GIDEON LEVY - LE TRUPPE ISRAELIANE SPARANO, FERISCONO, UCCIDONO E RITARDANO I SOCCORSI PER LE VITTIME
Traduttore :
Beniamino Benjio Rocchetto
Gli abitanti dei villaggi palestinesi protestano contro il furto della loro terra e le continue molestie da parte dei coloni provenienti da un avamposto illegale. L'esercito e la Polizia di Frontiera hanno teso imboscate ai manifestanti e hanno sparato contro di loro. Un diciassettenne viene ucciso e un sedicenne, lasciato dalle truppe a terra sanguinante, rimane gravemente ferito.
Di Gideon Levy e Alex Levac - 4 novembre 2022
Un adolescente ferito giace su una barella appoggiata sulla strada. È parzialmente svestito, l'addome è coperto da un panno bianco macchiato di sangue, sta anche sanguinando. Non sembra che sia cosciente. Un palestinese cerca di prendersi cura di lui, poi alcuni altri, compreso un anziano, gli danno una mano. Mentre si accingono a sollevare la barella per portare il giovane ferito in ospedale, i soldati israeliani li respingono brutalmente, urlandogli contro e colpendoli con il calcio dei fucili. Un soldato spara in aria per disperdere quello che apparentemente percepisce come un branco di rivoltosi, in realtà, residenti locali sconvolti che cercano di salvare il loro compaesano e parente, che giace sanguinante sulla strada. In sottofondo si sentono grida angosciate.
Questo triste spettacolo è stato filmato da un testimone oculare. L'evento si è verificato nel pomeriggio del 7 ottobre, un venerdì, su una collina rocciosa dove crescono ulivi e fichi selvatici e il terreno è cosparso di resti di antichi terrazzamenti. Questo è il villaggio di Khirbet Harasha, situato non lontano da Ramallah in Cisgiordania. Sulla collina di fronte, chiamata Jabal Harasha, si trova una base militare con caserme e antenne, e accanto a queste le case mobili bianche di un avamposto di coloni fuorilegge chiamato Harasha. La maggior parte della terra su quella collina dall'altra parte della strada è di proprietà privata ed è stata rubata, con la complicità del governo israeliano, ai residenti del villaggio di Mizraat al-Garbiyeh, noto anche come Qibliya. E se l'espropriazione e il furto non bastassero, negli ultimi due anni i coloni dell'avamposto hanno anche molestato gli abitanti dei villaggi con una violenza incessante. Rubano i loro raccolti di olive, lanciano pietre nelle case situate ai piedi dell'avamposto, impediscono ai contadini di accedere alle loro terre e utilizzano la sorgente del villaggio, la cui acqua è necessaria per irrigare la sua terra.
Era nuvoloso quando abbiamo visitato Jabal Harasha lunedì di questa settimana; il cielo era grigio. Soffiava un freddo vento autunnale e la quiete regnava nella valle. Iyad Hadad, ricercatore sul campo dell'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem, ci ha condotto attraverso il terreno roccioso, tra gli ulivi e i fichi e anche le macchie di sangue ancora visibili, per riprendere e documentare ciò che è successo qui in quel venerdì nero di un mese fa, come parte dell'indagine approfondita che stava conducendo.
Non ci sono segni di scontri sul posto, niente resti di pneumatici bruciati, pochissime cartucce di lacrimogeni, niente terra bruciata, solo un uliveto ben coltivato sui terrazzamenti devastati. È qui che i soldati hanno teso l'imboscata, dice Hadad. Qui è dove hanno creato una cortina fumogena dietro cui nascondersi, qui è dove è caduto il primo ragazzo, e lì è dove è caduto il secondo. Il primo fu gravemente ferito; il secondo è morto. Il metodo era lo stesso in entrambi i casi: prima lanciano gas lacrimogeni per spaventare i ragazzi, poi sparano deliberatamente contro di loro.
Qui ora regna una quiete tesa, minacciosa, nessuno osa scendere alla sorgente del villaggio, situata nella valle e racchiusa tra i due colli, sotto dove ci troviamo ora.
Questa è la terra dei cosiddetti avamposti Talmonim a Nord di Ramallah. Hadad racconta la breve storia dell'avamposto di Harasha dai suoi appunti. La storia inizia nel 1995 con l'istituzione di una base militare, e l'espropriazione di terreni ai residenti palestinesi, seguita subito dall'occupazione illegale di coloni, inizialmente in tende e poi in case mobili che sono state collocate sul pendio, adiacente alla recinzione che circonda la base militare. Nel 2011 è stata regolarizzata l'espropriazione di circa 1.000 dunam (250 acri) di terreno sulla collina, di cui 700 dunam che erano di proprietà privata degli abitanti del villaggio.
Nel 2018 è stato istituito l'avamposto alle pendici del Jabal Harasha, nel 2020 è stato ampliato ed è stata costruita una strada, apparentemente illegale, che porta dall'avamposto alla sorgente e ai resti dell'antico villaggio di Qibliya. Attualmente, sulla collina di fronte a noi, sono arroccate circa 10 case mobili bianche. Questo è l'avamposto di Harasha. Hadad racconta che la maggior parte degli abitanti del villaggio ha abbandonato la speranza di riavere la propria terra, sia attraverso la lotta che attraverso i tribunali.
Venerdì 7 ottobre alcuni giovani del villaggio si sono diretti verso la collina che sovrasta l'avamposto. Il venerdì i coloni di solito scendono alla sorgente del villaggio, facendo il bagno e prendendone il controllo. Circa 20 giovani palestinesi hanno deciso di organizzare una protesta proprio quel giorno. Unità delle Forze di Difesa Israeliane e della Polizia di Frontiera erano arrivate sul posto in precedenza, al fine di proteggere i coloni, ovviamente, forse anche previo coordinamento con essi. Gli scontri scoppiarono immediatamente: i giovani lanciarono pietre; i soldati spararono proiettili di gomma e granate lacrimogene, e furono raggiunti in seguito dagli agenti della Polizia di Frontiera. In breve tempo arrivarono sempre più giovani del villaggio, fino a raggiungere un numero compreso tra 100 e 150.
Nella misera casa di Mizraat al-Garbiyeh, dove viveva con suo padre, Mohammed, un operaio edile di 52 anni con bisogni speciali; sua madre, Nawal, casalinga di 43 anni; e i suoi due fratelli minori, il diciassettenne Mahdi Ladadwa si è svegliato verso mezzogiorno quel venerdì. Mahdi, che ha abbandonato la scuola dopo la quarta elementare, ha svolto lavori saltuari insieme ai parenti. Nell'ultimo anno ha iniziato a lavorare come aiuto piastrellista e nelle ultime settimane aveva affittato uno spazio in un vecchio edificio del villaggio, dove aveva in programma di allestire una caffetteria con una sala biliardo e tavoli da gioco. Quel giorno aveva programmato di recarsi sul posto per eseguire gli ultimi preparativi prima della sua riapertura; anche un bar aveva operato nei locali in precedenza.
Giovedì, Mahdi aveva chiesto a sua madre di preparargli il maftoul per il pranzo del venerdì, un piatto tradizionale a base di cuscus, pollo, ceci e salsa di pomodoro. Mai prima d'ora aveva richiesto qualcosa di speciale, racconta sua madre adesso. Venerdì, Nawal dice di aver svegliato Mahdi a mezzogiorno e di avergli detto che il cibo era pronto. Si è fatto la doccia, si è rasato e si è vestito, poi è andato dal barbiere, prima di tornare a mangiare e poi uscire di casa. Ormai erano circa le 15:00. Disse a sua madre che sarebbe andato al locale per prepararsi per l'inaugurazione tra pochi giorni e che sarebbe tornato a casa alle 17.
In realtà, Mahdi si è recato a Khirbet Harasha sulla collina, dove si è unito agli amici nella protesta contro l'avamposto. Hanno lanciato pietre contro i soldati a tratti avanzando a tratti indietreggiando, in risposta ai gas lacrimogeni lanciati dai militari. Quindi i soldati hanno iniziato a sparare proiettili letali; una squadra della Polizia di Frontiera si è unita a loro. Alle 17:30 risuonarono due spari e Nur Shreita, 16 anni, fu colpito all'addome. Un soldato gli aveva sparato da nascosto, dopo che i gas lacrimogeni si erano dispersi.
Shreita fece alcuni passi e si accasciò. I soldati lo presero e lo portarono a valle. Hanno afferrato una barella, apparentemente da un'ambulanza palestinese al cui equipaggio era stato impedito di avvicinarsi all'adolescente ferito, e l'hanno messa sulla strada. Secondo Hadad, il ricercatore, Shreita è stato lasciato lì sanguinante per circa 10 minuti, durante i quali i residenti locali hanno cercato di evacuarlo, come si vede nel video del testimone oculare. Alla fine riuscirono a soccorrere il giovane, forse perché i soldati avevano ceduto, e lo portarono di corsa nella prima casa del villaggio. Da lì un'auto privata lo portò all'Ospedale Istishari di Ramallah. Era in gravi condizioni; Hadad stima che siano trascorsi circa 40 minuti dal momento in cui gli hanno sparato all'arrivo in ospedale.
Alle 17:45 le truppe israeliane aprirono nuovamente il fuoco con munizioni letali. Questa volta da una distanza di circa 40 metri dai giovani. Un proiettile ha colpito Mahdi Ladadwa, entrando nella parte destra del petto ed uscendo dal lato sinistro. Questa volta i giovani sono riusciti a portarlo via prima che le truppe potessero prenderlo. Lo portarono all'Ospedale Istishari, dove fu dichiarato morto dopo che avevano tentato di rianimarlo.
Nawal, sua madre, era a casa in quel momento. Verso il tramonto il figlio dei vicini è arrivato a casa e le ha chiesto se sapeva cosa stava succedendo a Khirbet Harasha. Lei ha risposto di no e ha chiesto cosa intendesse. Ma il ragazzo è scappato. Tornò pochi minuti dopo e le disse che Mahdi era stato ucciso. Nawal si rifiutò di crederci. Ha mandato via il portatore della terribile notizia. "Dio benedica mio figlio", disse, come per proteggersi.
Poco dopo giunse il padre del ragazzo e rimproverò suo figlio per aver portato la notizia a Nawal, ma il ragazzo disse che dovevano dire la verità. Altri vicini si riunirono fuori dalla casa e dissero a Nawal che suo figlio era stato gravemente ferito.
Si è precipitata in ospedale, dove le è stato detto che suo figlio era in sala operatoria. Mahdi era già morto a quel punto, cosa di cui i medici l'hanno informata solo 10 minuti dopo, quando sono usciti dalla sala operatoria. Nawal svenne e fu trattenuta per un breve periodo al pronto soccorso dell'ospedale.
L'Unità del Portavoce dell'IDF questa settimana, in risposta a una domanda di Haaretz, ha dichiarato: "Il 7 ottobre si è sviluppato un violento disordine nel villaggio di Khirbet Harasha, in cui sono state lanciate grosse pietre contro le forze dell'IDF. Durante i disordini, un'unità dell'IDF ha prestato i primi soccorsi a una delle persone coinvolte nei disordini, che era rimasta ferita. Successivamente, il personale della Mezzaluna Rossa si unì alle forze armate. Mentre venivano forniti le prime cure, alcuni palestinesi hanno cercato di strappare l'arma a uno dei soldati e interferito con i soccorsi.
"Successivamente, un'altra persona coinvolta nei disordini è stata colpita dal fuoco. A seguito della notizia della sua morte, è stata avviata un'indagine della Polizia Militare per chiarire le circostanze dell'evento. Al termine dell'indagine, i risultati saranno trasmessi all'Ufficio del Procuratore Generale Militare per l'esame".
È interessante notare che nel video non c'è alcuna traccia di un tentativo di disarmare un soldato, solo di un tentativo di sottrarre il giovane ferito dalla custodia dei soldati e portarlo in ospedale. Vale anche la pena ricordare che negli ultimi mesi l'Unità del Portavoce dell'IDF non ha menzionato le indagini della Polizia Militare su tali incidenti, affermando solo in termini generali che "l'argomento è in esame". Questa volta è in corso un'indagine, secondo il Portavoce.
Mahdi è stato sepolto nel cimitero del villaggio; Nur Shreita rimane ricoverato in gravi condizioni. Suo padre, Ali, ha riferito questa settimana dall'ospedale che sabato scorso Nur è stato trasferito dalla terapia intensiva in un reparto di degenza. Ha aggiunto che a causa dei danni agli organi interni di suo figlio e della grave infezione che ne è derivata, ora ha bisogno della dialisi. È ancora costretto a letto e non riesce a stare in piedi, quasi un mese dopo essere stato ferito.
Oltre a tutto questo, subito dopo che Nur è stato "portato via" da parenti e residenti locali e portato in ospedale, l'unità militare è arrivata alla casa del giovane ferito, apparentemente per vendicarsi di coloro che avevano cercato di strapparlo ai soldati. Hanno preso in custodia uno dei vicini, Khaled Shreita, 29 anni, che a quanto pare ha preso parte all'evacuazione del giovane. Shreita è stata incarcerata per non meno di 20 giorni prima di essere rilasciato questa settimana su cauzione di 2.000 shekel (565 euro).
Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell'Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell'Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.
Alex Levac è diventato fotografo esclusivo per il quotidiano Hadashot nel 1983 e dal 1993 è fotografo esclusivo per il quotidiano israeliano Haaretz. Nel 1984, una fotografia scattata durante il dirottamento di un autobus di Tel Aviv smentì il resoconto ufficiale degli eventi e portò a uno scandalo di lunga data noto come affare Kav 300. Levac ha partecipato a numerose mostre, tra cui indiani amazzonici, tenutesi presso l'Università della California, Berkeley; la Biennale israeliana di fotografia Ein Harod; e il Museo di Israele a Gerusalemme. Ha pubblicato cinque libri.

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