Da Gerusalemme: Netanyahu colpevole del disastro di Israele, secondo Haaretz -
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Situato a sinistra dello
spettro politico israeliano e molto ostile agli insediamenti e, più in
generale, alle politiche di Netanyahu, il giornale fondato nel 1918 è ancora
molto letto in Israele: con 75.000 lettori al giorno si trova al quarto posto,
anche se molto staccato rispetto ai pesi massimi come Yediot Aharonot e Israel
Hayom.
Il disastro che ha colpito Israele a Simchat Torah è chiaramente colpa di una sola persona: Benjamin Netanyahu. Il Primo Ministro, che si vantava della sua vasta esperienza politica e della sua insostituibile competenza in materia di sicurezza, ha completamente fallito nell’identificare i pericoli a cui stava consapevolmente conducendo Israele, istituendo un governo di annessione e di espropriazione, nominando Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir a posti chiave e adottando una politica estera che ignorava palesemente l’esistenza e i diritti dei Palestinesi.
Netanyahu cercherà certamente di sottrarsi alle sue
responsabilità e di scaricare la colpa sui capi dell’esercito,
dell’intelligence militare e dello Shin Bet che, come i loro predecessori alla
vigilia della Guerra dello Yom Kippur, consideravano bassa la probabilità di
una guerra e i cui preparativi in caso di attacco di Hamas si sono rivelati
inadeguati.
Hanno disprezzato il nemico e le sue capacità militari
offensive. Nei prossimi giorni e settimane, quando verrà alla luce l’intera
portata dei fallimenti dell’esercito e dei servizi di intelligence israeliani,
emergerà inevitabilmente la richiesta giustificata di sostituirli e di fare un
bilancio.
Per quanto riguarda
Hamas e la Jihad islamica, si tratta di un’operazione ibrida: un’operazione
militare ma che ha come obiettivo principale i civili, e quindi un’operazione
terroristica su larga scala, se vogliamo usare le definizioni convenzionali
della guerra. Per gli israeliani, questo ha diverse conseguenze. Il trauma è su
una scala diversa rispetto alla guerra dello Yom Kippur, alla quale è stata
paragonata. Alcuni elementi la rendono unica. Durante la Guerra dello Yom
Kippur, l’intelligence c’era, ma è stata male interpretata. Ed è su questa
interpretazione errata che poi è stata stabilita la colpa. Questa volta,
invece, non c’era assolutamente nulla; è stata una sorpresa totale.
Tuttavia, il fallimento dell’esercito e dei servizi di
intelligence non assolve Netanyahu dalla sua assoluta responsabilità per la
crisi, dal momento che è il responsabile ultimo della diplomazia e della
sicurezza di Israele. Netanyahu non è nuovo in questo ruolo, come lo era Ehud
Olmert durante la seconda guerra del Libano. E non è ignorante in materia
militare, come Golda Meir sosteneva di essere nel 1973 e Menachem Begin nel
1982.
HAARETZ
Come sottolinea Eva Illouz in una nostra intervista: «Il 24 luglio, il
Capo di Stato Maggiore Herzl Halévy ha chiesto di incontrare Netanyahu poco
prima del voto sulla clausola di ragionevolezza. Voleva informare il Primo
Ministro sul fatto che un tale voto avrebbe messo a rischio la sicurezza di
Israele, perché prevedeva – e aveva ragione – che molte altre persone, i
riservisti, si sarebbero rifiutati di mobilitarsi. Netanyahu sapeva che la
questione era cruciale. Eppure ha rifiutato di incontrarlo. Dopo almeno un
decennio in cui si era presentato come il garante della sicurezza di Israele,
Herzl Halévy voleva precisamente dirgli che il movimento di protesta avrebbe
causato un’importante falla nella sicurezza di Israele».
Netanyahu ha anche plasmato la politica adottata dal breve «governo del cambiamento» guidato da Naftali Bennett e Yair Lapid: uno sforzo multidimensionale per schiacciare il movimento nazionale palestinese in entrambe le sue componenti, Gaza e Cisgiordania, a un prezzo che potrebbe sembrare accettabile per l’opinione pubblica israeliana.
In passato, Netanyahu si è presentato come un leader
prudente che ha evitato guerre e perdite pesanti da parte di Israele. Dopo aver
vinto le ultime elezioni, ha sostituito questa cautela con la politica di un
«governo di destra», adottando misure chiare per annettere la Cisgiordania e
ripulire etnicamente parti dell’Area C individuata dagli accordi di Oslo,
comprese le colline di Hebron e la Valle del Giordano.
Queste misure includono anche un’espansione massiccia degli insediamenti e un rafforzamento della presenza ebraica sul Monte del Tempio, vicino alla Moschea di Al-Aqsa; la spavalderia sull’imminente firma di un accordo di pace con i sauditi, in cui i palestinesi non otterrebbero nulla; e il discorso aperto all’interno del suo governo di coalizione di una «seconda Nakba». Come previsto, ci sono stati segnali di ripresa delle ostilità in Cisgiordania, dove i palestinesi hanno iniziato a sentire la crescente pressione degli occupanti israeliani. Hamas ha colto l’occasione per lanciare il suo attacco a sorpresa sabato.
Eva Illouz ricorda che un battaglione del Sud, cioè della regione attaccata, era stato inviato in Cisgiordania per proteggere i coloni durante le loro preghiere. Un gran numero di soldati è stato quindi dispiegato in Cisgiordania per proteggere i coloni, dall’ostilità che esiste tra loro e i palestinesi per scopi puramente elettorali: «In altre parole, c’è stata una vera e propria diversione di forze a vantaggio di una piccola parte della popolazione a scapito di un’altra. Non è più complicato di così. Da questo momento in poi, emergeranno molto rapidamente due campi. Da un lato, coloro che vedono le cose come le ho appena presentate, ossia che ritengono questo governo responsabile. Dall’altro, coloro che diranno che Gaza dovrebbe essere rispedita all’età della pietra. Può anche darsi che ci saranno voci in entrambi i campi allo stesso tempo.
Soprattutto, il pericolo che si aggirava su Israele negli ultimi anni è
stato pienamente realizzato. Un Primo Ministro accusato di tre casi di
corruzione non può occuparsi degli affari di Stato, perché gli interessi
nazionali saranno necessariamente subordinati alla sua necessità di sottrarsi a
una possibile condanna e a una pena detentiva.
Questo è ciò che ha motivato la creazione di questa orribile coalizione e
il colpo di Stato giudiziario proposto da Netanyahu, così come l’indebolimento
dei vertici dell’esercito e dei servizi segreti, percepiti come avversari
politici. A pagarne il prezzo sono state le vittime dell’invasione del Negev
occidentale.

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