Team Jorge, disinformazione a pagamento per manipolare le elezioni
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Dopo la NSO, creatrice del famigerato spyware Pegasus impiegato da dittature e governi autoritari per spiare oppositori, dissidenti e giornalisti, ieri è stata smascherata un’altra società israeliana accusata di pirateria informatica, la Demoman International (DI) con sede a Modiin, tra Gerusalemme e Tel Aviv, ed è regolarmente registrata al Ministero della difesa. A guidarla è Tal Hanan, un ex membro di unità speciali delle forze armate dello Stato ebraico. Agisce con il nome in codice di Team Jorge ed impiega sia ex appartenenti alle Forze armate sia ex agenti dell’intelligence. Incassa tra 400mila e 600mila dollari al mese per fare disinformazione automatizzata e influenzare, cioè manipolare, elezioni e referendum in tutto il mondo. Riesce a farlo in molti modi: hackerando, ad esempio, il servizio di messaggistica istantanea Telegram, che pure è ritenuto uno dei più sicuri, e il server di posta elettronica Gmail. E impiegando un software – Advanced Impact Media Solutions (AIMS) – controlla oltre 30 mila bot, ossia profili non riconducibili a persone reali su Twitter, LinkedIn, Facebook e YouTube. Alcuni avatar hanno persino account Amazon con carte di credito, portafogli bitcoin e account Airbnb.
A portare alla luce Team Jorge, denunciava ieri il Guardian, è stata una indagine condotta da Forbidden Stories, un’ong francese la cui missione è portare avanti e sviluppare il lavoro svolto da giornalisti assassinati, minacciati o incarcerati. Ha partecipato all’inchiesta un consorzio di giornalisti di 30 testate tra cui Le Monde, Der Spiegel ed El País e anche il quotidiano israeliano Haaretz. Tre giornalisti di Radio France, Haaretz e The Marker si sono spacciati per potenziali clienti hanno preso contatto con Team Jorge. Tal Hanan, illustrando ed esaltando le capacità della sua azienda, ha detto di «essere intervenuto in 33 campagne elettorali a livello presidenziale», dal Kenya alla Catalogna. Di queste, «i due terzi» si sono tenute in Africa e «27 sono state un successo». In Africa, ha proseguito, «possiamo confermare che durante l’estate 2022, mentre l’elezione presidenziale kenyana si avvicinava, Team Jorge si è interessato ai conti dei conoscenti del futuro presidente William Ruto».
In più di sei ore di riunioni registrate segretamente, Hanan e i suoi collaboratori hanno parlato di come sono in grado di raccogliere informazioni, vantandosi di piantare materiale anche in testate giornalistiche riconosciute. E di come Team Jorge sia abile ad intromettersi senza lasciare traccia. Gran parte della loro strategia ruota attorno all’interruzione o al sabotaggio delle campagne elettorali: la squadra della disinformazione ha riferito di aver persino inviato un sex toy a casa di un politico, con l’obiettivo di far sospettare alla moglie che l’uomo avesse una relazione extraconiugale. Uno dei componenti chiave della manipolazione è AIMS, molto efficace nei social media, in particolare Twitter. È stato scoperto, ad esempio, che un bot di nome @Canaelan ha collegamenti a numerosi falsi profili falsi di social media, tutti controllati da AIMS. Con 58 follower e un’immagine rassicurante di un uomo sorridente con gli occhiali, Canaelan condivide periodicamente link ad articoli di fonti come AP, Bloomberg e la BBC e a prima vista nessuno potrebbe dubitare della sua autenticità. L’inchiesta ha però accertato che gli effetti causati da questo bot non sono stati affatto modesti. E uniti a quelli di altri profili fake sono stati efficaci per manipolare l’opinione pubblica.
La rivelazione – alla quale Tal Hanan ha reagito affermando di non aver commesso «alcun illecito» – è straordinaria per la gravità delle attività svolte da questa società israeliana. Eppure, sebbene sia stata riferita da molti mezzi di informazione, le reazioni dei paesi coinvolti, in buona parte africani, sono state modeste. Insignificanti anche quelle dei paesi occidentali dove, almeno a parole, si assegna particolare attenzione alle fake news e alla disinformazione pianificata. Certo sono state ben diverse rispetto a quelle riguardanti attività simili svolte da società e organizzazioni russi
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Mercoledì alcuni giornali internazionali, tra cui il Guardian, Le Monde e Der Spiegel, hanno dedicato ampio spazio a un’indagine giornalistica condotta da un consorzio di testate a proposito del cosiddetto “Team Jorge”, una società che avrebbe offerto servizi di hackeraggio informatico e diffusione di disinformazione a pagamento, e che avrebbe cercato di influenzare decine di elezioni in tutto il mondo.
Il capo di questa società è un uomo israeliano, Tal Hanan, che operava con lo pseudonimo di Jorge (da cui il nome del suo gruppo, dato dai giornali). L’inchiesta si basa soprattutto su un’operazione in incognito fatta da tre giornalisti (uno di Radio France, uno del giornale israeliano Haaretz e uno del sito TheMarker) che si sarebbero presentati negli uffici di Tal Hanan fingendo di essere potenziali clienti. Tal Hanan avrebbe quindi presentato ai finti clienti i servizi della sua azienda, vantandosi di aver interferito in «33 campagne elettorali di livello presidenziale» in tutto il mondo, e di essere riuscito ad «avere successo» in 27 di queste, anche se non è chiaro come si misurerebbe questo successo.
La società di Tal Hanan opererebbe in maniera mercenaria: offrendo i suoi servizi di manipolazione e disinformazione dietro il pagamento di denaro. Parlando con i giornalisti in incognito, Tal Hanan ha detto di aver operato in questo modo per clienti in tutto il mondo.
Le attività della società di Tal Hanan si sarebbero mosse principalmente in due modi: anzitutto con operazioni di disinformazione online e di manipolazione automatizzata dell’opinione pubblica sui social network. Tal Hanan sostiene di aver messo a punto un software chiamato Aims (Advanced Impact Media Solutions) che consente di generare migliaia di account falsi sulle principali piattaforme online, come Twitter, LinkedIn, Facebook, Telegram, Gmail, Instagram e YouTube. Questi account falsi sono poi manovrabili per veicolare messaggi, diffondere contenuti di disinformazione e cercare di influenzare l’opinione pubblica.
Di per sé, le attività di questi account fasulli (che in gergo vengono chiamati bot) sono relativamente comuni in vari ambiti, e vengono molto usate non soltanto per operazioni di disinformazione, ma soprattutto per comuni truffe o per campagne pubblicitarie. Avvertito dai giornalisti che si sono occupati dell’inchiesta, Facebook ha annunciato di aver cancellato diversi account falsi sul suo social network che sarebbero stati generati tramite Aims.
Secondo l’inchiesta, la seconda attività della società sarebbe quella di hackeraggio. Tal Hanan sostiene di riuscire a entrare negli account di posta elettronica Gmail e negli account di messaggistica Telegram delle persone vittime delle sue operazioni, come per esempio politici e funzionari, e di usarli per diffondere diffidenza e confusione. Ai giornalisti che si sono finti potenziali clienti, Tal Hanan ha mostrato di poter entrare nell’account Telegram di un funzionario politico keniota e di poter inviare messaggi a suo nome. In questo modo, ha detto, è in grado di creare discordia tra alleati politici, aumentare le divisioni, generare confusione all’interno di una campagna elettorale. In un solo caso, i giornalisti che si sono occupati dell’inchiesta hanno potuto verificare indipendentemente che la società di Tal Hanan era riuscita a entrare effettivamente nell’account Telegram di una persona (non si sa di chi).
Poiché la gran parte dell’inchiesta si basa sull’operazione in incognito dei tre giornalisti, è piuttosto difficile capire quanto del racconto di Tal Hanan sia reale e quanto sia invece un modo per vendere il proprio prodotto a quelli che lui pensava fossero potenziali clienti. Non è chiaro, per esempio, se la società abbia davvero avuto la capacità di influenzare dei processi elettorali.
Ci sarebbero invece maggiori conferme del fatto che la società di Tal Hanan sarebbe riuscita a diffondere disinformazione anche sui media tradizionali. A gennaio, per esempio, la rete televisiva francese BFMTV ha sospeso uno dei suoi presentatori più importanti, Rachid M’Barki, perché avrebbe messo in onda contenuti che sarebbero stati in qualche modo influenzati da interessi stranieri. Secondo Le Monde, questi contenuti corrisponderebbero alle campagne di disinformazione messe in circolazione dal Team Jorge.
I giornalisti hanno inoltre avuto modo di accedere ad alcune email private della società, che mostrano come ci siano stati contatti con funzionari e operatori di alto livello in tutto il mondo: ci furono per esempio contrattazioni con Cambridge Analytica, la società accusata di aver influenzato le elezioni presidenziali americane del 2016 e il referendum su Brexit dello stesso anno. Tal Hanan cercò di vendere i suoi servizi a Cambridge Analytica, ma i giornalisti non sono riusciti a scoprire se accettò, e se ne fece davvero qualcosa.
All’inchiesta sul cosiddetto Team Jorge hanno partecipato oltre 30 testate in tutto il mondo coordinate da Forbidden Stories, una società non profit francese che si occupa di proseguire il lavoro di giornalisti uccisi o minacciati. A questa inchiesta ne dovrebbero seguire altre, che si occuperanno sempre di disinformazione.
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