Agenzia vaticana: Attacco a Gaza: uccisi almeno 16 cristiani nel crollo della chiesa greco-ortodossa. . Video intervento card. Pierbattista Pizzaballa
Striscia di Gaza: card. Pizzaballa a Tv2000, “temiamo per la vita dei 500 rifugiati nella chiesa latina a Gaza City”
Striscia di Gaza: bombardata casa cristiana vicino la chiesa ortodossa. Decine di morti e diversi feriti
“La situazione a Gaza è terrificante: macerie ovunque, strade interrotte,
non c’è elettricità, non c’è acqua, non c’è cibo...". Comincia così la
testimonianza di George Antone, direttore amministrativo di Caritas a Gaza.
Antone si trova sfollato nella parrocchia della Sacra Famiglia, l'unica
cattolica della Striscia dove insieme ai suoi collaboratori ha organizzato gli
aiuti e il servizio alle persone che sono ospitate lì dentro. Un racconto che
non tradisce la speranza di questa piccola comunità cristiana
“La situazione a Gaza è terrificante: macerie ovunque,
strade interrotte, non c’è elettricità, non c’è acqua, non c’è cibo. Le
comunicazioni sono saltate, anche la rete internet eccetto che in alcune zone.
L’esercito israeliano spara ad ogni cosa, fabbriche, negozi, abitazioni,
persone anche agli animali”. Mentre parla con il Sir dalla parrocchia latina
della Sacra Famiglia di Gaza, dove si trova con la sua famiglia, George
Antone, direttore amministrativo di Caritas a Gaza, invia – a mezzo social
– foto e spezzoni di video per dare ancor più peso alle sue parole.
L’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre scorso, e
la conseguente, durissima, reazione dell’esercito israeliano, ha fatto
ripiombare la popolazione gazawa nell’incubo, mai sopito, della guerra. Da
quando si è ritirato da Gaza nel 2005, Israele ha già combattuto ben quattro
guerre con i terroristi di Hamas, nel 2008, 2012, 2014 e 2021. Questa è la
quinta che sta mietendo un numero impressionante di vittime e feriti da ambo le
parti, come mai accaduto fino ad oggi. A rendere ancora più incandescente la
situazione sul terreno l’ultimatum di Israele alla popolazione di Gaza a
spostarsi da nord e centro verso il sud della Striscia – in vista
dell’offensiva terrestre – e la strage, con centinaia di morti e feriti, all’ospedale
anglicano Al-Ahli con rimpallo di responsabilità tra Hamas e Israele. Sin da
subito la parrocchia latina ha aperto le porte agli sfollati ed oggi, a due
settimane dallo scoppio della guerra, è diventata un presidio di solidarietà e
di umanità al quale anche Papa Francesco guarda con attenzione e vicinanza. Più
volte il Pontefice ha chiamato direttamente la parrocchia e il parroco, padre
Gabriel Romanelli, che a causa della guerra è ancora bloccato a Betlemme e in
attesa di rientrare nella Striscia.
Come avete reagito alla strage nell’ospedale cristiano al Ahbi, della Chiesa anglicana?
Ci sono anche tantissimi bambini. Cosa fate per loro?
Il futuro di Gaza? Pensiamo intanto a sopravvivere e poi quando anche questa guerra sarà finita torneremo a ricostruire le nostre case, la nostra città, i nostri luoghi di lavoro, come abbiamo sempre cercato di fare in questi anni. Fare questo significa anche curare i tanti traumi che questo conflitto sta provocando nei gazawi. Ricostruiremo la nostra città ma adesso, ripeto, dobbiamo pensare a proteggere le nostre famiglie, i nostri bambini. Questa è la priorità. Non sappiamo, infatti, cosa accadrà in futuro.
In mezzo a tanti dubbi e angosce resta solo una
certezza che Antone ha ‘postato’ sui suoi social e sono parole di Thomas More:
“Non c’è dolore sulla terra che il cielo non possa guarire”.

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