GIDEON LEVY - CONDANNARE IL COMPORTAMENTO DEI SOLDATI ISRAELIANI È GIUSTO

Tradotto da : Beniamino Benjio Rocchetto

È tempo di un cambiamento radicale nell'atteggiamento nei confronti dell'esercito israeliano (IDF), anche sul lato sinistro dello spettro politico, che si prende sempre tanta cura nel preservare la dignità dell'esercito, glorificandolo proprio come fa l'ala destra. È tempo di riconoscere che l'esercito non è benedetto e che parti di esso, principalmente soldati che prestano servizio nei Territori Occupati, si comporta irrefrenabilmente in modo, criminale e brutale, impiegando una grande quantità di violenza.
L'IDF non merita ulteriore sacralità nel modo in cui è visto dal pubblico. Se i suoi soldati e comandanti assomigliano a quelli documentati lo scorso fine settimana a Hebron, non solo è giusto ma doveroso opporvisi e dire la verità: sono delle bestie.
Basta incolpare sempre comandanti e politici, la situazione, i genitori e gli educatori assolvendo completamente gli stessi soldati, alcuni dei quali non sono altro che feroci criminali in divisa. Non si può continuare a concedere loro la cieca ammirazione e l'immunità totale di cui godono, oltre a quella legale e militare che l'esercito concede loro con tanta generosità.
Questi sono i giovani dell'intero Paese? È così che vogliamo davvero vedere i nostri figli? Picchiare un attivista di sinistra e sottomettere i palestinesi? È ora che si vergognino delle loro azioni quando tornano a casa. Dovrebbero provare vergogna per il loro comportamento disumano.
È lecito e necessario confrontarsi con soldati che si comportano in questo modo. È lecito e necessario condannarli per nome, quando si macchiano di un crimine. Si possono persino condannare soldati criminali come quelli documentati a Hebron, anche se l'IDF li vede solo come un problema di immagine.
Per anni ci siamo abituati al mantra secondo cui i nostri soldati sono intoccabili, degni di sconti nei ristoranti e regali natalizi; dovrebbero essere santificati, qualunque cosa facciano. Dopo tutto, ci stanno difendendo. Ogni buon giovane che prende le armi diventa una vacca sacra.
Basta guardare i soldati della Brigata Givati ​​nei video diffusi da Hebron per decidere se è così che si difende un Paese o si contribuisce alla distruzione della sua moralità. Il soldato che aggredisce un attivista di sinistra e quello dice di odiare la sinistra e l'altro che dice che Itamar Ben-Gvir ristabilirà l'ordine ("Ecco, ce l'abbiamo fatta, il caos è servito"), o il soldato che imprecava contro un gruppo di richiedenti giustizia che hanno l'età dei suoi genitori: "Ma per favore!" Questi sono quelli che vogliamo santificare? Questi sono quelli su cui dovremmo tacere? Perché?
Qual è la differenza tra questi soldati e i teppisti sulle strade del Paese che abbiamo visto in azione di recente? Solo il fatto che i primi sono armati e in divisa. Questo non dovrebbe garantire loro una protezione automatica.
Spesso, hanno il grilletto facile come Adi Mizrahi, che ha ucciso Yuri Volkov a un incrocio a Holon. La vita di Volkov era inutile quanto quella di Rifat Aisi per i quattro soldati che sono usciti dal loro veicolo in incognito e lo hanno ucciso vicino alla barriera di separazione, anche se non stava scappando. Non c'è differenza se non il fatto che Mizrahi ora è odiato da tutti, mentre i soldati che hanno ucciso Rifat si nascondono dietro il loro anonimato, e sono considerati degli eroi.
Ovviamente non tutti i soldati sono così. Ma quello che abbiamo visto nei video provenienti da Hebron è il codice di condotta dell'IDF nei Territori, certamente per quanto riguarda i palestinesi. Qualsiasi altro tipo di condotta è l'eccezione, come sa chiunque viaggi in Cisgiordania.
È un esercito che era già completamente politicizzato nei territori a maggioranza kahanista, molto prima che Ben-Gvir diventasse ministro in carica; un esercito della Cisgiordania che odia gli arabi, i giornalisti e la sinistra. I comandanti di area non solo non muovono un dito per cambiare il comportamento dei loro soldati; la maggior parte di loro lo sostiene e addirittura lo incoraggia. I vertici dell'esercito, dal Capo di Stato Maggiore Aviv Kochavi in ​​giù, sono totalmente complici. Nella loro inazione sono pienamente responsabili della decadenza di questa generazione di soldati dell'occupazione.
Tutti ne sono contaminati; l'occupazione ovviamente corrompe, ma alla fine bisogna ricordare che i soldati stessi, quelli che aprono il fuoco con spaventosa facilità e quelli che spingono e picchiano con entusiasmo terrificante non sono meno responsabili della propria condotta. Devono essere denunciati. Condannarli è giusto.
Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell'Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell'Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.

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