Alberto Negri e Haaretz :Xi d’Arabia, l’«offensiva» cinese nel Golfo americano. Come cambia il mondo

Alberto Negri - Xi d’Arabia, l’«offensiva» cinese nel Golfo americano. Come cambia il mondo ECONOMIA. Biden rincorre la svolta con l’immunità a Bin Salman, premier assassino. Ma oggi è la Cina, non più gli Usa il primo partner economico di Riad diventato primo fornitore di petrolio a Pechino Con la visita di Xi Jinping in Arabia saudita, dove il leader cinese ha incontrato oltre al principe assassino Bin Salman anche un folto gruppo di capi di stato e di governo arabi (c’erano anche Al Sisi e Mahamoud Abbas), sembra che il mondo sia cambiato e soprattutto siano mutati radicalmente i rapporti storici tra Riad e Washington, uno dei decennali pilastri del Medio Oriente dove il Patto di Abramo salda Israele ai partner degli americani come Emirati arabi e Barhein. I CINESI OGGI NUOTANO nel Golfo – dove è bene ricordare nessuno ha imposto sanzioni a Mosca – in quello che per oltre 70 anni è stato un «lago» americano e gli Stati Uniti hanno condotto le loro guerre, direttamente o per procura (dall’Iran-Iraq a quelle contro Saddam Hussein del 1991 e del 2003). Eppure quel Golfo, dove passa il 40% del petrolio mondiale, gli Usa non l’hanno certo abbandonato: troviamo le portaerei della quinta flotta in Bahrein, il comando del terzo corpo d’armata in Qatar, le oltre trenta basi navali e aeree disseminate tra mare e deserto in Kuwait, Arabia Saudita e Oman. E gli Usa restano, al momento, i maggiori fornitori di armi della regione. La «svolta cinese» però appare quasi epocale. Era il 1945 _ la seconda guerra mondiale doveva ancora finire – quando il presidente Franklin Delano Roosvelt e il sovrano wahabita Ibn Saud si incontrarono nel canale di Suez a bordo dell’incrociatore Quincy per forgiare il patto di ferro tra Stati Uniti e Arabia Saudita che da allora era stato continuamente rinnovato: sicurezza americana contro petrolio saudita. Quell’accordo, per cui Roosevelt pur di ingraziarsi il sovrano rinunciò per due giorni (diversamente da Churchill) a fumare il sigaro e a bere wiskey, è quasi del tutto ingiallito. Una svolta negativa, vista da Riad, è stata la mancata risposta Usa all’attacco dei droni degli Houthi yemeniti alle raffinerie saudite nel settembre 2019. Adesso, dicono nel Golfo, avanzano i nuovi equilibri (o squilibri) di un mondo multipolare. OGGI CON 330 MILIARDI di dollari di interscambio l’anno è la Cina, non più l’America di Biden, il maggior partner commerciale dei sauditi che sono diventati anche i più importanti fornitori di petrolio di Pechino insieme a Russia e Iran (per altro nemico giurato di Riad). Il principe Bin Salman, erede al trono del padre, è in rotta di collisione con gli Usa da quando Biden, all’inizio del suo mandato, fece diffondere un rapporto dell’intelligence che individuava nel principe Bin Salman il mandante dell’assassinio del giornalista saudita dissidente Jamal Khashoggi, ucciso e fatto a pezzi nell’ottobre 2018 nel consolato saudita di Istanbul. Ritenuto da Biden un pariah, in realtà il principe, a causa anche della guerra in Ucraina e della crisi energetica, ha costretto il presidente americano a fare marcia indietro quando i sauditi, che guidano l’Opec Plus con la Russia, hanno rifiutato seccamente la richiesta americana di aumentare a produzione petrolifera per abbassare le quotazioni sui mercati. In luglio il viaggio a Gedda di Biden avrebbe dovuto segnare il passo per una riconciliazione ma quel saluto pugno contro pugno tra il presidente Usa e il principe fece soltanto indignare la stampa americana. La quale per altro in questi giorni relega nelle pagine interne la notizia che la magistratura americana ha archiviato il caso dell’omicidio Khashoggi affermando che il principe assassino ha diritto all’immunità nonostante le accuse contro di lui «siano credibili». AI CINESI NATURALMENTE tutto quanto riguarda giustizia e diritti umani interessa in maniera assai relativa: sono in testa alla classifica mondiale di Amnesty International per le condanne a morte, seguiti da Iran e Arabia Saudita. Xi Jinping, accolto a Riad in pompa magna con cortei di cavalli e sventolìo di bandiere cinesi, ha firmato con i sauditi 30 miliardi di dollari di contratti (con investimenti in ogni settore tecnologico, energetico e anche militare) affermando che «è cominciata una nuova era nelle relazioni con Arabia saudita e mondo arabo nel pieno rispetto della sovranità, della cultura e delle tradizioni di ciascuno». Musica per le orecchie arabe meno per gli americani, visto che i sauditi hanno firmato intese anche con la cinese Huawei che come è noto è da tempo sotto sanzioni Usa. COSA STA ACCADENDO lo spiega un articolo di Foreign Affairs, secondo il quale gli Stati Uniti devono abbandonare il loro «narcisismo strategico» in cui chiedono ai loro alleati di schierarsi continuamente su ogni questione. Ce la fanno con gli europei ma già nella Nato c’è un Paese come la Turchia che con Mosca e l’Iran agisce come gli pare. Gli alleati americani del Medio Oriente e del Golfo vogliono partecipare agli accordi con gli Usa ma sentirsi anche liberi di muoversi nei loro rapporti con Cina e Russia. Biden per ora si «consola» inaugurando in Arizona uno stabilimento della maggiore produttrice mondiale di semiconduttori, la Tscm di Taiwan, un investimento da «solo» di 40miliardi di dollari, l’equivalente del piano della commissione Ue per l’intero continente europeo. Così oggi va il mondo. ILMANIFESTO.IT Xi d’Arabia, l’«offensiva» cinese nel Golfo americano | il manifesto



Sintesi da Haaretz
9 dicembre 2022
In un incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e i leader arabi venerdì in un vertice ospitato dall'Arabia Saudita, è stato concordato la necessità di "rafforzare la cooperazione congiunta per garantire la natura pacifica del programma nucleare iraniano" e la convinzione che Teheran rispetti "i principi del buon vicinato".
Il Golfo ha affrontato crescenti preoccupazioni per l'Iran, fornitore di petrolio alla Cina e con il quale Pechino ha buoni legami . Il vertice è visto come una dimostrazione di forza dal principe ereditario Mohammed bin Salman , aspirante leader del Medio Oriente e partner chiave per le potenze globali.
In una lunga dichiarazione congiunta di venerdì, Pechino e Riyadh si sono impegnate a rafforzare la cooperazione e hanno sottolineato i principi di sovranità e "non interferenza", affermando nel contempo l'importanza di una soluzione pacifica al conflitto in Ucraina.
L'Arabia Saudita e gli alleati del Golfo hanno resistito di fronte alle pressioni degli Stati Uniti per rompere con la Russia sulla invasione dell'Ucraina e per limitare i rapporti con la Cina, mentre cercano di navigare in un ordine mondiale polarizzato con un occhio all'economia nazionale e a interessi di sicurezza.
Il gigante petrolifero dell'Arabia Saudita è uno dei principali fornitori della Cina e la dichiarazione congiunta ha ribadito l'importanza della stabilità del mercato globale e della collaborazione energetica, mentre si sforza di promuovere il commercio non petrolifero e migliorare la cooperazione nell'energia nucleare pacifica.
"Le due parti hanno ribadito che continueranno a sostenere fermamente i reciproci interessi fondamentali".
Riyadh ha espresso sostegno alla politica "One China" di Pechino sulla questione di Taiwan. Xi ha invitato il re Salman a visitare la Cina, ha riferito la televisione di stato saudita.
Il leader cinese ha affermato che la sua visita, durante la quale incontrerà altri produttori di petrolio del Golfo e parteciperà venerdì a un vertice più ampio con i paesi della Lega Araba, per sviluppare una "nuova era" nelle relazioni.
"La Cina non vede l'ora di lavorare con l'Arabia Saudita e gli stati arabi per trasformare i due vertici in eventi fondamentali nella storia delle relazioni arabo-cinesi e delle relazioni Cina-CCG, e portare queste relazioni a nuovi livelli", ha detto Xi, citando il ministero degli Esteri. .
L'emiro del Qatar, il principe ereditario del Kuwait e i presidenti di Egitto, Tunisia, Gibuti, Somalia e Mauritania sono tra i governanti presenti insieme a leader e primi ministri di Iraq, Marocco, Algeria, Sudan e Libano.
Prima dei vertici Xi ha tenuto colloqui bilaterali con il principe ereditario del Kuwait Sheikh Meshal al-Sabah, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, il primo ministro iracheno Shia al-Sudani, il leader sudanese generale Abdel Fattah al-Burhan e il presidente palestinese Mahmoud Abbas.
I diplomatici hanno affermato che la delegazione cinese firmerà accordi e memorandum d'intesa con diversi stati oltre all'Arabia Saudita . La Cina ha firmato la costruzione di complessi ad alta tecnologia nelle città saudite.
Il gigante tecnologico cinese ha partecipato alla costruzione di reti 5G nella maggior parte degli stati del Golfo, nonostante le preoccupazioni degli Stati Uniti su un possibile rischio per la sicurezza nell'utilizzo della sua tecnologia.

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