GIDEON LEVY - ISRAELE NON VOLEVA LA PACE

Tradotto da Gideon Levy

Beniamino Benjio Rocchetto



Di Gideon Levy - 9 aprile 2023
Israele non voleva la pace, nemmeno per un momento. Le motivazioni degli agitatori variavano ma condividevano lo stesso obiettivo: saccheggiare, incendiare e far saltare in aria le cose. La storia ci ha già insegnato che quando Israele vuole la pace, è quasi sempre meravigliosamente mantenuta. Quando vuole un'intensificazione della tensione, sa come provocarla. Chi non aveva messo in guardia contro l'attuale ondata di violenza? Chi non l'aveva vista arrivare? E d'altra parte, chi non ha fatto nulla per scongiurarla e invece ha solo fomentato gli animi?
Ora piangeremo di nuovo il nostro amaro destino, i razzi e gli attacchi terroristici, la violenza dei nostri vicini e le nostre sacre vittime che sono morte invano. Israele avrebbe potuto impedire tutto questo, e questa volta avrebbe potuto essere fatto piuttosto facilmente.
Quando Israele non vuole la pace, sa esattamente cosa fare. Quattro o cinque bombardamenti aerei anonimi su obiettivi iraniani in Siria, un colpo e un altro ancora alla sovranità siriana e al potere iraniano, nella totale consapevolezza che a un certo punto Iran e Siria non potranno più trattenersi.
Quando Israele non vuole la pace, scatena agenti in uniforme della polizia in un luogo estremamente sacro per i musulmani durante il loro mese santo. Quando Israele non vuole la pace, invia la sua polizia a picchiare barbaramente i fedeli, ammanettando centinaia di persone sul pavimento della Moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme per umiliarle davanti alla telecamera, affinché il mondo arabo veda.
Non c'è un solo musulmano, o qualsiasi essere umano, che avrebbe potuto rimanere indifferente davanti alle scene scioccanti della moschea. Certo, è possibile diffondere storie su come le persone si siano "barricate" nella moschea, ma la verità è che molti giovani vogliono trascorrere il venerdì sera durante il Ramadan all'interno della moschea. Questo è un loro diritto, certamente nell'ultimo posto sulla terra in cui i palestinesi hanno ancora residui di sovranità.
Picchiarli in questo modo non è volere la pace, ma piuttosto la morte. Anche uccidere uno studente di medicina israeliano della città beduina di Hura a un cancello del complesso della moschea e poi fornire una versione ridicola delle circostanze e non rivelare nemmeno l'ombra della verità è un mezzo di provocazione. Non volere la pace sta permettendo a centinaia di coloni in rivolta di invadere di volta in volta una città palestinese dopo l'altra, consentendo loro di scatenarsi in incendi dolosi, distruzione e aggressione a loro piacimento, alla vista dei soldati delle Forze di Difesa Israeliane che non hanno mai pensato di fare il loro dovere e proteggere i palestinesi. Non consegnare nessuno dei rivoltosi alla giustizia è anche un modo per impedire la pace ad ogni costo.
Un Paese che non vuole la pace dissangua lentamente chi è sotto la sua occupazione. C'è stata appena una settimana negli ultimi mesi senza insopportabili vittime palestinesi e poi tutti si mostrano sorpresi, chiedendosi cosa ci stiano facendo questi subumani, compiendo un attacco con un'auto a Tel Aviv e una sparatoria nella Valle del Giordano.
Non volere la pace significa inviare un numero folle di truppe dopo ogni attacco terroristico nei campi profughi e nelle città palestinesi e sconvolgere la vita dei residenti per un lungo periodo di tempo, demolendo le case delle famiglie degli attentatori e arrestando migliaia di persone. Detenere 1.000 persone per lunghi mesi senza processo è anch'esso un modo collaudato per scoraggiare la pace, cosa che Israele fa puntualmente.
Imprigionando per sempre la Striscia di Gaza, bombardando incessantemente la Siria e soggiogando crudelmente i palestinesi. Cos'altro può ottenere Israele?
Le motivazioni cambiano ma l'obiettivo rimane lo stesso. Ora è l'estrema destra che è assetata di sangue nel governo e che gioisce ogni volta che viene versato sangue palestinese, sperando nel processo di distruggere Gog e Magog, seguiti dall'auspicata seconda Nakba. (Gog e Magog sono due figure della tradizione biblica e Islamica. Citati in varie parti delle Sacre Scritture, essi sono descritti talvolta come uomini vissuti in un lontano passato, sovrani, popolazioni o territori, spesso con un'accezione negativa, incarnando nemici del popolo di Dio)
E insieme a loro c'è la destra pro-Netanyahu che vuole schiacciare il movimento di protesta, che potrebbe essere spazzato via solo da un altro ciclo di sangue. E dopo potremmo sempre dire che sono stati gli arabi.
Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell'Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell'Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.
Fonte: https://www.haaretz.com/.../00000187-6233-dde0-afb7...
Israel Didn’t Want Quiet / Israël ne veut pas de calme
Israel didn’t want quiet, even for a moment. The agitators’ motives varied but they shared the same goal: fanning, igniting and blowing things up. History has already taught us that when Israel wants quiet, it’s almost always wonderfully maintained. When it wants an escalation, just wait and see it come. Who hadn’t been warning against the current wave? Who hadn’t seen it coming? And on the other hand, who didn’t do a thing to head it off and instead just stirred things up?
Now we will again bewail our bitter fate, the rockets and terrorist attacks, our neighbors’ violence and our sacred victims who died in vain. Israel could have prevented all this, and this time it could have been done rather easily.
When Israel doesn’t want quiet, it knows exactly what to do. Four or five anonymous aerial bombings of Iranian targets in Syria, a jab and yet another at Syrian sovereignty and Iranian power, in the total knowledge that at some point Iran and Syria will no longer be able to restrain themselves.
When Israel doesn’t want quiet, it unleashes troopers in police uniform in an extremely holy place for Muslims during their holy month. When Israel doesn’t want quiet, it dispatches its police to barbarically beat the faithful, putting hundreds of people in restraints on the carpets of the Al-Aqsa Mosque in Jerusalem to humiliate them on camera, for the Arab world to see.
There isn’t a single Muslim, or any human being for that matter, who could have remained unmoved by the shocking scenes at the mosque. Of course, it’s possible to spread stories about how people “holed themselves up” in the mosque, but the truth is that many young people want to spend Friday nights during Ramadan inside the holy mosque. That’s their right, certainly in the last place on earth in which Palestinians still have remnants of sovereignty.
Beating them in such a way isn’t wanting quiet, but rather death. Killing an Israeli medical student from the Bedouin town of Hura at a gate to the mosque compound and later providing a ridiculous version of the circumstances and not disclosing even a shadow of the truth is also a means of provocation. Not wanting quiet is permitting hundreds of rioting settlers to invade a Palestinian town time after time, permitting them to engage in arson and destruction and assault at their whim, within sight of Israel Defense Forces soldiers who never thought to do their duty and protect the Palestinians. Not bringing any of the rioters to justice is also a way of preventing quiet at any price.
A country that doesn’t want quiet slowly bleeds those under its occupation. There has barely been a week in recent months without unbearable Palestinian fatalities and then everyone acts surprised, wondering what these human animals are doing to us, carrying out a car ramming attack in Tel Aviv and a shooting in the Jordan Valley.
Not wanting quiet is dispatching crazy numbers of troops after each terrorist attack to the Palestinian refugee camps and towns and turning the residents’ lives upside down for an extended time, demolishing the homes of terrorists’ families and arresting thousands of people. Detaining 1,000 people for long months without trial is also a proven way to achieve a lack of quiet, which Israel has also accomplished.
Imprisoning the Gaza Strip forever, bombing Syria without limits and cruelly subjugating the Palestinians. What else does warmongering require?
The motives change but the goal always remains. Now it’s the extreme right that is bloodthirsty in the government and that is in ecstasy every time Palestinian blood is spilled, hoping in the process to achieve Gog and Magog, followed by the hoped-for second Nakba.
And along with them there is the pro-Bibi right that wants to crush the protest movement, which could only be wiped out by another round of bloodletting. And later we could always say it was the Arabs.




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