GIDEON LEVY - UN'AMBULANZA PALESTINESE È STATA TRATTENUTA AD UN POSTO DI BLOCCO A GERUSALEMME EST. IL PAZIENTE È MORTO

Tradotto da

Beniamino Benjio Rocchetto



A un'ambulanza palestinese che trasporta una vittima di ictus priva di sensi viene impedito di passare attraverso un posto di blocco di Gerusalemme Est, sottoposto a infruttuosi tentativi di rianimazione. Mundal Jubran, 40 anni, è morto.
Di Gideon Levy - 5 agosto 2023
L'ambulanza palestinese è arrivata al posto di blocco senza previo coordinamento, motivo forse per cui il paziente è morto. Anche un'ambulanza che trasporta una persona in gravi condizioni, che sta morendo, deve coordinare il suo movimento in anticipo tramite i canali regolari: tre copie di due documenti o due copie di tre documenti. In caso contrario l'ambulanza non sarà autorizzata a passare per raggiungere l'ospedale più vicino, per salvare la vita del paziente. Un'ambulanza senza previo coordinamento è un'ambulanza inesistente, così come la persona a bordo, la cui vita è appesa a un filo, è considerata inesistente, senza valore.
Gli agenti della Polizia di Frontiera hanno fatto avanti e indietro intorno all'uomo morente, che è stato steso a terra al posto di blocco in modo da poterne tentare la rianimazione, proprio lì, sul terreno di un'area di sicurezza senza l'attrezzatura adeguata. Tutto ha continuato a procedere secondo regolamento, le regole diaboliche delle leggi dell'Occupazione. Secondo i regolamenti della Polizia di Frontiera, un'ambulanza i cui movimenti non sono coordinati in anticipo non deve passare e nulla aiuterà: né un tribunale, né un medico o un paramedico, né il fratello del paziente, che ha supplicato gli agenti di far passare il veicolo.
Secondo le registrazioni dell'autista dell'ambulanza palestinese, le suppliche sono andate avanti per ben 19 minuti, insieme ai disperati tentativi di rianimare l'uomo senza mezzi salvavita, al posto di blocco, sotto gli occhi di tutti. Diciannove minuti in cui sarebbe stato possibile salvare la vita di Mundal Jubran, della cittadina di Azzariyeh, 40 anni, padre di cinque figli, di età compresa tra gli otto mesi e i 16 anni. Diciannove minuti in cui ogni secondo contava, segnando così il suo destino dopo l'ictus che aveva subito. Diciannove minuti durante i quali non un solo agente della Polizia di Frontiera al posto di blocco, non uno, ha pensato che forse le norme restrittive andrebbero momentaneamente messe da parte, che per una volta si dovrebbe mostrare un po' di umanità nei confronti di un moribondo e che l'ambulanza dovrebbe essere lasciata passare velocemente per salvargli la vita.
La sacralità della vita è totalmente svanita martedì scorso al posto di blocco di Al-Zaim a Gerusalemme Est. Di sicuro, è scomparsa nel momento in cui è diventato chiaro che l'uomo morente era un palestinese. Sacralità della vita? Rigorosamente per gli ebrei, il cui sangue è molto più rosso del sangue palestinese e le vite mille volte più preziose. Così è morto Mundal Jubran, di fronte alla disumanità del personale della Polizia di Frontiera. Se solo uno solo di loro avesse immaginato come si sarebbe sentito se fosse stato suo padre a giacere lì, a terra, morente, a un posto di blocco, i cui colleghi non avrebbero permesso che l'uomo fosse portato d'urgenza all'ospedale più vicino, solo a pochi minuti di distanza, vanificando così il tentativo di salvargli la vita.
Tale fu la morte di Mundal Jubran, che lavorava nel negozio di spezie della sua famiglia ad Anata, vicino ad Azzariyeh, di fronte all'insediamento urbano di Ma'aleh Adumim. Quel giorno non era andato a lavorare, apparentemente perché si sentiva male. Verso le 21:00 disse a sua moglie, Ibtisam, che si sentiva peggio. Aveva la bocca contorta, le guance doloranti, le labbra formicolanti, la lingua pesante. Il suo parlare divenne confuso. Spaventata, Ibtisam ha chiamato il fratello di Mundal, Madhat, che lavora alla tv palestinese e per passione fa il cantante. Madhat era a Nablus, quindi le disse di chiamare un altro fratello, Nahad, che lavora in un altro negozio di spezie della famiglia, ad Azzariyeh. Nahad, che ha 45 anni, si è affrettato ed è corso a casa di suo fratello, a pochi minuti di distanza.
Nahad ci ha detto durante la nostra visita questa settimana che mentre stava corredo per raggiungere il fratello, ha ricevuto un'altra telefonata da un parente, non ricorda chi, che lo informava del rapido peggioramento delle condizioni di Mundal. A casa ha incontrato un vicino che stava uscendo e che gli ha detto di chiamare rapidamente un'ambulanza.
Il corpo di Mundal era rigido e piegato, e suo fratello aveva difficoltà a farlo sdraiare. Nahad ha provato a far parlare Mundal: "Mi senti? Fai un cenno con la mano se mi senti", ma invano. Oltre a allungare la mano per toccare il viso di Nahad, Mundal non rispondeva. I suoi occhi erano spalancati e fissi, ma non era chiaro se capisse qualcosa. Aveva la bava alla bocca.
L'ambulanza è arrivata in cinque minuti. Rapidamente l'autista e il paramedico portarono Mundal su una barella al veicolo e si affrettarono verso il pronto soccorso dell'Ospedale Makassed, nella vicina Abu Dis. Nahad li ha accompagnati. Il direttore del centro medico, il dottor Abdullah Ayyad, ha detto loro di portare immediatamente Mundal all'Ospedale Makassed, situata non lontano, a Gerusalemme Est. Ayyad ha fatto salire in ambulanza anche il medico di turno della clinica. Li ha esortati a fare il più veloce possibile e ha detto che avrebbe cercato di coordinarsi con il personale al posto di blocco sulla strada per l'ospedale. L'opzione di portare Mundal all'Ospedale Governativo di Ramallah è stata esclusa a causa del traffico intenso; il viaggio avrebbe richiesto almeno 40 minuti.
Mundal è stato rimesso in ambulanza e sono partiti per l'ospedale, credendo che sarebbero arrivati ​​in cinque o dieci minuti. La sirena del veicolo ha continuato a suonare mentre si avvicinavano al posto di blocco, ma il personale della Polizia di Frontiera ha segnalato loro di svoltare a destra nell'area dei controlli di sicurezza. Che fretta c'è?
L'autista, che ha esperienza in queste situazioni, ha preso le carte d'identità dei due fratelli ed è scomparso per quelli che pensava fossero cinque minuti di trattative con gli agenti di polizia. Le condizioni di Mundal continuarono a peggiorare; il medico di accompagnamento della clinica ha deciso di tirarlo giù dall'ambulanza e posizionare la barella a terra in modo da avere più spazio per assisterlo. Sentendo che stava perdendo Mundal, il medico iniziò la procedura di rianimazione. A questo punto Nahad, sconvolto, è sceso dall'ambulanza ed è corso verso uno degli agenti, chiedendo, in ebraico, di parlare con un loro superiore.
"Fateci passare, non c'è tempo, le sue condizioni stanno peggiorando", ha detto Nahad all'ufficiale. Assolutamente no. L'uomo gli ha spiegato che l'ambulanza non sarebbe potuta passare in nessun caso, che dovevano aspettare che un'ambulanza israeliana andasse a prendere suo fratello.
I minuti passavano, le condizioni di Mundal peggioravano. Nel frattempo l'autista è tornato con le due carte d'identità. Non gli sarebbe stato permesso di passare attraverso il posto di blocco in ambulanza. Uno degli agenti ha parlato al cellulare, e nel frattempo sempre più personale della Polizia di Frontiera e curiosi si sono radunati intorno alla barella a terra, guardando con indifferenza, ricorda Nahad. Lanciarono un'occhiata e proseguirono. Era impossibile non cogliere che il paziente era in condizioni molto critiche.
Qualcuno ha suggerito di nuovo l'Ospedale di Ramallah, ma l'idea è stata scartata a causa della distanza. Un'ambulanza può arrivare al Makassed dal posto di blocco in pochi minuti. Ancora una volta l'agitato Nahad ha implorato il personale di sicurezza israeliano: "Le sue condizioni sono gravi, fate qualcosa. Fate passare l'ambulanza". Niente. Non c’era niente da fare. Hanno dovuto aspettare l'arrivo di un'ambulanza della Mezzaluna Rossa da Gerusalemme Est; queste ambulanze portano targhe israeliane.
Da parte sua, Madhat nel frattempo era arrivato da Nablus e stava aspettando vicino al posto di blocco, dove ha visto trasferire Mundal sulla seconda ambulanza. Ma la Polizia di Frontiera non gli ha permesso di avvicinarsi e vedere suo fratello nei suoi ultimi momenti. Aveva paura che gli sparassero, ci dice Madhat.
Secondo i registri della Mezzaluna Rossa, la chiamata per un'ambulanza è arrivata alle 22:27, l'autista è partito alle 22:29, è arrivato alle 22:34 al posto di blocco e alle 22:36 è partito per Makassed, arrivando all'ospedale alle 22:42. Gli sforzi per rianimare Mundal sono continuati per tutto il tempo e l'equipaggio dell'ambulanza è stato in continuo contatto con l'ospedale. Una squadra medica era in attesa all'ingresso di emergenza per ricevere il paziente e iniziare il trattamento mentre veniva trasportato in terapia intensiva. Nahad rimase fuori, agitato. Arrivarono parenti da Gerusalemme Est.
Un documento dell'ospedale afferma che due minuti dopo l'arrivo dell'ambulanza il respiro del paziente si è interrotto. Nahad ha visto la squadra dell'ospedale correre avanti e indietro e ha capito che la situazione era grave. Nessuno, però, ha osato dirgli che suo fratello era morto. Ha cercato di entrare in terapia intensiva ma gli è stato impedito. Non ricorda chiaramente. "Non riuscivo a controllarmi", dice in ebraico. Un medico gli si avvicinò e gli chiese: "Perché sei agitato? Perché piangi? Tuo fratello è uno Shahid? (Martire). L'Occupazione lo ha ucciso?".
A quel tempo, i genitori dei fratelli, Ahmad e Zahur, erano in visita di famiglia nella loro città natale di Sa'ir, vicino a Hebron. Sentendo la notizia, Ahmad si è recato al posto di blocco del Monte degli Ulivi nella speranza che gli sarebbe stato permesso di passare, o per la sua età, 72 anni, o perché aveva detto alle forze di sicurezza che suo figlio era appena morto e voleva ricongiungersi con lui in ospedale. Ma fu respinto e vergognosamente rimandato a casa.
"Non avete un cuore? Il vostro cuore è fatto di pietra?" chiese Ahmad ad un poliziotto. Di nuovo, invano. "Non gli interessava, proprio come prima non interessava all'ufficiale di polizia che mio figlio fosse fermo al posto di blocco". Fino ad allora nessuno aveva avuto il coraggio di dire la verità su Mundal a sua madre, Zahur, 60 anni, che questa settimana sedeva con noi, in silenzio, vestita di nero. Fu informata solo molto tardi quella notte che il figlio era morto.
Fonti della Polizia di Frontiera hanno spiegato questa settimana che la decisione di far passare un'ambulanza spetta all'Amministrazione Civile del governo militare. Ma un funzionario dell'Amministrazione ha affermato che in casi di emergenza la decisione è in realtà prerogativa del comandante del posto di blocco.
Un portavoce della polizia israeliana (a cui fa capo la Polizia di Frontiera) ha fornito questa risposta ufficiale, quando gli è stato chiesto dell'incidente: "L'ambulanza è arrivata senza il necessario coordinamento presso un'unità del Dipartimento di Coordinamento e Collegamento dell'IDF, che è responsabile delle autorizzazioni di transito. Il comandante sul posto ha verificato con il Dipartimento l'autorizzazione al transito del paziente. Tuttavia, l'autorizzazione richiesta non è stata ricevuta prima dell'arrivo di un'ambulanza israeliana per consentire il suo trasferimento secondo la procedura. Nel momento in cui è arrivata un'ambulanza israeliana, il paziente è stato trasferito per continuare il trattamento in Israele".
La risposta dell'Unità per il Coordinamento delle Attività Governative nei Territori è stata: "L'evento descritto è noto all'Amministrazione Civile. Questo evento è oggetto di indagine secondo le procedure da parte degli organi competenti".
Prima di lasciare questa casa in lutto, il nipote di Mundal, un ragazzino in mutande, chiese a suo padre che lingua stessimo parlando. Suo padre gli spiegò che eravamo israeliani e che parlavamo ebraico. Al che il ragazzo ci chiese, in arabo, "Perché state uccidendo i palestinesi?"
Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell'Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell'Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.
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