AMIRA HASS - AD HAWARA L'AUTORITÀ PALESTINESE ERA LATITANTE
Beniamino Benjio Rocchetto : traduzione
Sebbene le forze di sicurezza ben addestrate dell'Autorità Palestinese non abbiano trovato un modo per proteggere i loro compatrioti dagli attacchi dei coloni, sono sempre presenti per reprimerli.
Di Amira Hass - 2 marzo 2023
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Le cinque ore durante le quali centinaia di coloni ebrei si sono scatenati senza ostacoli attraverso Hawara, attaccando persone e proprietà e appiccando incendi, racchiudono decenni di incoraggiamento alla violenza dei coloni, il razzismo e la complicità da parte dell'esercito israeliano, della polizia, dei pubblici ministeri, dei tribunali e dei governi che si sono succeduti. Ma quelle cinque ore hanno anche dimostrato ancora una volta quanto l'Autorità Palestinese sia compiacente con la forzata divisione della Cisgiordania nelle categorie A, B e C, stabilita dagli Accordi di Oslo, una divisione che doveva essere temporanea e finire entro il 1999.
Questa è una ragione in più per cui l'opinione pubblica palestinese disprezza e detesta la dirigenza dell'Autorità Palestinese. Sebbene le sue forze di sicurezza, addestrate nei Paesi arabi e occidentali, non abbiano trovato un modo per proteggere i loro compatrioti dagli attacchi dei coloni, sono sempre lì per reprimerli.
L'Iniziativa da 14 milioni, che sta tentando di rivitalizzare l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e di indire le elezioni per un consiglio nazionale e un'assemblea legislativa interamente palestinesi, aveva programmato mercoledì una conferenza stampa in diretta dallo studio televisivo Watan. Trattando la parola "elezione" come una minaccia nucleare, le forze di sicurezza dell'Autorità Palestinese assediarono l'edificio che ospita lo studio irrompendo negli uffici per sospendere la conferenza stampa. Non era la prima volta che accadeva; le forze di sicurezza hanno interrotto un altro dei tentativi dell'iniziativa a novembre.
La scorsa settimana, le forze di sicurezza palestinesi hanno istituito posti di blocco alle uscite di diverse città della Cisgiordania, per impedire agli insegnanti delle scuole governative, in sciopero dal 5 febbraio, di partecipare a una manifestazione generale a Ramallah. L'Autorità Palestinese e il sindacato degli insegnanti della scuola pubblica avevano firmato accordi su un modesto aumento salariale del 15% e sull'organizzazione di elezioni libere e democratiche per il sindacato nel maggio 2022. Ciò ha fatto seguito a un'iniziativa guidata da diverse associazioni educative senza scopo di lucro, gruppi di genitori e la Commissione Indipendente per i Diritti Umani (un organo semi-governativo).
Le elezioni non si sono mai tenute, come previsto. All'inizio di febbraio gli insegnanti hanno appreso che, nonostante l'accordo, gli stipendi di gennaio non includevano l'aumento concordato; sono rimasti addirittura all'80% dei normali livelli salariali precedenti. Ciò ha portato allo sciopero, giunto alla sua quarta settimana, a cui hanno aderito 50.000 insegnanti e ha tenuto a casa un milione di studenti. Gli organizzatori dello sciopero mantengono un profilo basso per paura di essere arrestati, come è successo con le precedenti proteste degli insegnanti.
Anche se i loro figli sono a casa, le associazioni dei genitori sostengono le richieste degli insegnanti. La crisi finanziaria è reale: Israele continua a trattenere ogni anno centinaia di milioni di shekel appartenenti all'Autorità Palestinese, equivalenti alle indennità che questa paga alle famiglie dei prigionieri detenuti da Israele, ma il pubblico non crede che non ci siano soldi per dare salari decenti agli insegnanti.
Il messaggio dell'Autorità Palestinese è chiaro, quindi: continua a rispettare i suoi accordi con Israele (compreso il coordinamento della sicurezza) ma non quello con gli insegnanti, uno dei settori più importanti che garantiscono il benessere comune.
Hawara (e la strada congestionata che la attraversa) è stata classificata più di 25 anni fa come Area B, nella quale ai poliziotti palestinesi è vietato operare e sostarvi armati o in uniforme. L'esercito in assetto da combattimento e la Polizia di Frontiera, tuttavia, sono una presenza costante, vicino a garage e minimarket, stazioni di servizio e bancarelle di falafel. Tutti sanno chi sono stati mandati a proteggere. Gli insediamenti della zona sono rinomati per la loro violenza: Yitzhar e i suoi avamposti, che spuntano febbrilmente come funghi dopo la pioggia; Itamar e i suoi avamposti in espansione; l'avamposto di Givat Ronen, vicino all'insediamento di Har Bracha.
I villaggi palestinesi di Burin, Madama, Einabus, Urif, Aqraba, Beita, Yanun e altri vivono da diversi decenni sotto la minaccia del terrore rappresentato da questi barbari invasori. Alberi abbattuti, raccolte di olive rubate, incendi dolosi, colpi di arma da fuoco contro i contadini, palestinesi aggrediti nelle loro case, sorgenti del villaggio saccheggiate: questi non sono atti di "vendetta" compiuti dopo un attacco agli ebrei. Costituiscono un piano premeditato per impossessarsi di più terra palestinese attraverso la violenza e l'intimidazione. Tutto, sia allora che adesso, è stato ed è fatto sotto l'egida del monopolio esercitato dall'IDF sulla sicurezza.
Ovviamente, nessuna agenzia di sicurezza palestinese ha tentato di contestare questo per proteggere i residenti dai loro reiteranti aggressori. Invece di ringraziare l'Autorità Palestinese per la sua obbedienza e lealtà, il governo Netanyahu-Smotrich-Ben-Gvir, la incolpa per ogni fatalità israeliana in un'area sotto il pieno controllo israeliano, vale a dire l'intera Cisgiordania e lo stesso Israele. Allo stesso tempo, Israele chiede all'Autorità Palestinese di disciplinare i giovani palestinesi disperati e disadattati che si sono armati in Cisgiordania. Non c'è da meravigliarsi che il popolo palestinese ami e ammiri quei giovani uomini armati, anche se non sono capaci, addestrati o preparati a proteggerli fisicamente dagli attacchi dei coloni o impedire il furto delle loro terre.
La notte in cui gli ebrei imperversarono ad Hawara, molti dei suoi abitanti che si trovavano fuori città non poterono tornare a casa. Attraverso i social media, i residenti di Nablus hanno offerto loro ospitalità. A questo si è aggiunto l'apparato di sicurezza nazionale palestinese, che ha aperto le porte del suo quartier generale. Le risposte sono state taglienti, ha detto ad Haaretz un residente di Nablus. "Cosa siete, un ente di beneficenza?", chiese sarcasticamente la gente infuriata.
L'esperienza ci insegna che i soldati dell'IDF e i poliziotti di frontiera avrebbero sparato e persino ucciso qualsiasi palestinese che avesse cercato di dissuadere gli aggressori e difendere la sua famiglia, i vicini o la proprietà, con una pistola, un bastone o un coltello. Oppure potrebbe essere stato arrestato e condannato in un tribunale militare prima di essere condannato a molti anni di prigione per possesso di un'arma illegale, sparatoria e attentato a cittadini ebrei.
Anche se i poliziotti dell'Autorità Palestinese fossero potuti arrivare rapidamente ad Hawara per proteggere i loro connazionali dagli assalitori ebrei, l'esercito li avrebbe bloccati o addirittura uccisi o imprigionati, con i giudici militari che li avrebbero condannati a lunghe pene detentive senza appello. Qualsiasi tentativo locale di organizzare una difesa usando le armi sarebbe finito in uno spargimento di sangue, soprattutto da parte palestinese, e con uno svolgimento incontrollabile. È comprensibile, quindi, perché un tale intervento è improbabile per ora.
Ma al di là delle dichiarazioni, delle condanne e delle richieste che le Nazioni Unite forniscano protezione internazionale, per anni i vertici palestinesi si sono astenuti dall'intervenire o annullare l'accordo, o stabilire condizioni chiare e ben definite per continuare il coordinamento della sicurezza con Israele, come risposta alla violenza dei coloni.
Invece di inviare le sue forze di sicurezza a impedire conferenze stampa e manifestazioni che invocano la democratizzazione, e invece di spiare la propria gente, l'Autorità Palestinese avrebbe potuto dislocare permanentemente queste forze, disarmate e in borghese, ma addestrate al controllo delle rivolte, nei villaggi frequentemente attaccati dai coloni. Avrebbe potuto informare Israele che lo sta facendo perché l'esercito e la polizia israeliani non stanno adempiendo ai loro doveri come dettato dal diritto internazionale e persino dagli Accordi di Oslo. Avrebbe potuto inviare i suoi comandanti più esperti a visitare regolarmente questi villaggi, per partecipare all'aratura e alla raccolta delle olive, pascolare le pecore con gli abitanti del villaggio mentre spiegava agli ufficiali israeliani che non erano disponibili per riunioni di coordinamento con l'IDF, lo Shin Bet e l'Amministrazione Civile, poiché erano impegnati a proteggere la loro gente.
La conclusione ovvia è che le agenzie di sicurezza palestinesi e il loro comandante in capo Mahmoud Abbas considerano sacro non solo il coordinamento della sicurezza con Israele, ma anche i confini delle enclavi-ghetto create dalle divisioni temporanee e permanenti nelle aree A, B e C. Ecco come i ristretti interessi personali ed economici del gruppo dirigente, così slegati dal suo popolo, possono essere mantenuti.
Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro "Bere il mare di Gaza". Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.
Fonte: https://www.haaretz.com/.../00000186-a31c-de2a-a1ee...

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