Alessandro Gilioli : prigionieri palestinesi a Gaza: un messaggio hasbarico inequivocabile dell'IDF e di chi le ha diffuse
Chiunque ragioni capisce che questa foto - come le altre due o tre simili rilasciate dall'esercito israeliano - manda dei messaggi inequivocabili, voluti da chi le ha diffuse.
Primo: spingere verso un odio ancora maggiore non solo il nemico (Hamas) ma tutta la popolazione palestinese e milioni di persone nel mondo arabo. Incrementare l'odio è stata la strategia di Netanyhau in tutti i suoi anni di governo, per seppellire l'ipotesi di una possibile convivenza tra i due popoli. La strategia - condivisa a specchio con Hamas - ha indubbiamente funzionato. Personalmente, ogni volta che sono andato in Israele-Palestina (una decina, dal 1989) ho visto l'odio reciproco aumentare, e parecchio. Il sentimento che venti o trent'anni fa albergava solo negli estremisti, è diventato maggioritario da entrambe le parti.
Secondo: irridere pubblicamente e beffardamente le Nazioni Unite, la Ue, Amnesty International e il piccolo gruppo di intellettuali israeliani ancora lucidi - come l'ottimo Gideon Levy - che chiedono anche in questa guerra il rispetto dei diritti umani. Forse, un po', irridere perfino il semi-riluttante Biden. Il messaggio è "qui facciamo quello che vogliamo, non ci sono regole internazionali o semplicemente etiche che possono impedirci di fare alcunché". In sostanza, Netanyahu sembra voler perfino aumentare il crescente isolamento internazionale del suo Paese: di cui quindi, con ogni evidenza, è un inconsapevole e folle nemico.
Terzo: confondere appositamente miliziani di Hamas e civili. Certo, ufficialmente l'Idf sostiene che quelli fotografati erano solo ed esclusivamente miliziani, ma senza fornirne alcuna prova né indizio - anzi i testimoni palestinesi parlano di un rastrellamento in zona di tutti gli uomini tra l'adolescenza e la vecchiaia. Esibire nella stessa pubblica umiliazione militari e civili è un modo per dire "qui sono tutti nemici, qui sono tutti nostri obiettivi, è inutile che voi là fuori tagliate il capello in quattro".
Ultimo messaggio, forse meno importante ma da non scordare: non dare ai militari di Hamas la dignità di prigionieri di guerra, anzi negarla visibilmente. Per Israele, quelli contro cui combatte sono solo terroristi, a cui quindi si possono infliggere punizioni pubbliche degradanti come quella di ieri. Per lo stesso motivo nei giorni in cui tacevano le bombe Israele parlava di "pausa" e non di "tregua". Questioni lessicali, o fotografiche, ma con un forte portato semantico. Peccato che il confine fra terrorismo e guerra sia assai labile: e ogni guerra che colpisca i civili altro non è, alla fine, che terrorismo.

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