Cosimo Caridi : i giornalisti palestinesi e la realtà di Israele. 30 giornalisti uccisi da Israele. Erano Palestinesi
Cosimo Caridi
Con questa foto il governo israeliano accusa Ap, Reuters, Nyt e Cnn che i loro giornalisti (freelance tutti) sapevano in anticipo dell’attacco del 7 ottobre. Il ministro Gantz chiude il teorema “i giornalisti hanno scelto di rimanere spettatori mentre i bambini venivano massacrati, non sono diversi dai terroristi e dovrebbero essere trattati come tali”. Questa è la giustificazione che danno al mondo per aver trasformato in obbiettivi militari i giornalisti. Ne sono morti oltre 30 solo a Gaza. In un mese di guerra si sono accreditati in Israele oltre 2mila giornalisti. A nessuno è stato dato il permesso di entrare a Gaza. Ci sono colleghi gazawi che lavorano nostop da 33 giorni. Israele li sta attaccando deliberatamente, oltre 30 sono stati uccisi dai bombardamenti.
Raccontare solo un fronte della guerra vuol dire che nella Striscia i morti restano numeri, mentre da Tel Aviv abbiamo (come è giusto che sia) le storie delle persone uccise.
2 Questo è l'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite
3 Maisa Abd Elhadi è un’attrice araba israeliana. Il 7 ottobre ha postato sui social la foto di un bulldozer che abbatteva le reti attorno a gaza, sotto scriveva: ‘Let’s go Berlin style’. Ha fatto poi un secondo post simile. Accanto a una foto di un ostaggio 80enne portata a Gaza su un golf cart: l’avventura di una vita.
Il ministero degli Interni l’ha fatta arrestare e sta per toglierle la cittadinanza. Con le leggi di emergenza in vigore dall’inizio dello scontro il ministero può stracciare la cittadinanza di qualcuno senza aver bisogno di processarlo. Anche il consumo passivo dei social puó essere un reato. Guardare contenuti ‘terroristici’ porta all’arresto immediato e un anno di carcere.
4 Non c’è un solo analista militare che sia riuscito a capire quale sia lo scopo dell’invasione di terra israeliana. Tel Aviv sembra molto confusa: governo e Stato Maggiore vanno in direzioni diverse. L’attacco, sia i bombardamenti che l’invasione di terra, sembrano sproporzionati e non si individuano gli obbietti che giustifichino tutti questi morti palestinesi.
L’associazione israeliana Breaking the Silence è composta da ex militari e da vent’anni raccoglie le testimonianze di soldati. Secondo le fonti dell’ong Israele starebbe attuando secondo la dottrina Dahiya. Si tratta si una strategia militare per la guerra asimmetrica messa a punto dall’Idf. Il nome arriva da un quartiere di Beirut, roccaforte di Hezbollah, che venne pesantemente attaccato durante la guerra del 2006. Per la dottrina Dahiya bisogna distruggere le infrastrutture civili del nemico, così che i combattenti nemici non le possono usare, e per farlo va impiegata 'forza sproporzionata'.
Corollario: tutte le norme del diritto internazionale vengono derogate e inoltre si lascia il territorio nemico in condizioni di inabitabilità. Detto semplice: l’unico obbiettivo di distruggere la Striscia è distruggere la Striscia.
Foto di @aris.messinis
A novembre 2014 Yishai Fleisher era appena diventato il portavoce dei coloni di Hebron. Ci sentimmo per un'intervista. Era considerato parte della destra più estrema, reazionaria e suprematista. Pochi mesi prima Israele aveva bombardato Gaza: oltre 2300 morti. 66 gli israeliani uccisi. Tornai a Gaza e non vidi Fleisher, ma al telefono il suo discorso fu chiaro: tanto Gaza è Israele.





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