Gaza: attacco alla parrocchia, uccise due donne cristiane. P. Ibrahim: ‘Follia’
Il Patriarcato latino di Gerusalemme ha rilasciato una dichiarazione sulle due donne cristiane uccise sabato negli attacchi delle forze israeliane contro una chiesa a Gaza, affermando che sono state “colpite a sangue freddo”.
Ha scritto il patriarcato: “Oggi intorno a mezzogiorno… un cecchino dell’IDF ha ucciso due donne cristiane all’interno della parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza, dove si è rifugiata la maggior parte delle famiglie cristiane dall’inizio della guerra. Nahida e sua figlia Samar sono state uccise a colpi di arma da fuoco mentre si dirigevano verso il Convento delle Suore. Una è stata uccisa mentre cercava di portare in salvo l’altra. Altre sette persone sono state colpite da colpi di arma da fuoco e ferite mentre cercavano di proteggere altre persone all’interno del complesso della chiesa. Non è stato dato alcun avvertimento, non è stata fornita alcuna notifica. Sono stati fucilati a sangue freddo all’interno dei locali della parrocchia, dove non ci sono belligeranti, mentre erano insieme nella preghiera con tutta la comunità cristiana. Esprimiamo la nostra vicinanza e il nostro cordoglio alle famiglie colpite da questa insensata tragedia. Allo stesso tempo, non possiamo non esprimere che non riusciamo a capire come possa essere stato portato a termine un simile attacco, tanto più mentre tutta la Chiesa si prepara al Natale”.
i Dario Salvi
Le vittime sarebbero madre e figlia, almeno cinque i feriti uno dei quali gravi. L’attacco sarebbe ancora in corso, i cecchini aprono indiscriminatamente il fuoco. In precedenza pesanti bombardamenti nell’area, colpita anche la casa delle suore di Madre Teresa. Dietro l’assalto le voci (infondate) di un lanciamissili nascosto all’interno dei cortili della parrocchia.
Gerusalemme (AsiaNews) - “Una cosa orribile, stiamo tutti malissimo”. Raggiunto al telefono da AsiaNews p. Ibrahim Faltas, Discreto della Custodia francescana e direttore delle scuole cristiane di Terra Santa, conferma l’uccisione di due donne cristiane nel complesso della parrocchia latina della Sacra Famiglia a Gaza, la cui unica “colpa” era di “stare attraversando la strada”. Entrambe, infatti, volevano recarsi dall’altro lato per andare nell’edificio delle suore “e sono state colpite e uccise”. “Una follia - aggiunge p. Ibrahim - nel contesto di una situazione terribile, di persone che non hanno più un tetto, vivono in un convento e sono prese di mira” senza colpa. “Così ci apprestiamo a vivere il Natale”.
Una nota diffusa in questi minuti dal patriarcato latino di Gerusalemme conferma l’attacco ai cristiani. “Verso mezzogiorno di oggi un cecchino delle Idf [l’esercito israeliano] ha ucciso due donne - si legge nella dichiarazione, inviata ad AsiaNews dal parroco di Gaza p. Gabriel Romanelli - dentro la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza”. Nahida e Samar, questi i nomi di madre e figlia, “sono state colpite e uccise” da un cecchino che avrebbe colpito e ammazzato anche altre persone di passaggio nella zona. Le due donne “sono state uccise a sangue freddo dentro le mura della parrocchia, dove non vi sono combattenti o miliziani” accusa il patriarcato.
Cristiani nel mirino a Gaza, dove l’esercito israeliano sta conducendo una operazione militare nell’area della parrocchia della Sacra Famiglia finita sotto attacco, colpendo direttamente i fedeli presenti all’interno. Al momento il bilancio provvisorio è di due vittime, che secondo alcune fonti sarebbero madre e figlia. Si tratta di Nahida Khalil Pauls Anton “Umm Emad"” e di sua figlia Samar Kamal Anton, colpite dai proiettili dei cecchini israeliani. La madre è morta sotto i colpi dei militari e la figlia sarebbe stata uccisa mentre cercava di soccorrere l’anziana; oltre alle due vittime già accertate vi sarebbero anche diversi feriti, almeno sette secondo fonti del patriarcato, uno dei quali in condizioni gravissime. In precedenza carri armati con la stella di David hanno aperto il fuoco contro la casa delle suore di Madre Teresa, che ospita 54 persone con disabilità ora sfollate “e senza un posto dove stare” sottolinea la nota patriarcale, “distruggendo il generatore” e provocando altri danni, una religiosa è rimasta ferita a una gamba.
Testimoni riferiscono che i militari israeliani avrebbero attaccato per la presenza - sebbene la notizia sia palesemente infondata - di un mezzo spara-razzi all’interno della parrocchia, che si trova nel quartiere di Zeitoun a Gaza City. La parrocchia resta sotto attacco, con i cecchini che aprono il fuoco sulle persone presenti nell’area in una escalation di violenza e terrore che si sta abbattendo tanto a nord, quanto a sud della Striscia ormai travolta dal conflitto.
In precedenza, nella notte, l’esercito israeliano aveva colpito con pesanti bombardamenti nella zona circostante, provocando forte panico fra le centinaia di persone accolte all’interno sin dall’inizio dell’offensiva militare in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Fonti locali riferiscono che la parrocchia è tuttora sotto attacco e, a dispetto dell’intervento del patriarcato latino di Gerusalemme, i militari non sarebbero intenzionati a interrompere le operazioni. I soldati all’interno del compound della parrocchia latina a Gaza starebbero aprendo il fuoco contro i civili, prendendo di mira persone in fuga e disarmate. La comunità è in preda al panico, in particolare fra i più piccoli e le persone anziane sulle oltre 700 persone da due mesi ospitate all’interno. In questo periodo critico, la parrocchia latina ha aiutato anche famiglie musulmane condividendo non solo le sofferenze, ma anche i pochi aiuti disponibili.
Per i cristiani di Gaza si prospetta un Natale di “angoscia” e di “sangue”, come raccontava ieri il parroco di Gaza p. Gabriel Romanelli. La guerra contro i terroristi di Hamas lanciata da Israele ha finito per colpire anche inermi civili cristiani. “Non capiamo come stia stato possibile concepire questo attacco - conclude la nota del patriarcato - a maggior ragione adesso che la Chiesa si sta preparando per le festività di Natale”.
(Nella foto, tratta dalla pagina Facebook del parroco di Gaza, le due vittime cristiane)
Bergoglio, nel giorno del suo 87esimo compleanno: "Non dimentichiamo i nostri fratelli e sorelle che soffrono per la guerra". Ricordata la morte di Nahida Khalil Pauls Anton “Umm Emad” e sua figlia Samar Kamal Anton, donne cristiane uccise da cecchini israeliani a Gaza. Ma anche il convento delle suore di Madre Teresa: "Colpito il generatore". Ai tanti giovani radunati in San Pietro per la benedizione dei Bambinelli: "Vi chiedo di pregare davanti il presepio per i bambini che vivranno un Natale difficile"
Città del Vaticano (AsiaNews) - “L’avvicinarsi del Natale rafforzi l’impegno per aprire strade di pace”. Anche oggi, terza domenica d’Avvento, al termine dell’Angelus Papa Francesco, nato a Buenos Aires esattamente 87 anni fa, ha lanciato un nuovo appello affinché si intensifichino gli sforzi per ottenere la pace nei Paesi del mondo attanagliati dai conflitti. “Non dimentichiamo i nostri fratelli e sorelle che soffrono per la guerra. In Ucraina, in Palestina, in Israele e nelle altre zone”, ha detto il Pontefice. Ad ascoltarlo in Piazza San Pietro - circa 22 mila i fedeli presenti - anche molti bambini e ragazzi delle parrocchie di Roma, con gli animatori del Centro Oratori Romani, per la tradizionale benedizione pre natalizia dei Bambinelli.
“Continuo a ricevere da Gaza notizie molto gravi e dolorose”, ha continuato Bergoglio. “Civili inermi sono oggetto di bombardamenti e spari, e questo è avvenuto persino all’interno del complesso parrocchiale della Santa Famiglia”. Complesso che nelle ultime settimane ha ospitato molte persone sfollate e fragili bisognose di aiuto. “Famiglie, bambini, persone malate con disabilità, suore”, ha aggiunto. La prima notizia tragica che il Santo Padre ha ricordato questa mattina è l’uccisione di due donne, Nahida Khalil Pauls Anton “Umm Emad” e sua figlia Samar Kamal Anton, il nome delle quali è stato scandito dalla finestra del Palazzo Apostolico, prese di mira dai “tiratori scelti” israeliani, “mentre andavamo in bagno”. La seconda notizia riguarda il danneggiamento della casa delle suore di Madre Teresa, che ospita 54 bambini con disabilità: “Colpito il loro generatore”, ha detto il Papa, parlando di “guerra” e “terrorismo”. “La Scrittura afferma che Dio fa cessare le guerre, rompe gli archi e spezza le lance. Preghiamo il Signore per la pace”.
All’intervento successivo la recita della preghiera mariana è seguita la benedizione dei Bambinelli. È stato allestito in piazza San Pietro per l’occasione un palchetto per animare i tanti giovani presenti che hanno alzato al cielo le statuine raffiguranti Gesù bambino. Al termine di questa Bergoglio si è rivolto a loro chiedendo di pregare davanti al presepio “per i bambini che vivranno un Natale difficile, nei luoghi di guerra, nei campi profughi, in situazioni di grande miseria”. Bambini per i quali ha chiesto ai fedeli radunati, dopo gli auguri natalizi, un applauso.
Anche un altro applauso si è levato da San Pietro questa mattina: quello per il cardinale Edoardo Pironio (1920-1998), “pastore umile e zelante testimone della speranza, difensore dei poveri” di origine friulane, beatificato ieri in Argentina, presso il Santuario di Nostra Signora di Luján. “Ha collaborato con San Giovanni Paolo II nella promozione dei laici e nelle giornate mondiali della gioventù”, ha commentato papa Francesco. “Il suo esempio ci aiuti ad essere chiesa in uscita che si fa compagna di strada di tutti, specialmente dei più deboli”.
Infine, ha ricordato anche “le migliaia di migranti che tentano di attraversare la selva del Darién, tra Colombia e Panama”. “Si tratta spesso di famiglie con bambini - ha aggiunto -. Ingannati da chi falsamente promette loro la via breve e sicura, maltrattati e derubati”. Difronte a questo esodo Papa Francesco ha chiesto uno “sforzo congiunto dei paesi più direttamente interessati e della comunità internazionale”, per spezzare il silenzio su questa realtà e “per dare insieme una risposta umanitaria”.
Nel commento della Parola di oggi (Gv 1,6-8.19-28) in cui si parla della missione affidata a Giovanni Battista, mandato da Dio per “dare testimonianza alla luce” (v. 8), Papa Francesco ha approfondito dapprima il modo di testimoniare del profeta e poi ciò che significa la luce che egli mostra. Giovanni Battista è “un uomo straordinario”, ha affermato. “La sua testimonianza passa attraverso la schiettezza del linguaggio, l’onestà del comportamento, l’austerità della vita”. Caratteristiche che lo rendono diverso dai “potenti del tempo”, che investivano sull’“apparenza”. Le persone come Giovanni Battista sono “figure luminose” che “stimolano ad elevarci dalla mediocrità e ad essere a nostra volta modelli di vita buona per gli altri”, ha detto Bergoglio. La luce che testimonia è “Gesù, l’Agnello di Dio”, colui che “redime, libera, guarisce e illumina”. Ecco che per Francesco l’esempio di Giovanni insegna due cose: “che da soli non ci possiamo salvare”, e che ciascuno di noi può essere “lampada che risplende" per "aiutare gli altri a trovare la via per incontrare Gesù”. Il Santo Padre ha concluso il commento con una domanda rivolta a coloro in ascolto: “Come posso io, negli ambienti in cui vivo, non un giorno lontano ma già ora, in questo Natale, essere testimone di luce, testimone di Cristo?”.





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