Paola Caridi : L’invasione e la distruzione di Jenin sullo sfondo dell’ipotesi mai nascosta di un nuovo esodo forzato per i palestinesi

 L’invasione e la distruzione di Jenin sullo sfondo dell’ipotesi mai nascosta di un nuovo esodo forzato per i palestinesi | Paola Caridi


È come guardare in contemporanea due schermi accesi su due eventi distanti. Uno si svolge in un aeroporto pulito e arioso, che poco risente dei suoi vent’anni di vita: migliaia di persone sventolano bandiere, urlano slogan, in mezzo a qualche frizione con la polizia. L’altro mostra scene di guerra in una città già negletta. Strade rese impraticabili da bulldozer che distruggono tutto ciò che incontrano, asfalto, linee elettriche, condutture dell’acqua. Il crepitio delle armi, i droni che lanciano razzi, i raid dentro gli ospedali, i giornalisti presi di mira. E migliaia di civili cacciati dalle loro case. Gli eventi si svolgono a una sessantina di chilometri l’uno dall’altro, non di più. In mezzo, un Muro di Separazione. Due mondi a parte, sembrerebbe, e in parte lo sono. È invece il medesimo il decisore, il soggetto pubblico al centro della protesta all’aeroporto di Tel Aviv, in Israele, e dell’invasione del campo profughi di Jenin, in Palestina: il governo di estrema destra di Benjamin Netanyahu.
Perché una scelta così dura da parte del governo israeliano? Nonostante il silenzio delle cancellerie occidentali, il danno d’immagine è evidente e palpabile, anche dal punto di vista simbolico. La risposta è nel “chi” ha deciso un’invasione considerata controversa. In sintesi, i militari erano restii, la politica invece spingeva per un’operazione in grande stile. E la politica ha un preciso colore: i coloni israeliani in Cisgiordania settentrionale, i più radicali e i protagonisti dei pogrom contro i palestinesi, assieme alla componente di estrema destra del governo israeliano. Ancora una volta si conferma che a dirigere il governo sulle questioni della sicurezza sono Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. Nei fatti, la politica del governo israeliano ha cambiato profondamente la linea seguita da Netanyahu nei suoi quasi quindici anni al potere. Netanyahu ha sempre poggiato la sua capacità di rimanere in sella, riguardo alla questione palestinese, sostenendosi sullo status quo: su una occupazione della Palestina che confermasse il modus operandi, costante costruzione delle colonie, collaborazione tra i corpi di sicurezza israeliano e palestinese, rinvio sine die di un accordo reale, nessun riconoscimento di uno Stato palestinese.
Con Smotrich e Ben Gvir cambia tutto. La questione palestinese è centrale, per l’estrema destra, e dev’essere risolta subito. Rafforzamento della presenza militare, linea dura, operazioni come l’invasione di Jenin, nessun diritto di qualsiasi tipo per i palestinesi della Cisgiordania. E sullo sfondo l’ipotesi mai nascosto di una nuova nakba.



Tutte le rea

Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Amira Hass : The fate of a Palestinian investor who called for Abbas' resignation