hakeillah : LETTERA DI SOSTEGNO A NOEMI DI SEGNI
Gentilissima Presidente Noemi Di Segni,
a nome del Gruppo di Studi Ebraici di Torino, desidero esprimerLe il nostro apprezzamento per il discorso accorato e sincero da Lei pronunciato il 9 marzo 2023, durante la visita a Roma del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Lei ha interpretato coraggiosamente le preoccupazioni che agitano tanta parte del mondo ebraico italiano.
Con stima,
Bruna Laudi
Presidente Gruppo di Studi Ebraici
Il testo integrale del discorso della Presidente Noemi Di Segni:
A nome delle 21 comunità ebraiche dell’Italia tutta, Le porgo il nostro saluto di “baruch habà”, con l’auspicio che gli incontri programmati con gli esponenti del governo italiano siano proficui e la feconda cooperazione tra l’Italia e Israele maturi ulteriori frutti a beneficio dei nostri paesi. Paesi che da millenni dialogano, che oggi affrontano sfide globali comuni, dinanzi alla minaccia nucleare, cybersicurezza, guerra in Ucraina, l’immigrazione e la ricerca di un porto sicuro.
Lo Stato di Israele è nel cuore di tutti noi, ma evidentemente anche il cuore di tutto il mondo. Un cuore con mille legami e alleanze, oggi sempre più anche nella regione mediorientale e africana, ma al contempo decisamente isolato e incompreso che deve lottare per salvaguardare la sua esistenza fisica e legittimazione di esistere, il boicottaggio e le campagne di odio mediatiche, il terrorismo dentro e lontano dai suoi confini. Il nostro impegno e nostro pregare quotidiano è rivolto verso Israele, al fianco di ogni cittadino e ogni governo per sostenerne le ragioni e fare conoscere il valore di questo miracolo di rinascita e sviluppo ebraico. La difesa di Israele va oltre al nostro sentirci ebrei e comporta la difesa dell’Europa stessa, rispetto a minacce che spesso e con miopia non riesce a focalizzare.
Non posso esimermi dal condividere il senso di profonda preoccupazione, dinanzi alla spaccatura che si sta delineando dentro Israele e che inevitabilmente si riflette anche nelle nostre comunità, accentuando nei nostri contesti di riferimento quel giudizio così distorto sulla morale dello Stato di Israele, di chi è pronto sistematicamente alla critica.
Il riconoscimento maturato a favore di Israele quale Paese illuminato e democratico è un valore assoluto che desideriamo assieme a voi difendere per quanto possiamo fare nelle relazioni coltivate con enti ed istituzioni e nell’opinione pubblica. Questo è possibile se ci riconosciamo nelle modalità e nei valori che in queste settimane caratterizzano la dialettica politica, se e come riflettono valori ebraici.
Le riforme di istituzioni essenziali al funzionamento di un paese, verso le quali si nutre da decenni rispetto e fiducia, che rappresentano un modello di antica cultura giudiziaria e saggezza ebraica da cui trarre esempio, non sono atto di ordinaria amministrazione. Richiedono confronto e responsabilità. Proprio per la rilevanza delle modifiche ai meccanismi di nomina della corte suprema, al sindacato di legittimità costituzionale e ai poteri della magistratura, ci sentiamo di dire che queste devono essere approvate attraverso un processo di ampio confronto e consenso. Certo che la maggioranza eletta propone e promuove, approva e sostiene legittimamente un proprio disegno politico, ma responsabilità di governo significa consapevolezza di centralità e rilevanza di queste istituzioni per la vita in un paese complesso e strutturato come è Israele nel lungo termine. Significa guardare oltre alla propria maggioranza. Quell’orgoglio per il livello delle istituzioni israeliane deve proseguire – non può trasformarsi in un passato.
Nella lotta contro la cecità dell’odio integralista, che vede sempre più “partecipi” bambini indottrinati, la proposta sulla pena di morte tocca le corde più profonde della ragione di vita e rievoca il dibattito sulla morale degli ordinamenti giuridici ispirati ai principi di libertà, specialmente nel dopoguerra, così come le discussioni talmudiche e necessita il più severo esame, proprio alla luce della nostra tradizione millenaria. Ogni parola in una simile legge è lo specchio della morale ebraica e non possiamo scrivere o cancellare senza meditare fino in fondo.
Credo sia doveroso per noi come istituzioni ebraiche nella diaspora, fare comprendere il perno delle questioni oggetto di votazioni in queste settimane a chi dall’esterno non ha la profonda conoscenza di Israele o grado di immedesimazione. Ma al contempo non prestarci a situazioni che accentuano le accuse e l’odio verso Israele nel suo insieme. Le risoluzioni all’Onu contro Israele sono presto votate, dossier presto stilati colmi di distorsioni, a prescindere da ogni evidenza e prova d’accusa. Per gli odiatori sistemici non ci sono israeliani pii o di buona sinistra, bambini o civili. È sempre un tutt’uno il fascio del terrore e del boicottaggio.
Il silenzio e l’acquiescenza al terrore non sono certo le armi per combattere il male che nei secoli e nei decenni di indipendenza dello Stato di Israele abbiamo vissuto direttamente o subito indirettamente. Ma ripeto, e non cancello, la propagazione di odio in risposta agli atti di brutale giustizia-fai-da-te in nulla assomiglia agli interventi di difesa attenta ed esperta e ci preoccupa moltissimo, così come ci preoccupa l’isolamento e la marginalizzata legittimazione di Israele, se prosegue imperterrita la modifica di leggi base senza un ampio, concreto e fattivo confronto, che generi unità del Paese, tutela del patrimonio di valori e sicurezza.
Ho scritto, poi cancellato, riscrivo e ribadisco: la mia, nostra, voce avviandoci verso le celebrazioni del 75-esimo anniversario dell’indipendenza di Israele, si aggiunge a quelli che chiedono e pregano per un confronto pacato e responsabile, dimostrando al mondo quel valore ebraico di dialettica costruttiva di cui siamo tutti orgogliosi, e son certa, capaci. La parola in ebraico OZEN (orecchio) ha la medesima radice della parola IZUN (equilibrio) e dipende quindi dal nostro grado di ascolto, il raggiungimento di un equilibrio che renda sostenibile il futuro di vita e di prosperità nella nostra terra.
Shabat shalom


Commenti
Posta un commento