GIDEON LEVY - QUANDO LA COSIDDETTA SINISTRA ELOGIA LA FORZA DI OCCUPAZIONE DI ISRAELE



Tradotto da

Beniamino Benjio Rocchetto


Martedì sui giornali sono apparsi enormi annunci che proclamavano che il Business Forum (Foro del Commercio) rende omaggio al Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane. Il Tenente Generale Herzl Halevi è colto mentre guarda dritto nella telecamera con i suoi ranghi, il suo berretto rosso, le sue ali sul petto come un coraggioso paracadutista e con la bandiera israeliana sullo sfondo. È come le foto che i giornali distribuivano come meraviglioso regalo ai loro lettori nella Giornata dell'Indipendenza.
Anche la citazione sotto la foto, "Che ogni madre ebrea sappia ..." risaliva a quei giorni. Se le proteste contro la riforma giudiziaria del governo continueranno come finora, a Sukkot (una festa di pellegrinaggio che in Israele dura sette giorni) saremo di nuovo seduti in una Sukkah (capanna) decorata con i ritratti di tutti i maggiori generali: dal capo della Direzione Tecnologica e Logistica al comandante dell'Aeronautica Militare, i cui nomi conoscevamo a memoria, ovviamente, e che adoravamo. E gli sconti per i Luogotenenti Generali nei ristoranti di periferia sono già in arrivo.
Chi ricorda ancora la legge del mese scorso che limitava il potere della Corte Suprema di annullare le azioni del governo come irragionevoli? La guerra ora è finita per l'esercito. La destra è il suo nemico, la sinistra il suo difensore, in un'inversione di ruolo particolarmente bizzarra, mentre il Business Forum plaude il Capo di Stato Maggiore. Il messaggio è chiaro: l'esercito sta svolgendo un ruolo particolarmente attivo ed efficace nelle proteste. Benjamin Netanyahu si sta schierando contro l'esercito come nessun Primo Ministro israeliano ha mai osato fare, e il Business Forum si sta preparando a celebrarlo.
Ora la guerra è finita per la reputazione dell'esercito e dei vertici alla sua guida.
Questa guerra è comprensibile e può anche essere giustificata, ma non senza chiedersi che tipo di esercito viene difeso esattamente. L'esercito di cui tutti sono così preoccupati e il cui capo viene elogiato è un esercito dai risultati considerevoli e la cui reputazione è conosciuta ovunque. Ma non bisogna dimenticare i suoi aspetti oscuri e i fallimenti, che sono tanti.
Notevole in particolare è che l'IDF è l'appaltatore generale per l'Occupazione militare di Israele sul popolo palestinese. Quando parliamo di risultati, parliamo prima di tutto della soppressione della Resistenza all'Occupazione. Questo è stato il più grande risultato dell'esercito nell'ultimo mezzo secolo, e perverso.
Quando si guarda alle carriere di tutti i Capi di Stato Maggiore e Maggiori Generali dell'IDF, esse includono sempre capitoli illustri al servizio dell'Occupazione. È impossibile fare carriera nell'IDF senza questo. Tali successi non sono dubbi solo dal punto di vista morale, ma anche sotto l'aspetto concettuale quando vengono sottoposti alla prova operativa.
Contro chi combatte esattamente questo esercito? Gazani scalzi e rifugiati a Jenin? La maggior parte della sua attività comporta patetiche operazioni di polizia, arresti e rapimenti infruttuosi, blocchi stradali e irruzioni. Negli ultimi 50 anni, dalla guerra dello Yom Kippur del 1973, l'esercito non ha avuto risultati militari reali da dimostrare. Negli ultimi 50 anni non ha combattuto contro veri eserciti. D'altra parte, nelle sue operazioni di promozione dell'occupazione, l'esercito ha distrutto irreparabilmente le anime di generazioni di giovani.
Quando celebriamo l'esercito israeliano, celebriamo un esercito di Occupazione. Stiamo celebrando un esercito che sostiene gli insediamenti e una parte considerevole della sua attività è dedicata a questa impresa israeliana, la più criminale. L'IDF è un complice attivo in questo crimine.
Celebriamo le persone che effettuano bombardamenti aerei su donne e bambini a Gaza e che abusano senza pietà della popolazione civile in Cisgiordania. Quando celebriamo l'IDF, celebriamo coloro che commettono crimini di guerra. Stiamo celebrando un esercito per il quale la difesa della verità e dell'onestà non è tra le sue priorità. Una rilettura delle dichiarazioni dell'Ufficio del Portavoce dell'IDF che giustificano ogni crimine commesso in Cisgiordania può far piangere per le bugie e le distorsioni, tutte progettate per difendere i crimini dei soldati.
Del resto, uno dei motivi delle proteste dei piloti contro la riforma giudiziaria, e loro stessi non lo nascondono, è la preoccupazione che lo sconvolgimento giudiziario li esponga al rischio di essere giudicati in un processo all'Aia. Anche loro capiscono che il sistema che li ha difesi fino ad ora ha coperto le loro bugie e crimini e che dopo la riforma giudiziaria potrebbero trovarsi di fronte alla verità.
Non possiamo, ovviamente, fare a meno dell'esercito, e l'IDF non è il più crudele o terribile degli eserciti. La realtà in cui opera l'ha trasformato da forza di difesa, quale è dubbio sia mai stata, in un esercito di Occupazione. Quando lo celebriamo, dobbiamo ricordare perché lo stiamo facendo.
Gli spregevoli attacchi all'esercito e ai suoi vertici da parte del Primo Ministro e dei suoi associati potrebbero effettivamente ripristinare lo status dell'IDF come vacca sacra e innocente agnello sacrificale. Non è un pericolo meno grave della temporanea impreparazione dell'esercito a seguito delle proteste. Ed è dubbio che questo sia così pericoloso come siamo portati a credere.
Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell'Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell'Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.
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