suo direttore generale Valerio Neri sottolinea: "I bambini, oltre a far fronte a mancanza di cibo, di acqua potabile, di cure mediche, di elettricità, con l'impossibilità di andare a scuola e con condizioni igieniche molto precarie, devono continuamente fare i conti con violenza, paura e incertezza. I genitori stanno facendo enormi sforzi per proteggerli e prendersi cura di loro, ma non possono lasciare le loro case per la paura di essere feriti o perdere la vita negli attacchi". Gli attacchi aerei e i combattimenti di terra stanno rendendo gli spostamenti sempre più difficili e pericolosi per le famiglie, che versano ormai in stato di estrema prostrazione, e che gli operatori di 'Save the Children' stanno cercando di assistere al meglio. L'impossibilità di portare all'interno del territorio di Gaza ulteriori approvvigionamenti e il perdurare delle violenze rischiano di bloccare completamente la distribuzione degli aiuti da parte dell'organizzazione umanitaria. La progressiva diminuzione delle scorte nelle case e il collasso del sistema elettrico e sanitario, va di pari passo con l'aumento della vulnerabilità dei minori di Gaza. Save the Children sottolinea che a causa della mancanza di elettricità che viene utilizzata per il riscaldamento notturno, i bambini, in particolare quelli più piccoli e i neonati, siano costantemente a rischio ipotermia. "Il freddo si aggiunge agli altri problemi e alle minacce per la salute che i minori di Gaza e i loro genitori stanno già affrontando - aggiunge Neri - anche perchè le famiglie sono costrette a lasciare le finestre aperte durante la notte in modo che non vengano rotte dalle scosse dei bombardamenti e dalle schegge: i bambini, già per la gran parte poveri e malnutriti, sono così costretti a passare la notte esposti al freddo".[PMB]


2  OFFENSIVA ISRAELIANA (3): LA PICCOLA ‘ALA... E QUEI ‘PALLONCINI’ CHE SCOPPIANO“A mia figlia ‘Ala, che ha tre anni, dico che c’è una festa e che c’è gente che si diverte facendo scoppiare palloncini colorati”: Tamer al-Bahari, palestinese e operatore di un’organizzazione non governativa attiva a Gaza, non sa più cosa inventarsi per evitare che la figlia di tre anni si ammali di nuovo per la paura; raggiunto dalla MISNA nel corridoio della sua casa, al-Bahari racconta di attacchi di una violenza inaudita e mai conosciuta, di nuovi strumenti di guerra utilizzati dagli israeliani e della piccola ‘Ala che ieri lui stesso ha portato in ospedale perché aveva la febbre altissima. “Non è influenza né raffreddore è paura - aggiunge, mentre la cornetta si trasforma in nitida testimone di nuove esplosioni - i medici dicono che non è l’unico caso e che a causare la febbre sono i boati delle esplosioni, i vetri che vanno in frantumi, i rumori di questa guerra; mi resta avvinghiata tutto il giorno, non posso allontanarmi, la devo abbracciare in continuazione, farle sentire che le sono vicino”. A Gaza non ci sono solo i morti, ci sono anche gli effetti indiretti di ore ininterrotte di incursioni aeree e bombardamenti: “Stanno usando di tutto – continua ancora al-Bahari – ci bombardano dal mare con le navi, ci bombardano dal cielo con elicotteri, aerei e droni, ci lanciano contro i loro carri armati; ci resta solo la speranza che tutto finisca presto”. Come la maggior parte dei palestinesi di Gaza, anche al-Bahari deve fare i conti con l’acqua e l’elettricità che mancano, e con le scorte alimentari che non bastano. “Possiamo restare chiusi in casa per altri due giorni - aggiunge - poi non avremo null’altro da mangiare; stiamo razionando tutto e cerco di tenere carica la batteria del mio telefono cellulare. Per ogni esplosione che sento provenire da nord chiamo il resto della mia famiglia che vive lì per sincerarmi che stiano bene. L’esercito israeliano ci sta inviando anche messaggi di vario tipo; sul mio telefono ne è arrivato uno in cui offrono 20 milioni di dollari per informazioni su Gilad Shalit, il soldato israeliano tenuto in ostaggio a Gaza”. Altre esplosioni; nel corridoio della sua casa la piccola ‘Ala si stringe al padre: “Ma lo sa il mondo cosa sta succedendo qui – si chiede Tamer – lo sanno che dall’alba di oggi non si sono mai fermati? Che non ci sono solo centinaia di morti, ma anche tante piccole ‘Ada, l’angoscia di tanti genitori? Lo sa il mondo che stiamo morendo?”.[GB]

3  "La scorsa notte è stata una delle più fredde che abbiamo avuto finora. Mio figlio di cinque anni Abdelrahman - che noi chiamiamo Abbud - ha voluto dormire con me assieme ai suoi quattro fratelli e sorelle. Hanno paura di restare soli per i continui bombardamenti israeliani. Abdelrahman mi ha chiesto di chiudere le finestre della stanza perché aveva molto freddo. Ma io gli ho spiegato che era meglio tenerle aperte perché il bombardamento potrebbe mandarle in frantumi. Ma non mi ha capito. Per riscaldare i miei figli ho portato loro altre coperte. Sono stato fortunato nel decidere di tenere aperte le finestre perché un aereo israeliano ha colpito molti siti vicino a casa, come prevedevo. Tra questi le emittenti tv di Hamas Al Aqsa e Moschea Al-Shifa, che distano non più di 400 metri da casa. Il mattino dopo, quando mi sono svegliato, Abbud ha chiesto alla mamma di dargli il latte ma lei gli ha risposto che non ne avevamo. Perché? Ha chiesto meravigliato e lei gli ha risposto che gli israeliani non fanno passare i generi alimentari. Ma lui non ha capito. La madre allora gli ha detto: 'Perche' non prendi il té? Lui: Sì, il té mi piace. Ma poi mia moglie è venuta da me per dirmi che non c'era l'acqua per il té perché mancava l' elettricità, che a Gaza é necessaria per pompare l'acqua nei cassoni sui tetti delle case. Ho quindi speso molte ore per cercare il gasolio necessario per azionare il generatore per pompare un po' d'acqua nel serbatoio di casa. Più tardi, mentre ero in strada, un cacciabombardiere F16 israeliano ha attaccato la prigione di Gaza, e le bombe hanno fatto tremare le case tutto attorno. Poco dopo l' eco di una sparatoria di kalashnikov ha rotto il silenzio. Era la sparatoria che accompagnava i funerali delle persone uccise ieri. 'Vendetta, vendetta o Ezzedin Al Qassam (e' il nome del braccio armato di Hamas)', 'Morte all' America, morte a Israelé, gridava la folla attorno alle salme ricoperte dalle bandiere palestinesi. Molte salme sono quelle di agenti della polizia di Hamas, uccisi nei raid aerei di ieri. Quello di Israele, esclamavano molti tra la folla, 'e' stato un vero massacro a sangue freddo. Le strade di Gaza sono anche oggi quasi vuote, ad eccezione dei funerali, delle tende per il lutto dove si ricevono le condoglianze per i parenti uccisi, delle ambulanze che corrono dopo ogni bombardamento seguite dalle auto della stampa. La scorsa notte mi ha svegliato il suono del mio telefono cellulare. Era il mio amico Abu Ahmed che aveva molta paura. Ha detto che sua moglie ha ricevuto sul suo cellulare un messaggio registrato dell'intelligence israeliana. Nel messaggio, secondo Abu Ahmed, una voce anonima diceva: 'alla popolazione civile di Gaza: vi ammoniamo a non portare armi e a non tenerle in casa altrimenti ve la bombarderemo'. E' aggiungeva: 'se siete in contatto con terroristi anche voi sarete un obiettivo'. Io ho cercato di calmarlo, dicendogli: 'non stanno per colpirti e questo messaggio e' stato mandato a molta genté. Ma per tutta la notte Abu Ahmed è stato sveglio per la paura. A Gaza ci sono due stazioni radio popolari, quella di Hamas si chiama Al Aqsa e quella della Jihad Islamica, che si chiama Al Quds. Mentre sentivo il notiziario su Al Quds, improvvisamente si è inserita una strana voce ed è cominciato questo messaggio registrato: 'Questo e' l'esercito israeliano. Ammoniamo gli abitanti di Gaza a tenersi lontani dai terroristi altrimenti saranno colpiti. Gli israeliani hanno aumentato la pressione e oggi hanno cominciato a colpire anche i tunnel usati per contrabbandare merci (anche armi, secondo Israele) dall' Egitto a Gaza. Dopo la decisione israeliana di chiudere i valichi sono rimasti gli unici canali aperti per ricevere cibo e merci. A Gaza molti sono furibondi con l' Egitto. Fawzi Barhum, portavoce di Hamas, ha attaccato il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) e il ministro degli esteri egiziano Ahmed Abul Gheit perché hanno criticato Hamas e lo hanno accusato di essere responsabile di questa crisi. Barhum ha detto che Hamas non si piegherà mai. Dense nuvole di fumo nero dei bombardamenti oscurano i cieli di Gaza, segnalando che l'offensiva di Israele continua. Nelle vie i passanti circolano portando radioline accese per sentire le ultime notizie, sperando che siano buone".[CO]
LA TESTIMONIANZA DI UN GIORNALISTA DELL'ANSAGuerra di Gaza : testimonianze cristiane, laiche,palestinesi, ebraiche,israeliane





domenica 28 dicembre 2008

Paola Caridi e Amira Hass su Gaza: i morti invisibili


Amira Hass / 'Little Baghdad' in Gaza - bombs, fear and rage

Le notizie di agenzia dicono che ora i morti sono oltre 270, e i feriti circa 900. In un giorno e mezzo. La morte, a Gaza, è arrivata dal cielo, come spesso è successo negli anni recenti. Un centinaio di bombe lanciate in circa quaranta raid, nel posto più densamente popolato del mondo. Difficile pensare che un raid possa solo, chirurgicamente, colpire obiettivi militari. I morti civili ci sono, e tanti, a giudicare dalle testimonianze che arrivano da Gaza. Il dottor Majdi Ashour ha descritto la sua ‘fortunata’ giornata sotto i bombardamenti, tra paura e la tenacia di continuare a vivere in una sorta di folle normalità. Gli attivisti internazionali di FreeGaza raccontano delle vittime civili, viste con i loro occhi. I giornalisti di Maannews dentro la Striscia parlano del grande ospedale di Shifa, delle famiglie che cercano i loro cari tra i corpi amputati e irriconoscibili. Morti senza nome, senza carta d’identità. Invisibili, insomma.E poi la politica: le accuse di Al Quds Al Arabi agli egiziani, di aver nascosto a Hamas le vere intenzioni degli israeliani, di bombardare la Striscia. Mentre il ministro della difesa Ehud Barak, che si inserisce in questo modo nella campagna elettorale per le politiche del prossimo febbraio, dice che l’operazione era stata decisa sei mesi fa, proprio mentre Israele firmava la tregua con Hamas: per mesi, Israele ha accusato Hamas, invece, di prepararsi militarmente durante la tregua. Da Damasco, Khaled Meshaal chiede una terza intifada: nei prossimi giorni si capirà se c’è qualcosa che bolle in pentola in Cisgiordania. C’è un editoriale sul Guardian, di Peter Beaumont.


sabato 27 dicembre 2008

"E' un massacro" la testimonianza del parroco di Gaza

Quello in corso a Gaza e' un massacro non e' un bombardamento. E' un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice". E' quanto ha dichiarato padre Manuel Musallam, parroco della Santa Famiglia, contattato dalla Misna a Gaza City.

"Io sto bene, la chiesa e' intatta, ma la scuola delle suore del Rosario e' distante solo pochi metri da un edificio centrato da uno dei razzi sparati dagli israeliani - ha raccontato ancora il religioso all'agenzia missionaria - la deflagrazione ha fatto esplodere tutte le finestre delle aule, ancora piene di alunni. Alcuni bambini hanno riportato lievi ferite a causa dei vetri. Subito dopo si sono barricati nei locali del Convento con le suore, finche' non sono arrivati i genitori a riportarli a casa".

Mentre la conta dei morti continua a salire, gli ultimi bilanci in circolazione parlano di circa 160 morti e oltre 200 feriti, i bombardamenti israeliani proseguono seppur con intensita' minore.
"Stanno continuando a colpire. Di quando in quando si sente un'altra esplosione qui a Gaza. Ma abbiamo notizie anche di bombardamenti in ogni angolo della Striscia. Temiamo che il numero dei morti in circolazione sia destinato a salire, perche' molti cadaveri non sono stati ancora riconosciuti e altri potrebbe trovarsi sotto le macerie degli edifici distrutti" aggiunge padre Musallam.
RaiNews24 - "E' un massacro" la testimonianza del parroco di Gaza

Guerra di Gaza : testimonianze cristiane, laiche,palestinesi, ebraiche,israeliane



venerdì 26 dicembre 2008

manifestazione della sinistra contro l'assedio e l'opzione militare, sì a negoziati

Sntesi personale

Circa 150 manifestanti hanno partecipato ad una manifestazione nel centro di Tel Aviv"Io suggerisco di scegliere un'altra opzione", ha detto Hadash membro della Knesset Dov Khenin. "La nostra forza è la nostra tragedia. Tutto questo ci porterà ad una guerra totale. Noi ,invece, proponiamo di rafforzare la tregua, garantire un cessate il fuoco, porre fine all'assedio che serve solo ad unire la popolazione attorno a Hamas. .Gli Israeliani hanno perso la speranza,pensano che la soluzione militare sia l'unica scelta . Eppure, non siamo destinati ad essere vittima della storia." Yuval Ben-Ami dichiara "Due anni fa ho protestato prima della Seconda Guerra del Libano. Eravamo definiti traditori. Eppure, alcuni mesi più tardi, tutti hanno protestato contro la politica di Olmert. "
Leftists say 'no' to Gaza op

2manifestazione israeliani e palestinesi contro assedio di Gaza

SINTESI(elementi essenziali) La città araba-israeliana di Al-Fahm di Umn ,nella notte di sabato,ha spento per un'ora tutte le luci per solidarietà con Gaza. . In Israele 1000 persone,appartenenti ad organizzazioni arabe ed ebree hanno manifestato a Eretz . Uri Avneri ha così commentato l'azione di Hamas: "Un Muro tre giorni fa è caduto, esattamente come il Muro di Berlino. Siamo venuti ad Eretz per portare rifornimenti a Gaza,per testimoniare la nostra vergogna per questo crimine . Il nostro cuore è solidale con i nostri fratelli palestinesi che stanno manifestando dall'altra parte del confine . Il nostro cuore è solidale con i nostri fratellidi Sderot. I Quassam devono cessare, ma non termineranno se continuiamo ad usare la politica della ritorsione, dobbiamo comunicare con Hamas" Dall'altra parte un palestinese si è rivolto con queste parole, tramite un telefono cellulare, agli israeliani : "Dobbiamo creare insieme un'associazione per inseguire la pace a Gaza , a Ramallah ,in Israele, a Sderot . Ritengo un onore parlare con voi.Ogni goccia di sangue versato in Israele o in Palestina, è un colpo alla nostra umanità. Trasmettete questo messaggio in Israele"