IN DIFESA DI FRANCESCA ALBANESE via Jonathan Ofir

 IN DIFESA DI FRANCESCA ALBANESE via Jonathan Ofir

Acsecnarf Albanese

I will never let anyone define who I am and what I stand for, as a professional and as a human being.

I will continue to proudly walk the path of justice and respect for human rights for all, and I will not be silenced.


1 Lettere del 2014 indirizzata  al VESCOVO


anno 2014

  ·Caro don Antonio,

Sono passati tanti anni e la mia vita mi ha portato lontano da Ariano e in giro per il mondo, tra culture diverse e realtà a cui il vivere occidentale non ci prepara se non in una chiave semplicistica e distorta. Povertà, abusi perpetrati contro innocenti e guerre, sono scenari che hanno impresso a fuoco la mia anima. Tra questi posti uno in particolare ha piantato in me radici profondissime. La Palestina.

La storica Palestina, la terra degli Israeliti e di altri popoli biblici, l'agognato rifugio e la confortevole culla di religioni e di tanti popoli diversi nel corso della storia, che da quasi un secolo é scenario di inenarrabili tragedie e ingiustizia umana. Larga parte del popolo palestinese, derubato di terra e averi e costretto alla miseria e al rifugio dal 1948, e cioè dalla creazione dello Stato di Israele, vive sotto occupazione militare israeliana in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza dal 1967. Questo popolo vive esposto a continui abusi e privo di qualsiasi diritto e forma di giustizia per mano dell'occupazione Israeliana da quasi mezzo secolo. 

Impegnato in una missione che svela vieppiù i tratti di una pulizia etnica del popolo Palestinese, Israele sta adesso conducendo una guerra feroce contro gli abitanti della Striscia di Gaza. Aerei, navi e artiglieria pesante bombardano senza sosta da inizi luglio una popolazione di 1.8 milioni di abitanti, tra cui ci sono 15,000 miliziani di Hamas che resistono. Alla popolazione di Gaza non é permesso di lasciare la Striscia dal 2006. Vivono da allora in prigione, sotto il giogo militare di Israele e condannati alla povertà da una comunità internazionale ignava, opportunista e codarda. Mentre i paesi come Peru, Ecuador, Chile e Brasile hanno già condannato il massacro che si va compiendo a Gaza e interrotto tutte le relazioni militari e commerciali con Israele, l'America e l'Europa, soggiogati dalla lobby ebraica gli uni, e dal senso di colpa per l'Olocausto gli altri, restano al margine e continuano a condannare gli oppressi- i Palestinesi - che si difendono con i soli mezzi che hanno (missili squinternati), invece di richiamare Israele alle proprie responsabilità secondo la legge internazionale, fare pressione affinché desista da ulteriori aggressioni e avvii un negoziato di pace serio con i Palestinesi.

In questo contesto drammatico, oltre 1200 palestinesi di Gaza (80% dei quali civili), di cui oltre 200 bambini, sono stati uccisi. 5000 case distrutte e altre 12,000 seriamente danneggiate, assieme ad ospedali scuole chiese e moschee rase al suolo. Mentre Gaza sotto le bombe vive col fiato sospeso in attesa della morte, tanti di noi lottano e protestano dall'inizio di questa strage affinché si interrompano i bombardamenti e si tolga l'assedio israeliano che affligge la popolazione civile da oltre 7 anni ormai. 

Nel frattempo Gaza ha bisogno di aiuto, di medicine, cibo, acqua. Tutto quello che possiamo dare é un aiuto piccolo ma essenziale per poter salvare altre vite innocenti. Come quella della piccola Shayman, che dopo essere nata dalla madre morente a causa dei bombardamenti, é stata salvata e tenuta in incubatrice dal personale medico di Gaza. Il miracolo della sua vita si é spento quando Israele ha bombardato anche l'unica fonte di alimentazione energetica di Gaza, e l'incubatrice di Shayman ha smesso di funzionare.

Per chi vuole donare un contributo, ecco i dati della Agenzia per la quale lavoravo in Palestina. Sono tra i pochi che ancora operano a Gaza, e stanno ospitando centinaia di migliaia di civili impauriti in scuole e ospedali:

BENEFICIARIO: UNRWA

CONTO DEL BENEFICIARIO NO. : 203999

IBAN : PS63PALS045802039990011600000

BANK OF PALESTINE PLC - RAMALLAH BRANCH - WEST BANK, PALESTINIAN TERRITORIE

SWIFT CODE: PALSPS22

OGGETTO: URGENT APPEAL GAZA

Vi prego di estendere l'appello urgente ai vostri fedeli. Grazie dell'aiuto. Grazie dell'umanità.

La mia fede nell'uomo si é spenta da tanto, ma la speranza nella giustizia vive ancora.

Francesca

2   BREVE SINTESI  di quanto è avvenuto in ITALIA da parte della destra ed estrema destra (ebraica e non ebraica)

Ovviamente l’attacco di Times of Israel contro Francesca #Albanese, Relatore Speciale dell’Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, non poteva non trovare eco qui in Italia, per la gioia della destra (ebraica e non ).  Ed ecco scendere in campo Il Foglio ripreso da informazione corretta, e sostanzialmente  anche da Repubblica, diciamo. In realtà si limitano a fare un suntino di quanto già pubblicato dal giornale israeliano.

La  lettera della Albanese è del 2014, quindi risale a quando non rivestiva l’attuale ruolo; si  trattava di un invito ad una raccolta fondi umanitaria dell’UNRWA. Non sfugga infine il richiamo alla definizione di antisemitismo dell’IHRA, il che ancora una volta dimostra quanto essa sia pericolosa per la libertà di espressione di tutti. Piena solidarietà a Francesca Albanese!

L’articolo di Times of Israel : https://www.timesofisrael.com/un-palestinian-rights.../

La lettera incriminata: https://www.facebook.com/.../parole-x.../10152110944066706/


3  In difesa di Francesca Albanese

Di Jamie Stern-Weiner - 15 dicembre 2022
Nel luglio 2014, Israele ha intrapreso un brutale assalto militare contro la Striscia di Gaza. Le forze israeliane hanno ucciso più di 2.000 palestinesi, tra cui 550 bambini. Il presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa ha osservato: "Non ho mai visto una così massiccia distruzione prima d'ora".
Con lo svolgersi di questa devastazione, Francesca Albanese, allora specialista sui rifugiati palestinesi, ora Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati, scrisse al suo vescovo di famiglia lanciando l'allarme e sollecitando la raccolta di fondi umanitari. Francesca Albanese ha pubblicato quella lettera sulla sua pagina Facebook. La lettera denunciava l'anomalo sostegno degli Stati Uniti e dell'Unione Europea all'offensiva di Israele nei seguenti termini:
"Mentre Paesi come Perù, Ecuador, Cile e Brasile hanno già condannato il massacro in atto a Gaza e interrotto ogni rapporto militare e commerciale con Israele, America ed Europa, la prima soggiogata dalla lobby ebraica, la seconda dalla colpa per l'Olocausto , rimangono in disparte e continuano a condannare gli oppressi invece di richiamare Israele alle sue responsabilità ai sensi del diritto internazionale".
Ora si sostiene che il riferimento di Francesca Albanese a una potente "lobby ebraica" americana fosse antisemita. Questa accusa è priva di fondamento.
Primo, è chiaro che Francesca Albanese si riferiva al sostegno degli Stati Uniti all'assalto israeliano a Gaza, non al governo degli Stati Uniti in generale. È certamente possibile sopravvalutare l'influenza delle organizzazioni di difesa degli ebrei americani, e qualsiasi suggerimento che tali gruppi controllino la politica statunitense nel suo complesso sarebbe manifestamente inesatto. Ma Francesca Albanese non ha detto questo.
Secondo, nel dibattito politico non è solo legittimo, ma normale, fare riferimento al potere dei gruppi di pressione: negli Stati Uniti, ad esempio, alla stretta mortale dell'Associazione Nazionale delle Armi (National Rifle Association - NRA) sulla politica delle armi, alla stretta mortale delle grandi case farmaceutiche (Big Pharma) sulla politica dell'assistenza sanitaria, o alla morsa della lobby cubana sulla politica di Cuba.
Terzo, gli stessi lobbisti filo-israeliani pubblicizzano il loro ruolo nel sostenere il sostegno degli Stati Uniti a Israele. L'AIPAC si è vantata della valutazione del New York Times su di essa come "l'organizzazione più importante che influisce sulle relazioni dell'America con Israele", mentre un alto funzionario dell'AIPAC una volta si è vantato che "in ventiquattr'ore, potevano ottenere le firme di settanta senatori".
Inoltre, quando questi gruppi di pressione sostengono Israele, spesso lo fanno come gruppi ebraici. Durante l'offensiva israeliana a Gaza del 2014, un tipico comunicato stampa recitava: "I leader ebrei invitano la comunità internazionale a schierarsi con Israele". Il Comitato Ebraico Americano (American Jewish Committee) si definì "il Dipartimento di Stato del popolo ebraico" in quanto "si è mobilitato per presentare la causa della risposta militare di Israele ai leader statunitensi".
Aveva ragione Francesca Albanese a suggerire che tali interventi avevano un effetto politico? Aveva ragione il New Yorker a definire l'ampio sostegno del Congresso all'attacco israeliano a Gaza del 2014 come "un trionfo per l'AIPAC"? L'eminente professor Ian Lustick aveva ragione a riferirsi all'"effettivo veto della lobby israeliana sulla politica estera degli Stati Uniti nei confronti di Israele e in particolare nei confronti del conflitto israelo-palestinese"? Queste domande richiedono una discussione ragionata, non epiteti velati.
Il Times of Israel afferma che "i riferimenti agli ebrei e alle lobby ebraiche che esercitano un potere sproporzionato sono considerati antisemiti". In effetti, un ex direttore della Lega Anti-Diffamazione (Anti-Defamation League) può descrivere casualmente "gli ebrei americani" come "politicamente e strategicamente critici" per le relazioni USA-Israele senza timore di polemiche. Anche la lettera di Francesca Albanese su Gaza, scritta a titolo personale più di otto anni fa, è stata insignificante. Ora è stata ripescata solo per due motivi. Per indebolire i suoi sforzi come Relatore Speciale delle Nazioni Unite per ritenere Israele responsabile rispetto agli standard universali dei diritti umani. E per screditare la sua opposizione, insieme a molti gruppi ebraici ed esperti accademici, a una campagna politica in corso volta a fondere critiche legittime e accurate a Israele con l'antisemitismo.
C'è da sperare che il pubblico non venga ingannato da questa campagna diffamatoria per farla tacere.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona, occhiali e il seguente testo "Thank you to those from different communities who have expressed their solidarity after yet another malicious attack was launched against the mandate hold. will not let anyone define who am and what stand for. One request to Ambassadors at the UN and other officials: before rushing towards condemning me based on a decontextualized and disingenuous extrapolation of what said 10 years ago (wrongly mischaracterized as antisemitic), please wait for further clarifications, which will follow. 15 December 2022 Francesca Albanese, UN Special Rapporteur on the human rights situation in the Palestinian territories occupied since 1967 1/2"
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