PARLA MUSTAFA SHETA, DIRETTORE DEL TEATRO DI JENIN, 3 LUGLIO 2023
Agence Medias Palestine
Oggi, lunedì 3 luglio 2023, vi parlo per condividere un resoconto personale degli eventi che si sono svolti questa mattina presto nel campo profughi di Jenin. L’operazione militare israeliana è iniziata con un assalto a siti ritenuti affiliati alla resistenza palestinese. Gli aggressori hanno affermato che questi luoghi erano i loro obiettivi, lanciando tre missili che hanno causato vittime innocenti e lasciato molti feriti. Subito dopo è iniziata un’invasione su vasta scala, guidata da onnipresenti forze armate.
Jeep, veicoli blindati, bulldozer militari hanno preso d’assalto Jenin, affermando il loro dominio sul terreno. Il cielo non è stato risparmiato, poiché una moltitudine di droni si librava minacciosamente.
Durante queste ore tumultuose era impossibile dormire per gli abitanti di Jenin, giovani o anziani che fossero. Mia figlia, Salma, era terrorizzata dalle sirene ululanti che annunciavano l’incursione dell’esercito, e le sue lacrime scorrevano incontrollabili. Nel frattempo, mio figlio Adam era sia spaventato che curioso, cercando di capire la gravità della situazione.
La contabile del Freedom Theatre Isra Awartani si è affrettata a creare uno spazio sicuro nella sua casa per proteggere le sue tre figlie dai pericoli. Ahmed Tobasi, direttore artistico del Freedom Theatre, si è trovato faccia a faccia con un blindato parcheggiato davanti a casa sua, con la pistola puntata contro la finestra. Rania Wasfi, ex collega del FT, ha cercato freneticamente di raggiungere la madre e la sorella, avendo saputo che la loro casa era stata bombardata.
In mattinata si è saputo che un attacco distruttivo aveva colpito il Freedom Theatre, dove le famiglie avevano cercato rifugio in mezzo al tumulto. Senza pietà, le forze di occupazione li hanno presi di mira con i loro missili, mandando in frantumi ogni speranza di sicurezza. Adnan, che vive nelle immediate vicinanze del Freedom Theatre, si è rannicchiato con la sua famiglia in una stanza, lottando per trovare la pace in mezzo al caos. Sadeel, 14 anni, nipote di Adnan, è stata uccisa da un cecchino israeliano meno di due settimane fa. La sua famiglia vive nello stesso quartiere.
La gravità della situazione non va sottovalutata. L’occupazione continua a stringere la presa sul campo profughi, decimando le sue infrastrutture e rendendo impraticabili le principali vie di comunicazione del campo. Il messaggio è chiaro: punire la roccaforte popolare della resistenza a Jenin, proiettare alla società israeliana un’immagine di invincibilità in termini di valore militare.
Cosa ci aspetta? Secondo me la risposta è: niente. I tentativi dell’occupazione di sradicare la resistenza a Jenin non avranno successo, incontrando lo stesso fallimento del 2002. Gli edifici possono crollare, le auto possono essere ridotte in macerie, innumerevoli persone possono essere incarcerate, ferite o addirittura diventare martiri. Ma questi atti serviranno solo a crescere una nuova generazione che porterà la fiaccola della resistenza, trasmessa da coloro che li hanno preceduti, come facciamo noi oggi e come faranno i nostri figli in futuro. È uno sforzo instancabile, guidato dall’aspirazione a recuperare la nostra terra e ripristinare la dignità di tutti gli esseri umani.
Traduzione: ATL Jenin
Traduzione dal francese di Alessandra Mecozzi
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