AMIRA HASS - IL COLONIALISMO ISRAELIANO VIAGGIA SU WHATSAPP

Tradotto da :

Beniamino Benjio Rocchetto


Un gruppo WhatsApp palestinese condivide aggiornamenti quotidiani sulla violenza dei coloni in Cisgiordania.
Di Amira Hass - 2 agosto 2023
Di Shabbat alle 14:24 è apparso un messaggio WhatsApp: "Il villaggio di Burin, in Cisgiordania è sotto attacco da parte di bande di coloni, e mentre i residenti cercavano di spegnere gli incendi, sono stati attaccati".
Un video di Yesh Din Volunteers for Human Rights (Volontari per i Diritti Umani) ha accompagnato il servizio di Jack Khoury su Haaretz. Secondo alcuni residenti di Burin, nel filmato si vedono cinque giovani con le tipiche maschere dei coloni arrivare da un uliveto fumante e arrampicarsi sulla montagna, in direzione dell'insediamento di Yitzhar.
Il messaggio includeva anche l'immagine di una sezione di uliveto avvolta dalle fiamme, e un video in cui una voce senza fiato racconta ciò che può vedere: Quattro giovani, mascherati come nel video precedente, corrono verso le persone che cercano di spegnere il fuoco.
I messaggi sono stati inviati a un gruppo WhatsApp palestinese chiamato "Documentazione Degli Attacchi Dei Coloni". Sabato, nel gruppo sono apparse anche altre due concise segnalazioni: "Per la seconda volta in poche ore, i coloni stanno attaccando il residente Abu Amer ai margini del villaggio di Tekoa", e: "Questa mattina i coloni girano tra le case dei residenti nella zona araba di al-Ka'abneh (Maarjat) a Nord-Ovest di Gerico".
Un video dello stesso giorno nello stesso villaggio mostra quattro soldatesse armate accanto a un recinto di pecore, tre delle quali gridano a un palestinese, la cui mano è visibile nell'inquadratura: "Ehi, stai zitto". "Chiudi la bocca", tra le altre imposizioni verbali poco chiare. Dietro di loro c'è un colono che indossa una grande kippah, in camicia bianca (è Shabbat, dopotutto) armato di tzitzit (frange rituali) e fucile. Non dice una parola. Un gregge di capre compare dietro di lui mentre si sente gridare in arabo: "Fuori, vattene".
La scena in sé non è chiara, ma il linguaggio del corpo, le grida delle soldatesse e il silenzio del colono armato dicono tutto: Ecco il signore e padrone, ci sono le persone il cui compito è quello di proteggerlo, e il palestinesi, che sono una seccatura di cui sbarazzarsi.
Uno dei residenti di Maarjat ha spiegato cosa è successo. I coloni di un vicino avamposto violento hanno inviato la loro mandria in questo villaggio beduino in modo che potessero affermare che era stata "rubata" e invadere il villaggio dopo l'evento. I residenti hanno insistito per bloccare i coloni con i loro corpi e allontanare la loro mandria.
Questa è solo una di una serie di vessazioni quotidiane, a causa delle quali i pastori palestinesi non possono più portare le loro mandrie al pascolo. In questo modo, grazie alle molestie dei coloni e dei soldati che li proteggono, diverse comunità di pastori sono state costrette negli ultimi due o tre anni a lasciare le proprie case.
Ogni giorno nel gruppo WhatsApp vengono inviati almeno cinque messaggi simili, a volte conditi da documentazione di demolizioni di edifici e cisterne d'acqua da parte dell'Amministrazione Civile. Questa è una trasmissione, in tempo reale, dei progressi del colonialismo dei coloni ebrei e dell'assalto pianificato, passo dopo passo, il cui obiettivo è continuare a espellere i palestinesi dalla loro terra.
Per ogni aggressione che arriva ai media perché è stato causato un danno a persone e cose, ci sono dozzine di attacchi che sono semplicemente episodi quotidiani, che raggiungono solo WhatsApp.
Questa informazione diretta costante è una prova dolorosa dell'impotenza di chi si oppone al terrorismo di Stato e di alcuni di noi giornalisti, che vorrebbero indagare caso per caso, ma non possono farlo. E dimostra anche che la dirigenza palestinese ha smarrito la strada. Mantiene il coordinamento della sicurezza con Israele ma non ritiene opportuno proteggere la sua gente dai predatori.
Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro "Bere il mare di Gaza". Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.
Israeli Colonialism, Now on WhatsApp
A Palestinian WhatsApp group shares daily updates on settler violence in the West Bank.
Amira Hass - Aug 2, 2023
On Shabbat at 2:24 P.M. a WhatsApp message appeared: “[The West Bank village of] Burin is under attack by gangs of settlers… And while the residents were trying to extinguish the fires, they were attacked.”
A video clip by Yesh Din Volunteers for Human Rights accompanied the report by Jack Khoury on Haaretz. In it five young men are seen in typical settlers’ masks, emerging from a smoking olive grove and climbing up the mountain, in the direction of the settlement of Yitzhar, according to Burin residents.
The message also included a picture of a section of orchard engulfed in flames, and a video clip in which a breathless voice narrates what we can see: Four young men, masked as in the previous video, skipping down towards the people trying to extinguish the fire.
A video taken by Palestinians showing Israeli settlers setting fire to Palestinian fields near the West Bank village of Burin.
The messages were sent in a Palestinian WhatsApp group called "Documentation of Settler Attacks." On Saturday, two laconic reports also appeared in the group: “For the second time in hours, the settlers are attacking resident Abu Amer on the edges of the village of Tekoa” and “Settlers are circulating among the homes of the residents in the Arab al-Ka'abneh (Maarjat) area northwest of Jericho this morning.”
A video clip from the same day in the same village shows four armed female soldiers next to a fence and a sheep's pen, three of them shouting at a Palestinian, whose hand is visible in the frame, “Hey, hey, quiet,” “Shut your mouth” among other unclear calls. Behind them stands a Jew wearing a large kippa, in a white shirt (it's Shabbat, after all) armed with tzitzit (ritual fringes) and a rifle. He doesn’t say a word. A herd of goats behind him emerges when they hear cries in Arabic of “Out, get out.”
The scene isn’t clear in itself, but the body language, the soldiers’ shouts and the silence of the armed Jew say it all: Here is the lord and master, there are the people whose job it is to guard him, and the Palestinians, who are a nuisance to be gotten rid of.
One of the residents in Maarjat explained to me what happened. Settlers from a nearby violent outpost sent their herd to this Bedouin village so that they could claim that it had been “stolen” and invade the village following the event. The residents insisted on blocking the settlers with their bodies and removing their uninvited herd.
This is one in a series of daily harassments, because of which the Palestinian shepherds can no longer take their herds out to pasture. In this way, thanks to harassment by settlers and the soldiers who protect them, several communities of shepherds have been forced in the past two to three years to leave their homes.
Every day at least five similar texts are sent in the WhatsApp group, sometimes seasoned with documentation of demolitions of buildings and water cisterns by the Civil Administration. This is a broadcast, in real time, of the progress of Jewish settler colonialism and of the planned, step-by-step assault, whose goal is to continue to expel the Palestinians from their land.
For every assault that reaches the media because harm was caused to people and property, there are dozens of attacks that are simply daily incidents, which only reach WhatsApp.
This consecutive live broadcast is painful proof of the impotence of those opposed to state terrorism and of some of us, journalists, who would like to investigate each case, but cannot do so. And it also illustrates the fact that the Palestinian leadership has lost its way. It maintains security coordination with Israel but doesn’t see fit to protect its people from the predators.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante incendio


Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Amira Hass : The fate of a Palestinian investor who called for Abbas' resignation