giovedì 31 luglio 2008

Gideon Levy: Tamir incriminato per uso improprio di un mezzo militare,non per i crimini di guerra commessi

Sintesi personale (elementi essenziali)
Il Brigadiere generale Moshe "Chico" Tamir è un devoto e amorevole padre che ha permesso al figlio di 14 anni di guidare un veicolo militare, e per questo può essere incriminato, ma egli meriterebbe molto di più per aver commesso atti considerati dal resto del mondo crimini di guerra contro i palestinesi. Dovrebbe incontrare Islam Athamneh che nel 2006 perse otto membri della famiglia Erano riusciti a fuggire dalla loro casa bombardata , ma furono uccisi nell'attacco successivo . Abdullah ora non ha più le gambe . I soldati che spararono contro le 11 case di Beit Hanun avevano Tamir,come comandante. Circa 22 persone furono uccise e altri 40 feriti. La maggior parte ha avuto gli arti amputati,ma lui è stato rapidamente assolto da ogni responsabilità Qualche tempo prima le sue truppe erano riuscite ad uccidere 80 palestinesi, 40 dei questi erano civili innocenti..Nell'estate del 2002, alla guida della brigata Golani , in un attacco al mercato di Jenin furono uccisi : un venditore di 53 anni padre anche lui amorevole di tre figli, e ,qualche settimana più tardi, un altro negoziante L'ex capo Moshe Yaalon dichiarò una volta che questo signore aveva evidenziato problemi disciplinari endemici comportandosi come un Rottweilers,. In Israele evidentemente crea indignazione l'utilizzo improprio di un mezzo militare, non la violenza esercitata contro i palestinesi a Jenin . Per questo viene punito quest'uomo considerato un rispettabile e importante ufficiale dell'IDF


lunedì 28 luglio 2008

Di Amir Oren:Pentagono: La guerra con l'Iran sarebbe 'disastrosa'

Sintesi personale

In un articolo scritto sulla rivista l'US Army War College Gates afferma che con l'esercito già bloccato in Iraq e in Afghanistan, "un'altra guerra in Medio Oriente sarebbe l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno" - nonostante l'Iran "sostenga il terrorismo", e sia "una forza destabilizzante per tutto il Medio Oriente e per Asia sud-ovest ," In un altro documento che dovrebbe essere pubblicato entro il 2008" il National Defense strategia," Gates stralcia Israele dalla lista dei principali alleati USAPentagon chief: War with Iran would be 'disastrous'


Israele privatizza i checkpoint nel West Bank

3 aprile 2008
Israele privatizza i checkpoint nel West Bank e i palestinesi si mettono a fare chilometri per poter passare per i checkpoint ancora sotto controllo dei soldati israeliani. Così nel sito di Haaretz, quotidiano israeliano, viene sintetizzata la paradossale situazione che si sta venendo a creare in alcune aree del West Bank. Questa settimana intanto altri cinque checkpoint hanno abbandonato il vecchio filo spinato per abbracciare il nuovo sistema di controllo che pare assomigliare

più a un terminal aeroportuale. La sicurezza sta passando dal Ministero della Difesa ad alcune ditte private.

Secondo il governo la scelta è orientata a una maggiore efficienza e al risparmio, ma il fatto che i palestinesi sentano la mancanza dell’esercito dà da pensare.
Haaretz si era già occupato dell’outsourcing dei checkpoint lo scorso ottobre in un articolo in cui raccontava l’evoluzione del checkpoint Reihan, a soli cinque chilometri dalla Linea Verde, vicino a Jenin.
Da qualche mese il checkpoint è stato “civilizzato” e privatizzato. La ditta di sicurezza privata che ha avuto l’appalto si chiama “Shin-Bet” (acronimo per Shmira Uvitahon, Controllo e Sicurezza). In sostanza resta un soldato all’entrata, ma all’interno le guardie sono dei civili senza uniforme. Da un veloce sondaggio condotto sui palestinesi in attesa al tornello metallico è risultato che, senza alcuna eccezione, uomini e donne, giovani e vecchi, rimpiangono i soldati.
E tuttavia pare che i palestinesi se ne debbano fare una ragione. E’ questo il futuro.
Al Ministero della Pubblica Sicurezza spiegano che non si tratta solo di avere un sistema più efficiente, ma anche di migliorare “la qualità del servizio ai cittadini palestinesi”, per citare Rosenbaum, il direttore generale. Ci sarebbe un altro fattore, di cui si parla meno, la sostituzione di un soldato con un contractor non solo fa risparmiare soldi, ma di fatto assolve il governo da qualsiasi responsabilità.
I palestinesi, che in un primo tempo si erano illusi che la privatizzazione potesse rappresentare un miglioramento, oggi sono a dir poco demoralizzati: le attese sono diventate più lunghe (mentre prima i soldati fermavano una persona ogni tanto, i dipendenti di queste ditte private trattengono il 90% delle persone), addirittura il personale è più freddo e indifferente nell’approccio. Per non parlare delle umiliazioni.
Le accuse più pesanti riguardano la cosiddetta “Stanza 3”, dove in base ad alcune testimonianze, alcuni palestinesi sarebbero stati costretti a denudarsi completamente. Il personale Shin-Bet finora ha smentito.
Ma il trattamento delle donne comincia a essere un punto critico. Machsom Watch ha già denunciato il caso di due donne portate nella “Stanza 3” che rifiutatesi di spogliarsi, si sono viste negare il permesso di oltrepassare il checkpoint.
(www.haaretz.com)
Checkpoint privati?

giovedì 24 luglio 2008

Coloni palestinesi attaccano villaggio palestinese e polizia


Sintesi personale (elementi essenziali)
1Un colono nella West ,Bank ,avamposto di Gilad Farm, ha minacciato con un coltello alla gola un soldato dell'IDF ,poi è fuggito. Altri coloni hanno incendiato campi palestinesiInoltre funzionari della sicurezza palestinese hanno riferito che circa 20 settler hanno attaccato il villaggio di Burin in Cisgiordania, lanciando sassi contro le case e le auto , spaccando vetri,tagliando i fili elettrici e sparando in aria prima dell'intervento dei militari. .Yitzhar è un noto focolaio di ultranazionalisti israeliani convinti che la Cisgiordania sia parte della terra biblica di Israele , promessa al popolo ebraico da Dio. Essi si oppongono a qualunque concessione e spesso si sono resi colpevoli di atti di violenza verso i residenti palestinesi

2 Settler armati hanno attaccato un villaggio palestinese. Provenivano da Beit Ein Beit Safa ,uno dei più radicali insediamenti, hanno sparato contro abitazioni palestinesi, incendiato campi. Non risulta che i militari abbiano arrestato qualcuno Two IDF troops arrested during clashes between settlers, Palestinians


3 Sintesi Quattro funzionari di polizia di frontiera sono stati feriti in seguito a scontri con i coloni, scoppiati per l'evacuazione e la demolizione di due avamposti illegali in prossimità della Cisgiordania a Yitzhar . Diversi coloni sono stati arrestati Un ufficiale di polizia di frontiera,un ultra-ortodosso, ha rifiutato di eseguire gli ordini,ed è stato arrestato dagli altri ufficialiArticolo

mercoledì 23 luglio 2008

Akiva Eldar :benvenuti nella Gerusalemme divisa

Sintesi personale elementi essenziali
iL'attacco avvenuto a Gerusalemme mette in evidenza il profondo divario che separa le ampollose dichiarazioni di Obama sulla presenta unita di Gerusalemme, e la triste realtà che evidenzia l'esistenza di una città divisa.E 'altamente consigliabile per Obama e il suo staff considerare le dichiarazioni del capo dello Shin Bet :Yuval Diskin Egli ha avvertito che , Gerusalemme diventerà un "grave problema". E qual è la sua proposta ? "distruggere le case dei terroristi al fine di preservare la deterrenza".La judaizzazione di Gerusalemme , attraverso le leggi , le restrizioni amministrative, il muro di separazione, l'appropriazione della terra e gli abusi verso la popolazione palestinese ha trasformato Gerusalemme in una città. binazionale Si può sperare che Obama non prenda sul serio le storie di armonia tra ebrei e arabi di Gerusalemme. Qualcuno deve dirgli che il professor Sari Nusseibeh, un moderato palestinese , ha invitato l'Unione europea questa settimana a fermare gli aiuti economici all'Autorità palestinese. Nusseibeh ha sostenuto che l'esistenza della PA perpetua l'occupazione israeliana in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.Non è solo la PA che sta perdendo il controllo su Gerusalemme Est; Hamas non è interessato a violare la tahadiyeh in questo momento.La rabbia dei bulldozer driver suggerisce una rottura della leadership palestinese. Un uomo, poi un altro e un altro e un altro, si sveglia una mattina e decide di attaccare yeshiva ragazzi,.Come in Iraq, questo è il tipo di terreno fertile per far crescere Al-Qaeda Ma questo terreno è nel cuore della capitale di Israele

Carlo Strenger,:La psiche scissa di Israele

 In occasione del convegno annuale sullo ‘stato della nazione’ organizzato dall’Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale, M.K. Avishay Braverman (membro del partito laburista (N.d.T.) ) ha lamentato che Israele sta andando in pezzi. Il nostro sistema educativo, di cui un tempo in Israele s’andava fieri, è allo sfascio; la corruzione nella pubblica amministrazione è alle stelle; le nostre università stanno morendo di fame; e il debito pubblico è drammatico quasi quanto quello del Brasile.Le lamentele di Braverman riflettono un disagio generalizzato che pervade lo stato d’animo della popolazione israeliana. Per la prima volta nella storia di Israele lo scetticismo riguardo alle sue possibilità di sopravvivenza, le preoccupazioni sul suo sistema di norme statali, e l’interrogativo se esisterà ancora fra 50 anni, serpeggiano nella società e nei media. Ciò è strano, se si pensa che in passato Israele è stato in situazioni di pericolo esterno ben più gravi, e che oggi le sue risorse economiche e militari sono meglio sviluppate che mai.Allora perché Israele è incapace di affrontare i suoi problemi sociali? Perché gli scandali per corruzione, lo stato penoso del nostro sistema educativo, o lo stallo della nostra situazione geopolitica, non portano la gente in piazza? Dopo Sabra e Chatila l’opinione pubblica israeliana era eccitata: centinaia di migliaia di persone si mobilitarono per dimostrare in quella piazza dove 13 anni più tardi Yitzhak Rabin sarebbe stato assassinato. La Commissione Kahan, nominata a seguito delle pressioni della protesta popolare, stabilì che Ariel Sharon non era adatto a svolgere il ruolo di ministro della difesa in futuro.In passato Israele era certo della sua moralità. Il sentimento attuale che la società israeliana stia andando in pezzi riflette invece qualcosa di essenzialmente inedito: Israele non è più certo dei suoi fondamenti morali. Tale paralisi riflette un diffuso senso di colpa riguardo al comportamento attuale di Israele. Da un lato Israele sta facendo un grosso sforzo per dar vita a una società morale, democratica e creativa; dall’altro, nei Territori occupati Israele continua a costruire doppi sistemi stradali, a espropriare le terre palestinesi, a tagliare in due i villaggi palestinesi con il muro di sicurezza, a impedire alle donne palestinesi di raggiungere gli ospedali per partorire. Sotto questo aspetto, la psiche collettiva di Israele ricorda quella di una personalità scissa in situazione post-traumatica. Gli uomini che hanno subito un trauma, in genere legato al servizio militare, spesso sono capaci di mantenere una apparenza di rispettabilità durante il giorno, per poi dare sfogo a scoppi di violenza apparentemente inspiegabili quando ritornano a casa la sera.La psiche collettiva di Israele funziona in modo similare: a partire dal 1948 poco dopo l’Olocausto, fino al 1967, l’esistenza di Israele fu realmente in pericolo. Il Paese dipendeva soltanto dal suo valore in battaglia, mentre disponeva solo di pochi alleati fedeli. Proprio come se non ci fossimo mai affrancati dal passato, continuiamo ad agire come se Israele fosse ancora un piccolo e isolato ‘Yishuv’ (letteralmente ‘insediamento’; con tale termine si indicano gli ebrei che risiedevano in Palestina prima della creazione dello stato di Israele (N.d.T.) ) minacciato di estinzione immediata, e come se ogni nostra azione fosse giustificata dalla necessità di salvaci la vita. Israele, come società e come paese, accetta e rispetta il principio morale dei diritti umani universali. Dentro di noi, sappiamo bene che è moralmente indifendibile il fatto che causiamo sofferenze a milioni di palestinesi in Cisgiordania per mezzo degli insediamenti costruiti in profondità nei Territori. Eppure lasciamo questo che accada. Badiamo alla nostra convenienza e tentiamo di tacitare la nostra coscienza dicendo: “Non c’è un interlocutore”, o “I posti di blocco sono necessari per impedire gli attacchi terroristici”, o ancora “Guardate che cos’è accaduto quando abbiamo lasciato Gaza! Ce ne siamo andati, e tutto ciò che abbiamo ottenuto sono gli attacchi dei razzi Qassam!”


Mentre l’ultima affermazione ha una qualche validità, tutti i sondaggi evidenziano che la maggior parte degli israeliani crede che gli insediamenti all’interno della Cisgiordania mettano a repentaglio la sicurezza di Israele invece di accrescerla; e anche gli esperti militari sono di questo parere. E questi insediamenti sono la ragione principale che è alla base della stragrande maggioranza dei posti di blocco e degli espropri che rendono la vita impossibile ai palestinesi, e che hanno portato quasi tutti i palestinesi a ritenere che Israele, in realtà, non desideri la pace.C’è solo un modo per porre fine al disagio generalizzato e spazzar via il timore che Israele sia costruito sulle sabbie mobili. È rimettere in sesto la spina dorsale di moralità che è stata danneggiata dalla scissione della psiche israeliana tra una metà rispettabile che crede nella democrazia e nei diritti umani, e l’altra metà che insensibilmente e automaticamente continua a violare tutte le norme in cui tutti noi crediamo. Dobbiamo assolutamente recuperare la capacità di fare un sincero esame di coscienza per ritornare a essere responsabili delle nostre azioni.Io prevedo che la paralisi terminerà nel momento in cui Israele troverà la volontà politica di dire ai coloni: “noi comprendiamo il vostro dolore e la vostra rabbia, ma abbiamo fatto un terribile errore inviandovi nei Territori. La sopravvivenza morale e politica di Israele dipende dal vostro ritorno a casa”.Solo quando ci sveglieremo al mattino con la consapevolezza che non ci sono più orrori indifendibili da mettere a tacere, non più giovani soldati inviati a compiere un incarico che li segnerà per tutta la vita, e non più donne palestinesi che perdono i loro bambini solo perché non riescono a giungere in tempo all’ospedale, noi saremo capaci di superare gli enormi problemi interni alla nostra società.
La psiche israeliana ha bisogno di essere liberata dal fardello insostenibile della colpa, se veramente vogliamo ritrovare la nostra capacità di superare le avversità, e la convinzione che abbiamo il diritto di vivere in questa terra. Solo allora sarà liberata anche la creatività e l’intraprendenza che riconosciamo nella gestione degli affari di Israele, nella ricerca e nello sviluppo, nel fiorire della scena artistica, al fine di creare quella società che tutti noi desideriamo.

martedì 22 luglio 2008

Libano: Israele protesta,Onu da' ragione a militari italiani

(ANSA) - GERUSALEMME, 22 LUG - Israele protesta, l'Onu da' ragione agli italiani. Motivo: il saluto militare in Libano al passaggio delle bare con 200 arabi uccisi. Israele ha protestato perche' i soldati italiani hanno salutato militarmente le bare con circa 200 arabi. Unifil: 'E' da sempre costume dei militari salutare militarmente i feretri al loro passaggio', sia per militari che civili';lo stesso e' stato fatto per le salme israeliane. L'Onu: non e' stato fatto nulla di contrario ai regolamenti.


Nuovo attacco a Gerusalemme con un Bulldozer: 16 feriti

Video

domenica 20 luglio 2008

1.200 abitanti isolati dall'esercito, nell'area più povera della Cisgiordania

e Nazioni Unite dichiarano l'emergenza acqua e le autorità israeliane rispondono con un ordine di demolizione di una nuova cisterna di acqua e di abitazioni.
At-Tuwani, Colline a Sud di Hebron: Il 4 luglio l'esercito israeliano ha chiuso ulteriormente l'unico accesso all'area di Masafer Yatta, la zona più povera della Cisgiordania in cui vivono circa 1200 persone. La strada deve rimanere sempre aperta, secondo il diritto umanitario internazionale e secondo un'accordo tra Autorità Palestinese e lo Stato d'Israele, in quanto a Yatta vi è l'ospedale, le scuole superiori e il mercato in cui i pastori dell'area si recano a vendere i prodotti della pastorizia.Tra gli abitanti dell'area vi è anche una donna che partorirà a breve. Diversi blocchi sulla stessa strada, e a pochi metri uno dall'altro, erano stati messi nei giorni precedenti, così che da oggi con l'aggiunta di montagne di terra e detriti che chiudono la strada, è impossibile passare con qualsisi mezzo
L'area è indicata dall'Ufficio per il Coordinamento degli Aiuti Umanitari (OCHA) delle Nazioni Unite, in stato di emergenza per la scarsità d'acqua. L'Amministrazione Civile israeliana, che dovrebbe garantire i diritti degli abitanti dell'area, ha consegnato il 27 giugno un ordine di demolizione per una cisterna dell'acqua costruita di recente ad At-Tuwani grazie alla Cooperazione spagnola. Con la strada chiusa neanche i trattori adibiti al trasporto d'acqua possono passare.
Lo stesso giorno nel villaggio di UmmFaqqara sono stati consegnati gli ordini di demolizione per una moschea, un generatore a gasolio e delle piccole case in cemento con tetto di lamiera. In questo villaggio come molti altri nell'area, la popolazione vive in grotte. Gli abitanti dell'area vivono sopravvivendo di pastorizia e piccola agricoltura, anche grazie agli aiuti alimentari delle organizzazioni internazionali.L'area semidesertica è priva di energia elettrica e di acquedotto a causa dei permessi negati per realizzarli da parte delle autorità israeliane.
La popolazione è anche sotto attacco quotidiano dei vicini coloni estremisti nazional-religiosi di Maon, Havat Maon e Susyia.
Solo nel mese di giugno i coloni dell'area hanno compiuto diverse aggressioni, due delle quali conclusesi all'ospedale per 4 palestinesi. In una di queste aggressioni, avvenuta nel villaggio di Susiya (demolito tre volte dall'esercito negli anni passati) vi è stato un pestaggio di alcuni anziani palestinesi ad opera di giovani coloni armati di spranghe. Alcuni abitanti del luogo hanno filmato l'evento, le cui immagini sono state trasmesse dalla Bbc. La notizia è stata ripresa dall' International Herald Tribune, New York Times e altri media locali ed internazionali.
Gli abitanti dell'area da anni hanno scelto la lotta nonviolenta in risposta alle violenze di esercito e coloni, per questo l'Operazione Colomba e il Christian Peacemaker Teams vivono quotidianamente a fianco della popolazione locale, collaborando anche con le associazioni israeliane per i diritti umani attive nella zona.

sabato 19 luglio 2008

Ury Avnery : e lo Stato si chiamerà Israele

Ogni volta che sento la voce di David Ben-Gurion pronunciare le parole «perciò siamo qui riuniti...» penso a Issar Barsky, un giovane affascinante, fratello minore di una mia amica.

L'ultima volta che ci siamo incontrati fu davanti al refettorio del Kibbutz Hulda, il 14 maggio 1948. La notte successiva la mia compagnia avrebbe attaccato al-Qubab, un villaggio arabo sulla strada per Gerusalemme, a est di Ramle.(…)

Pochi giorni dopo fu ucciso. Così ancora oggi lo ricordo come era allora: un ragazzo di 19 anni, sorridente, un Sabra alto, pieno di gioia di vivere e di innocenza.

Più ci avviciniamo alle celebrazioni del grandioso 60esimo anniversario, più sono tormentato dalla domanda: se Issar potesse aprire gli occhi e vederci oggi, ancora ragazzo di 19 anni, che cosa penserebbe dello Stato che fu ufficialmente costituito quel giorno?

Vedrebbe uno Stato che si è sviluppato oltre i suoi sogni più folli. Da una piccola comunità di 635mila anime (più di 6000 delle quali sarebbero morte con Issar in quella guerra) siamo cresciuti fino a diventare sette milioni. I due grandi miracoli da noi forgiati - la rinascita della lingua ebraica e l'istituzione della democrazia israeliana - continuano a essere realtà. La nostra economia è forte e in alcuni campi - come l'hi-tech - siamo nella squadra dei primi al mondo. Issar sarebbe eccitato e orgoglioso.

Ma egli avvertirebbe anche che qualcosa è andato storto nella nostra società. Il kibbutz dove quel giorno piantammo le nostre tende da bivacco è diventato un'impresa economica come le altre. La solidarietà sociale, della quale eravamo tanto orgogliosi, è crollata. Masse di adulti e bambini vivono al di sotto della linea di povertà, gli anziani, i malati e i disoccupati sono abbandonati a se stessi. La diseguaglianza fra ricchi e poveri è una delle più ampie del mondo sviluppato. E la nostra società, che un tempo innalzava il vessillo dell'eguaglianza e della giustizia, schiocca appena la sua lingua collettiva e si occupa d'altro.

Ma quello che lo scioccherebbe di più sarebbe scoprire che la guerra brutale, che uccise lui e ferì me, insieme ad altre migliaia, ancora continua a tutta forza. Determina l'intera vita della nazione. Riempie le prime pagine dei giornali ed è in testa ai notiziari.

Che il nostro esercito, l'esercito che davvero eravamo «noi», è diventato qualcosa di completamente diverso, un esercito la cui principale occupazione è opprimere un altro popolo.

Non c'è scampo dal fatto storico: il giorno dell'Indipendenza di Israele e il giorno della Naqba (la catastrofe) palestinese sono le due facce di una stessa medaglia. In 60 anni non siamo riusciti - e in realtà non ci abbiamo nemmeno provato - a sciogliere questo nodo creando un'altra realtà. E così la guerra continua.

Il vero emblema dello stato è conficcato al suolo e si vede da lontano: il Muro. Il Muro di Separazione. Separazione fra chi e che cosa?

Apparentemente fra Kfar Sava in Israele e la vicina Qalqiliyah palestinese, fra Mod'in Illit e Bil'in. Tra lo Stato di Israele (e un po' di terra in più arraffata) e i Territori Occupati palestinesi. In realtà, fra due mondi. Nella fervida immaginazione di coloro che credono nello «scontro di civiltà», siano essi George Bush o Osama bin Laden, il Muro è il confine fra due titani della storia, la civiltà Occidentale e quella Islamica, due nemici mortali che combattono la guerra di Gog e Magog.

Il nostro Muro è diventato la linea del fronte tra questi due mondi.

Il Muro non è soltanto una struttura di cemento e filo spinato. Esso è soprattutto un proclama ideologico, una dichiarazione d'intenti, una realtà mentale. I suoi ideatori dichiarano di appartenere, anima e corpo, a un campo, quello dell'Occidente, e che sull'altro versante del muro comincia il mondo opposto, il nemico, le masse degli arabi e degli altri musulmani.

Quando è stato deciso tutto ciò? Chi lo ha deciso? E in che modo?

102 anni fa, Theodor Herzl scrisse nella sua pionieristica opera «Der Judenstaat» (Lo Stato ebraico, ndt), da cui nacque il movimento sionista, una frase densa di significato: «Per conto dell'Europa noi dovremo costituire lì (in Palestina, nda) un settore del muro contro l'Asia, dovremo servire come avanguardia della cultura contro la barbarie». Così, in 22 parole tedesche, fu definita la visione del mondo del Sionismo, e il nostro posto in quel mondo. E ora, con un ritardo di quattro generazioni, il muro fisico sta prendendo il posto di quello mentale. Il quadro è chiaro e netto: Noi siamo essenzialmente una parte dell'Europa (come il Nord America); una parte della cultura, che è interamente europea. Dall'altra parte: l'Asia, un continente barbaro, senza cultura, che comprende il mondo arabo e musulmano.

Si può comprendere la visione del mondo di Herzl. Egli era un uomo del XIX secolo e scrisse il suo trattato quando l'Imperialismo bianco era allo zenit.(…) La massima di Herzl non rimase un pensiero astratto. Il movimento sionista la seguì dal primo momento in poi e lo Stato di Israele continua a farlo a tutt'oggi. Avrebbe potuto andare diversamente? Avremmo potuto diventare una parte di una regione, una sorta di Svizzera culturale, un'isola indipendente tra Est e Ovest, che collegasse le due parti facendo da mediatrice?(…)

La storia di questa terra ha visto decine di invasioni, che possono dividersi in due categorie principali.

Ci sono stati invasori venuti da Occidente, come i Filistei, i Greci, i Romani, i Crociati, Napoleone, gli Inglesi. Questi invasori stabilivano delle teste di ponte, e il loro atteggiamento mentale era quello di chi sta in un avamposto. La regione intorno a loro era territorio ostile, i suoi abitanti dei nemici che dovevano essere sottomessi o distrutti. Alla fine, tutti questi invasori furono cacciati.

E ci sono stati gli invasori che venivano da Oriente, come gli Emoriti, gli Assiri, i Babilonesi, i Persiani e gli Arabi. Questi conquistavano la terra e diventavano parte di essa, influenzavano la sua cultura e ne venivano influenzati. E alla fine mettevano radici.

Gli antichi Israeliti appartenevano a questa seconda categoria. Anche se ci sono dubbi sull'Esodo dall'Egitto come descritto nel Libro di Mosè, o sulla conquista di Canaan come descritta nel Libro di Giosè, è ragionevole assumere che essi fossero tribù che venivano dal deserto, infiltratesi tra le città fortificate della Cananea che non potevano conquistare - come in effetti è descritto nel Libro dei Giudici 1.

I Sionisti, d'altra parte, appartenevano alla prima categoria. Essi portavano con sé la visione del mondo di una testa di ponte, avanguardia dell'Europa: e questa ha dato vita al Muro come simbolo nazionale. Tutto questo deve essere completamente cambiato.

(…) Io non sono preoccupato dell'esistenza dello Stato d'Israele. Esso esisterà fintanto che esistono gli Stati. Il vero problema è: che genere di Stato sarà?

Uno Stato in guerra permanente, terrore dei suoi vicini, dove la violenza pervade ogni sfera della vita, dove i ricchi prosperano e i poveri vivono in miseria, uno Stato abbandonato dai suoi figli migliori? Oppure uno Stato che vive in pace con i suoi vicini, con mutuo vantaggio; una moderna società con uguali diritti per tutti i suoi cittadini e senza povertà; uno Stato che investe le sue risorse nella scienza e nella cultura, nell'industria e nell'ambiente, dove le future generazioni vorranno vivere, fonte di orgoglio per tutti i suoi cittadini?

Questo può essere il nostro obiettivo per i prossimi 60 anni. Io credo che questo sia quel che anche Issar avrebbe voluto. Articolo


Israele e la bufala del «Foglio»



In una Italia dove alligna il pressappochismo, dove permane - con altre forme e altri strumenti che in passato - la guerra per bande, dove la demonizzazione dell'avversario politico è prassi, s'innesta l'ennesimo gravissimo episodio ma passato sotto silenzio e come disperso nell'alveo della fellonia nazionale. La storia è presto detta.
Un funzionario informatico dell'Istat, Daniele Frongia, democratico verace, da oltre dieci anni impegnato con associazioni israeliane e palestinesi, anche come osservatore di una commissione parlamentare, nonché professionista di vaglia, comincia a ricevere telefonate anonime minatorie e zeppe di insulti; le associazioni di cui sopra cominciano a evitarlo sino a comprometterne le relazioni che legano le parti finché, e siamo all'epilogo, la direzione dell'Istituto lo chiama a rapporto chiedendogli formalmente spiegazioni sull'appello da lui firmato di matrice liberticida che chiama in causa, indebitamente,anche l'Istituto.
Scopre, Frongia, di essere stato diffamato da un articolo del Foglio a firma di Emanuele Ottolenghi, improvvidamente veicolato su internet , dove si parla di un boicottaggio delle università israeliane e in calce al quale vi è, fra le molte altre, anche la sua firma. Firma che, ovviamente, Frongia non ha mai apposto.
Il nostro uomo querela il giornale e la giustificazione balbettante dell'articolista è che la presenza di quella firma è «verosimile» dato che figura in altri appelli non , si badi bene, consimili ma orientati politicamente!
Nell'appello figuravano pure le firme del Pontefice e del Capo dello stato: sarebbe bastato questo per capire che si trattava di una bufala, ma Ottolenghi si guardava bene dal verificare le fonti. Nell' articolo, titolato «Egregio prof., se giura di essere contro Sharon, non sarà boicottato», Ottolenghi definiva Frongia «fascista e liberticida», un «liberticida che ha l'ipocrisia di presentarsi come difensore della libertà» (questa espressione è in verità declinata al plurale perché riferentesi a tutti i presunti firmatari dell'appello).
Sono stati condannati entrambi: Ottolenghi per diffamazione, Ferrara perché - in veste di direttore - «ometteva di esercitare sul periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che venisse commesso il reato».
Una storiaccia insomma, simile a quella che vedeva Gabriella Carlucci incartarsi in una querelle incongrua, allorché i fisici del La Sapienza espressero il loro disappunto per la visita di Ratzinger, manipolando le asserzioni del Nobel Sheldon Lee Glashow ai danni di Maiani, valente ricercatore ora alla guida del Cnr.
Deve essere un vizio del Dna, va a capire. In questo delirio di onnipotenza che rilascia patenti di democraticità a seconda dell'umore e, ci vien fatto di pensare, dell'appartenenza politica, si era letto di consegnare a Ferrara (e oggi, aggiungiamo, anche ad Ottolenghi) l' ostracon . Forse l'invito più ironico sarebbe quello di indicare ai colleghi la via del convento. Ma vogliamo rovinare la quiete di Majorana? qui


By Amos Harel and Avi Issacharoff :cronaca di un fallimento: il rapimento dei due soldati

Articolo
Commento: rimane la domanda già posta, come mai i servizi segreti israeliani  non si sono accorti di nulla dinanzi ad un'operazione così audace e organizzata? e non è la prima volta

venerdì 18 luglio 2008

di Uri Avnery e la guerra libanese:articoli

1"L'unico modo per vincere una guerra in Libano? EvitarlaPer avere la pace nel confine israeliano a nord, tutti i potenziali nemici, primo fra tutti la Siria, devono essere coinvolti. Infine, bisogna ricordare che esiste un solo modo per vincere una guerra in Libano: evitarla  Continua qui 

Commento: profetico

Zvi Bar elCi sono voluti due anni, ma Nasrallah ha mantenuto la sua promessa

L’accordo per lo scambio di prigionieri fra Hezbollah e Israele ha suscitato aspre polemiche ed un forte senso di sconfitta all’interno dello stato ebraico, di fronte a quello che è stato considerato l’ultimo successo di Hassan Nasrallah, un uomo che ancora una volta sembra aver rovesciato la situazione a proprio vantaggio. In questo articolo, il giornalista israeliano Zvi Bar’el dà la propria interpretazione della figura rappresentata dal leader di Hezbollah, e della strategia da lui adottata

Nell’aprile 2006, in occasione del 27° anniversario dell’incarcerazione di Qantar, Hassan Nasrallah promise: “I prigionieri torneranno a casa molto presto”.

Ci sono voluti due anni perché Qantar fosse liberato. L’insistenza di Nasrallah affinché Israele liberasse Qantar, che non era un uomo di Hezbollah ma un membro del Fronte di Liberazione della Palestina, era un test per la leadership del segretario generale di Hezbollah. Neanche la restituzione del corpo di suo figlio, dopo che era stato ucciso dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) nel 1997, lo aveva rallentatoNasrallah ha trasformato Qantar in un simbolo della propria credibilità e capacità di mantenere le promesse, al punto da imporre il suo rilascio a tutti in Libano. Le lodi e gli elogi si sono riversati a pioggia su Hezbollah. La presenza di leader libanesi è stata rilevante al momento di ricevere i prigionieri liberati, e le bandiere libanesi e quelle di Hezbollah hanno sventolato fianco a fianco. Tutto ciò ha fuso Qantar, il simbolo, con il leader che lo ha riportato a casa, e con lo stato le cui politiche vengono dettate da Nasrallah. L’insistenza di Israele nel non liberare Qantar ha giocato a favore di Nasrallah, poiché egli ha compreso, con la sua abituale capacità di leggere a fondo nello stato d’animo dell’opinione pubblica israeliana, che Israele gli stava fornendo una bandiera.

Ci si attende che Nasrallah fornirà ulteriori dettagli sull’ultimo negoziato nel prossimo futuro. Ma il suo approccio al rilascio di Qantar è particolarmente interessante. Come uomo di religione, ci si aspettava che egli avrebbe fatto uso di proclami religiosi in un contesto etnico. Ma Nasrallah ha fatto l’opposto. Si è astenuto dall’utilizzare termini religiosi, e non sta attribuendo il suo ultimo successo alla comunità sciita. Egli lo considera un trionfo di Hezbollah e del Libano – dei cristiani, degli sciiti, dei siriani, e dei drusi che appoggiano la resistenza. Questa è una vittoria militare e politica – e non ideologica – adatta al Libano, che sta cercando di equilibrare il potere della religione con i benefici politici su cui si sono accordati i suoi rappresentanti.

Nasrallah ha familiarità con questo gioco, sapendo di poter compensare le limitazioni del suo potere religioso con i risultati politici a vantaggio della sua comunità e dei suoi alleati, anche se non sono sciiti.

Così, due giorni fa Nasrallah ha di fatto obbligato il presidente cristiano del Libano, il primo ministro sunnita ed alcuni rivali politici ad abbracciare il ‘suo’ prigioniero. Per un attimo è sembrato che Nasrallah stesse imponendo la sua vittoria alla leadership libanese, poiché coloro che stavano abbracciando i prigionieri non sarebbero stati in grado di criticare l’organizzazione che ha portato il Libano ad una guerra. Questa tecnica di Nasrallah non è nuova. Nelle sue dichiarazioni nel corso degli anni, si è dimostrato abile a tessere insieme le fila politiche, religiose e nazionaliste del Libano.Nasrallah, 48 anni, è uno sciita che ha studiato due anni nella città santa di Najaf, in Iraq, ma era anche uno stretto alleato del sunnita Rafiq Hariri, il primo ministro libanese che fu ucciso nel 2005. Egli è alleato con la Siria laica, e coordina la sua ideologia religiosa con l’Iran. Se da un lato ha stretto un patto politico con il cristiano Michel Aoun, dall’altro parla in termini sciiti nei sobborghi meridionali di Beirut, la roccaforte della comunità sciita libanese. Egli utilizza la ‘resistenza islamica’ per difendere la patria e i suoi confini – termini che sono ideologicamente contraddittori con l’idea di rifondare la nazione islamica.

Il nazionalismo palestinese è importante per lui al punto da poter erodere il suo prestigio e quello di Hezbollah. Egli si preoccupa delle sofferenze dei palestinesi in Libano, al punto che essi chiedono il diritto di lavorare o di acquistare proprietà nel paese. Poi Nasrallah si unisce ai ranghi degli altri politici libanesi, i quali vogliono che i palestinesi vadano via dal Libano.

Nasrallah è un uomo di grande ostentazione e cerimoniosità – di riti in cui l’uniforme, la bandiera e le armi sono i pilastri principali. Ma fino a quando sarà in grado di sostenere il Libano con la grande esibizione che ha inscenato due giorni fa, prima che gli venga chiesto di spiegare quale sarà la sua prossima mossa dopo i negoziati fra Israele e la Siria? Egli permetterà al Libano di aprire anch’esso dei negoziati, o resterà fermo a guardare la Siria avvicinarsi al nemico?

Zvi Bar’el è un analista politico israeliano; scrive abitualmente su “Haaretz”

Ci sono voluti due anni, ma Nasrallah ha mantenuto la sua promessa

lunedì 14 luglio 2008

Il cuore di Jenin per ricordare il bimbo palestinese che donò i suoi organi


Sintesi personale (elementi essenziali)

Ahmed al Khatib' di 13 anni, fu ucciso a Jenin nel 2005 dai soldati israeliani . Suo padre decise di donarne gli organi a bambini israeliani ,gravemente ammalati Ora un film (produzione tedesca -israeliana):"il cuore di Jenin " racconta la sua storia e quella delle tre persone, su cinque, che ,grazie a lui , si sono salvate. Il padre , dopo la proiezione del film a Gerusalemme , ha dichiarato : "Questo non è un film politico, riguarda i rapporti umani tra persone. Vedo mio figlio nei bambini che ora continuano a vivere." il suo cuore ora batte nel petto di un adolescente druso, un rene è stato donato a un bimbo beduino, l' altro alla figlia di una famiglia ebraica ultra-ortodossa :il padre avrebbe preferito un donatore ebreo

domenica 13 luglio 2008

Gideon Levy : a hebron e a nablus l'occupazione ha perso ogni decenza e moralità

Ecco il “prossimo passo” nella guerra contro il terrorismo: la lotta alle parrucchiere. Dopo che Hamas ha conquistato più di metà del popolo palestinese, in buona parte a causa delle politiche israeliane, dopo che abbiamo cercato di combatterlo con le armi e l'assedio, la distruzione e gli omicidî, gli arresti di massa e le espulsioni, l'esercito israeliano e i servizi di sicurezza dello Shin Bet hanno inventato qualcosa di nuovo: un attacco ai centri commerciali, alle panetterie, alle scuole e agli orfanotrofi - prima a Hebron, ora a Nablus. L'esercito sta chiudendo saloni di bellezza, negozi di abbigliamento, ambulatori, persino una fattoria per produrre il latte: tutto con il pretesto che sono connesse a Hamas, o che l'affitto che pagano arriva ad un'organizzazione terroristica.  Continua qui

Tag: Gideon Levy

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sabato 12 luglio 2008

Gideon Levy:'Peggiore dell'apartheid'

Sotto l'apartheid, vi erano posti in cui bianchi e neri si incontravano. Gli israeliani e i palestinesi non si incontrano più affatto; la separazione è totale. Mi sembra che agli israeliani piacerebbe che i palestinesi sparissero. Nel nostro caso, non c'è mai stato alcunché del genere: i bianchi non volevano che i neri si dileguassero. Ho visto i coloni a Silwan [a Gerusalemme Est] – persone che vogliono espellerne altre, dalle loro case”. Continua qui

mercoledì 9 luglio 2008

Yesh Din: solo 10% delle denunce contro i coloni arriva in giudizio




SINTESI personale

SINTESI personale Solo il 10 per cento delle denunce contro coloni sono giunti in giudizio Questi i dati presentati oggi dal gruppo dei diritti umani Yesh Din. che ha esaminato 205 diversi casi di aggressione Il gruppo sostiene che la polizia in Cisgiordania non è riuscita a completare le indagini sui presunti attacchi contro i palestinesi. ""Non si fanno rispettare le leggi agli israeliani che vivono nella West Bank,", ha detto Michael Sfard, consulente legale dello Yesh Din. 149 indagini di polizia sono stati chiuse : 91 in quanto non si è scoperta l'identità del responsabile, 43 per mancanza di prove e il resto perché non vi è stata alcuna violazione penale,

martedì 8 luglio 2008

Editoriale di haaretz: hamas sta mantenendo gli impegni

Sintesi personale (solo elementi essenziali)
I Qassams che continuano ad essere lanciati su Israele  danno l'impressione  che la tregua stia sul punto di crollare
Tuttavia   è fondamentale distinguere tra gli obiettivi che sono stati fissati e la capacità di raggiungerli  in una sola volta. Quando Israele ha deciso di firmare il cessate il fuoco con Hamas e le altre organizzazioni palestinesi, la base di partenza era che tali organizzazioni mantenessero i loro impegni e costringessero anche le altre "schegge" a rispettare  la tregua  ,usando ,se necessario,  la forza
Hamas ha mantenuto il suo impegno finora. la Jihad islamica ha lanciato razzi su Israele dopo l'uccisione di  alcuni suoi membri nella West Bank, ma poi ha rispettato  il cessate il fuoco. L'altro razzo è stato lanciato  da affiliati  del gruppo di Fatah-, apparentemente per minare  l'autorità di Hamas e la sua  capacità di controllare il territorio .Hamas' ha pubblicamente   definito  un criminale chiunque  violi la tregua Non vi è alcun dubbio che Hamas, al pari delle altre organizzazioni , come Israele, è interessato a mantenere il  cessate il fuoco. Allo stesso tempo, non vi è alcun dubbio che  vi sono  elementi anche  di Fatah interessati a  sabotare l'accordo .Israele , tuttavia  conosce la realtà della  striscia di Gaza    e quando ha approvato l'accordo. sapeva che il lancio dei Qassam non sarebbero terminati immediatamente