Mosab Abu Toha, il poeta di Gaza "è stato sequestrato, interrogato, preso a pugni e poi rilasciato". Raccontava la guerra su Facebook I
Mosab Abu Toha, il poeta di
Gaza “è stato sequestrato, interrogato, preso a pugni e poi rilasciato”.
Raccontava la guerra su Facebook
di Giovanni Vigna | 26 NOVEMBRE 2023
“Lo
hanno sequestrato e portato in una prigione israeliana nel deserto del Negev per
poi interrogarlo e picchiarlo. Senza motivo. L’unica spiegazione è che l’hanno
fatto perché possono farlo. Chi li fermerà?”. Sono le parole di Diana Buttu,
avvocato palestinese ed ex portavoce dell’Organizzazione
per la Liberazione della Palestina,
che si occupa del caso di Mosab
Abu Toha, suo amico e giovane poeta di Gaza rapito
dall’esercito israeliano e poi rilasciato. Domenica scorsa Abu Toha è stato
prelevato, insieme a centinaia di altre persone, mentre tentava di lasciare il
nord della Striscia e raggiungere il valico
di Rafah, a sud, per entrare in Egitto con
la sua famiglia.
“Mosab
non è stato arrestato, come hanno riferito i giornali nei giorni scorsi –
afferma Buttu – è stato rapito. L’arresto implica un’accusa contro di lui, che però
non è stata formalizzata. È stato interrogato, ripetutamente preso a pugni al
viso e allo stomaco e poi rilasciato”. I soldati hanno picchiato duro. Il
32enne scrittore palestinese, che vanta numerosi riconoscimenti, tra i quali il
premio American Book Award 2023, ha cercato assistenza medica ma non si sa se sia
riuscito a farsi curare visto che, dopo l’invasione e i bombardamenti
israeliani, il sistema sanitario a Gaza è collassato. “In questo momento Mosab
– spiega Buttu – si trova con la moglie e i figli nella regione centrale di
Gaza. Per loro sarebbe troppo pericoloso recarsi a Rafah”.
Perché
hanno sequestrato Abu Toha? “Non c’è una ragione precisa – risponde l’avvocato
– durante la detenzione lo hanno interrogato e gli hanno chiesto se fosse un
membro di Hamas ma,
in realtà, gli israeliani non sapevano chi fosse, è stato rapito insieme a un
centinaio di donne e uomini”. Secondo il quotidiano israeliano
progressista Haaretz,
il suo rilascio è stato insolitamente rapido grazie alla pressione dei media
internazionali e di alcune personalità del mondo letterario.
Lo
scorso 8 novembre il poeta, che durante l’invasione ha pubblicato due articoli
per il New Yorker, è sfuggito per un soffio a un bombardamento: “Ancora
vivo. Solo ieri mio figlio di tre anni e mezzo, Mostafa, mio cognato Ahmed e io
abbiamo sfiorato la morte per caso. Ero sulla mia bicicletta, mentre Mostafa e
Ahmed erano su un’altra bicicletta di ritorno verso la scuola dove ci siamo
rifugiati, nel campo di Jabaliya, quando due bombe sono cadute su una casa a
soli cento metri di distanza. I detriti sono caduti su di noi come pioggia”.
Mostafa e Ahmed erano davanti a lui: “Ho iniziato a pedalare follemente per la
strada cercandoli e piangendo. Sono arrivati sani e salvi a scuola prima di
me”.
Il
1 novembre una bomba è stata sganciata a pochi metri di distanza dal luogo in
cui si trovava lo scrittore nel campo profughi. “Due giorni senza connessione
internet e senza servizi telefonici – ha scritto Mosab su Facebook – Il
bombardamento nel campo di Jabaliya è avvenuto a soli settanta metri da noi. Un
intero quartiere è stato cancellato, è stato un massacro“.
Alcuni
anni fa, dopo i bombardamenti israeliani del 2014, Abu Toha ha fondato due biblioteche pubbliche intitolate allo scrittore Edward Said,
una nella città di Beit Lahia, a nord della Striscia, e l’altra a Gaza City.
Per questa attività, nell’ottobre del 2019, Mosab è stato invitato come poeta e
bibliotecario all’università di Harvard. Le biblioteche sono nate grazie ai
libri spediti da tante persone che dall’estero hanno sostenuto il progetto del
giovane palestinese: una via d’uscita dall’isolamento in cui Gaza è stata
chiusa. Non si sa se le biblioteche esistano ancora. La guerra potrebbe aver
distrutto anche questo simbolo di speranza.

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