Dietro ai raid non c'è solo una reazione ai razzi Qassam, Israele punta all'Iran. A sostenere questa tesi è Arduino Paniccia, professore di Studi Strategici ed Economia Internazionale presso l’Università di Trieste, intervistato da Affaritaliani.it. "In questo periodo di interregno del governo israeliano (a febbraio si svolgeranno le elezioni anticipate, ndr) e dell'amministrazion Usa (Barack Obama si insedierà il prossimo 20 gennaio,ndr), gli israeliani stanno cercando di capire due cose: se gli iraniani reagiranno all'offensiva e, in secondo luogo, se questo comporterà un attacco da parte di Hezbollah".Dietro ai raid israeliani a Gaza c'è solo una reazione al lancio di razzi Qassam o Israele punta all'Iran?"Assolutamente sì. L'obiettivo è l'Iran. Sono un sostenitore di questa tesi. In questo periodo di interregno del governo israeliano (a febbraio si svolgeranno le elezioni anticipate, ndr) e dell'amministrazion Usa, gli israeliani stanno cercando di capire due cose: se gli iraniani reagiranno all'offensiva e in secondo luogo se questo comporterà un attacco da parte di Hezbollah".Israele quindi sta provocando l'Iran?"Diciano che si sono provocati a vicenda. Ci sono alcuni fattori da prendere in considerazione: il riarmo di Hezbollah, la possibilità che improvvisamente ci siano degli attacchi nel nord del Libano, nella parte ancora sotto il controllo palestinese e infine a Gaza. Quindi degli attacchi coordinati e simultanei. Quello che si sta verificando è un generale regolamento di conti che nasce dal timore di un passaggio definitivo dell'Iran al nucleare".
mercoledì 31 dicembre 2008
Bolton ;attacco a Gaza precede quello iraniano
Dietro ai raid non c'è solo una reazione ai razzi Qassam, Israele punta all'Iran. A sostenere questa tesi è Arduino Paniccia, professore di Studi Strategici ed Economia Internazionale presso l’Università di Trieste, intervistato da Affaritaliani.it. "In questo periodo di interregno del governo israeliano (a febbraio si svolgeranno le elezioni anticipate, ndr) e dell'amministrazion Usa (Barack Obama si insedierà il prossimo 20 gennaio,ndr), gli israeliani stanno cercando di capire due cose: se gli iraniani reagiranno all'offensiva e, in secondo luogo, se questo comporterà un attacco da parte di Hezbollah".Dietro ai raid israeliani a Gaza c'è solo una reazione al lancio di razzi Qassam o Israele punta all'Iran?"Assolutamente sì. L'obiettivo è l'Iran. Sono un sostenitore di questa tesi. In questo periodo di interregno del governo israeliano (a febbraio si svolgeranno le elezioni anticipate, ndr) e dell'amministrazion Usa, gli israeliani stanno cercando di capire due cose: se gli iraniani reagiranno all'offensiva e in secondo luogo se questo comporterà un attacco da parte di Hezbollah".Israele quindi sta provocando l'Iran?"Diciano che si sono provocati a vicenda. Ci sono alcuni fattori da prendere in considerazione: il riarmo di Hezbollah, la possibilità che improvvisamente ci siano degli attacchi nel nord del Libano, nella parte ancora sotto il controllo palestinese e infine a Gaza. Quindi degli attacchi coordinati e simultanei. Quello che si sta verificando è un generale regolamento di conti che nasce dal timore di un passaggio definitivo dell'Iran al nucleare".
di Mustafa BarghoutiQuanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?

parroco di Gaza: dopo i bombardamenti centinaia di giovani si arruolano nelle file di hamas
martedì 30 dicembre 2008
di Safa Joudeh*L'ammontare delle morti e della distruzione è inconcepibile

Per qualche momento non ho capito ma poi mi sono resa conto che le promesse di Israele di un’offensiva su vasta scala contro la Striscia di Gaza si erano materializzate. Dopo tutto le dichiarazioni del Ministro degli esteri israeliano Tzipi Livni successive all’incontro dell’altro ieri con il Presidente egiziano Hosni Mubarak non erano vuote minacce.
Quello che è avvenuto sembre decisamente surreale, a questo punto. Non avremmo mai immaginato nulla del genere. E’ successo tutto così velocemente, ma l’ammontare delle morti e della distruzione è inconcepibile, persino per me e mi trovo in mezzo a tutto ciò e sono passate solo poche ore.
Sono stati colpiti sei siti durante il raid aereo a Gaza City. Le immagini probabilmente non sono state trasmesse dai canali statunitensi. C’erano pile e pile di corpi nei siti colpiti. Mentre li guardavi potevi vedere che qualcuno di quei giovani era ancora vivo, qualcuno sollevava una mano, e un altro alzava la testa. Sono morti probabilmente poco dopo perché i loro corpi erano bruciati, molti avevano perso degli arti, qualcuno stava con le viscere di fuori e giacevano tutti in pozze di sangue. Fuori di casa mia, che è vicina alle due più grandi università di Gaza, un missile è caduto su un grosso gruppo di giovani, studenti universitari. Erano stati avvertiti di non stare in gruppo perché questo ne faceva dei facili bersagli, ma stavano aspettando i bus per tornare a casa. Ne sono rimasti uccisi sette, quattro studenti e tre ragazzi dei nostri vicini, giovani della famiglia Rayes e nostri cari amici. Mentre scrivo sento da fuori la processione di un funerale; ho guardato fuori un attimo fa ed erano i tre ragazzi Rayes. Passavano tutto il tempo assieme quando erano vivi, sono morti assieme e condividono assieme lo stesso funerale. Niente ha potuto fermare mio fratello di 14 anni dal correre fuori a vedere i corpi dei suoi amici che giacevano sulla strada dopo che erano stati uccisi. Da quel momento non ha più detto una parolaCosa voleva dire il Primo Ministro israeliano Ehud Olmert quando ha dichiarato che noi, il popolo di Gaza, non eravamo il nemico, che erano Hamas e la Jihad islamica a dover essere colpite? Questa dichiarazione è stata fatta per farci infuriare oltre il nostro stato di shock, per calmare ogni sentimento di rabbia e di vendetta? Per farsi beffe di noi? I gruppi di bambini che tornavano a casa da scuola e che adesso si contano tra i morti e i feriti erano militanti di Hamas? Poco più oltre sulla mia strada circa un’ora e mezza dopo il primo assalto, tre bambine stavano passando accanto a uno degli obbiettivi quando un missile ha colpito l’edificio sede della Sicurezza Preventiva. I corpi delle bambine sono stati ridotti in pezzi che hanno coperto la strada da un lato all’altro.
In tutti i siti colpiti, la gente si fa largo tra i morti, con il terrore di riconoscere tra essi un membro
della propria famiglia. Le strade sono cosparse dei loro corpi, delle loro braccia, delle loro gambe, dei loro piedi, qualcuno con la scarpa e qualcuno senza. La città è in stato di allarme, panico e confusione, i cellulari non funzionano, gli ospedali e gli obitori sono stracolmi e qualche morto giace ancora sulle strade con i familiari raccolti intorno, che baciano i loro visi, e li stringono. Fuori degli edifici distrutti i vecchi stanno in ginocchio per terra a piangere. Le loro esili speranze di ritrovare i propri figli svaniscono dopo un’occhiata a come sono ridotti gli edifici dei loro uffici.
E anche dopo che i morti vengono identificati, ai dottori è affidato il duro compito di riunire le membra sparse per consegnarle alle loro famiglie. I corridoi degli ospedali sembrano un mattatoio. E’ davvero peggio di qualunque film dell’orrore possiate immaginare. Il pavimento è pieno di sangue, i feriti sono appoggiati contro i muri o giacciono sul pavimento, accanto ai morti. I dottori lavorano affannosamente e le persone con ferite non mortali vengono rispedite a casa. Una mia parente è stata ferita da un pezzo di vetro proveniente dalla finestra del soggiorno e le è rimasto un taglio profondo proprio in mezzo al viso. E’ stata rimandata a casa; troppe altre persone avevano bisogno di cure più urgenti. Suo marito, dentista, l’ha portata nella sua clinica e le ha ricucito il viso usando l’anestesia locale.Più di 200 persone sono morte nei raid aerei di oggi. Questo significa più di 200 processioni funebri, qualcuna oggi, la maggior parte domani, probabilmente. E pensare che ieri queste famiglie erano preoccupate per il cibo, il riscaldamento e l’elettricità. A questo punto penso che essi – e in realtà tutti noi – avrebbero preferito con gioia che Hamas rinunci per sempre a tutti i diritti basilari rimanenti che abbiamo rivendicato negli ultimi mesi se questo avesse potuto fermare quello che è successo.Il bombardamento è stato molto vicino a casa mia. La maggior parte dei miei familiari vivono in questa zona. La mia famiglia sta bene ma due case dei miei zii sono rimaste danneggiate.
Noi possiamo riposare facilmente, gli abitanti di Gaza possono piangere stanotte. Si dice che Israele abbia promesso di non compiere più raid per ora. La gente sospetta che il prossimo passo sia quello degli omicidi mirati, che implicheràinevitabilmente ancora più malcapitati innocenti il cui destino è già stato segnato.
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo:
http://electronicintifada.net/v2/article10059.shtml
di Amira HassL'attacco a Gaza non è contro Hamas, è contro tutti i palestinesi

LE FREDDE NOTTI DI GAZA, TRA BOMBARDAMENTI E FINESTRE ROTTE
“È stata una notte terribile, nel vero senso della parola. Dalle 21 di ieri sera alle 4 del mattino di oggi le forze israeliane hanno proceduto a un bombardamento continuo e costante. Le esplosioni erano così tante e così forti, che abbiamo passato la notte svegli. Gli aerei israeliani hanno distrutto ogni cosa che si muoveva. Hanno colpito case e tutti gli edifici più alti, incluse alcune torri qui vicino a casa nostra. Vi assicuro che il rumore era insopportabile”: a parlare con la MISNA, in quello che ormai è diventato un appuntamento quotidiano, è padre Manuel Musallam, parroco della chiesa della Santa Famiglia di Gaza City, contattato telefonicamente nella sua abitazione, dove si trova rinchiuso da sabato, quando sono iniziati i bombardamenti israeliani. “Oggi ho chiamato le famiglie che conosco e che vivono nelle zone maggiormente colpite dai bombardamenti. Erano tutti devastati da una notte insonne e dal terrore dei bambini. I bambini sono quelli che stanno soffrendo maggiormente per questa incursione; sono evidentemente traumatizzati, non fanno che piangere e non si vogliono staccare neanche per un attimo dai genitori” aggiunge il religioso, che racconta anche di come due insegnanti che lavorano nella scuola annessa alla Parrocchia e gestita insieme alle suore sono usciti miracolosamente illesi dalla distruzione delle proprie abitazioni dopo che razzi israeliani le hanno centrate nelle ultime ore. “Ricorderemo questi bombardamenti anche per il freddo. Qui è inverno adesso e il fatto di dover tenere le finestre aperte giorno e notte, per evitare che lo spostamento d’aria delle esplosioni faccia saltare tutti i vetri e le distrugga, rende tutto ancora più difficile, visto che non c’è elettricità, ma scarseggia anche il combustibile per scaldarsi un po’, per non parlare poi di acqua e cibo” dice ancora padre Musallam. Il sacerdote racconta poi come nella vita quotidiana degli abitanti di Gaza in questi ultimi giorni sia entrata di prepotenza una nuova abitudine. “Dopo ogni ondata di bombardamenti, esponenti delle varie famiglie fanno il giro di ospedali e obitori per rintracciare i membri della propria famiglia che non risultano raggiungibili al telefono. Oggi un mio amico medico mi ha raccontato che lui e alcuni suoi cugini sono rimasti per oltre un’ora a fianco di un ragazzo privo di coscienza che si trovava ricoverato all’ospedale con il viso deturpato dalle schegge di vetro e una gamba mozzata da un’esplosione. Erano convinti si trattasse di un loro nipote di cui non riuscivano ad avere notizie e che non avevano trovato tra i cadaveri dell’obitorio. A un certo punto però è arrivata la ‘vera’ famiglia del ferito e così hanno capito che il loro parente era con grande probabilità morto. Sono comunque rimasti a fianco di quel ragazzo e ai suoi familiari ancora un’ora, prima di fare ritorno a casa” racconta Musallam. Mentre prosegue la conversazione telefonica con padre Musallam le televisioni internazionali mostrano le immagini di decine di carri armati israeliani ammassati lungo il confine con Gaza. “Credo – dice il sacerdote interrogato sui possibili sviluppi di un’azione di terra – che se gli israeliani decideranno davvero di condurre anche un’offensiva di terra a Gaza ci sarà solo un grande massacro. Ci saranno molti più morti e molta più distruzione e alla fine Hamas uscirà da tutta questa storia più forte di prima. Quello che sta avvenendo in questi giorni avrà solo una conseguenza: allontanare sempre di più la speranza di arrivare alla pace. Un intervento di terra sarebbe solo un altro calcio alla parola pace”. “Vedete, ultimamente pronunciare la parola pace o riconciliazione è quasi diventato un tabù. Da entrambe le parti chi pronuncia queste parole viene guardato come un traditore. Tutta questa violenza non farà che rendere più difficile pronunciare la parola pace e dare forza, invece, ai falchi che cercano solo la guerra” dice alla MISNA padre Musallam, prima di chiudere la conversazione. [MZ] Guerra di Gaza : testimonianze cristiane, laiche,palestinesi, ebraiche,israeliane |
lunedì 29 dicembre 2008
Gideon Levy: l'inutile offensiva di Gaza
La guerra scatenata a Gaza sembra essere una tragica ripetizione di quanto abbiamo visto nel 2006 in Libano – sostiene il giornalista israeliano Gideon Levy. Questa guerra non servirà ad indebolire Hamas, e coloro che attualmente appoggiano questa campagna militare fra qualche settimana faranno a gara nel rivolgere critiche contro di essa – afferma il giornalista del quotidiano ‘Haaretz’
OFFENSIVA ISRAELIANA (5): PARROCO DI GAZA, “SIAMO STANCHI”
“È da sabato che ricevo telefonate e visite di musulmani che mi chiedono di pregare per Gaza, di organizzare preghiere nella comunità cristiana perché questo inferno finisca. Siamo stanchi. Stanchi di questa follia che ci bombardano tutto intorno. Stanchi perché da giorni non riusciamo a dormire. Stanchi di non avere elettricità, acqua e cibo. Stanchi perchè crediamo che questa guerra durerà per molti altri giorni e che ci saranno altre vittime tra gli innocenti”: con voce pacata padre Manuel Musallam, sacerdote della parrocchia della Santa Famiglia, l’unica chiesa cristiana di Gaza, ribadisce alla MISNA che l’attacco lanciato sabato mattina dall’esercito israeliano contro la Striscia di Gaza altro non è altro che “un crimine di guerra”. “Non riesco proprio a capire cosa sperano di ottenere con questo attacco. Questo è solo un modo di uccidere la pace. Questo attacco non rispetta l’umanità delle persone. La gente è chiusa in casa terrorizzata. I bambini piangono incessantemente da sabato, terrorizzati dalle esplosioni. Gli abitanti di Gaza non dormono da giorni nei loro letti. Per evitare di essere colpiti dai detriti, dai vetri delle finestre o dal crollo delle parti delle proprie abitazioni più esposte, dormono per terra nei corridoi o negli angoli più riparati delle proprie case. Azioni come quelle in corso non fanno che umiliare persone già lungamente provate e imporre un senso di dominio che noi, come Chiesa, come cristiani non possiamo accettare. Non possiamo accettare questo modo di fare” dice ancora padre Musallam alla MISNA. Il sacerdote ribadisce poi l’alto numero di civili uccisi dai bombardamenti e non vuol sentir parlare di operazioni militari “mirate” o “chirurgiche”, termine tanto caro ai mezzi di comunicazione occidentali, italiani in testa. “Ho appena attaccato il telefono con Betlahaya. Un’ora fa un missile ha centrato una casa, pare di miliziani. Nella casa non c’era nessuno, ma sette persone che stavano camminando per strada davanti all’abitazione sono morte. In una città come Gaza, il posto con la maggior densità di popolazione dell’intero pianeta, non si può pensare di bombardare bersagli precisi senza provocare conseguenze tutt’intorno” sottolinea il religioso, il quale riporta anche alcune stime raccolte in queste ore da lui e dai suoi collaboratori secondo le quali il 10% dei feriti dalle operazioni militari israeliane sarebbe composto da bambini con meno di 10 anni d’età, e un altro sette otto per cento da donne. “Ieri non abbiamo neanche potuto celebrare la messa perché un missile ha centrato una stazione di polizia proprio a fianco dell’edificio sacro. Quindi restiamo chiusi in casa a pregare. Non ci resta che pregare, anche per i nostri fratelli musulmani. In attesa che qualcuno si decida a intervenire” conclude padre Musallam. [MZ]Guerra di Gaza : testimonianze cristiane, laiche,palestinesi, ebraiche,israeliane |
Misna: storie di bambini nell'inferno di Gaza
Prima di quest'ultima esplosione di violenza, oltre 50.000 bambini a Gaza erano malnutriti, più dei due terzi soffrivano di carenza di vitamina A e quasi la metà di quelli con meno di due anni soffrivano di anemia; la carenza di cibo, acqua potabile e medicinali non ha fatto altro che aggravare le già precarie condizioni di salute dei bambini: lo afferma, in un suo comunicato, l'organizzazione non governativa internazionale "Save the Children" che ha fornito pacchi di cibo a 641 famiglie -circa 6000 persone, di cui 3000 bambini - a Gaza City, ma anche a Jabalyah est, Beit Lahia, Beit Hanoun e Un Al Nasser e attualmente sta predisponendo la distribuzione a Rafah nella parte meridionale del territorio. Il suo direttore generale Valerio Neri sottolinea: "I bambini, oltre a far fronte a mancanza di cibo, di acqua potabile, di cure mediche, di elettricità, con l'impossibilità di andare a scuola e con condizioni igieniche molto precarie, devono continuamente fare i conti con violenza, paura e incertezza. I genitori stanno facendo enormi sforzi per proteggerli e prendersi cura di loro, ma non possono lasciare le loro case per la paura di essere feriti o perdere la vita negli attacchi". Gli attacchi aerei e i combattimenti di terra stanno rendendo gli spostamenti sempre più difficili e pericolosi per le famiglie, che versano ormai in stato di estrema prostrazione, e che gli operatori di 'Save the Children' stanno cercando di assistere al meglio. L'impossibilità di portare all'interno del territorio di Gaza ulteriori approvvigionamenti e il perdurare delle violenze rischiano di bloccare completamente la distribuzione degli aiuti da parte dell'organizzazione umanitaria. La progressiva diminuzione delle scorte nelle case e il collasso del sistema elettrico e sanitario, va di pari passo con l'aumento della vulnerabilità dei minori di Gaza. Save the Children sottolinea che a causa della mancanza di elettricità che viene utilizzata per il riscaldamento notturno, i bambini, in particolare quelli più piccoli e i neonati, siano costantemente a rischio ipotermia. "Il freddo si aggiunge agli altri problemi e alle minacce per la salute che i minori di Gaza e i loro genitori stanno già affrontando - aggiunge Neri - anche perchè le famiglie sono costrette a lasciare le finestre aperte durante la notte in modo che non vengano rotte dalle scosse dei bombardamenti e dalle schegge: i bambini, già per la gran parte poveri e malnutriti, sono così costretti a passare la notte esposti al freddo".[PMB]
2 OFFENSIVA ISRAELIANA (3): LA PICCOLA ‘ALA... E QUEI ‘PALLONCINI’ CHE SCOPPIANO“A mia figlia ‘Ala, che ha tre anni, dico che c’è una festa e che c’è gente che si diverte facendo scoppiare palloncini colorati”: Tamer al-Bahari, palestinese e operatore di un’organizzazione non governativa attiva a Gaza, non sa più cosa inventarsi per evitare che la figlia di tre anni si ammali di nuovo per la paura; raggiunto dalla MISNA nel corridoio della sua casa, al-Bahari racconta di attacchi di una violenza inaudita e mai conosciuta, di nuovi strumenti di guerra utilizzati dagli israeliani e della piccola ‘Ala che ieri lui stesso ha portato in ospedale perché aveva la febbre altissima. “Non è influenza né raffreddore è paura - aggiunge, mentre la cornetta si trasforma in nitida testimone di nuove esplosioni - i medici dicono che non è l’unico caso e che a causare la febbre sono i boati delle esplosioni, i vetri che vanno in frantumi, i rumori di questa guerra; mi resta avvinghiata tutto il giorno, non posso allontanarmi, la devo abbracciare in continuazione, farle sentire che le sono vicino”. A Gaza non ci sono solo i morti, ci sono anche gli effetti indiretti di ore ininterrotte di incursioni aeree e bombardamenti: “Stanno usando di tutto – continua ancora al-Bahari – ci bombardano dal mare con le navi, ci bombardano dal cielo con elicotteri, aerei e droni, ci lanciano contro i loro carri armati; ci resta solo la speranza che tutto finisca presto”. Come la maggior parte dei palestinesi di Gaza, anche al-Bahari deve fare i conti con l’acqua e l’elettricità che mancano, e con le scorte alimentari che non bastano. “Possiamo restare chiusi in casa per altri due giorni - aggiunge - poi non avremo null’altro da mangiare; stiamo razionando tutto e cerco di tenere carica la batteria del mio telefono cellulare. Per ogni esplosione che sento provenire da nord chiamo il resto della mia famiglia che vive lì per sincerarmi che stiano bene. L’esercito israeliano ci sta inviando anche messaggi di vario tipo; sul mio telefono ne è arrivato uno in cui offrono 20 milioni di dollari per informazioni su Gilad Shalit, il soldato israeliano tenuto in ostaggio a Gaza”. Altre esplosioni; nel corridoio della sua casa la piccola ‘Ala si stringe al padre: “Ma lo sa il mondo cosa sta succedendo qui – si chiede Tamer – lo sanno che dall’alba di oggi non si sono mai fermati? Che non ci sono solo centinaia di morti, ma anche tante piccole ‘Ada, l’angoscia di tanti genitori? Lo sa il mondo che stiamo morendo?”.[GB]
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domenica 28 dicembre 2008
Paola Caridi e Amira Hass su Gaza: i morti invisibili

Amira Hass / 'Little Baghdad' in Gaza - bombs, fear and rage
Le notizie di agenzia dicono che ora i morti sono oltre 270, e i feriti circa 900. In un giorno e mezzo. La morte, a Gaza, è arrivata dal cielo, come spesso è successo negli anni recenti. Un centinaio di bombe lanciate in circa quaranta raid, nel posto più densamente popolato del mondo. Difficile pensare che un raid possa solo, chirurgicamente, colpire obiettivi militari. I morti civili ci sono, e tanti, a giudicare dalle testimonianze che arrivano da Gaza. Il dottor Majdi Ashour ha descritto la sua ‘fortunata’ giornata sotto i bombardamenti, tra paura e la tenacia di continuare a vivere in una sorta di folle normalità. Gli attivisti internazionali di FreeGaza raccontano delle vittime civili, viste con i loro occhi. I giornalisti di Maannews dentro la Striscia parlano del grande ospedale di Shifa, delle famiglie che cercano i loro cari tra i corpi amputati e irriconoscibili. Morti senza nome, senza carta d’identità. Invisibili, insomma.E poi la politica: le accuse di Al Quds Al Arabi agli egiziani, di aver nascosto a Hamas le vere intenzioni degli israeliani, di bombardare la Striscia. Mentre il ministro della difesa Ehud Barak, che si inserisce in questo modo nella campagna elettorale per le politiche del prossimo febbraio, dice che l’operazione era stata decisa sei mesi fa, proprio mentre Israele firmava la tregua con Hamas: per mesi, Israele ha accusato Hamas, invece, di prepararsi militarmente durante la tregua. Da Damasco, Khaled Meshaal chiede una terza intifada: nei prossimi giorni si capirà se c’è qualcosa che bolle in pentola in Cisgiordania. C’è un editoriale sul Guardian, di Peter Beaumont.
sabato 27 dicembre 2008
"E' un massacro" la testimonianza del parroco di Gaza

Quello in corso a Gaza e' un massacro non e' un bombardamento. E' un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice". E' quanto ha dichiarato padre Manuel Musallam, parroco della Santa Famiglia, contattato dalla Misna a Gaza City.
"Io sto bene, la chiesa e' intatta, ma la scuola delle suore del Rosario e' distante solo pochi metri da un edificio centrato da uno dei razzi sparati dagli israeliani - ha raccontato ancora il religioso all'agenzia missionaria - la deflagrazione ha fatto esplodere tutte le finestre delle aule, ancora piene di alunni. Alcuni bambini hanno riportato lievi ferite a causa dei vetri. Subito dopo si sono barricati nei locali del Convento con le suore, finche' non sono arrivati i genitori a riportarli a casa".
Mentre la conta dei morti continua a salire, gli ultimi bilanci in circolazione parlano di circa 160 morti e oltre 200 feriti, i bombardamenti israeliani proseguono seppur con intensita' minore.
"Stanno continuando a colpire. Di quando in quando si sente un'altra esplosione qui a Gaza. Ma abbiamo notizie anche di bombardamenti in ogni angolo della Striscia. Temiamo che il numero dei morti in circolazione sia destinato a salire, perche' molti cadaveri non sono stati ancora riconosciuti e altri potrebbe trovarsi sotto le macerie degli edifici distrutti" aggiunge padre Musallam. RaiNews24 - "E' un massacro" la testimonianza del parroco di Gaza
Guerra di Gaza : testimonianze cristiane, laiche,palestinesi, ebraiche,israeliane
venerdì 26 dicembre 2008
manifestazione della sinistra contro l'assedio e l'opzione militare, sì a negoziati
Sntesi personaleCirca 150 manifestanti hanno partecipato ad una manifestazione nel centro di Tel Aviv"Io suggerisco di scegliere un'altra opzione", ha detto Hadash membro della Knesset Dov Khenin. "La nostra forza è la nostra tragedia. Tutto questo ci porterà ad una guerra totale. Noi ,invece, proponiamo di rafforzare la tregua, garantire un cessate il fuoco, porre fine all'assedio che serve solo ad unire la popolazione attorno a Hamas. .Gli Israeliani hanno perso la speranza,pensano che la soluzione militare sia l'unica scelta . Eppure, non siamo destinati ad essere vittima della storia." Yuval Ben-Ami dichiara "Due anni fa ho protestato prima della Seconda Guerra del Libano. Eravamo definiti traditori. Eppure, alcuni mesi più tardi, tutti hanno protestato contro la politica di Olmert. "
Leftists say 'no' to Gaza op
2manifestazione israeliani e palestinesi contro assedio di Gaza
